E se usassimo gomme di sezione differente?

Tempo di lettura: 2 minuti

Copertoncini di differente sezione tra anteriore e posteriore, può avere senso?

Su bici stradali, sportive, non parlo delle Mtb.

E’ una domanda che dobbiamo iniziare a porci, ruote e gomme stanno progredendo a ritmi velocissimi, favorite dalla standardizzazione dei freni a disco.

Freni a disco che non sono semplicemente un sistema frenante: il loro utilizzo sta portando a cascata tutta una serie di innovazioni che con freni a cerchio non erano possibili. O necessarie.

Cambia la struttura dei mozzi, la progettazione delle flange, cambiano i telai, la linea catena e tanto altro.

Cambia il passaggio gomme, via via più ampio; e di pari passo cambiano le gomme e i cerchi, con canali sempre più ampi.

Perché è ormai assodato che un copertoncino di sezione maggiore, associato al giusto cerchio, offre comfort, scorrevolezza e prestazioni di assoluto livello.

Trovare una bici da corsa con dei 700×28 di serie è quasi la norma; e se penso che quando progettai la mia prima Elessar, quella trafugata, montava dei 700×28 proprio per avere più comfort, beh, mi rendo conto della velocità con cui questo settore sta evolvendo.

Questo breve articolo, i più attenti l’avranno notato, non è nella sezione tecnica del blog perché non ho prove su strada a supporto, pesco solo dall’esperienza personale per interrogarmi.

Ma appena le condizioni me lo permetteranno farò in modo di eseguire anche le giuste verifiche su strada.

I vantaggi di una gomma più sottile ormai sono solo nel peso e nella penetrazione all’aria, con divari talmente minimi che un semplice amatore come me fatica a trovare significative differenze.

Differenze invece ben più avvertibili nel comfort di marcia, sappiamo tutti quanto 1 bar in meno di pressione si faccia sentire, oltre al superiore volume d’aria di un copertoncino più largo.

Parlare di “pesantezza” di sterzo su una bici è del tutto fuori luogo, visti i pochi chili in gioco.

Una gomma più larga, oltre al superiore comfort, offre un senso di sicurezza molto alto, hai quel plus di appoggio che non lascia indifferente chi ama guidare la bici, soprattutto in discesa.

Insomma, al prezzo di pochi grammi in più hai una nutrita serie di vantaggi che mi risulta difficile trovare pecche nelle gomme più larghe. Sempre con riferimento alle bici stradali sportive e purché associate al giusto canale cerchio.

C’è però un pensiero che ha iniziato a ronzare, senza che riuscissi a metterlo a fuoco. Un sottofondo che mi accompagna dalla chiusura di un test di copertoncini, quello dei Michelin Power Road provati in misura 700×28.

Per la prima volta alla guida di una bici ho avvertito un leggero effetto autoraddrizzante entrando in curva a freni tirati.

Qualcosa di ben noto a chi guida una moto, soprattutto a chi sulle moto si è fatto le ossa (senza rompersele…) negli ultimi venti anni del secolo scorso. 

Da qui l’idea: e se usassimo gomme di diversa sezione tra anteriore e posteriore?

Una 700×25 davanti, una 700×28 dietro, cerchi canale 19 o 20, ci sarebbe un miglioramento?

Almeno nei tratti molto guidati e per chi ama guidare la bici e non solo pedalarci.

Sulle moto si fa da decenni, però il discorso non è traslabile. Una moto necessita di un anteriore che deve coniugare appoggio e inserimento in curva; e di una gomma posteriore che deve avere grip (e quindi appoggio) per scaricare a terra la potenza. Senza contare che in curva noi controsterziamo, senza neppure rendercene conto.

Una bici poggia su due francobolli di gomma, nella guida più spinta una variazione di queste due minuscole porzioni di pneumatico potrebbe indurre indecisioni o una piccola disomogeneità nelle reazioni.

Non lo so, andrebbe provato. Credo che l’assetto migliore sia con ruote a profilo medio o medio alto, magari su bici endurance notoriamente meno nervose delle bici da corsa “pure”.

E’ qualcosa che mi intriga indagare.

Quando ho iniziato a pedalare un tubolare da 21 era ritenuto enorme, gonfiare a 9 bar significava quasi lasciarlo sgonfio, la corona minore era una 42 e il pignone più agile un 19, se mettevi un 21 ti guardavano male. E ovviamente i pignoni erano cinque.

E non sono tanto vecchio quanto credete, sono solo vintage.

Se fossimo rimasti fermi a quelle che, all’epoca, erano convinzioni granitiche, non ci saremmo evoluti.

Se ogni progresso sia stato realmente utile non è argomento che mi interessa in questo momento dibattere.

Come detto all’inizio, la standardizzazione dei freni a disco nel mondo stradale ha portato e sta portando con sé tutta una serie di miglioramenti; e di sperimentazioni, non dico che è terreno vergine ma sicuramente c’è ancora molto da esplorare.

Alcune soluzioni, come sempre avviene, saranno abbandonate dopo un paio d’anni, altre diverranno la norma.

E credo, se tanti anni sui pedali mi hanno insegnato qualcosa, che fra non molto vedremo bici sportive uscire di fabbrica con gomme differenti.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">goghicche</cite>

    Ecco la mia non pianificata esperienza… convintissimo come te che i vantaggi di una sezione maggiore superino gli svantaggi, e soffrendo di lombalgia, acquistai due “copertoncini” 700×28, per sostituirli ai 700×25 che utilizzavo normalmente.
    Dopo aver verificato gli spazi disponibili, acquistai 2 copertoni di marca diversa di quelli in uso, riuscii a montare il posteriore senza problemi, l’anteriore invece strisciava per pochissimo sulla forcella, non volendo correre rischi rimontai il 700×25, ed utilizzai per qualche uscita la bici con questa configurazione “motociclistica”, ora, premettendo che non sono un professionista, devo dire che lato comfort e guidabilità i progressi furono notevoli.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ma quanto mi piace leggere queste cose: esperienze dirette, maturate sul campo e non chiacchiere da forum (una volta erano da bar…).
      Ti ringrazio per il tuo intervento, sono fortunato ad avervi come lettori.

      Fabio

      • <cite class="fn">Franco</cite>

        Confermo. 25 davanti e 28 dietro stessa esperienza su una Bianchi anni 90 nata con gomme da 23. La uso anche su tratti di sterrato in pianura, nessun problema. Migliorato confort e resistenza alle forature. Nn ho termini di paragone in discesa ma nn vedo alcuna controindicazione

      • <cite class="fn">goghicche</cite>

        DtSwiss lo consiglia…

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          si, lo so.
          Ma attenzione: è un esperimento fatto con determinati cerchi, non una soluzione universalmente valida.

          Fabio

  • <cite class="fn">Mathieu</cite>

    Ahia. Su una delle mie 2 bici da corsa (telaio alluminio carro carbonio metà anni 2000) ho due 28, ma dietro è un po’ al limite coi foderi monostay. Pensavo alla prossima di mettere un 25 dietro, lasciando il 28 davanti. Sarebbe insensato e non estetico?

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Oibò, insensato più che altro. Usare l’anteriore più grande da solo svantaggi senza nessun guadagno.
      E comunque teniamo presente che un vantaggio tecnico, se esiste e al momento non ho certezza, lo possiamo valutare con cerchi a canale largo, non solo gomme più larghe.
      Per questo non ho inserito questo breve articolo nella sezione tecnica ma in questa dedicata alle chiacchiere.

      Fabio

  • <cite class="fn">Leo</cite>

    Non so se una differenza di sezione delle gomme può generare un effetto autoraddrizzante (momento giroscopico) poiché questo è legato al momento d’inerzia polare che viene massimizzato ponendo più massa possibile all’estremità oppure aumentando il raggio della ruota. Quindi diminuendo la sezione del copertoncino diminuisce di conseguenza anche la massa e quindi il momento raddrizzante; comunque sia una differenza di pochi grammi non introduce una sostanziale variazione di questo momento. Credo che montare due copertoni diversi vada più a influire sul feeling e comfort più che sulla fisica della bicicletta. Interessante sarebbe forse provare a estremizzare il concetto ribaltandolo: ruota anteriore con sezione grossa e posteriore molto molto piccola, lo proverò!
    P.s. Spero di non aver detto cose sbagliate…
    L

  • <cite class="fn">Lanfi</cite>

    Porto la mia testimonianza da mtbiker. Nel nostro mondo è pratica abituale quella di montare un copertone più largo all’anteriore – magari con un profilo più aggressivo – ed uno più stretto e scorrevole al posteriore. L’idea, credo, è quella di avere maggior grip all’anteriore (che se si perde comporta una caduta quasi automatica) mentre al posteriore si cerca di mantenere la massima scorrevolezza con una sezione un po’ più stretta e qualche tassello in meno.

    Su bici da strada credo che riproporre una cosa del genere abbia poco senso, su gravel ci si potrebbe pensare, forse.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Grazie lanfi, ma io parlo di strada, gomma anteriore più piccina all’avantreno.
      So che in mtb si usa il contrario ma è pratica più per tradizione che altro, ormai molti studi sconsigliano questa opzione per gli amatori. E’ valida solo in un ristretto campo di utilizzo, quindi alla fine diventa una nicchia.

      Fabio

  • <cite class="fn">Giovanni74</cite>

    Se il telaio me lo avesse permesso lo avrei fatto da tempo. Credo di essere uno dei primi qui in zona ad avere adottato appena usciro, complice anche l’approfondita prova di Fabio, i PIrelli Pzero Velò nella misura 700x25c con cui mi sono trovato benissimo. Tra l’altro furono montati, quasi in anteprima, dal grande Corrado Spada che mi stava allestendo i cerchi. Se fosse stato possibile avrei provato a mettere dietro il 28, ma ho necessariamente dovuto riporre l’idea nel cassetto causa telaio. Quando sarà possibile cambiarlo sicuramente è una prova che voglio fare.

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