Met Helmet Trenta 3K Carbon

Introduzione

Met Helmet ha deciso di celebrare i suoi trent’anni con un casco al vertice; per materiali, scelte costruttive, prestazioni, comfort: il Trenta 3K Carbon

E io che corteggiavo l’azienda dal lancio della notizia ho potuto metterci le mani, anzi metterlo in testa, appena sono arrivati gli esemplari destinati alla stampa.

Ho questo casco da gennaio e siamo ad aprile. Di solito non impiego tanto tra la ricezione del materiale e la pubblicazione di un test. Però sapete che non inseguo lo scoop, non mi interessa essere il primo ad arrivare sulla notizia: mi interessa essere quello che fornisce ai ciclisti il test più dettagliato e preciso.

Già a metà marzo avevo elementi sufficienti per la pubblicazione eppure ho preferito attendere ancora. Non perché questo casco mi avesse lasciato dubbi: perché siamo su livelli talmente elevati che volevo essere sicuro non ci fosse nemmeno la più infinitesimale crepa (metaforica…) nella valutazione di quello che posso tranquillamente definire uno dei prodotti più esclusivi dell’ampio panorama dei caschi in commercio.

Così ho preferito avvisare il manager della comunicazione dell’azienda, che ormai ha fatto l’abitudine a tutte le mie piccole e grandi manie, che sarai andato online ben oltre i tempi miei soliti.

Ricevendo a stretto giro il beneplacito “Fabio, fai tu, lo so che se non controlli anche il singolo filo non sei soddisfatto…”.

Met Helmet è azienda che da tempo appare su questo blog, è cresciuto nel tempo un reciproco rapporto di stima e fiducia.

C’è passione dalle loro parti, c’è passione in Ulysse che cura la comunicazione, c’è passione in questo blog: impossibile non andare d’accordo.

Vi racconto questo, con la mia solita sincerità, perché mi piace farvi conoscere i dietro le quinte; che non sono sempre rose e fiori, anzi. Ma capita di incontrare chi crede nel mio strano progetto editoriale, fuori dagli schemi classici della rete anche se nella rete si sviluppa; e non esita a darmi fiducia e soprattutto carta bianca, senza mai voler interferire nelle scelte e nelle risultanze dei test.

Non che tutti gli altri lo facciano, interferire intendo ma è capitato, questo si: il risultato è stato che ho preferito rimandare indietro il materiale malgrado l’articolo fosse pronto per la pubblicazione.

Quindi ho abusato della pazienza di Met Helmet, più o meno come abuso della vostra con le mie chiacchiere, e ho proseguito a pedalare con questo Trenta 3K ben oltre il necessario, nel vano tentativo di trovargli un punto debole.

Ero arrivato quasi al punto di decidere di prenderlo a martellate per vedere quanto impiegava a rompersi. Ero: sono tonto ma non fino a questo punto.

Che articolo vi attende allora? Un elenco delle virtù di questo casco che sfoggia la fibra di carbonio a vista con aristocratica nonchalance o un test dettagliato che proverà a farvi vivere le stesse mie sensazioni mentre pedalavo in ogni condizione, clima e bici? Diciamo tutte e due.

E’ difficile per un appassionato come me non farsi coinvolgere da un oggetto così bello a cui le foto non rendono giustizia.

Io che ho vissuto l’avvento delle fibre di carbonio, sia in bici che sulle moto, ricordo come restavo affascinato nel vedere all’opera l’abile artista che da una fitta tramatura di soffici tessuti ricavava dopo l’opportuna lavorazione un oggetto solidissimo, leggerissimo e dall’aria racing che più racing non si può.

Adesso ci siamo abituati, non ci stupiamo più e anzi, soprattutto nel ciclismo, in molti iniziano a snobbare le fibre, le definiscono plasticose. Che non sono, ovvio; però trattandosi di un materiale composito se è, passatemi il gioco di parole, composto male, allora si, è plastica e pure scadente.

Altrimenti è uno dei migliori materiali per molteplici usi che si possa avere a disposizione. E ve lo dice uno che la sua bici, quella che porta lo stesso nome di questo blog, l’ha fatta in acciaio a congiunzioni.

Ma non è vanesio sfoggio il ricorso alle fibre composite: grazie ai loro tanti punti di forza è stato possibile ottenere un casco solido, leggero, dalla calotta piccola perché c’è meno materiale interno, perfettamente areato e con un look aggressivo, soprattutto nella vista posteriore; quest’ultimo aspetto non sarà indispensabile ai fini della sicurezza ma quando c’è male non fa.

Facciamo la sua conoscenza.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Gran bel casco, senza dubbio.
    Ma a parte il prezzo che lo mette abbastanza lontano dalla mia portata, volevo chiederti le differenze dal punto di vista dell’areazione se paragonato al Manta che ha superficie “”piena” e senza scarichi: Personalmente patisco più il caldo che il freddo, dunque di primo acchito sceglierei il trenta (o qualcosa di simile), ma dal test del Manta mi ero convinto che l’areazione fosse comunque ottima grazie alle prese Naca/venturi.
    Ora, questo modello presenta sia le naca/venturi, sia le prese “tradizionali”. Quale sarà la scelta progettuale? Aumentare ancor di più il comfort rispetto al Manta pensando ai ciclisti più “accaldati” o altro? Inoltre se non ho capito male, pure la penetrazione aereodinamica è migliore se paragonata al fratello tutto chiuso? Insomma la domanda che sovviene è: Il Manta, che l’hanno fatto a fare?

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, parto dal prezzo. Elevato se si parla in assoluto perché 300 euro sono denari che chi lavora onestamente non può spendere a cuor leggero; più che giustificato se ti ritrovi questo casco tra le mani e soprattutto in testa. La costruzione in fibra di carbonio vale tutti i soldi spesi così come la qualità globale.
      Il concetto di assoluto torna anche per gli altri tuoi dubbi.
      Il Manta ha un eccellente ventilazione per essere un casco chiuso: appunto, per essere un casco chiuso. Non puoi considerarla in assoluto, cioè usando a paragone un casco aperto.
      E’ una ventilazione migliore persino di alcuni caschi aperti, è innegabile. Ma per forza paga dazio se lo paragoni a questo Trenta o altri top di gamma aperti. Devi sempre inquadrare il prodotto, e quindi il relativo test, per tipologia. Altrimenti si finirebbe col dire che con una bdc vai più veloce che con la Mtb su strada allora quella mtb da millemilionidilemuri è un cancello…
      Penetrazione all’aria; è specificato nel test: si parla di guida in gruppo e non da soli, dove quindi subentrano fattori diversi. In queste condizioni, a detta della casa perché io non ho strumenti per svolgere simili prove, la resa è superiore. Ed è inferiore a quella del Manta quando sei solo e pedali a certe velocità.
      Quindi due caschi top ma due caschi diversi, non sovrapponibili.

      Fabio

  • xtanatos

    Ciao, per fortuna lo street price è quasi sempre più basso di quello di listino: oggi si trova tra 240 e 270.
    🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Massi, si, a qualcosa in meno sempre si trova nei vari store online; però in un test quando l’azienda ha un suo shop diretto è al prezzo lì che devi fare riferimento. Attenzione solo a leggere bene la versione, perché c’è a catalogo anche il Trenta, senza 3k Carbon a seguire per capirci, che costa effettivamente meno.
      Aggiungo una notazione perché un paio di giorni fa, quindi con test già pubblicato, ho avuto la prima giornata di vero caldo estivo. In una lunga sessione per raccogliere dati e foto per i test in arrivo avevo con me proprio questo Trenta 3K Carbon e ne ho potuto verificare l’efficacia della ventilazione, anche a basse velocità (le mie…) come non avevo potuto in questo strano inverno/primavera che ha visto venir giù la neve persino qui.
      Impietoso il confronto con altro casco che avevo con me: malgrado avesse molte più prese sembrava di indossare un berretto…
      Sono molto soddisfatto di questo Trenta 3K Carbon. Non è regalato ma più lo uso e più mi rendo conto che vale tutti i soldi chiesti.

      Fabio

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