Borse Atelier Dissegna

La prova su strada

Tempo di lettura: 6 minuti

La prova su strada

Titolo ambizioso per questo paragrafo. E’ una borsa, più di attaccarla al portapacchi, metterci qualcosa dentro e andarsene a zonzo non resta granché da inventarsi: che prova su strada si può fare?

Beh, effettivamente decidere come valutarla non è stato semplice. Non perché è una borsa ma perché è una borsa artigianale.

Prendiamo per esempio una Ortlieb o una Vaude o una Norco, giusto per citare alcuni dei marchi più diffusi. Borse industriali, che non significa prodotti di massa di cattiva qualità: significa borse studiate con attenzione, progettate per accontentare una vasta platea e che devono poter essere facilmente adattate a differenti bici e portapacchi. Con caratteristiche precise e soluzioni tecniche proprie e quindi anche facili da provare perché devi verificare se quanto dichiarato corrisponde.

Arianna Dissegna è una artigiana: qui vediamo un modello perché è uno di quelli che porta in giro partecipando alle mostre di settore ma non è IL MODELLO di borsa che crea. E’ tutto personalizzabile, ogni dettaglio o soluzione in base a ciò che desidera il ciclista.

Quindi avrebbe senso star lì a dire che manca, tanto per fare un esempio, una piccola tasca esterna per riporre le chiavi e trovarle subito? No, perché se la voglio chiedo ad Arianna di applicarla.

Insomma, senza tirarla troppo per le lunghe: se vogliamo una cosa o non ci piace una soluzione o preferiamo un colore diverso basta chiedere. Se è tecnicamente fattibile, si farà.

Comprendete adesso la mia difficoltà? Io che prima di un test studio con attenzione il prodotto e stabilisco un protocollo puntiglioso di prove a cui sottoporlo, qui con questo pezzo unico replicabile ma modificabile su richiesta, che faccio? A quali parametri oggettivi mi aggrappo nella valutazione?

Solo due: impermeabilità e sistema di attacco, null’altro. E sul secondo ci sarebbe da discutere perché modificabile pure lui. Stavolta mi sono impegolato in un bel problema.

Beh, mi tolgo subito il pensiero e vi dico che l’impermeabilità non c’è. Il tessuto è idrorepellente, che è diverso dalla completa impermeabilità. Una soluzione è coprirla con una mantellina standard, ne esistono tante in commercio. Oppure spruzzare periodicamente il cotone con un prodotto idrorepellente, reperibile nei negozi specializzati in attrezzature per l’outdoor, e dare un velo di grasso al pellame, va bene anche quello che usiamo per le nostre selle in cuoio.

Ma no, non mi convince questa cosa. In fin dei conti qui non ho a che fare con una borsa da viaggio, una borsa per le vacanze giramondo. E’ una borsa da città, tipicamente urbana. Ok, piove pure in città lo so, ma è tutto relativo: uno mica pedala due ore sotto la pioggia. O ti fermi e aspetti che spiove oppure il tragitto è breve; oppure visto il cielo nero quella mattina sei andato al lavoro senza bici. Da un punto di vista pratico, immedesimandomi nel ciclista tipo che usa questa borsa, francamente di stabilire se sia impermeabile o no e quanto proprio non saprei che farmene.

Il sistema di attacco invece potrebbe essere utile analizzarlo.

Le cinghiette sono carine, eleganti e lunghe abbastanza. Anche troppo lunghe, in fin dei conti i tubi dei portapacchi non hanno chissà che sezione.

Però sono poco pratiche, e questo per una borsa essenzialmente urbana può essere un limite.

Sono belle queste borse, eleganti e appariscenti: non passano inosservate e io non le lascerei un minuto incustodite. Però sono anche uno che la bici la usa ogni giorno, per spostarmi, per svolgere commissioni, entrando e uscendo da uffici o negozi. Attacco la bici al palo e stacco tutto ciò che è facilmente asportabile, come borsino da sella o pompa. Che è un attimo, mentre con questa c’è da perderci più tempo.

Questo si ripercuote sulla fruibilità; e sia chiaro, non è colpa di Arianna se fa belle cose e se purtroppo non possiamo lasciare nulla incustodito. E’ solo un fattore di cui tener conto in base all’utilizzo che facciamo della nostra bici. Se siamo tra quelli che usano la bici per spostarsi ma una volta a destinazione possono ricoverarla in luogo sicuro, senza patemi di furti, allora il problema non si pone e possiamo goderci l’eleganza di questo accessorio.

Elegante e utile, non semplice orpello. Non ha molto senso parlare di misure con un prodotto artigianale e quindi personalizzabile anche in questo. Comunque per le borse in prova ho rilevato 38x29x9cm, tenuto conto che trattandosi di borse soffici preciso al millimetro non posso essere. Il peso è circa 1,1 kg, in linea con quello di borse in cuoio e spesso tessuto come sono queste.

Misure che permettono di caricare facilmente anche un notebook da 15 pollici.

O quanto serve per un fine settimana a zonzo sui pedali.

Però ci vorrebbe una modifica: una sistema di attacco anche sotto. Usando un portapacchi privo di spondine infatti, la borsa entra in conflitto con la ruota. Qui in basso a risolvermi il problema ha pensato la staffa del parafango, ma è comunque troppo sottile e flessibile per prestarsi in questo compito. Con carico più pesante si può deformare.

Problema invece che non ho avuto usando il portapacchi della mia Peugeot

E sul quale è stato anche più semplice trovare il corretto arretramento (per evitare di urtare la borsa col tallone) grazie alle numerose astine orizzontali.

Ma ancora una volta debbo chiedermi se ha senso riportare queste informazioni, quando con una semplice richiesta è possibile chiedere l’applicazione di un cinturino aggiuntivo. O la collocazione di quelli superiore a una distanza diversa. O tutta la borsa in dimensioni differenti.

Secondo me poco, e del resto l’ho scritto all’inizio: non è un prodotto di serie, non posso valutarlo con gli stessi parametri.

Anzi, di fatto non ho parametri perché se dovessi tenerla per me chiederei ad Arianna una tasca esterna, un cinturino aggiuntivo, due cinghiette a velcro interne per il lucchettone a U e sua maestà Elessar, unica bici che non lascio mai incustodita (per quel che serve, visto che la prima l’hanno rubata con me sopra…), avrebbe la sua borsa.

Allora di che parlo? Dei materiali? Ottimi. Delle finiture? Eccellenti. Del design? Elegantissimo. Delle varianti cromatiche? Boh, immagino senza limiti alla fantasia.

Sono stato giorni con queste borse tra le mani, passandole da una bici all’altra alla ricerca dei colori con cui dipingere questo test. E a ogni pennellata un colore si sovrapponeva a un altro, cancellandolo. Ogni volta mi ritrovavo al punto di partenza, perché se una cosa non mi piaceva sapevo anche che era modificabile, che queste non sono le borse di Arianna ma solo una versione, fatta per esposizione. Una idea, un punto di partenza, non di arrivo.

E così ho mollato il notes con le sue giudiziose colonne di pregi e difetti e me ne sono andato a zonzo, facendo il turista metropolitano; girovagando tra stretti vicoli e antichi palazzi, respirando la storia secolare di questa città, eterna incompiuta che è molto più di quella finta rappresentazione cinematografica che tanto seguito sta avendo e molto meno di ciò che meriterebbe essere.

Portando con me il necessario riposto con cura in una delle borse di Arianna, fermandomi spesso per qualche foto, per un caffè (con bici affianco, ovviamente) e pedalando senza fretta districandomi nella fiumana di persone che, una volta tanto, passeggia col naso in aria e non incollato allo schermo del telefono.

Il test ha perso importanza, non ho dato più alcun peso a rilievi oggettivi; se mai fosse stato possibile averne.

Muovendomi in luoghi che persino io avevo dimenticato ho goduto della bellezza presente e della eleganza nascosta lì dove non te la aspetteresti; e finalmente ho capito queste borse.

Che siano borse da bici è superfluo, incidentale. Non le attacchi alla bici solo per questo, altrimenti una varrebbe l’altra e ti accontenteresti di qualunque prodotto da far est economico. No, sono un accessorio e non nel senso tecnico.

Tranquilli, non ho fumato o preso roba strana. Sono così di mio, al naturale. E vediamo allora questa mia comprensione a quali conclusioni mi ha portato…

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Guybrush Threepwood

    Non appena finito di leggere l’articolo mi sono fiondato sul sito: che prodotti meravigliosi!
    Non l’ho ancora individuata, ma spero di trovare una borsa da portapacchi anteriore o almeno che ci sia la possibilità di realizzarla. (Sono un poco difficili da trovare).
    In ogni caso, complimenti per aver individuato l’ennesimo produttore di artigianato d’eccellenza. Questo blog si rivela una continua fonte di ispirazione e ricerca.
    Daniele

    • Elessarbicycle

      Borsa tipo la Ostrich o la Gilles Berthoud (che costa un rene) o tipo la Zimbale piccolina (che non fanno più)? Comunque se hai una foto gira ad Arianna e chiedi se è fattibile

      Fabio

  • Bellissime queste borse, probabilmente ho conosciuto Arianna a Raggio lo scorso novembre, mi ero soffermato su uno stand che esponeva borse bellissime; Mi si era avvicinata una ragazza e aveva iniziato ad illustrarmi i prodotti.
    Purtroppo ero con mio figlio, ho dovuto tagliare corto e allontanarmi senza approfondire la visita 🙁 peccato…….
    In ogni caso Alfonso sta preparando un accessorio al suo portapacchi per una migliore installazione delle borse non rigide tipo queste appunto.
    BAC e Arianna Dissegna secondo me stanno come Giulietta e Romeo 🙂
    (i prodotti ovviamente non pensate male…..)

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, è possibile; le borse infatti le ho rispedite in tempo per la fiera di Raggio.

      Romeo e Giulietta? mah 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

      Fabio

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