Portapacchi Gearoop Luggage 2.0

Tempo di lettura: 7 minuti

Un altro prodotto fuori dagli schemi proposto dalla Taiwanese Gearoop, anzi un altro prodotto conosciuto ma reinterpretato con fantasia. E da uno che attacca il cavalletto alla pedivella e le luci ai QR (che vedremo la prossima volta) non mi sarei aspettato di meno.

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E’ un portapacchi in alluminio ed ergal o alluminio, ergal e carbonio per bici prive di attacchi specifici e su cui altre soluzioni, per esempio l’uso di fascette, è precluso. Come avviene coi telai in fibra di carbonio. Quali bici quindi? Le sportive anzitutto, sia da strada che fuoristrada, e le ciclocross/gravel più estreme.

Ha senso, vi chiederete, appesantire una performante bici sportiva con un accessorio turistico? Non è domanda semplice a cui rispondere. Siamo legati a un ciclismo settoriale. Bici da corsa per la guida sportiva, bici turistica per la guida comoda e il bagaglio, bici morbida e facilmente accessoriabile per uso urbano e così via. Ma non tutti vogliono o possono possedere più bici e c’è chi usa la propria sportiva anche per andarci al lavoro o per una pedalata turistica. E non guardiamo solo al nostro orticello. Non è difficile incontrare tra le strade di New York l’impiegato che pedala in giacca e cravatta su una bici sportiva, così come a Sidney o Londra. Insomma, in tanti in tutto il mondo tante fisime non se le fanno: hanno una bici e con quella si allenano, viaggiano, la usano in città.

Ecco allora che la possibilità di montare un leggero portapacchi diventa utile; non trasforma una bici da corsa in un mulo da caricare all’inverosimile: la rende solo più fruibile quando necessario.

E penso anche ai tanti randonneurs che preferiscono bici sportive per i loro brevetti e si industriano nei modi più fantasiosi per portare il necessario. Con questo originale portapacchi troverebbero la loro soluzione.

Montarlo la prima volta richiede tempo, una buona mezz’ora lavorando con precisione perché è completamente regolabile per adattarsi a qualunque telaio; ma una volta che gli si è data la giusta forma, toglierlo e metterlo è lavoro da una manciata di secondi. Questa domenica invece di un giro pancia a terra decido di godermi una scampagnata, portandomi cibo, macchina fotografica e un libro? Bene, monto il portapacchi, attacco una borsa e via. In un minuto scarso mi sono affrancato dal fastidio dello zaino e non rischio di danneggiare il mio prezioso reggisella in carbonio serrando un portapacchi da montare appunto al reggisella, la soluzione più praticata ma non quella ottimale.

Il portapacchi esiste in tre versioni: due posteriori e una anteriore, tutte e tre accumunate dallo sfruttare i quick release come punto basso di ancoraggio ed avere i bracci regolabili in estensione e angolo per adattarsi alle diverse fogge dei telai. Quelli posteriori si differenziano perché uno sfrutta un collarino reggisella con attacchi integrati, l’altro si aggancia al carrello del sellino.

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Soluzione quest’ultima che trovo davvero intelligente, perché ormai è sempre più difficile trovare bici da corsa in carbonio che abbiamo un collare reggisella di forma standard (per esempio come nel caso della Rose X-Lite Team chiamata a fare da modella) ed è proprio questa la versione che stiamo andando a vedere.

Diversamente da ogni portapacchi, il nostro Luggage 2.0 è completamente smontabile e infatti smontato ci arriva. Nel mio caso nella confezione della versione con attacco al collarino, e infatti si notano le sedi vuote per i componenti, perché si tratta di una versione nuova e al momento della spedizione non era disponibile il suo imballo originale.

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Il kit si compone di molti pezzi: la struttura di appoggio, due coppie di bracci di lunghezza diversa e con teste snodabili (all’interno una sfera ne consente la mobilità), i due attacchi per i QR, il tubo di collegamento alla sella e la piastra di fissaggio a questa.

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I due tubi più lunghi misurano circa 36,5 cm.

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I due più corti variano da 22,5 a 25 cm circa, grazie all’innesto filettato; la misurazione è stata eseguita lasciando circa 1,5 cm di parte filettata all’interno del tubo, che mi sembra un buon valore per avere rigidità e sicurezza.

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La superfice della piastra di appoggio è lunga circa 30 cm, quella sfruttabile un poco meno.

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Un accessorio fornito in dotazione mi è piaciuto in modo particolare: una coppia di luci a Led.

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La parte finale del portapacchi presenta infatti una lavorazione per il loro inserimento.

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L’innesto è a siringa, con una molla tenace che ne garantisce la tenuta.

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Ho pedalato sul solito mio pavé saltellando allegramente e non si sono mosse di un millimetro. Non hanno nemmeno ruotato nelle loro sedi; l’ho potuto verificare dall’orientamento dei Led, perché come vedremo più in basso in ogni faretto ce ne sono due che ho montato paralleli al suolo.

Poi abbiamo i due attacchi per QR, con serigrafata la posizione destra e sinistra.

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Sono ampiamente regolabili allentando la piccola brugola da 3; in basso le posizioni estreme e la media. La regolazione è semplice grazie alle piccole linee in rilievo che fanno da riferimento.

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Poi la piastra di appoggio con già in sede il sostegno per assicurarla al carrello della sella.

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Usa un sistema con tubo regolabile in estensione, grazie ai due elementi filettati, e due piastre, di cui una dotata di morsetti per il carrello sella: tutto ampiamente regolabile. Non solo in lunghezza ma anche in inclinazione e la possibilità di ruotarli aumenta le combinazioni di montaggio.

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Il tubo di collegamento ha una estensione da 13 a 17,5 cm circa.

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In dettaglio i piccoli morsetti per assicurare il portapacchi alla sella; hanno filettatura M5 e sono forniti di loro brugole svasate.

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Si nota l’incavo tondo per avvolgere il carrello sella. Cosa che però mi creato qualche difficoltà perché uso sulla bici adoperata per il test il sistema Monolink che prevede i binari di forma romboidale. Ho risolto ricorrendo a sella e reggisella prelevati dalla scorta della microfficina.

Il primo montaggio è semplice ma lungo, diciamo che un buon lavoro richiede da 30 a 45 minuti. Non per la sua difficoltà, anzi è tutto davvero molto semplice e l’accuratezza delle lavorazioni agevola le operazioni. E’ che a causa delle quasi infinite possibilità di regolazione si finisce col provare e riprovare, abbassando, alzando, allontanando o avvicinando. Insomma, un bel giocattolo…

Il sistema migliore è montare la struttura, priva del tubo di collegamento alla sella, prima di installarla sulla bici. I diversi tubi vanno impuntati ma non stretti per consentire gli aggiusti del caso. Con la struttura così assemblata è possibile “poggiare” il portapacchi alla bici e rendersi conto di misure e collocazione e intervenire prima del montaggio definitivo. E’ più pratico così anche se più lungo. Perché per esempio a voler variare la lunghezza degli attacchi ai QR è necessario ogni volta rimuovere tutto, altrimenti è impossibile avvitarli o svitarli. Importante in questa fase misurare sempre la lunghezza dei tubi, sia a destra che a sinistra, e regolarli in modo siano simmetrici. Meglio perdere qualche secondo adesso che dover rismontare tutto perché è venuto storto. E ricordare sempre che bisogna lasciare il margine per poter serrare gli attacchi superiori, altrimenti si crea una eccessiva tensione.

Una volta che ci siamo fatti una idea di massima di come vogliamo collocarlo sulla bici (per esempio se possediamo borse laterali larghe sarà necessaria una regolazione arretrata per evitare l’impatto coi talloni) possiamo dedicarci al montaggio.

Qui in basso a titolo di esempio mostro il portapacchi installato sulla stessa bici ma con due altezze/arretramenti diversi.

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Io ho preferito collocare subito la piastra sotto la sella.

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Non è l’unico modo di fissarla, i morsetti poggiano su una base che a sua volta presente lunghe asole; infatti in questa immagine fornitami dal produttore abbiamo un montaggio differente.

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Poi ho fissato il portapacchi ai QR, lasciando lente le filettature della struttura e anche quelle delle due staffe inferiori.

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Dopo aver messo in bolla il piano di appoggio ho fissato il tubo di collegamento e verificato con la livella la precisione del montaggio.

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Odio i portapacchi sghembi, rovinano tutta la linea della bici ma la livella mi ha confermato di aver fatto tutto per bene.

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Una stretta generale con la chiave in dotazione.

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E infine il montaggio, rapidissimo, delle due simpatiche lucette.

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Che sviluppano una buona luminosità, in un giro serale chi mi seguiva mi ha confermato la visibilità anche a notevole distanza.

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Come qualunque cosa mi capita tra le mani e diviene oggetto per un test anche questo portapacchi è stato messo alla prova. La bici usata non poteva che essere la Rose X-lite Team, perché non dobbiamo dimenticare che questo non è un portapacchi per bici turistiche con attacchi predisposti ma serve a rendere fruibili bici sportive.

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E a proposito di fruibilità, la Gearoop prevede anche delle borse dedicate.

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Singole, con attacchi a misura del portapacchi e tasche per piccoli oggetti.

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La portata massima del portapacchi non è elevata, il produttore dichiara 10 kg. Che sono comunque più che sufficienti vista la destinazione d’uso.

Una volta che tutto è stato serrato a dovere il portapacchi non si è mosso, anche passando veloci sul micidiale pavé. Qualche risonanza è avvertibile dalla piastra di appoggio in alluminio, ma a parte questo nessun rumore strano. Segno che malgrado i tanti snodi tutte le lavorazioni sono precise e non si creano giochi nell’accoppiamento delle molte parti.

E adesso il difficile: come si prova un portapacchi? Beh, lo carichi e vedi se regge e resiste agli scossoni. Cosa che ho fatto e l’esame è stato superato.

Ma qui, come ho detto all’inizio, non ci troviamo dinanzi a un normale portapacchi. A ogni sosta ha incuriosito i ciclisti che incontravo ed è ben strano pensando quanto poco questi accessori siano considerati. Bello è bello, almeno agli occhi di chi come me apprezza l’accuratezza delle lavorazioni meccaniche. Però non basta. Non bastano né bellezza né capacità di carico né robustezza a capire questo strano oggetto. E’ l’idea che mi ha colpito e che ho trovato geniale.

Scegliendo di usare la sella e i QR come punti di attacco (vero che esistono già portapacchi da QR: ma non da sella) la Gearoop ha ampliato l’utilizzo delle bici più sportive, quelle dove un portapacchi non lo piazzi e basta. Mi sono trovato a usare la X-lite Team come mai mi era capitato prima grazie a questo portapacchi e due piccole borse mie. Non ha trasformato una grintosa e aggressiva bici da corsa in una paciosa touring: ha ampliato lo spettro di utilizzo di questa grintosa e aggressiva bici da corsa. Poniamo avessi solo lei e volessi passare una giornata in sella, di quelle che mi concedo con Elessar portandomi la macchina fotografica, il blocco per gli appunti e tante altre piccole e grandi cose che userò o forse no durante le soste ma voglio comunque avere con me. L’unica soluzione sarebbe stata lo zaino perché il portapacchi da reggisella lo sconsiglio sempre con reggisella in fibra di carbonio. Che poi il fatto ci sia chi lo monta lo stesso non mi ha mai fatto cambiare opinione. Per essere un minimo stabile deve essere serrato bene (per questo sconsiglio sul carbonio) altrimenti, complice anche il peso del bagaglio, dopo un poco inizierà il tipico movimento a pendolo destra/sinistra, costringendo alla sosta per stringere di nuovo. E così varie volte durante la giornata.

Qui no, con questo portapacchi il problema è risolto.

Non è il portapacchi per le vacanze in bici o i lunghi viaggi, ma non lo sono nemmeno le bici per cui è destinato. E’ l’accessorio perfetto per chi vive la propria bici sportiva in modi diversi, alternando uscite di allenamento con uscite di svago. Oppure per i randonneurs più sportivi che preferiscono usare la bici da corsa durante i loro brevetti (mai chiamarli competizioni) e spesso non sanno dove assicurare il bagaglio in modo stabile. E quelle due lucette non saranno risolutive ma comunque un ben accetto plus durante le notturne si

E se è vero che il primo montaggio richiede tempo, è altrettanto vero che una volta che gli si è data la “forma” toglierlo e metterlo richiede una manciata di secondi. Sfili il QR e sviti la brugola di fissaggio all’attacco sottosella, lasciando in sede la piastra. Che tra le altre cose è sagomata per ospitare una actioncam con standard Gopro, quindi non è nemmeno del tutto inutile lasciar lì quei pochi grammi.

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Questo blog nasce per passione e di passione si anima. Non mi interessa mantenere freddo distacco, se una cosa mi piace lo dico. Se scopro che non mi piace e non funziona dico pure questo, come avvenuto con una bici che mi ha deluso. E questo portapacchi mi è piaciuto, in tutti i suoi aspetti. Foggia e fattura, d’accordo: l’idea più di tutto, la fantasia nell’idearlo. Per il mio ciclismo lontano dai dogmi e dalle guerre di religione è un accessorio perfetto, perché non inorridisco all’idea di attrezzare una bici da corsa per uso moderatamente turistico. Cosa che tra l’altro anni fa era assolutamente normale, prima che sul mercato arrivassero migliaia di categorie di bici diverse, ognuna per un uso specifico. Ma per chi come me ritiene che l’unico vero uso della bici è divertirsi a pedalare ogni accessorio aiuta a godersi l’andare a zonzo è sempre bene accetto.

Non è a buon mercato ma nemmeno caro, costa un centinaio di dollari USA a cui aggiungere la spedizione e la dogana. Cercando in rete lo si trova, il sito non ha uno shop online. Un portapacchi tradizionale di fascia alta costa più o meno uguale, quelli che strizzano l’occhio al vintage molto, ma molto di più. Ma sono comunque portapacchi per bici con attacchi (tranne alcune eccezioni) mentre qui il plus è proprio la sua specificità, il poter essere montato lì dove con altri è impossibile o molto difficile.

Dopo aver scattato le foto e essere uscito diverse volte per provarlo non l’ho completamente smontato. L’ho lasciato “a misura” della mia X-lite Team, compresi sella e reggisella, pronto per essere rimontato in pochi secondi. Mi venisse la voglia…

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Mi sembra che funzioni anche da moderato parafango….

    • Elessarbicycle

      Molto moderato purtroppo e non è stata una saggia idea farmi lo sterrato dopo due giorni di pioggia in sella alla Rose appena tirata a lucido…

      Fabio

  • Bello! può essere valutato anche come alternativa al bikepacking, permettendo di sfruttare delle borse che magari si usano su un’altra bici. Alla fine il costo, proprio in raffronto ad una borsa dedicata al bikepacking (che sembra aver preso molto moda) non è elevato, visto che anche ” a distanza ” sembra un oggetto ben concepito e ben realizzato

    • Elessarbicycle

      Giusto, non avevo pensato a questa possibilità.
      Diciamo che una volta compreso che questo portapacchi non è una alternativa a un Tubus da 40 kg di portata da montare su bici predisposta, allora lo si apprezza per davvero. Come scritto richiede tempo al primo montaggio (che però è divertente…) ma poi toglierlo e metterlo richiede pochissimo tempo. Per chi ha una sola bici da sfruttare in tutti i modi e su cui soluzioni tradizionali non sono praticabili è davvero una bella idea. E lucine asportabili, un amore… 😀 😀

      Fabio

  • gianluca

    Ciao, ho cercato un po’ in rete un posto dove vendessero il portapacchi in oggetto (versione anteriore): ho trovato un paio di siti australiani e uno taiwanese che però mi pare d’aver capito venda all’ingrosso.
    Ti chiedevo se puoi darmi qualche indicazione su dove reperirlo
    Ti ringrazio
    Gianluca

    • Elessarbicycle

      Ciao Gianluca, da quello che ho capito un importatore europeo non c’è. Molti prodotti li trovi su ebay, un negozio di Taiwan credo. Basta che cerchi Gearoop e lo trovi, mi sembri si chiami Kipoint il negozio. Non ha il portapacchi al momento (tra l’altro è appena uscito) ma forse lo procura.
      In alternativa puoi chiedere a Stan tramite la pagina Facebook dove reperirlo; compatibilmente col fuso orario risponde in tempi rapidi. In inglese, non parla italiano.

      Fabio

  • Mathieu

    Si sentiva la mancanza di portapacchi e borse “leggere”, accessori che in questi ultimi anni stanno apparendo sul mercato. E’ un bene anche perché serve a sfatare il luogo comune che qualunque tipo di viaggio necessiti di bici ad hoc ed un costoso set di 6 borse pieno all’inverosimile. Se 10 anni fa, da profano, ero convinto fosse impossibile, oggi nei miei viaggi attraverso colli alpini, in cui il peso conta molto, non potrei rinunciare alla mia bici da corsa ed il mio bagaglio sotto i 5 kg (con tenda, sacco a pelo, pentolino, etc..). Ai tempi questo portapacchi avrebbe fatto al caso mio. Me ne sono costruito io uno simile (tubi in carbonio più congiunzioni ricavate da un portapacchi tradizionale) perché non c’era nulla sul mercato.
    Bruttino, come sempre, il collegamento alla sella. Avrebbero dovuto prevedere anche un attacco al freno, per chi può. Seconda critica, non mi piace il tubo più corto che si collega a metà di quello lungo e aggiunge uno sforzo a flessione. Mi sembrerebbe meglio far convergere entrambi verso lo sgancio rapido.
    Per il resto complimenti al produttore, un portapacchi leggero e regolabile per bici da corsa, con una piattaforma usabile e pure abbastanza carino esteticamente. Ci voleva.

    • Elessarbicycle

      Ciao Mathieu, ti rendi conto che non puoi dirci di aver creato un portapacchi coi tubi in carbonio e poi nemmeno farcelo vedere? Vogliamo, pretendiamo ed esigiamo foto e un dettagliato resoconto della tecnica usata!!!!
      Ma proprio ogni dettaglio, dai tubi usati al collante (incollati immagino) a dove hai reperito il materiale, come hai calcolato gli spessori necessari ecc.
      Mandi tutto via mail e pubblichiamo. 😀 😀

      Condivido i tuoi rilievi su questo Luggage 2.0; la versione con attacco al collarino reggisella è più gradevole esteticamente ma questo sistema con attacco sella risolve il problema dei differenti standard e forme dei collarini. Invece far congiungere il tubo corto con il qr non sarebbe possibile a meno di non creare una curvatura che aggiri il fodero basso. Sarebbe stato strutturalmente migliore ma il fatto che il qr sia sempre “più incassato” rispetto ai tubi del carro crea un ostacolo lungo la linea difficile da aggirare.
      Comunque, al di là di considerazioni tecniche, quello che ho apprezzato è stata l’idea controcorrente perché, come giustamente rilevi, ormai sembra che se la bici non è dichiarata touring dal costruttore e monta qualche migliaio di accessori allora non è adatta nemmeno a fare il giro fuori dal paese.
      L’altro giorno ero in negozio a prendermi la Brompton da testare (per ragioni logistiche mie ho preferito non farla arrivare a me direttamente ma appoggiarmi al rivenditore) ed è entrato un ragazzone canadese a chiedere uno scatolo per imbarcare la sua bici. Da corsa, quella che adesso chiamano Marathon, con un portapacchi montato in modo artigianale e due borse. Leggero e spartano, il mio modo preferito.

      Fabio

      • Mathieu

        Ciao Fabio, scusami per il mio grande ritardo. Peraltro avevo la bici in un’altra casa e nel frattempo così ho fatto due foto.
        Il mio portapacchi è decisamente artigianale e dalle finiture discutibili. Indegno di apparire sul blog di bici più esteta e perfezionista che esista, ma obbedisco.

        Avevo un Tubus Cargo con adattatore QR sempre Tubus ed un adattatore al freno fatto da me (il carro in carbonio della mia bici da corsa non consente fascette per tubi tondi). Ottimo portapacchi, ma sovradimensionato per me. L’insieme superava gli 800 g forse anche 900 g. Il mio sogno era il Tubus Airy in titanio, dalla linea molto più minimale e slanciata per una bdc.
        Facendo viaggi in bici corti ma con molto dislivello negli anni sono anche diventato sempre più spartano e “grammomaniaco” nel bagaglio e negli accessori. Nei lunghi mesi invernali (sono valdostano) perdo molto tempo in pensieri ed idee più o meno validi a questo riguardo 😉

        Non uso più il pesante adattatore QR, faccio passare la barra filettata direttamente nei fori del portapacchi e in spessori necessari per la questione “QR incassato nei tubi del carro”. Ho cominciato a segare i tubi e le parti non essenziali del Cargo e da lì mi è un po’ sfuggita la mano 😉 L’anno scorso ho deciso di segare e sostituire i tubi principali con tubi in fibra. La Tubus usa tubi in acciaio di sezione 10 mm e spessore 0,5 mm (sono comunque ottimi prodotti in acciaio, più leggeri di quelli in alluminio). Ho trovato quindi dei tubi dalla Cina di sezione 9 (spessore 1), adatti ad essere infilati in quelli Tubus. Sono più rari, in genere si trovano sezioni con misure pari (in mm). Per la parte superiore del portapacchi i 9 non entravano anche forzando molto e allora ho usato dei tubi da 8, provenienza Decathlon reparto aquiloni. Non sono esperto di colle, pensavo di dovere usare bicomponenti o simili, ma i tubi sono talmente incastrati che del cianoacrilato secondo me è bastato, anche perché le giunzioni critiche non sono sollecitate a trazione.
        Ora l’insieme pesa meno di 250 g e, tutto sommato, non sono troppo pessimista sull’affidabilità dell’accrocco. Allego due foto, con le sezioni in carbonio evidenziate da ellissi viola. Il tubo superiore ovviamente è unico e ne ho approfittato per farlo sporgere parecchio verso il posteriore: il carro corto delle bdc crea sempre problemi di contatto tra talloni e borse e la modifica mi consente anche di collocare le borse più indietro mantenendo sempre un po’ di appoggio lungo tutta la borsa.

        https://dl.dropboxusercontent.com/u/12045469/12173002.JPG
        https://dl.dropboxusercontent.com/u/12045469/12173003.JPG

        Per completare il discorso mi sono anche costruito due borse partendo da due, costose, buste in Cuben Fiber (http://www.zpacks.com/accessories/dry_bags.shtml) con paratie in plastica e supporti/rinforzi ricavati da profilati di allumnio, anch’esse di circa 250 g e 20-25 L di capienza in due.

        • Elessarbicycle

          Wow! Hai fatto davvero un gran lavoro e, a mio avviso, è sprecato lasciarlo qui tra i commenti. Se vorrai, aggiungendo altre foto e una descrizione poco più dettagliata, lo pubblichiamo come articolo a sé stante.
          Si, vedo che col seghetto ti è un poco sfuggita la mano 😀

          Fabio

          • Mathieu

            Secondo me già sfigura tra i commenti, visto la cura dei tuoi lavori. Temevo pure tue osservazioni sull’allineamento dei pattini o sulla lunghezza delle guaine; il portapacchi comunque è molto più in bolla di quanto appaia in foto 😉 Scherzi a parte, un articolo a sé stante mi sembra troppo, alcuni aspetti sono veramente raffazzonati, al limite fra qualche anno quando sarà certo dell’affidabilità dell’oggetto 😉
            O in una sezione separata del tuo sito riservata alle biciclette e alle idee dei lettori di https://www.elessarbicycle.it 😉 Magari in una sezione in cui, per esempio, io ed altri riportiamo le nostre esperienze di bagaglio ed accessori per i viaggi, al di fuori degli schemi un po’ stereotipati in cui ci imbattiamo in particolare in Italia. O appassionati per cui esistono solo granfondo, con bdc e vestiario tanto costosi quanto uguali fra di loro, o attivisti che propugnano il ciclismo in varie forme (urbano, viaggi), ma in cui la bici è un cancello quasi per definizione. Il tuo sito, pur nel suo stile unico, si colloca in quella visione a tutto tondo della bicicletta, più profonda e più interessante, che mi pare più sviluppata in altri paesi.

            • Elessarbicycle

              Ma dai, sembro così cattivo visto da qui? Si lo so, ho questo tono da professorino e spesso eccedo al limite della pedanteria, ma errori ne commetto: il vantaggio è che non li pubblico 😀
              Una sezione dedicata non è tecnicamente fattibile, se a questa voglio (come avrei voluto) collegare anche il lancio in pagina inziale. I blocchi sono finiti e aggiungerli non è alla mia portata; sarebbe una modifica del codice troppo complessa. Ma una sezione a sé non è necessaria, tu e chiunque potete inviare il materiale e provvedo io a metterlo online.
              Sono davvero convinto della bontà del tuo lavoro e anche interessato al tuo modo di pedalare, che se non nella pratica (devo fare i conti coi miei acciacchi) è “filosoficamente” simile al mio. Quindi ti rinnovo l’invito, e mi piacerebbe lo accogliessi, a voler scrivere in dettaglio la costruzione del portapacchi (foto, fondamentali) e a buttar giù qualunque cosa ti venga in mente. Che sarà interessante perché frutto di esperienza e non il “sentito dire” che troviamo nei soliti forum.

              Fabio

  • Andrea

    Ciao! Grazie per questo articolo, è proprio quello c he stavo cercando da tempo. Ne ho bisogno a brevissimo. Ma dove posso trovarlo? Non riesco a trovarlo da nessuna parte. Grazie!

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, da poco Gearoop ha messo in giro una nuova versione, oltre ad aver cambiato indirizzo del sito ufficiale.
      E’ difficile, purtroppo, reperirlo. Di solito lo trovi su Ebay. Ma il mio consiglio è collegarti a FB, cercare la pagina ufficiale Gearoop e da lì contattare l’azienda. Stan, la persona che cura i rapporti coi ciclisti, è assai gentile e disponibile. Tu digli che hai letto la recensione qui e vedrai che una soluzione la trova 😀

      Fabio

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