In bici in zona rossa anche fuori comune

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Mi ero ripromesso di non occuparmi più dei DPCM e delle loro interpretazioni.

Da giurista trovo aberrante che un testo normativo trovi la sua interpretazione non già in altro atto normativo (come un regolamento) bensì nelle FAQ: domande e risposte pubblicate sul sito ufficiale del Governo ma che non hanno alcuna valenza, nessun valore nella gerarchia del nostro ordinamento.

Praticamente, valgono nemmeno la carta su cui sono scritte.

Ma tant’è, la fonte è pur sempre qualificata, in qualche modo dobbiamo farci i conti.

La novità più importante, almeno per noi pedalatori, è la possibilità in zona rossa di svolgere attività sportiva anche valicando i confini comunali.

Purché lo sconfinamento sia funzionale all’attività svolta e luogo di partenza e arrivo coincidano.

Insomma, parto da casa, mi sparo 100km a zonzo, torno a casa.

Ovviamente se consentito in zona rossa, lo è anche per le zone arancioni e gialle. Al netto di eventuali restrizioni locali, emanate da singoli Comuni o Regioni.

Non dovrebbe essere permesso lo sconfinamento regionale, ma sul punto le FAQ tacciono. 

Se da un lato accolgo con favore questa apertura, del resto ho sempre ritenuto nullo il pericolo di contagio per un ciclista solitario che vaga per strade poco frequentate, dall’altro rilevo come questa interpretazione (di cui nel testo normativo non v’è traccia, è solo frutto delle FAQ) sembri lo zuccherino concesso per coprire l’incompetenza.

Nei tanti articoli pubblicati dal marzo dello scorso anno in poi non ho mai sparato ad alzo zero contro i diversi provvedimenti.

Situazione eccezionale, colse tutti impreparati (anche se che lo fossimo noi cittadini ci sta, che non lo fosse il Governo con un piano pandemico vecchio di molti anni e mai aggiornato, no), si navigava a vista e qualche errore di rotta era comprensibile.

Dopo molti mesi di questa situazione, essere indulgenti è impossibile.

Per esempio l’altro zuccherino, quelle delle seconde case sempre raggiungibili.

Significa che un residente in zona rossa può andare tranquillamente in zona gialla e viceversa.

Si dirà: ok, ma se ne va lì, chiuso in casa.

Forse, resta però l’incongruenza e, nei fatti, rendere inutili altri divieti.

Insomma, la sensazione è che da un lato si impongano comportamenti rigidi, dall’altro si offrano mille modi per aggirarli. Per tenere calmo l’umore sociale, in attesa di un intervento salvifico, che siano i vaccini o un suicidio del virus, che chissà se e quando arriverà.

Improvvisazione e incompetenza, un connubio micidiale. Il fatto che quasi certamente l’opposto schieramento politico sarebbe capace di far peggio non mi consola.

A marzo si poteva accettare la mancanza di strategia, di una visione certa.

Ad aprile anche.

Già da giugno no, piuttosto che fare campagna elettorale per le regionali si esigeva lavoro serio.

In autunno, quando ormai era chiaro dove saremmo arrivati ma la situazione era ancora gestibile, l’assoluta inerzia.

Per salvare tessuto economico e tenuta del sistema sanitario si stanno distruggendo l’uno e l’altro, senza alcun beneficio.

Però possiamo uscire in bici liberamente, andare a trovare l’amico, raggiungere la casa di vacanze.

Mentre i nostri ragazzi non vanno a scuola da quasi un anno.

E vabbè.

Buone pedalate, dove vi pare.  

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