Mobilità sostenibile, si pagano le tasse

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Gli incentivi offerti a dipendenti pubblici e privati per usufruire di beni e servizi riconducibili a qualunque strumento sia identificato mobilità sostenibile è sottoposto a tassazione.

Esattamente come qualunque altro benefit aziendale.

E’ quanto sostiene l’Agenzia delle Entrate rispondendo all’interpello n. 293 del 31 agosto 2020, secondo l’Agenzia delle Entrate,  gli incentivi aziendali erogati in relazione al tragitto casa lavoro concorrono interamente a formare il reddito del lavoratore.

Un interpello scaturito dal dubbio dell’amministrazione di una città metropolitana, intenzionata a riconoscere un bonus di 25 centesimi a chilometro per incentivare l’uso di strumenti di mobilità sostenibile ai dipendenti comunali che rientrano nell’area di competenza della città metropolitana. Con un tetto massimo del “buono mobilità” di 50 euro/mese, da erogare in un’unica soluzione, alla fine del periodo (31 ottobre 2019) e comunque non oltre dicembre 2019.

Quindi un bonus per chi va in bici (certificabile mediante una delle tante app disponibili), usa servizi di sharing ecosostenibile e così via.

Ma l’interpretazione letterale della norma di riferimento, l’art 51 comma 2 lettere d) e d) bis del Testo unico delle imposte sui redditi, fa riferimento solo agli abbonamenti ai mezzi pubblici o il contributo per l’acquisto di tali abbonamenti tra i benefit che godono dell’esenzione fiscale.

Per tutti gli altri scatta la tassazione appena superato il tetto di 258,23 euro/anno.

Quindi i bonus ricevuti nel 2019 e che abbiano superato tale soglia sono soggetti a tassazione.

Per l’anno 2020, magra consolazione, il tetto è stato innalzato a 516,46 euro.

Voi sapete, se avete letto la lunga sequela di articoli dedicati al bonus bici (lunga non per causa mia…) come la penso: servono infrastrutture fisiche e, aggiungo, fiscali, non contributi una tantum all’acquisto.

Una amministrazione comunale o una impresa privata che vogliono incentivare l’uso di mezzi ecologici devono essere messe in condizioni di farlo e nessun onere deve ricadere sul lavoratore.

Perché non ci guadagna solo chi pedala per andare al lavoro: ci guadagniamo tutti noi, anche chi in bici non ci va.

Porre sullo stesso piano benefit come l’auto aziendale e un bonus se vai al lavoro in bicicletta è una boiata colossale.

Qui non serve convincere noi che già ci spostiamo in bici, senza bonus e anzi con troppi malus.

Qui serve far salire su una bici chi non lo ha mai fatto e l’incentivo economico sotto forma di bonus a chilometro può essere una leva fondamentale.

A quanto gettito fiscale dovrebbe rinunciare lo Stato rendendo questi bonus esenti? Molto poco.

Ne guadagnerebbe di più, penso solo al minor costo sanitario perché l’attività fisica fa bene. Non lo dico io, lo certificano migliaia di studi, tanto che ci sono aziende nel mondo che addirittura concedono bonus in busta paga a chi rinuncia all’ascensore, perché hanno visto che salendo le scale a piedi migliora la circolazione e si abbassano le spese mediche da loro sostenute.

Io non pretendo un mondo perfetto.

Ma un minimo di buon senso si.

Buone pedalate, col bonus o col malus.

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