Manutenzione mozzo Campagnolo 8-9 velocità

L’argomento stavolta è abbastanza particolare: la manutenzione del mozzo posteriore Campagnolo a 9 velocità; nel titolo è indicato anche quello a 8 velocità, perché la struttura è analoga.

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Ed è argomento di nicchia, ne sono consapevole; è uno standard vecchio ormai poco diffuso.

Proprio per questo ho deciso di scriverne. Perché il fatto sia anzianotto significa che chi si ritrova questo mozzo tra le mani adesso farebbe bene a prestargli le dovute cure; e perché la manutenzione non è difficile ma se si preferisce agire in profondità, smontandolo completamente per avere tutti i componenti a vista, la procedura non è intuitiva. Malgrado sia un mozzo a coni e sfere infatti, alcune particolarità costruttive impongono passaggi unici. E di guide ben fatte sull’argomento non ne ho trovate, quindi mi sembrano motivi sufficienti per ricavarne un articolo.

Avevo chiuso una prima stesura dove descrivevo minuziosamente come smontare completamente il mozzo, per concludere con un colpo di scena: tutto inutile se si vuole solo ingrassare i cuscinetti, bastano pochi minuti e due chiavi per coni! Poi l’ho riletto e mi è sembrata una inutile cattiveria costringervi a sorbire oltre cento immagini e un numero indefinito di parole, quando chi vuole solo dare una pulita e nuovo grasso può scoprirlo con pochi secondi di lettura e farlo con pochi minuti di lavoro.

Parto quindi dalla situazione più semplice, affrontando poi, per chi fosse interessato, la completa procedura di smontaggio. Che, ripeto, non è necessaria se si vuole solo ingrassare e registrare i cuscinetti; lo diventa solo se si ha bisogno di avere l’asse del mozzo libero o si decide per una revisione approfondita. Però se questo bisogno dovesse sorgere, questa guida allora si rivelerà utile.

Ecco allora la procedura semplificata destinata a portare a vista i cuscinetti per la loro pulizia/sostituzione e ingrassaggio.

Per fare questo dobbiamo lavorare sul lato sinistro, quello opposto al pacco pignoni; che non è necessario rimuovere.

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Servono due chiavi per coni, una da 14 e una altra da 15.

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Agendo come abbiamo visto negli articoli relativi alla manutenzione dei mozzi a coni e sfere rimuoviamo il dado di fermo e la rondella piana…

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…e svitiamo completamente il cono.

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A questo punto spostiamoci a destra e sfiliamo tutto il blocco completo; cioè l’asse con collegati corpetto e pacco pignoni che non abbiamo rimosso.

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Come potete vedere nelle immagini in basso il tutto è tenuto insieme e a fermare in sede i componenti provvede il dado posto sull’asse, quello che è all’interno della ghiera per capirci.

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Il filo di cotone che è visibile in foto è una mia aggiunta, per sicurezza e per il successivo rimontaggio.

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Per sicurezza perché così non perdiamo cani e molle del corpetto; per successivo rimontaggio perché altrimenti, coi cani che si aprono sotto la spinta delle molle, reinserire tutto in sede è impossibile. Ma questo lo vedremo in dettaglio più in basso. Dove vedremo anche l’esistenza di un apposito attrezzo per tenere i cani chiusi e consentire l’inserimento del corpetto. Le sue dimensioni però lo rendono inutilizzabile se abbiamo lasciato, come in questo caso, il pacco pignoni in sede, quindi resta solo il cotone.

Ora abbiamo campo libero per agire sui cuscinetti di destra e di sinistra e al termine dalla manutenzione basta rimontare il tutto e regolare il gioco lavorando su cono e dado di fermo, secondo la procedura già indicata in precedenti articoli e che trovate qui per l’anteriore e qui per il posteriore.

Come vedete è lavoro semplice e di limitato impegno. L’unica operazione laboriosa è il reinserimento del corpetto in sede, reso agevole da qualche giro di filo di cotone.

Ora passiamo alla procedura di smontaggio completo; dove illustrerò anche come comportarsi per il reinserimento del corpetto, con immagini che si riferiscono a questo componente nudo ma che valgono anche se non abbiamo rimosso il pacco pignoni come sopra.

L’impostazione scelta è quella della guida passo passo; forse eccessiva, ma sapete che preferisco dilungarmi un poco in più e mettere davvero chiunque in grado di eseguire queste operazione, anche chi è totalmente a digiuno di nozioni tecniche.

Prima operazione è ovviamente la rimozione del pacco pignoni, tenuto in sede dalla sua ghiera.

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Le scanalature interne alla ghiera sapete servono da invito per l’apposita chiave.

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Già, ma che attrezzi ci servono per rimuovere il pacco pignoni? Pochi, ossia la chiave per la ghiera specifica, una chiave a frusta e una chiave poligonale o, meglio, una a cricchetto per agire sulla chiave ghiera; chiave per ghiera comunemente chiamata estrattore, seppure il termine è improprio, ma d’ora in avanti per comodità lo userò pure io.

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Inseriamo l’estrattore nell’ingaggio della ghiera…

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… poi con la chiave a frustra avvolgiamo l’ultimo pignone, prestando attenzione al corretto verso di posizionamento che deve essere uguale a quello in foto, con la freccia che indica dove collocare il tratto fisso di catena dell’attrezzo, …

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… e armiamo l’estrattore con la chiave a cricchetto per svitare la ghiera, agendo sulla chiave in senso antiorario e tenendo ben forte la chiave a frusta per evitare la rotazione di tutto il pacco pignoni. Le frecce in foto vogliono indicare la direzione delle forze da applicare.

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Una volta allentata proseguiamo svitando a mano.

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Sfiliamo con attenzione tutto il pacco pignoni, prestando cura a mantenerlo “intero” e poggiamolo su una superfice ampia.

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Perché? Perché tra un pignone e l’altro sono posti dei distanziali. Possono essere tutti di uguale spessore ma anche di spessore differenziato. Avere la “torre” dei pignoni composta ci consente di rimuovere ogni singolo pignone e il suo distanziale e darci modo di verificarne misura e posizione.

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Misura e posizione che è bene appuntare: fidarsi della memoria, vi assicuro, è inutile…

Nulla vieta di farlo anche con la ruota in piano e pignoni sul corpetto, da sfilare singolarmente appuntando i dati. Insomma, l’importante è che possiamo facilmente costruire la sequenza e annotarla.

Bene, adesso abbiamo il corpetto svestito, ed è un bel guardare; pensate quello che volete ma io mi incanto davanti a queste precise lavorazioni meccaniche.

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Se vi state chiedendo la funzione di quel foro che si nota sul corpetto, in basso lo mostro in dettaglio e svelo l’arcano: è un foro (protetto da una piccola brugola) per la lubrificazione periodica senza necessità di smontare tutto.

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Però noi vogliamo smontarlo lo stesso e prendiamo gli attrezzi: quattro attrezzi e cioè una chiave per coni da 14, una da 15, una poligonale da 17 e una chiave a brugola da 2mm.

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Perché la nostra intenzione è scomporre completamente il mozzo e adesso vedremo come fare.

 

Sul dado di fermo lato corpetto vediamo una piccola brugola di sicurezza.

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Prendiamo la chiave da 2mm e svitiamola.

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Non è necessario rimuoverla del tutto, è una vite di fermo, quindi basta svitarla parzialmente. Piccola come è, tra l’altro, è pure meglio se resta in sede, così siamo sicuri di non perderla.

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Ora possiamo svitare il dado di fermo; per farlo dobbiamo agire in contemporanea su ambo i lati del mozzo. Con la poligonale da 17 impegniamo il dado di fermo; con la chiave per coni da 14 blocchiamo il cono posto a sinistra: in questo modo possiamo svitare impedendo la rotazione dell’asse.

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Adesso in sequenza rimuoviamo il dado di fermo…

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… le rondelle piane…

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… e la rondella tagliata.

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Questo quello che dobbiamo trovare; mettiamolo da parte.

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Adesso possiamo sfilare l’asse? No, dobbiamo prima rimuovere il corpetto, non più vincolato all’asse.

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Sfiliamolo con attenzione, poco alla volta, per impedire i cani schizzino via.

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Ecco, in dettaglio iniziamo a vederli.

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Rimuoviamo il corpetto, assicuriamoci tutti i componenti siano in sede e poniamolo da parte.

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Adesso spostiamoci a sinistra e rimuoviamo i coni; perché, non lo avevamo fatto all’inizio? No, all’inizio dell’articolo abbiamo visto la procedura semplificata, buona per una veloce ingrassata ai cuscinetti. Qui adesso stiamo operando in forma radicale e i coni sono ancora lì. Smontarli da subito ci avrebbe reso molto difficile rimuovere il dado di fermo posto dal lato del corpetto, non potendo sfruttare il cono di sinistra per impedire la rotazione dell’asse. Certo, lo potremmo tenere fermo con una pinza in assenza del cono, ma perché rovinare la filettatura? A noi piacciono i lavori fatti bene.

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Adesso l’asse è completamente libero.

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Per sfilarlo dobbiamo tornare a destra, è l’unico verso possibile per rimuoverlo.

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Ed ecco comparire i cuscinetti, pronti per essere rimossi e puliti.

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Con delicatezza rimuoviamo anche i due parapolvere, puliamo bene tutto quello che abbiamo smontato e poniamolo diviso.

Ossia, non confondiamo i cuscinetti di destra con quelli di sinistra, che in questo mozzo hanno uguale numero ma diversa misura.

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Puliamo bene anche le piste di scorrimento interne del mozzo e quella dentellata dal corpetto.

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Una precisazione; nelle immagini sopra avete visto come sia il corpetto che la sua sede nel mozzo fossero abbondantemente ingrassati. E’ una procedura che io sconsiglio, per il corpetto è sempre preferibile usare olio denso. In questo caso il grasso fu da me messo tempo addietro perché il proprietario della bici mal tollerava il suono del corpetto Campagnolo e l’unica via per “silenziarlo” era dargli grasso. In quel caso usai grasso al teflon, reso ancor più fluido dall’aggiunta di olio al teflon. A distanza di mesi problemi non ne ha dati. Siccome però a volte sono carogna, stavolta ho usato solo olio, lasciando il ciclista a godersi la musica…

Continuiamo le operazioni e ingrassiamo i cuscinetti.

Prima un poco di grasso sulle piste, operazione che sappiamo serve anche a sfruttare la naturale adesività del grasso per tenere i cuscinetti in sede.

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Inseriamo i cuscinetti assicurandoci siano in posizione.

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Diamo un ulteriore passata di grasso, che funge anche da collante per evitare scappino via…

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.. montiamo il parapolvere ed eseguiamo analoga operazione dal lato opposto.

Fatto questo dedichiamoci a vedere l’asse.

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Che è particolare; infatti questo mozzo prevede un solo cono estraibile. La pista di scorrimento opposta, quella lato corpetto, non ha un suo cono ma è tornita direttamente sul corpo dell’asse, indicata dalla freccia.

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Diamogli un velo di grasso…

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…e inseriamolo nuovamente nel mozzo, sempre dal lato corpetto.

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Spostiamoci di nuovo a sinistra per montare cono e dado di fermo.

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In sequenza avvitiamo il cono…

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…inseriamo la rondella…

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… e il dado di fermo, prestando attenzione al verso che vuole la circonferenza zigrinata a battuta sulla rondella.

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Poiché abbiamo visto che questo mozzo presenta un solo cono estraibile, dall’altro lato la pista è ricavata sull’asse, questo significa che la regolazione del gioco è eseguibile solo a sinistra.

Chiave a 14 per il cono e da 15 per il dado di fermo…

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… e regoliamo il gioco come abbiamo visto fare negli altri articoli relativi ai mozzi a coni e sfere.

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Un consiglio pratico per risparmiare tempo; succede spesso che al momento di serrare il dado di fermo il cono si allenti leggermente. In questo caso allora è meglio dare una stretta superiore al cono, stretta possibile tenendo fermo con la mano l’asse dal lato opposto. L’eccessivo serraggio sarà corretto nel momento in cui agiremo su cono e dado di fermo, con quella piccola rotazione che sempre avviene.

Ora spostiamo le nostre attenzioni al corpetto, che avremo pulito con cura.

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Come possiamo vedere, sia sul corpo che sui cani sono presenti degli incavi.

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Servono ad accogliere le mollette; diamogli un poco di grasso. Non tanto per lubrificare quanto per evitare scappino via.

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Inseriamo le mollette in posizione sul corpetto.

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Osserviamo un momento la forma dei cani; come si può vedere il profilo ha una parte tondeggiante e una a spigolo.

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La parte tondeggiante è quella che andrà a contatto con il corpetto, quella a spigolo deve fare presa sui denti della calettatura del mozzo.

In basso il giusto verso di installazione.

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Come si può notare, le mollette mantengono i cani aperti ed è questa la loro funzione. Il problema però è che in questo modo è impossibile inserire il corpetto nel mozzo; è necessario siano completamente chiusi altrimenti non entra.

Campagnolo prevede un attrezzo apposito, una molla. Che avevo e di cui ho scoperto la sparizione quando mi sono cimentato in questo lavoro.

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Ne ho ordinata una altra, vediamo come funziona. E’ come si vede sopra una semplice molletta.

Serve ad avvolgere i cani tenendoli chiusi, in modo da consentire il facile ingresso del corpetto.

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L’unica accortezza e collocare la molla il più possibile bassa, per dare spazio libero alla prima parte del corpetto di impegnare la sede. Poi è sufficiente infilare il corpetto sull’asse e scenderlo finché la prima parte non è entrata, bloccando così i cani sui denti di presa.

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Una volta che il corpetto ha fatto presa basta riaprire la molla e sfilarla via; corpetto in sede in un attimo.

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E’ un attrezzino comodo, ancora reperibile per fortuna e a costi irrisori, davvero pochi spiccioli.

Ma se uno l’attrezzo non lo tiene? Escluso provarci a mano, magari con l’aiuto del cacciavite perché tanto c’è da diventare pazzi, possiamo ricorrere al vecchio sistema del filo di cotone. Un rocchetto lo abbiamo tutti in casa.

Si tratta di avvolgere con del normale cotone i cani, in modo restino chiusi; avendo cura di lasciare un tratto di filo abbastanza lungo per poterlo poi liberare.

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Una lubrificata con olio alla calettatura del mozzo e ai cani prima di inserire il corpetto…

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… e possiamo inserirlo coi cani fasciati dal filo di cotone.

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Inseriamolo delicatamente, facendolo leggermente ruotare in senso antiorario per facilitare l’ingresso. Fermiamoci quando i cani sono parzialmente inseriti e il filo di cotone ancora visibile.

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Adesso non resta che spingere a battuta e nello stesso momento sfilare via il filo di cotone. Ruotando il corpetto in senso antiorario sarà tutto più semplice.

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Fatto, corpetto in sede.

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In sequenza rimontiamo la rondella tagliata…

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…  poi quelle piane…

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e chiudiamo dado di fermo e brugola di sicurezza.

Attenzione: per serrare il dado di fermo non impegniamo il cono dal lato opposto ma il dado di fermo, quello su cui usiamo la chiave da 15. Se bloccassimo l’asse usando il cono come fermo finiremmo con lo stringere di più i cuscinetti.

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Ora non resta che reinserire i pignoni.

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Come possiamo vedere, la circonferenza interna presenta gli incavi di accoppiamento al corpetto.

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Servono a garantire il giusto inserimento; ma è necessario prestare attenzione anche al verso di montaggio, perché i pignoni hanno due facce. Quella esterna, quella cioè che in fase di montaggio dovrà essere visibile, è quella che lascia a vista sia la punzonatura con numero di denti e velocità cui è destinato il pignone che il simboletto del produttore.

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Il lato opposto si presenta invece del tutto liscio.

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Gli incavi non sono tutti uguali; il sistema più rapido per non star lì a fare prove di inserimento è identificare l’incavo che presenta uno scalino.

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E che copia analogo profilo presente sul corpetto.

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In questo modo è impossibile sbagliare, soprattutto quando ci troveremo a lavorare sugli ultimi due pignoni più piccoli; e l’identificazione del verso di montaggio è immediata.

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Inseriamo tutti i pignoni coi loro distanziali nella giusta sequenza e chiudiamo il tutto con la ghiera.

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Per evitare danni, meglio avvitare la ghiera a mano; se avvertiamo che forza a entrare vuol dire che stiamo andando storti. Svitiamo e riproviamo. Una volta chiusa rimontiamo la chiave a cricchetto o la poligonale e diamo la serrata finale. I costruttori indicano sempre valori di coppia molto elevati, secondo me anche eccessivi. Il classico quarto di giro una volta che è ben chiusa garantisce buona tenuta pur senza avere una chiave dinamometrica che ci indichi l’esatto valore di coppia esercitato.

Perfetto, anche il pacco pignoni è in sede, abbiamo finito.

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Una lettura lunga, più che un articolo un manuale su questa particolare procedura.

Giustificato? Se l’ho scritto è perché penso di si. Spero vi sarà utile.

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COMMENTS

  • sarà anche di una supenicchia a cui non appartengo, ma è molto leggibile e godibile

  • Adriano

    Bello bello bello e molto utile. Finalmente un approccio per tutti ai (gradevoli) problemi delle biciclette!
    Una domanda: ho un mozzo Campagnolo a 6 velocità su di una bici Cinelli che vorrei risistemare…ha delle ulteriori particolarità o lo affronto con le indicazioni del “manualetto” sopra pubblicato?

  • mimibike

    si, complimenti, articolo utile e ben fatto.
    grazie e saluti.

  • Elessarbicycle

    Grazie per i complimenti.
    Articolo di nicchia, l’ho scritto in apertura; nel senso che è ovviamente dedicato a chi possiede questo mozzo.
    In realtà anche un test per provare uno stile diverso e familiarizzare (io) con l’impaginazione del nuovo blog, diversa da quella che usavo prima per diversi aspetti. Gli articoli pubblicati in precedenza di fatto erano scritti col vecchio sistema, ho solo copiato quanto avevo in bozza ma già pronto. Questo è il primo che compongo direttamente da qui. Ma sembra non sfasare.

    Mozzo a 6 velocità; no, questa guida non serve. Quello è un mozzo a filetto, tutta altra storia. Ma se fai riferimento agli articoli sui mozzi a cono e sfere troverai quanto ti serve sapere.

    Fabio

  • parkerken

    Articolo preziosissimo per gli appassionati del “vintage”: grazie Fabio!
    Il tuo consiglio di non usare grasso sull’innesto del corpetto l’ho letto da diverse parti ma non riesco a farmene una ragione: a parte l’effetto silenziamento per quale motivo dovrebbe essere evitato?

    • Elessarbicycle

      Perché il grasso è denso e può seccarsi; di fatto rallenta l’apertura dei cani e non fa lavorare bene le molle.
      Qui il corpetto era ingrassato, ma una combinazione di olio e grasso, tutto molto fluido e comunque sapevo ci avrei rimesso la mani sopra prima che potesse seccarsi.
      Ma l’olio resta comunque la soluzione migliore, sempre.
      Poi c’è chi ingrassa uguale, senza preoccuparsi troppo, è vero. Io invece, lo sai, preferisco sempre cercare il miglior risultato, anche se significa doverci mettere le mani una volta in più.

      Fabio

  • Michele

    Ciao, ho da poco smontato (e rimontato) il mozzo in questione. Ho però trovato 10 sfere piccole a dx, lato corpetto, e solo NOVE sfere grandi a sx. Ho dato un occhio ai cataloghi ricambi Campy degli anni novanta e, contando, risultano in effetti nove sfere a sx. Su altro sito specialistico si parla però comunque di 10 e 10. A questo punto sono confuso, perché la ruota era su bici acquistata usata e inoltre sono un tipo sbadato, non vorrei si fosse persa.

    • Elessarbicycle

      Ciao Michele, sei certo si tratti dello stesso mozzo? Mi spiego; io qui indico la procedura, che uguale per diversi mozzi campy e ho usato come modello fotografico questo qui, ma da fuori si somigliano tutti. Ci sono sia a 9+10 che a 10+10. Se rimontando le sfere non resta spazio per una decima non ne hai persa nessuna, senza star impazzire coi cataloghi e le versioni 😀

      Fabio

  • Michele

    No, non sono sicuro sia lo stesso. In effetti lo avevo pensato per via delle immagini da te postate. Peraltro, un’altra differenza con quanto date spiegato è che cono e controdado sx sono entrambi da 14. Mi rincuora comunque sapere che esistono anche versioni 9+10 (chissà qual’è la mia, a questo punto!). In effetti proprio ora torno da un giretto e mi pare la ruota giri bene. Grazie comunque, il tuo blog è veramente utile e tu spieghi tutto molto chiaramente. Complimenti!

  • Davide

    Articolo straordinario grazie!

    • Elessarbicycle

      Prego. Come mi dissero una volta è un articolo molto di nicchia, ma a chi serve effettivamente gli salva la cosa…

      Fabio

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