Portapacchi BacMilano

Una tessera e l’annuale versamento della quota associativa certificano che sono un giornalista. Uno cioè che dovrebbe scovare le notizie, far emergere la verità e riportarla fedelmente ai lettori, senza lasciarsi influenzare dalle proprie idee. Ma c’è il ma: sono anzitutto un appassionato e questo blog è nato per passione, del ciclismo e della buona scrittura, e non riesco a restare freddo, asettico. Soprattutto quando mi imbatto in persone come Alfonso Cantafora.

Che è un architetto e un ciclista. Un appassionato vero, uno che se una cosa non gli piace la crea. Ha competenza, capacità, idee originali e strumenti per metterle in pratica. Gli invidio lo spazio, gli invidio tornio e fresatrice, soprattutto se li paragono alla mia morsa da banco per il trapano, davvero misera. Però ho più attrezzi specifici per le bici di lui e so mettere le mani sulle biciclette molto meglio. Caro Alfonso, beccati questa…

Tempo fa Lorenzo, uno di voi e ideatore di Gitana, mi ha indicato un portapacchi artigianale. E sapete che per me artigianale significa qualcosa creato ad arte, e quindi immediatamente mi sono incuriosito. Me lo sono guardato sul sito, ne ho apprezzato fattura e idee, sono rimasto colpito dalle lavorazioni e scelte dei materiali e ho deciso di contattare Alfonso per concordare un test.

Durante la lavorazione di questo articolo ho violato quasi tutte le mie regole, tenendomi in stretto contatto con Alfonso per scambiare idee e opinioni. L’appassionato la ha avuta vinta sul giornalista, poco da fare. Questo mi porterà a scrivere parole poco obiettive? No, non succederà perché il mio sacrale rispetto per i lettori non può essere dirottato nemmeno dalla passione. E avrò gioco facile, ho sottoposto il portapacchi a ogni sevizia mi venisse in mente e ne è uscito sempre a testa alta. L’unico danno lo ha subito per un mio errore, un crampo alla mano mi ha fatto sfuggire la presa mentre segavo una brugola, che negli infiniti montaggi e smontaggi aveva perso l’ingaggio e non riuscivo più a rimuovere. Nell’ultimo giorno, quando stavo riponendo il tutto nella sua confezione per spedire indietro il portapacchi. Una rabbia…

Questo portapacchi è come il suo ideatore, o viceversa, ma il risultato non cambia: c’è molto più di quello che si vede. A noi non resta che scoprirne ogni segreto.

Parto dalla confezione; la cura del packaging (come direbbe uno bravo) è un primo e utile indizio per scoprire le qualità di un prodotto. Non si giudica un libro dalla copertina, ma una bella copertina ha comunque il suo effetto.

Qui la metaforica copertina è rappresentata da una scatola rettangolare, piatta, molto curata nel design. Ok, se continuo a parlare come uno del marketing cancellatemi dai preferiti… 😀

Il disegno tecnico posto sul retro è uno di quei dettagli a cui non resto mai indifferente. La mia professoressa alla medie, architetto, profetizzò per me un futuro nella sua stessa professione, purché fossi sceso a patti con la matematica che non ho mai amato; e per anni ho tenuto un tecnigrafo nel mio studio. Patti con la matematica non li ho mai stipulati e poi inseguivo già da allora il sogno di fare amicizia con le parole. Adesso potete capire perché girandomi la scatola tra le mani è scoccata la scintilla; e da dove saltino fuori alcune mie competenze e abbia imparato a disegnare un telaio.

Su un lato troviamo le indicazioni: materiali usati, adatto a ruote da 26 e 28 pollici e per un carico massimo di 18 kg, che però sono in realtà 25 e ne parlerò più avanti. C’è indicato anche il peso, appena 538 grammi e la mia bilancia mi ha confermato la veridicità. Su quello opposto una dichiarazione del produttore: mi piace che pone l’accento sulla longevità del prodotto, sia per materiali che per facile sostituzione di componenti in caso di usura. Un portapacchi è un oggetto tutto sommato banale, deve essere efficace e robusto, tanto basta. Però qui non ci troviamo al cospetto di una grande azienda che ha immesso sul mercato un prodotto di massa e, posso dirlo ora, banale. Un appassionato decide di investire in una idea, una filosofia, seguendo strade non battute. Io devo tenerlo presente e per questo sto ponendo l’accento su dettagli apparentemente insignificanti. Invece hanno un loro senso, mostrano la passione. Né io né Alfonso diventeremo ricchi con le nostre idee, lui col portapacchi e altro che ha in mente e io con questo blog, anche se ognuno augura all’altro ogni successo. Ci muove la passione e in suo nome non accettiamo compromessi al ribasso. E quindi perdonerete se mai come in altri articoli sarà sempre la passione a guidarmi, pur senza omettere i rilievi su ciò che è migliorabile.

Proseguiamo aprendo la nostra scatola. Dove tutti gli elementi sono collocati con eleganza su un pratico espositore estraibile. E che mi ha fatto dannare per rimettere tutto in perfetto ordine dopo aver scattato le foto…

A fare da padrone è la struttura superiore, quasi integralmente scomponibile, regolabile in lunghezza e con i bracci a S regolabili per adattarsi all’inclinazione dei foderi alti e all’altezza degli occhielli al telaio.

Alluminio AW-2011 e acciaio inox 316, che creano in questa versione un bel contrasto tra il diverso lucido dei due materiali.

Il sistema di attacco superiore è particolare, con i suoi braccetti sinuosi (di cui uno removibile, l’altro assicurato da un cavetto d’acciaio all’interno) orientabili in ogni direzione. Le piccole staffe forate in alluminio sono anch’esse regolabili, avvitate all’interno dei braccetti.

E’ una soluzione pulita e artefice della leggerezza del disegno una volta montato il portapacchi, decisamente più graziosa delle staffe universali a bracci mobili che vediamo sui prodotti di largo consumo. Però ha le sue pecche, perché per quanto regolabili e adattabili, non possono definirsi universali. Il portapacchi è studiato per telai a geometrie tradizionali o con uno sloping molto basso, e finché abbiamo bici in questa foggia non ho riscontrato problemi di montaggio. Però malgrado l’indicazione del produttore, ho voluto incaponirmi a tentare l’installazione su un telaio fortemente sloping e nulla, non ci sono riuscito. Non ci fosse stata la limitazione indicata dal suo ideatore lo avrei classificato come intollerabile difetto. Così invece lo appunto come limite all’utilizzabilità, un dato di cui i possessori di bici con telai a sloping elevato devono tener conto.

La lavorazione della staffa in alluminio è pregevole per pulizia a precisione; purtroppo, come sempre con l’alluminio, qualche segno a montare e smontare si crea. Vero che uno il portapacchi lo monta una volta e poi non ci pensa più, mentre io l’ho installato o provato a installare su sei diverse bici, verificando tutte le combinazioni possibili di staffe presenti, come vedremo più avanti, e quindi qualche segno era inevitabile.

La struttura è composta da due tubi in acciaio, uno dei quali reca l’incisione al laser col carico massimo.

In realtà la scritta potrebbe generare qualche equivoco, perché la confezione indica una portata inferiore. Il portapacchi ha superato i test per un carico di 25kg, ma Alfonso ha preferito “declassare” indicando un limite inferiore sulla scatola. Con qualunque dei sistemi di fissaggio la capacità superiore è garantita e certificata dalla omologazione. Un errore di montaggio da parte del ciclista inesperto, per esempio uno che stringe alla morte le fascette, di fatto limiterebbe la portanza e indicare un peso inferiore eviterebbe che il ciclista poco accorto si possa far male, caricando al limite di peso superiore un portapacchi che, ripeto, causa errore di montaggio, è stato messo in condizione di reggerne meno. E’ come se io raggiassi due ruote a un ciclista e poi gli dicessi di appenderle al muro per paura possa stringere male i Quick release e cadere…

Per questo comprendo ma non condivido questa scelta di understatement. Il portapacchi regge tranquillamente i 25kg, altrimenti la scritta EN 14872, che indica appunto una omologazione fino a 25kg, sarebbe abusiva e non lo è. Volersi accollare un eventuale errore di montaggio indicando sulla confezione una portata inferiore non lo trovo saggio. E ancora meno saggio trovo fornire due differenti indicazioni, una sul portapacchi e una sulla confezione, generando solo confusione; tra i ciclisti, tra voi che state leggendo e in me che ne sto scrivendo.

In ogni caso il portapacchi regge 25kg, certificati, e questo è ciò che conta.

Comunque c’è anche una ulteriore staffa, da poco messa a punto e che io non ho usato, che scarica meglio il peso sul telaio, e i 25kg sono ampiamente assicurati oltre a una miglior tenuta in fuoristrada.

Dal lato opposto a quello dove sono inseriti i bracci a S abbiamo i fori di ancoraggio per la “gambe” laterali. Sugli stessi fori lavora anche l’archetto di chiusura in alluminio.

Anche qui la precisione delle lavorazioni meccaniche è di alta qualità, con un accoppiamento preciso.

E poi il mio pezzo preferito: l’osso. Effettivamente la forma è quella dell’osso dei fumetti, però questo è proprio bello. Un unico pezzo ricavato dal pieno e le immagini non gli rendono giustizia. Anche se sono foto di standard superiore al mio solito: infatti non le ho scattate io… 😀

La sua funzione è serrare i tubi del piano superiore, una volta regolati alla giusta lunghezza, e chiudere il sistema garantendo la necessaria rigidità. La cura del dettaglio la rilevo non solo nella ottima lavorazione meccanica ma anche in piccoli particolari, che spesso sfuggono. Per fare un esempio, sarebbe stato più semplice ed economico filettare le sedi delle viti di chiusura. Invece si è scelta la via dei “barilotti”, che ha imposto una ulteriore lavorazione (e quindi aumento del costo di produzione) ma oltre a essere una soluzione tecnicamente più valida, consente anche di sostituire solo il barilotto nel caso la filettatura ceda, invece di tutto l’osso. Per uno come me che ha fatto della cura estrema di ogni dettaglio, anche il più invisibile, una bandiera, è ovvio che questi sono particolari da apprezzare.

L’osso, come altri dettagli, è proposto in diverse colorazioni; al momento di decidere quale scegliere per l’invio ho chiesto questo lucida, sapete prediligo le cose luccicanti (avete presente Elessar? Appunto…) e non sono rimasto deluso. Dalla scritta si, è porosa e cattura lo sporco, almeno in questa versione che ho avuto io in prova. Non posso dirvi per le altre versioni, non ci ho messo le mani.

Fin qui la parte superiore, ora passiamo ai sostegni laterali, in alluminio e acciaio.

A una estremità montano il supporto forato a cui assicurare la staffa di sostegno alla bici, all’altra estremità un inserto filettato per congiungere i tre elementi del portapacchi, ossia piano di appoggio e la coppia di montanti laterali.

Sia i sostegni forati che quelli filettati sono incollati e assicurati con una spina che ne impedisce la rotazione. Anche qui la lavorazione meccanica è di assoluta precisione. Però non sono regolabili in lunghezza in alcun modo. E malgrado le altre possibilità di regolazione, in estensione del piano di appoggio, dell’angolazione staffe a S e delle estremità forate e, come vedremo, delle piastre di ancoraggio al telaio, su diverse bici che ho usato si sono rivelate lunghe. In home page per il lancio di questo articolo ho scelto una immagine del portapacchi montato sulla Velo Orange Pass Hunter disc, quindi una bici di chiara impostazione turistica e dotata di freni a disco. Impianto frenante che ha fatto decidere i produttori per una collocazione più alta delle bussole di attacco inferiore del portapacchi. Una soluzione che sta diventando sempre più comune questa di alzare gli attacchi, ora che le bici stradali con freni a disco non sono più una rarità. A meno che le bussole di fissaggio non siano in classica posizione sui forcellini, queste gambe del portapacchi sono lunghe. Ma aver testato questo aspetto ha il suo risvolto positivo, parlandone con Alfonso mi ha assicurato che si metterà subito al lavoro per progettare anche supporti laterali più corti.

In ogni caso il portapacchi è offerto con differenti opzioni di montaggio e staffe di differente misura. Oltre la versione diciamo così classica, ossia per telai predisposti, abbiamo staffe per freno a disco con pinza esterna al carro, staffe per perno ruota pieno, staffe per attacco al quick release (con QR specifico) e fascette per l’aggancio superiore in due misure, per adattarsi a differenti diametri dei tubi del carro. Invece di farmi spedire tutti i portapacchi abbiamo scelto la via più semplice di un unico portapacchi e tutto il corredo di staffe. Di fatto non c’è alcuna differenza, solo nella versione per telai non predisposti con attacco superiore a fascetta il supporto terminale della tubazione a S ha un solo foro invece di due. Insomma, va bene così, ho potuto ugualmente testare ogni opzione di montaggio e queste andremo adesso a vedere.

Un piccolo scatolino contiene il necessario per assicurare il portapacchi al telaio. Nella versione per attacchi classici abbiamo quindi le due coppie di piastre inferiori e superiori, tutta la minuteria necessaria e un supporto in nylon per assicurare una luce posteriore di tipo comune, di quelle con attacco a collarino o fascetta.

Il supporto faro, necessario per poter ottenere il beneplacito europeo alla messa in commercio del portapacchi, è qualcosa su cui ho preso per i fondelli Alfonso più di una volta. E’ oggettivamente brutto; utile, efficace, stabile (si inserisce nell’arco in alluminio posteriore e si fissa tramite una piccola brugola incassata; senza serrare troppo altrimenti l’alluminio si segna) necessario ma non lo vedrete montato in nessuna delle immagini successive. Mostrato adesso, possiamo dimenticarcene. In futuro Alfonso, forse punto nell’orgoglio dalle mie frecciate, provvederà a offrire in optional qualcosa in alluminio, di aspetto più gradevole. E non dubito lo farà, quando ci si mette crea bei lavori.

Il corredo standard di piastre di ancoraggio ne prevede quattro: due per gli attacchi alti, due per quelli bassi. Uso il termine standard per indicare il kit di montaggio su telai predisposti.

Quelle superiori hanno tre fori per regolare l’altezza, in connubio con la regolazione dei braccetti.

Il profilo è irregolare e possono essere avvitate in un modo o nell’altro per scongiurare pericolose interferenze col telaio. Come si può vedere nelle immagini in basso resta sempre luce sufficiente a evitare graffi. Con nessuno dei telai usati ho avuto problemi di contatto.

Le piastre inferiori hanno una corretta forma a virgola. L’accoppiamento con le sedi presenti sui montanti è perfetto, non passa un capello.

Il telaio Pass Hunter disc ha supporti per il portapacchi posti in alto, che evitano interferenze, oltre ad avere la pinza interna al carro: e hanno lavorato bene le piastre standard. Nel caso di pinze freno esterne, quindi di maggiore ingombro, abbiamo due altre piastre, più lunghe.

Anche con loro problemi di montaggio non ce ne sono stati; che poi sulla bici usata per le immagini che seguono, una Mtb con telaio fortemente sloping, non ho potuto installare a dovere il portapacchi (in realtà alla fine l’ho piazzato, ma impossibile tenerlo in bolla, e io se il portapacchi non è in bolla soffro…) è discorso già affrontato.

In sequenza vi mostro anche le altre opzioni di montaggio, tutte reperibili nello shop ufficiale. Le piastre sono disponibili per attacco al Quick release, con un QR dedicato (più lungo) e spessori in due misure per evitare contatti con telaio; e con foro per asse pieno. Per la zona superiore dei telai non predisposti abbiamo delle fascette in due diverse misure per adattarsi a differenti diametri dei foderi alti. A corredo è fornita anche della gomma (con scrupolo spolverata di borotalco per evitare si incolli: l’ho detto che Alfonso cura i dettagli quasi come me? Ma si, è altrettanto paranoico…) non presente in foto. Tutte le piastre nonché le fascette sono in acciaio inox di ottima qualità. I rombi non hanno altra funzione se non estetica, alleggerendo il disegno. Se invece dei rombi avesse fresato dei gigli…

In ogni caso sul sito ufficiale sono disponibili non solo tutte le informazioni sul montaggio ma anche i pdf dei manuali di istruzione, inutile riportare tutto qui. Non ho nemmeno girato un video per mostrare l’installazione sulla bici, un poco più lunga ma non complessa rispetto a un portapacchi standard, perché c’è già quello ufficiale. Questo però ve lo propongo…

Difficoltà nel montaggio non ne ho avute, in nessuna combinazione. Difficoltà tecniche intendo, per gli ostacoli dovuti a geometrie per cui il portapacchi non è studiato il discorso è diverso. Solo le fascette mi hanno creato qualche problema. Non condivido la scelta di filettare tutti i fori “anteriori” quelli cioè non impegnati dal portapacchi, sulle fascette più piccole. Io li avrei lasciati liberi (se non tutti almeno uno per lato), anche perché così è più semplice gestire la coppia di serraggio e il posizionamento. Ogni decisione su questo portapacchi è pensata e provata sul campo, quindi immagino Alfonso avrà avuto le sue ragioni. Io però, complice anche il foro da 4mm, ho trovato poco user friendly (oddio, un demone si è impossessato di me! Ma come scrivo?) l’uso delle filettature e non posso certo definirmi un novellino nel maneggiare gli attrezzi.

Le immagini fin qui pubblicate hanno mostrato il portapacchi nei suoi vari componenti; ma solo una volta sulla bici si apprezzano in pieno precisione delle lavorazioni e qualità dei materiali.

Ma soprattutto la forma così sottile, elegante direi, del piano di appoggio.

Purtroppo gli attacchi posti più in alto sul telaio Velo Orange Pass Hunter disc hanno causato, insieme alla lunghezza dei montanti laterali, una posizione rialzata del portapacchi. Ma almeno metterlo in bolla, con sollievo mio e delle mie fisime, è stato semplice. Ho scelto apposta come sfondo una scalinata… 😀

Nella coppia di immagini che seguono è possibile apprezzare la sagoma decisamente snella e leggera di questo portapacchi.

Siamo lontani anni luce da tanti portapacchi dalla foggia barocca, con una infinità di tubi e staffe, non tutte realmente utili. Qui la linea è minimale eppure nell’uso pratico, cioè con due borse belle cariche, non ha mostrato alcun punto debole.

Ho usato il portapacchi sia scarico che carico; ora vi chiederete che senso ha usarlo scarico. Giusto, rispondo. Il peso delle borse annulla eventuali minuscoli giochi o risonanze, schiacciando per bene e mantenendo in tensione. Se gli accoppiamenti non sono precisi, alla lunga soprattutto sul pavé e in fuoristrada, quindi con le sollecitazioni che arrivano dai sobbalzi continui, il rumore salta fuori se qualcosa non è progettato e lavorato in modo corretto. Esame superato, con qualunque bici e qualunque opzione di montaggio. L’unica che non ho provato è stata quella con le piastre per il perno posteriore pieno. Non sono riuscito a procurarmi una fixed in tempo utile e non potevo attendere oltre, ho tenuto questo portapacchi settimane e altri test incalzano. Comunque se non ho avuto problemi con tutte le altre soluzioni, dubito ne avrei avuti con le uniche piastre che non ho usato.

Per i test di carico, stabilità delle borse e guidabilità la mia prima scelta era Elessar; che però ha gli attacchi inferiori ancora più rialzati della Pass Hunter e, oltre ad ottenere un montaggio inguardabile, troppo peso si sarebbe concentrato in alto. Ho optato allora per la PlanetX London Road per diversi motivi. Oltre ovviamente il corretto montaggio garantito da questo telaio, avevo deciso non avrei bilanciato il peso caricando l’anteriore. Questo sapevo avrebbe determinato un handicap nella guida di cui avrei dovuto tener conto; ma l’inglesina è la mia tuttofare, la uso pure per fare la spesa al supermercato caricando le borse posteriori con le provviste di due settimane. Diciamo che sono abituato a guidarla sbilanciato e ne conosco perfettamente le reazioni. E questo è fondamentale per isolare il comportamento del portapacchi in prova.

Non ho sfruttato la massima portata, mi sono fermato a 15kg; volevo pedalare con la mia Peugeot che ha una tripla salvagamba, ma per vari motivi non mi è stato possibile andare a recuperarla dal suo esilio alla casa di vacanze. E anche se la London Road sfoggia il 32 finale, ammetto di aver accumulato troppa stanchezza nelle ultime settimane e l’idea di pedalare una giornata in strada e fuoristrada con l’aggravio del peso non è che mi facesse sprizzare gioia.

Gli aspetti che volevo indagare erano la stabilità di bici e borse, la guidabilità e la facilità di  montaggio e sicurezza di tenuta delle borse sul portapacchi. Usare la PlanetX mi ha consentito tutto questo perché, oltre ad essere abituato a guidarla con carico posteriore come ho detto, uso su questa bici un comune Zefal come portapacchi. Un buon prodotto, soprattutto se raffrontato al prezzo. Ma il confronto diretto ha risolto la domanda che in tanti mi hanno posto durante il test: si ok, è bello, ma è un portapacchi, che differenza ci può essere? Attacchi le borse e vai.

E no, la differenza c’è. La forma affusolata, la qualità dei materiali e la corretta progettazione hanno di fatto annullato ogni limite nella guida, al netto dello sbilanciamento tra anteriore e posteriore di cui ho detto. Le masse sono ben concentrate, strette attorno il retrotreno, non hai alcun effetto pendolo o la sensazione di essere tirato giù; cosa che invece con altri portapacchi, per quanto si possa prestare cura a bilanciare il peso tra destra e sinistra, accade.

Ho potuto guidare la London Road, malgrado lo sbilanciamento tra gli assi, molto meglio di quanto avviene di solito con analogo carico o con peso inferiore. Se tutte le condizioni sono uguali e ne cambia una sola, lì è da cercare la causa o il merito, a seconda. Per questo batto sempre sul tasto che durante le prove è fondamentale mantenere tutte le costanti per isolare ciò che stiamo analizzando.

Inoltre è lungo a sufficienza affinché sia facile trovare la collocazione giusta delle borse senza che queste interferiscano coi talloni.

Nemmeno sottoponendo la bici carica a un moderato fuoristrada, andando per campi ma senza cogliere margherite perché non è ancora stagione, ho riscontrato problemi di stabilità, sia della bici che del carico.

E l’ingombro laterale ridotto mi ha consentito passaggi altrimenti difficili. Poi mi sono perso, il Gps non prendeva (internet si, mistero…) ma questo non è colpa del portapacchi.

Il fissaggio delle borse ha richiesto qualche regolazione per evitare ballassero avanti e indietro, ma una volta trovata quella giusta poi non si sono più mosse, nemmeno nei passaggi più scabrosi. E non ho sentito la mancanza delle “spondine”, nessun contatto tra borse e telaio o ruote.

Però la questione del fissaggio delle borse merita un approfondimento, perché difficoltà ci sono state.

Questo portapacchi è un accessorio esclusivo se vogliamo, per materiali e scelte tecniche. Non ambisce all’universalità, né per il montaggio sulle diverse bici né per il collegamento con le borse.

Ora, se si usano borse di alta gamma, come le Ortlieb in foto che, lo sapete, vantano un range di regolazione degli uncini superiori molto ampio e una altrettanto ampia ed efficace regolazione del fermo inferiore, trovare la corretta stabilità è semplice. Ma se gli uncini non sono regolabili in ampiezza e nemmeno il fermo inferiore, allora la faccenda si complica. Sul piano di appoggio l’unico fermo utilizzabile è l’osso. Uno solo non basta, le borse slittano avanti e indietro. E se nemmeno il fermo inferiore è regolabile può diventare del tutto inutile, non riesci a fissarlo al montante laterale.

Durante i test confronto le mie opinioni con altri ciclisti, perché per quanta esperienza possa avere non sono il depositario della totale conoscenza e lo scambio continuo mi aiuta a guardare le cose con punti di vista diversi. Nessuno di coloro con cui ho parlato di questo problema lo ha giudicato tale. Perché, è stata la motivazione, chi compra un portapacchi così raffinato dopo non ci attacca due borsette da supermercato, ne ha di conseguente qualità.

Vero, ho argomentato in risposta, ma uno può anche avere le borse top di gamma per le vacanze e decidere di usare nel quotidiano due bisacce di bassa gamma, nel timore che quelle buone si danneggino nel traffico e te le rubino dalla bici. Che è poi quello che faccio io, usando in città due borse davvero economiche e che hanno visto giorni migliori. Però, fino ad oggi, non le hanno rubate eppure la bici resta ore al palo. Speriamo non mi stia chiamando la malasorte…

La soluzione, a basso costo, potrebbe essere la creazione di due boccole che, infilate nei tubi del piano di appoggio, fungano da argine al vagare delle borse economiche. Per i montanti non saprei, e poi l’inventore è Alfonso, ci pensasse lui 😀

La minuteria offerta in dotazione comprende brugole (tutte M5, tranne le M4 per un lato delle fascette più piccole) a testa cilindrica con ingaggio per chiave da 4mm e a testa bombata con ingaggio per chiave da 3mm. Io sono sempre stato un estimatore delle brugole a testa bombata, la mia prima Elessar, quella trafugata, ne faceva ampio sfoggio. Sulla seconda non ne uso nemmeno una e un motivo c’è: per quanto possano essere di eccelsa qualità, l’ingaggio da 3 è troppo piccolo, alla lunga monta e smonta e cede. Ho suggerito ad Alfonso, ma ci stava già pensando, di sostituirle con brugole sempre a testa bombata (che per inciso sono davvero carine) ma con ingaggio da 4. Difficili da reperire, pochissimi le hanno a catalogo, nemmeno il mio spacciatore di brugole tedesco le tiene, ma esistono. Anzi Alfonso, quando le trovi, ordinane svariate centinaia per me, da 12 e 16mm, grazie…

E’ evidente, lo avete capito dal tenore di questo articolo, che siamo andati oltre il normale rapporto tra tester e azienda. Con Alfonso posso dire che è nato un rapporto di amicizia e reciproca stima, ma questo non inficia in alcun modo i giudizi espressi né le conclusioni che tra poco andrò a tracciare. Una delle conseguenze invece è il video che vi mostro in basso; perché Alfonso ha battezzato BacMilano la sua azienda a conduzione personale (fa praticamente tutto lui, compreso mettere i portapacchi negli scatoli e, soprattutto, il tetris per far entrare staffe e minuteria nella piccola scatolina). Così ho deciso di portare questo portapacchi meneghino a conoscere alcune delle bellezze partenopee tra le quali quotidianamente pedalo. La colonna sonora scelta forse mal si intona col ritmo delle immagini: è un pezzo tratto da “La gatta Cenerentola” del maestro De Simone. I continui cambi di luce hanno sfasato più volte l’autofocus, così come i riflessi del sole sul luccicante alluminio, motivo per cui un buon 60% del girato ho dovuto eliminarlo, estraendo dal rimanente i pochi minuti pubblicati.

In ogni caso è uno scherzo che ho voluto fare ad Alfonso e come tale va preso, senza alcun mio intento artistico. E si vede…

Ora le conclusioni, partendo dal prezzo. Questo portapacchi è offerto, a seconda della versione, a un costo variabile dai 140 ai 162 euro. Tanti se paragonati a portapacchi di grande diffusione, anche rispetto a quelli dei marchi più titolati. Meno se raffrontati a portapacchi tecnicamente meno raffinati, per foggia e materiali, e che fanno leva sul disegno particolare. Penso, per fare un esempio, al Velo Orange Campeur che ho avuto per anni sulla mia prima Elessar, scelto proprio per la sua forma di chiara ispirazione francese d’antàn e più costoso di questo BacMilano. O i Compass. O i Nitto, dove però la dimensione artigianale non si è persa per non dire della eccelsa qualità. Ma vi assicuro che tenendolo tra le mani, l’idea di Alfonso può guardare ai blasonati rivali dritto negli occhi, senza complessi di inferiorità.

Non è un portapacchi universale, e questo per precisa scelta del suo ideatore. Non monta su qualunque telaio e non accoglie qualunque borsa. Arriveranno, mi sembra di aver capito, altre versioni e componenti per ampliare la fascia di utenza, ma per ora questo c’è e di questo devo parlare. Se da un lato condivido in pieno la scelta di esclusività, d’altro canto non posso tacere che è comunque un limite. E per quanto Alfonso specifichi sul sito che telai sloping non sono o potrebbero essere facilmente compatibili, bisogna fare i conti col ciclista che lo acquista perché gli piace, non sa capire il suo sloping in che misura è quantificabile e si ritrova con la delusione di non essere riuscito a installare il giocattolo nuovo. Per lo stesso motivo c’è da valutare la posizione degli attacchi bassi sul proprio telaio. E se nel caso dei telai sloping, che comunque sono assai diffusi sulle bici da turismo, spesso scelti per la facilità nel salire e scendere di sella scavallando l’orizzontale, un avviso di incompatibilità c’è, per la posizione degli attacchi bassi no. Ma è soluzione ormai sempre più praticata dai costruttori questa di alzare i fori di fissaggio per non far incontrare ostacoli nel montare portapacchi e parafanghi in presenza del disco freno. Dei montanti più corti risolverebbero il problema e so che Alfonso ci sta pensando già. Per ora però questa la situazione e questa ho il dovere di riportare.

A parte questi limiti o scelte progettuali a seconda di come le si interpreti, per il resto abbiamo un assoluta eccellenza. Nei materiali, di alta qualità; nelle lavorazioni meccaniche, precisissime; nelle finiture, curate al dettaglio tranne la porosità del logo sull’osso.

E abbiamo assoluta eccellenza anche dinamica: la bici si guida benissimo, conserva una ottima agilità malgrado l’aggravio di peso e una perfetta stabilità in marcia. Confido che questo portapacchi sia solo il primo di una serie, con altri modelli in grado di venire incontro ad altre esigenze e bici. Alfonso ha dimostrato di saperci fare, con intelligenza, gusto e tanta passione. Un passione che mi ha contagiato, è evidente, ma so che perdonerete il mio trasporto. L’ho detto in apertura, l’Ordine dei Giornalisti mi accolse tra le sue fila molti anni fa, ma sono prima di tutto un appassionato e se una cosa mi piace non lo nascondo. Nascondere questo portapacchi dietro le borse invece l’ho fatto e mi è dispiaciuto, più bello tenerlo a vista. Ma è il suo destino; passione mia e stima per Alfonso a parte, il suo lavoro lo fa e lo fa molto bene.

Chiudo ringraziando Antonello Ferrara che si è preso carico di buona parte delle immagini pubblicate; quelle belle sono le sue.

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Lorenzo

    Aspettavo questo test,
    letto tutto in un fiato 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, lo immaginavo, visto che me lo segnalasti tu… 😀

      Su Gitana non hai problemi a montarlo, gli attacchi sono nelle posizioni “giuste” per rendere l’operazione semplice e pulita. E con pinza interna puoi tranquillamente usare la versione standard, senza ricorrere alle staffe per disco. Comunque dovresti avere il disegno del tuo telaio (se non lo hai Taverna lo conserva in memoria, basta chiederlo a lui) e girandolo ad Alfonso saprà dirti esattamente che versione ti serve.

      Fabio

  • Francesco Vigotti

    Molto bello davvero, finalmente un prodotto di alta gamma italiano nell’accessoristica , dove mi sembrano più presenti le ditte estere.

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