L’uso grossolano della propaganda

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La propaganda ha precise regole, ormai codificate in tanti libri che celebrano il modo migliore per imbonire le masse.

Usarla è arte, non tutti hanno il talento.

Come nel caso dell’articolo apparso pochi giorni fa su Libero Quotidiano a firma Claudia Osmetti.

Il tentativo, malriuscito agli occhi di tutti ma che sicuramente avrà centrato il bersaglio del lettore tipo di quel giornale, è dimostrare che l’uso della bici è pericoloso.

E fin qui nulla di strano, noi lo diciamo da anni.

No, perché il punto è l’obiettivo di costruire la figura del ciclista come un intrasigente “Le due ruote sono più pericolose a pedali che a motore […]  ma quando lo si dice c’è sempre qualcuno che storce la bocca, salutista intransigente o ciclista convinto di poter salvare il mondo perché lesina sulla benzina in superstrada all’ora di punta. Gli fai mica cambiare idea, a un tipo così“.

Specificare poi che “Intendiamoci, qui nessuno ce l’ha con le biciclette. Che sono un mezzo bellissimo“, esattamente come fece l’uomo dei cocktail in spiaggia e cubiste a gogò accusando i ciclisti di essere perdigiorno, quindi “van bene le ciclabili, ma parliamo di cose serie, pensiamo alla gente che lavora“.

E chiudere con un “Però il gioco non vale la candela quando la contropartita è una sforbiciata sulla sicurezza personale“.

E’ tecnica, si presentano dati oggettivi (magari se l’autrice sapesse anche citare correttamente le fonti senza elidere sarebbe meglio), si chiarisce che non si è contro, anzi, persino a favore della bici, si snocciolano qui e là accuse varie su comportamenti scorretti, si conclude che andare in bici è pericoloso, meglio non usarla.

Direi che come costruzione retorica, seppure classica, è piuttosto banale. Come detto, usarla è arte difficile, non tutti possono permetterselo.

Capisco che quando ti commissionano un articolo tu lo scrivi, ho lavorato anche io a cottimo per molte redazioni per anni. Però io sciocchezze mi rifiutavo di scriverle.

Ma non incolpo l’autrice, in qualche modo bisogna pagare le bollette.

Sono molti anni che la destra, perché questa è, vede la bici come fumo negli occhi e ha sviluppato un fortissimo astio contro i ciclisti.

E’ storia, basta studiarla, che nel Ventennio il Regime fingesse di osannarla per tenere buono il popolo ma cercasse in tutti i modi di osteggiarla.

Durante l’occupazione nazifascista, nella Capitale fu emesso un editto che vietava l’uso della bici; perché usata dai partigiani.

Beh, dire che questa visione è rimasta e si è radicata è scrivere una ovvietà.

La definizione dei ciclisti come “radical chic di sinistra che nulla hanno da fare tutto il giorno” è di frequente usata dai capi politici dei due maggiori partiti dell’attuale destra italiana.

Sono settimane che si scaglia contro il bonus bici e non perché, come tutti noi ciclisti, vorrebbero quei soldi investiti in infrastrutture ciclabili ma perché trovano ridicoli noi che ci spostiamo in bici.

“Ma volete farmi credere che ci sono italiani che vanno al lavoro in bici? Ma siamo matti?” chiosava giorni fa la Meloni.

Fin qui, mi fregherebbe poco o niente, figuriamoci se ho tempo per badare a cosa dicono quei due: mica parliamo di Platone o Aristotele, suvvia. 

Però potrebbe diventare un problema se, sondaggi alla mano, effettivamente venisse dato il potere a gente simile. Che già lo ha esercitato per decenni, sempre senza dar seguito alle chiacchiere elettorali preferendo la sordina dei propri affari.

Ma ora che ci si batte senza più alcun limite se non etico almeno alla decenza, tutto diventa possibile.

Son saltate le barriere, anche ideologiche. Io che ho vissuto la politica di anni fa, quando ancora il muro di Berlino era in piedi e lo scontro duro, mai ho assistito a una tale mistificazione della realtà, con bugie snocciolate senza dignità e la chiara e precisa convinzione che i propri elettori sono un gregge di pecore a cui puoi dare in pasto qualunque sciocchezza.

Anzi, più sciocchezze dici, più guadagni consenso.

E seppure non faccia una colpa alla giornalista che ha redatto l’articolo, resta l’amarezza di vedere come ognuno di noi viva diversamente quella tessera di iscrizione all’Albo.

Tra chi ha scelto di non cedere mai alle pressioni per non venir meno al patto coi lettori e chi infila parole in sequenza.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Massimo

    E già…proprio ieri commentavo con un amico le dichiarazioni della Meloni, che paragonava la pensione di invalidità, troppo bassa, rispetto a quanto viene speso per l’accoglienza agli immigrati. Indignandoci di come ormai si faccia politica sulle menzogne, secondo loro vince chi la spara più grossa. Il guaio è che una larga fetta di elettori ci casca, li segue e li osanna.

  • Gian GIACOMO Pittaluga

    D’accordo su tutto, meno d’accordo seppur ciclista convinto e “attivo”, nel privilegiare una parte a discapito del tutto, il non necessario a discapito del vitale. Mi riferisco alle migliaia di lavoratori che attendono la cassa integrazione, personalmente sono in cassa integrazione in deroga dal 1 Marzo e non ho visto ancora una lira, e con me tanti altri. Che si stanzino soldi per aiutare un settore tutto sommato abbastanza marginale rispetto al tutto …. non so … forse si potrebbe far di meglio.
    Inoltre fra tutte le bici che sono state vendute una parte (forse più di una parte) non è stata prodotta in Italia, quindi l’aiuto se ne va altrove …. gli aiuti in un momento come questo facciamoli rimanere a casa nostra …. o no ?
    Con serenità e senza polemica, un saluto.

    • Elessarbicycle

      Beh Gian Giacomo, anche se ogni tanto mi lancio in incursioni nel mondo reale questa resta una pubblicazione rivolta ai ciclisti. Quindi tendo a circoscrivere a come viene trattato il nostro mondo a pedali.
      Per quanto riguarda lo stanziamento, ossia il bonus bici, ci sono già diversi articoli in cui esprimo la mia posizione, poco favorevole a questa misura spot.
      Proprio perché l’economia ciclistica non è marginale, muove diversi miliardi di euro l’anno e potrebbe essere un importante moltiplicatore; elaborazioni di centri studi specializzati hanno calcolato sino a 20 miliardi l’anno con un investimento di uno ma mirato su infrastrutture e usabilità.
      Se la destra odia la bici da decenni, la sinistra la snobba da altrettanto tempo. Triste.

      Fabio

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