La bici fa correre l’economia

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L’enorme diffusione della bicicletta sta generando introiti economici per decine di miliardi di euro.

Non parlo solo delle vendite, cresciute enormemente, ma di tutto ciò che ruota intorno alla bici, sia in termini di investimenti diretti che per l’economia di prossimità.

Aumenta il numero di ciclisti, quasi il 30% in più, e questo porta a cascata una pletora di vantaggi per tutti.

In Europa abbiamo oltre 2300 km di ciclabili tra già pronte e in fase di avanzata progettazione: parliamo di un miliardo di euro investito in infrastrutture.

Miliardo di euro che si traduce in posti di lavoro, stipendi per le maestranze, ricavi per le ditte che eseguono i lavori, per quelle che forniscono i materiali e così via lungo tutta la filiera.

E già questa è da sola una bella notizia.

Se aumentano i ciclisti, giocoforza aumenta il parco bici, quindi le vendite.

Le statistiche richiedono sempre molti mesi per essere aggiornate, siamo agli inizi del 2021, abbiamo i dati del 2019. Che ci raccontano di oltre 20 milioni di bici vendute sul suolo europeo, per un controvalore di quasi 20 miliardi di euro. 

Circa tre quarti di queste bici sono prodotte in Europa (considerando per produzione anche l’assemblaggio finale – telaio made in xy e costruzione della bici completa sul Vecchio Continente), che significa 12 e passa miliardi di giro d’affari.

Sono dati che fanno impallidire il recovery found…

Le buone notizie non si fermano qui. L’aumento di crescita del volume d’affari è stimato nel 5,5% annuo, ma è stima pessimistica.

La pandemia ha cambiato le abitudini di molti e la bici è vista sempre più come mezzo di spostamento individuale sicuro, al netto dei pericoli della strada ma con evidenza su quelli della riduzione della possibilità di contagio rispetto al trasporto pubblico.

L’Italia ogni tanto sa eccellere, piazzandosi nelle posizioni alte delle classifiche.

In quella di vendite abbiamo, fonte ANCMA, un aumento prossimo all’8%; che salirebbe addirittura al 20% per l’anno appena concluso.

Dato in attesa di vidimazione dagli uffici studi, ma non dubito sarà confermato.

Un rapido giro per negozi mostra come di bici pronta consegna ce ne siano poche, quasi nessuna tra quelle adatte al commuting e nella fascia di prezzo sino a 1000 euro.

Mi interessava una bici da trekking per trattare questo settore, trascurato, dalla stampa; qualcosa da usare per i test di accessori e componenti dedicati al diporto, per svago si ma anche nel tragitto casa lavoro.

Il modello selezionato è dato in consegna per ottobre 2021, ne ho scelto un altro: che se va bene, arriverà tra tre mesi…

Fin qui i denari che inondano in modo diretto il bacino del mondo della bici.

Persone più qualificate di me puntano l’attenzione sull’economia invisibile, sempre trascurata dalle statistiche.

Mi ha colpito un dato: a Dublino ogni euro investito in pedo-ciclomobilità ha generato 12,3 euro di ricavi. Tra economia di prossimità, spese sanitarie risparmiate (attività fisica, miglior toccasana non c’è), tempo non sprecato nel traffico, costi ambientali e così via.

Un tale ritorno nemmeno il più scafato broker di Wall Street riesce a immaginarlo nei suoi sogni più rosei.

Cosa serve per avere così tanto? Serve ripensare le città, con quartieri a dimensione di bici e pedoni. Luoghi dove la mobilità dolce è favorita.

Questo porta, inevitabilmente, a fare la spesa al negozio vicino, rivolgersi al laboratorio più prossimo e così via. Bloccando e invertendo la tendenza della grande distribuzione che strangola le attività più piccine. E dietro ogni bottega c’è una famiglia.

Che se non guadagna, non spende. Se non spende, non campano nemmeno gli altri. 

Vi cito qualche altro dato: 4 miliardi di euro risparmiati in carburante, oltre 100 miliardi di riduzione per le spese sanitarie (è di questi giorni uno studio che dimostra come lo smog ne uccide più di malaria, tabacco e Covid); aggiungiamo i 45-47 miliardi di euro generati da vendita e indotto delle bici, incluso il turismo, e superiamo bellamente i 150 miliardi di euro di benefici.

Roba che ci estingui la fame nel mondo.

Io sono molto fiducioso, come non mi accadeva da anni.

Se superiamo questa delicatissima fase sanitaria (e su questo sono meno fiducioso) i semplici dati economici e la rinnovata sensibilità mondiale ai temi ambientali, che non sono più visti come originale passatempo per sfaccendati ma reale necessità nonché potenziale formidabile volano economico, mi fanno ben sperare.

Non per me, ho miei anni e inizio pure a sentirli tutti. Per le future generazioni, verso cui abbiamo il dovere di lasciare un mondo migliore di come lo abbiamo ridotto.

Buone pedalate.

COMMENTS

  • vinicio bonometto

    Non è che ci anticipi i modelli delle trekking? Aleno quella che non prenderai più. Grazie di tutto

    • Elessarbicycle

      Ciao Vinicio, come bici adatta a essere usata per i test di componenti e accessori avevo scelto la trek dual sport 3 equipped.
      Ma visto che prima di ottobre 2021 è difficile arrivi, ho dirottato su una giant roam 1.
      Ripiegato in un certo senso, non tanto per la qualità (sono ambedue ottime) ma perché la trek è più accessoriata. Già il fatto di avere di serie la dinamo significa, per esempio, poter testare luci senza dovermi attrezzare diversamente.
      Bici in questo caso acquistata; non per uso personale ma, appunto, per averne una adatta ai test che verranno. Avrei potuto chiedere a mamma trek di mettermi in lista per quando arriverà e tenere la bici più tempo per i test (come sto facendo già con la mtb) ma ho preferito l’acquisto, mi lascia massima libertà sui tempi.

      Fabio

  • Max

    personalmente sono meno ottimista, sarà che lavoro da vent’anni in ambito ambientale nelle P.A. ma ho la certezza che gli amministratori locali o almeno gran parte di essi ancora non ci credono alla mobilità ciclabile, più in generale alla mobilità lenta. Sì, pitturano di rosso un po’ di marciapiedi e li spacciano per piste ciclabili condivise con pedoni, edicole, fermate dell’autobus, percorsi assurdi…. c’è molta ipocrisia Fabio, quei pochi amministratori più illuminati hanno in mente percorsi ciclabili di poche centinaia di metri per signore con la Graziella e il cestino con la spesa…. Sì, occorre ripensare e reingegnizzare le città ma campa cavallo, la vedo ancora lunga….

  • Ho paura che l’industria dell’automobile non stia a guardare a farsi portar via il business….
    Un altra cosa che secondo me manca per il diffondersi dell’uso della bici nei tragitti casa/lavoro/spesa/gita è dove lasciare la bici parcheggiata con la sicurezza di ritrovarla al ritorno. Molte bici hanno un valore elevato, ci vorrebbero dei posteggi dedicati e custoditi IN GRAN NUMERO E DISTRIBUITI CAPILLARMENTE che ora non ci sono. In città sono pochi gli stabili/uffici/fabbriche o stazioni ferroviarie che consentono di posteggiare le bici e se ci sono spesso non sono aree sicure. Anche questo sarebbe un ulteriore business con creazione di nuove attività e posti di lavoro

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