Met Helmet Trenta 3K Carbon

Le conclusioni

Tempo di lettura: 8 minuti

Le conclusioni

Volevo questo test sul blog, mi ero appassionato al Trenta 3K Carbon appena iniziarono a circolare le prime immagini. Ogni volta che per qualche motivo dovevo contattare Ulysse, manager della comunicazione dell’azienda, in un modo o in un altro inserivo qualche riferimento al casco.

Perché lo volevo? Perché mi piace, perché non riesco a restare indifferente a quel carbonio a vista e perché ormai conosco bene i pregi dei caschi Met e quindi ero sicuro mi sarei trovato tra le mani un prodotto al top.

Vedete, gestire questo blog è un lavoro vero e proprio ormai; del lavoro gli manca solo la retribuzione, anzi, da qualche mese le spese stanno superando di gran lunga le entrate pubblicitarie.

Chi me lo fa fare? La passione. E da appassionato poter giocare con oggetti così belli, lasciatemelo dire, è uno spasso.

Provare questo casco è stato piacevolissimo; merito del casco stesso che nemmeno per un momento mi ha fatto pentire della scelta o avvertire la fatica di andarmene in giro nel vano tentativo di scovargli difetti.

Averlo ricevuto bianco è stato perfetto, anche se inizialmente avevo chiesto il nero, più semplice da fotografare. Nel frattempo è arrivato pure il completo Aero 2.0 di Bicycle Line per la sua prova e mi sono ritrovato, una volta tanto, a poter condurre un test con il corretto abbinamento cromatico.

Si è capito che il casco mi ha coinvolto e questo potrebbe generare un giudizio finale falsato, ma ormai mi leggete da tanto tempo e sapete che riesco sempre a separare il ciclista viscerale dal puntiglioso giornalista.

E’ un top di gamma, per soluzioni tecniche ed esclusività dei materiali e delle lavorazioni. E costa di conseguenza.

Sullo shop ufficiale il prezzo è fissato in 300 euro netti. Una cifra impegnativa se presa da sola, senza rapportarla al casco.

Una richiesta ragionevole se uno lo indossa almeno una volta: solo così si riesce ad apprezzarlo. In tutti questi mesi ho usato solo lui, anche a test concluso e impaginato, rinunciandovi solo quando ero costretto a uscire con altri caschi per test o foto. E ogni volta, cambiando casco, era difficile scacciarmelo dalla mente, per evitare un confronto che avrebbe fatto soccombere qualunque altro casco stessi provando in quel momento.

Non amo ricorrere a facili inglesismi ma riconosco alla lingua d’oltremanica, nonché allo spregiudicato uso che ne fanno dall’altra parte dell’oceano, una capacità di sintesi e visualizzazione di un concetto che spesso noi fatichiamo a trovare; stavolta ne sfrutto uno che rende la sensazione che provi a rigirartelo tra le mani: luxury.

E’ una di quelle cose che acquistiamo non solo per la loro funzione specifica: la compriamo perché ci piace.

Quando scrivo un test ho sempre l’oggetto dell’articolo vicino a me o sulla scrivania se è piccolo a sufficienza. Lo faccio per avere costantemente sott’occhio il protagonista delle mie valutazioni, per confrontare con gli appunti presi sul notes e per un controllo continuo, a scanso di errori.

Guardo questo Trenta 3K Carbon e mi piace; poco da fare.

Ma preferenze personali a parte, passione a parte dovrei dire, non gli ho risparmiato la puntigliosità che sempre metto nei miei test, perché per quanto una bici, un accessorio o un componente può piacermi, resta il mio dovere nei confronti di voi che leggete e a quello non vengo meno. Lo ricorda bene l’amico Alfonso Cantafora che, malgrado il suo bellissimo portapacchi sia stato uno dei test che più mi è divertito svolgere, non manca mai di farmi notare che sono andato a verificargli pure la porosità del logo stampato sull’osso…

Qui, onestamente non ho rilievi da fare. Facile sarebbe per me trovare qualche limite “di mestiere”. Significa prendere un dato, interpretarlo in un certo modo e far passare, in modo subliminale, il concetto che se trovi un difetto allora i pregi assumono ancor più valore perché nulla nascondi.

Avrei gioco facile, per esempio, a farlo col peso: 215 grammi, superiore per restare nella stessa azienda, a quello del Manta, che per di più è un casco pieno.

Non è però mio costume ricorrere a questi espedienti; anche perché i caschi molto areati, cioè con tante fessure, richiedono più materiale per offrire adeguata resistenza. Devono compensare le molteplici aperture che per forza indeboliscono la struttura.

E comunque 215 grammi appena lo pongono tra i caschi al vertice, quindi poco da dire.

Tanti pregi in questo Trenta 3K Carbon.

La comodità al primo posto, che è frutto di perfetta areazione, peso contenuto e ben bilanciato, materiali interni di qualità.

La resa dinamica, se così vogliamo definirla, cioè la sensazione di essere ben protetti senza che nemmeno ci si accorga di avere il casco in testa.

Niente spifferi non desiderati, aria impropriamente convogliata alle orecchie, cinturini che irritano.

Dimensionamento davvero minimo, a tutto vantaggio della penetrazione all’aria per chi riesce a sviluppare velocità tali da renderlo un parametro importante; ma, e lo scrissi a proposito del Manta, il fatto che a velocità inferiori un amatore non avverta differenze non significa che queste non ci siano.

Un basso Cx resta un basso Cx, sempre.

Tra i pregi metto il disegno della zona posteriore, aggressivo senza perdere eleganza.

L’unico appunto che mi sento di rivolgere non è al casco in sé ma alla dotazione di serie. Visto il prezzo finale, avrei messo il gel pad frontale nella confezione, così come avviene già con il Manta. Forse, con un piccolo sforzo, si potrebbe aggiungere la luce a led (utilissima, grazie soprattutto al sensore crepuscolare) o magari uno sconto sul suo acquisto a chi la prende insieme al casco.

Insomma, i suoi trecento euro li vale tutti, ma sempre trecento euro sono…

A catalogo c’è la versione Trenta, che costa un quinto in meno; conserva tutte le soluzioni tecniche del 3K Carbon tranne la fibra di carbonio. Però quella trama a vista, difficile rinunciarvi… 😀

Vi lascio con alcuni link

Il sito ufficiale Met Helmet

Il link diretto al casco

Il link diretto alla luce Usb

Il link diretto al Gel Pad

Il link diretto allo shop

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Gran bel casco, senza dubbio.
    Ma a parte il prezzo che lo mette abbastanza lontano dalla mia portata, volevo chiederti le differenze dal punto di vista dell’areazione se paragonato al Manta che ha superficie “”piena” e senza scarichi: Personalmente patisco più il caldo che il freddo, dunque di primo acchito sceglierei il trenta (o qualcosa di simile), ma dal test del Manta mi ero convinto che l’areazione fosse comunque ottima grazie alle prese Naca/venturi.
    Ora, questo modello presenta sia le naca/venturi, sia le prese “tradizionali”. Quale sarà la scelta progettuale? Aumentare ancor di più il comfort rispetto al Manta pensando ai ciclisti più “accaldati” o altro? Inoltre se non ho capito male, pure la penetrazione aereodinamica è migliore se paragonata al fratello tutto chiuso? Insomma la domanda che sovviene è: Il Manta, che l’hanno fatto a fare?

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, parto dal prezzo. Elevato se si parla in assoluto perché 300 euro sono denari che chi lavora onestamente non può spendere a cuor leggero; più che giustificato se ti ritrovi questo casco tra le mani e soprattutto in testa. La costruzione in fibra di carbonio vale tutti i soldi spesi così come la qualità globale.
      Il concetto di assoluto torna anche per gli altri tuoi dubbi.
      Il Manta ha un eccellente ventilazione per essere un casco chiuso: appunto, per essere un casco chiuso. Non puoi considerarla in assoluto, cioè usando a paragone un casco aperto.
      E’ una ventilazione migliore persino di alcuni caschi aperti, è innegabile. Ma per forza paga dazio se lo paragoni a questo Trenta o altri top di gamma aperti. Devi sempre inquadrare il prodotto, e quindi il relativo test, per tipologia. Altrimenti si finirebbe col dire che con una bdc vai più veloce che con la Mtb su strada allora quella mtb da millemilionidilemuri è un cancello…
      Penetrazione all’aria; è specificato nel test: si parla di guida in gruppo e non da soli, dove quindi subentrano fattori diversi. In queste condizioni, a detta della casa perché io non ho strumenti per svolgere simili prove, la resa è superiore. Ed è inferiore a quella del Manta quando sei solo e pedali a certe velocità.
      Quindi due caschi top ma due caschi diversi, non sovrapponibili.

      Fabio

  • xtanatos

    Ciao, per fortuna lo street price è quasi sempre più basso di quello di listino: oggi si trova tra 240 e 270.
    🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Massi, si, a qualcosa in meno sempre si trova nei vari store online; però in un test quando l’azienda ha un suo shop diretto è al prezzo lì che devi fare riferimento. Attenzione solo a leggere bene la versione, perché c’è a catalogo anche il Trenta, senza 3k Carbon a seguire per capirci, che costa effettivamente meno.
      Aggiungo una notazione perché un paio di giorni fa, quindi con test già pubblicato, ho avuto la prima giornata di vero caldo estivo. In una lunga sessione per raccogliere dati e foto per i test in arrivo avevo con me proprio questo Trenta 3K Carbon e ne ho potuto verificare l’efficacia della ventilazione, anche a basse velocità (le mie…) come non avevo potuto in questo strano inverno/primavera che ha visto venir giù la neve persino qui.
      Impietoso il confronto con altro casco che avevo con me: malgrado avesse molte più prese sembrava di indossare un berretto…
      Sono molto soddisfatto di questo Trenta 3K Carbon. Non è regalato ma più lo uso e più mi rendo conto che vale tutti i soldi chiesti.

      Fabio

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