Il ciclista del lunedì

Sono un ciclista della domenica; ossia esco se posso una o due volte durante la settimana, giri brevi, raramente supero le due ore. E dedico la domenica mattina al “lungo”. Come tanti del resto, non abbiamo tempo libero a sufficienza per passare le giornate in sella.

In estate io e altri cambiamo le abitudini, qui è luogo di mare e la domenica il traffico è elevato con tanti automobilisti (anche loro della domenica ma non lo dico con affetto…) colti da irrefrenabile frenesia di conquistare un posto per l’ombrellone. Insomma, pedalare la domenica da queste parti non è né piacevole né rilassante.

E quindi c’è chi esce il lunedì. Meno traffico ma anche meno ciclisti in strada, i grupponi o i lupi solitari sono a casa a riposare.

Qualche ciclista della domenica un poco più allenato sfrutta il lunedì per una uscita di recupero, rapporti agili, nessuna salita impegnativa e velocità di crociera più bassa; li riconosci facilmente, scambi due chiacchiere ma inutile andare via insieme. Giustamente lui è in recupero e tu riposato, magari lo tiri per qualche chilometro se è stanco ma poi ognuno per la sua strada.

Ed è proprio mentre sei sulla tua strada, pedalando solo e lasciando che la cadenza regolare ti ipnotizzi facendoti fluttuare tra pensieri più vari che si materializza alle spalle, ti affianca e ti passa rapido il ciclista più temuto: quello del lunedì!

Non sta recuperando, non è un semplice ciclista della domenica come te (me) che ha solo cambiato giorno: è un ciclista che si allena tutti i santi giorni, qualunque stagione e qualunque tempo. Pedala come un razzo, ti svernicia come stessi fermo anche se sei orgoglioso dei tuoi 35km/h di passo, ridimensionando ogni tua velleità; in quel breve momento che lo hai affianco lo guardi e ti consoli pensando che ha 20 anni meno di te, ovvio che va forte, anche tu ai tuoi tempi ecc ecc; lo vedi allontanarsi e sorridi pensando che in fin dei conti non sta andando così forte, ha solo sprintato per passarti e farsi bello, altri trecento metri e si pianta, non può tenere quel ritmo a lungo.

100 metri e guadagna terreno; 200 metri e guadagna altro terreno; 300 metri e la distanza che vi separa cresce ancor di più; 400 metri adesso si deve piantare, per forza; 400 metri non si è piantato, è un puntino che si allontana sempre più velocemente; 500 metri parte l’embolo al ciclista della domenica uscito il lunedì (io) e col cavolo che ti lascio andare così facilmente!

In piedi sui pedali inizia il rilancio, la distanza che vi separa è ancora tanta ma sai che fra poco inizierà ad accorciarsi; giù tutti i pignoni, compreso quel benedetto 11 che noi ciclisti della domenica usiamo solo in discesa e nemmeno tutte; un occhio al tachimetro, hai superato i 45 km/h ma sai che se non ti stabilizzi sui 50 km/h non lo riprendi, sei partito (ti è partito l’embolo…) troppo tardi; finalmente la distanza che vi separa inizia a ridursi, ancora poco e riesci a leggergli le scritte più grandi stampate sulla maglia; tenti il tutto e per tutto, lo devi acciuffare perché, finalmente lo ammetti, quello è il suo passo, altro che fare lo splendido solo per superare un vecchio catorcio come te e siccome ormai tu (cioè sempre io) quel passo non puoi tenerlo a lungo o ti pianti, anzi ci crepi proprio, l’unica possibilità che ti resta per salvare l’orgoglio e non farti venire un infarto è arrivargli a ruota e prendergli la scia per riposare.

Nel frattempo il ciclista del lunedì, quello vero e non quello taroccato (io) non si è voltato nemmeno una volta, sa perfettamente che quando ti (mi) ha passato difficilmente avresti resistito alla tentazione di tenergli almeno la ruota, adesso che ti sente alle spalle, e se ne accorge dal rumoroso affanno che produci, non aumenta né rallenta l’andatura, lui si sta allenando, gli frega niente che succede dietro.

Tu ciclista della domenica che sei voluto uscire di lunedì aspetti qualche minuto a ruota che il cuore torni a battere a ritmi più normali, provi a spiaccicare qualche parola con te stesso per capire se dalla tua voce traspare la assoluta mancanza di fiato, una volta sicuro che potrai parlare con discreta naturalezza lo affianchi e come se per te tenere quel passo fosse nulla più di una passeggiata sul lungomare menti spudoratamente: “Ciao, ti spiace se resto un poco a ruota a riposare? Sto in giro dalle 5.30, ho già fatto 160 km ma inizio ad avvertire la stanchezza, devo calare un poco che sono quasi arrivato a casa”.

Quasi arrivato???? Ma se sei uscito venti minuti fa? Ah, capisco perché lo hai (lo ho) detto…

Continui a tenergli la ruota ma non ti stai riposando, il ritmo del ciclista del lunedì è alto, troppo alto per te (per me) e anche se gli succhi la scia comunque c’è da faticare.

Ormai il ciclista del lunedì ti ha smascherato ma è gentile, non ti spernacchia per le tue (mie) ignobili menzogne, sa perfettamente che 160 km a quel passo non li faresti nemmeno con la moto, ma tanto la dignità te la sei giocata da un pezzo e decidi di uscire di scena con un colpo di teatro.

Ultimo sforzo, lo passi, tiri per 300 metri come un disperato ma rigorosamente in presa alta, magari infilando una mano in tasca per controllare il telefono, tutto insomma come se per te (per me) pedalare sul filo dei 50 sia poco più che il semplice riscaldamento e ti fiondi nella prima traversa che incontri come fosse il tuo Eldorado, salutando con un “Sono arrivato, buon giro…”.

Non sei (sono) arrivato, appena fuori dal campo visivo ti fermi, ti stendi a terra e pensi che i 30 km che ti separano da casa non riuscirai mai a coprirli (perché a proseguire il giro non se ne parla, ormai sei – sono – cotto) e soprattutto hai (ho) la piena, totale, adamantina certezza di essere un vero cretino a pedali.

Il lunedì meglio riposare…

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COMMENTS

  • Daniele

    La bici è un gioco; se non ci si diverte un po’ che gioco è? Se ci fosse solo da faticare tanto varrebbe andare al lavoro. Magari di lunedì….appunto 😀

    Daniele

    • Elessarbicycle

      ah certo, non sai quanto mi sono divertito, soprattutto la fase successiva in cui volevo chiamare il 118…

      Fabio

  • Francesco

    Io credo di aver la “fortuna” di lavorare spesso sabato e domenica e quindi pedalo principalmente da lunedì a venerdì. Beh, si va spesso da soli, e a me non dispiace, ma ti posso garantire è tutta un’altra cosa rispetto i festivi. Il traffico si inverte, strade turistiche deserte, affollate quelle “commerciali” e poche anime ovunque, anche pochi ciclisti naturalmente, molti i pensionati…
    Le rare domeniche che esco mi sento fuori posto…
    ciao

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, lunedì o qualunque altro giorno della settimana escluso la domenica è solo un pretesto per il titolo.
      Il problema è il poco senno del narratore… 🙂

      Fabio

  • Francesco

    Ops! Mi sono fatto prendere dal titolo e dall’incipt poichè, scherzando, amo dire che non sono un ciclista della domenica. Comunque è capitato anche a me di trovare dalle mie parti qualche pro in allenamento in giorni feriali (per loro è lavoro!), ricordo un’ammiraglia Astana con due atlete. Beh, diciamo che le ho lasciate andare…
    Complimenti per il blog e la gamba
    ciao

    • Elessarbicycle

      Ma figurati, l’avevo compreso.
      Io invece amo dire di essere un ciclista della domenica, così poi ho anche la scusa quando mi passano a tutta 🙂

      Fabio

  • ricordo che quando facevo le passeggiate con la mia fullsuspend (unica pecca il manubrio basso e distante) lungo l’asse mediano a volte incontravo gruppi vestiti di tutto punto e non mi sembrava di vivere a napoli ma in un paesino del padovano …

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