Met Helmets Corso e Grancorso

La prova su strada del Grancorso e del Corso

Tempo di lettura: 10 minuti

La prova su strada del Grancorso e del Corso

Sono stato a lungo indeciso se impaginare la prova su strada come unico paragrafo o dividere. La scelta, lo intuite dal titolo, è stata unire.

Sono caschi che nell’uso pratico, quotidiano, hanno molte similitudini; però differenze ci sono.

La prima, che non si avverte indossandoli ma al momento dell’acquisto, è il prezzo: appena 65 euro per il Corso, 140 euro per il Grancorso.

Le regole del buon giornalismo vorrebbero quindi che davanti a tale forbice di prezzo il paragone sarebbe ingiusto. E infatti paragone non ci sarà, non avremo un vincitore. Anche perché, ognuno per le sue ragioni, alla fine vincono entrambi.

Partiamo con la calzata del Grancorso.

Anzitutto è comodo: trasmette immediato comfort appena indossato. Grazie anche alla leggerezza, che è ottima considerando che per giovarsi della omologazione NTA 8776 il casco deve essere più esteso e il materiale di assorbimento più spesso.

Fronte e nuca come si vede sono ben coperte, la sagomatura per le orecchie protegge pur lasciando spazio a chi avesse padiglioni più “corposi”.

L’unica controindicazione, davvero marginale, è che con la nuca così estesa il casco non è “pony tailed”; può essere un fastidio per le fanciulle ma basta chiudere la coda di cavallo poco più in basso.

La regolazione laterale è precisa. Ho seviziato gli sportellini delle clip per una mezz’ora abbondante, memore del problema avuto tempo fa da uno di voi su altro casco Met con analogo sistema. A parte l’autoipnosi nel ripetere questo apri/chiudi una infinità di volte, le clip hanno mantenuto perfettamente.

Il cinturino magnetico, quello che come ho detto sulle prime mi aveva lasciato dubbioso, si è rivelato una grande comodità. Seviziato pure lui e non si apre, né incidentalmente né forzando.

Lo sgancio è rapido e basta una mano, anche pesantemente guantata. L’aggancio è altrettanto immediato perché le due parti si attraggano, trovando naturalmente il loro incastro. La pattina estesa e morbida elimina ogni contatto con la pelle, che sarebbe fastidioso soprattutto col freddo.

Il sistema di regolazione alla nuca è semplicemente perfetto; la possibilità di scegliere l’altezza per la fascia posteriore permette a chiunque di trovare la calzata ottimale. Non si avverte la mancanza di una imbottitura, più che efficacemente direi sostituta dalla coppia di gocce antislip presenti ai lati e che abbiamo visto nel paragrafo dedicato.

La calzata del Corso è quasi altrettanto confortevole e questo, data anche la differenza di prezzo, va tutto a suo vantaggio.

 

Pur non dovendo sottostare ai rigidi parametri per l’omologazione NTA 8776, la protezione esterna è praticamente quasi identica. La calotta esterna è leggermente più piccola, dovendo ospitare una quantità inferiore di imbottitura; ma seppure abbia provato vari sistemi per una efficace misurazione non sono riuscito ad ottenere risultati attendibili.

Quindi, sperando di non stare scrivendo una sciocchezza, dopo vari tentativi di misurazione mi sembra che tempie e nuca siano leggermente meno estese. Roba di millimetri. Ma, ripeto, non sono riuscito a trovare un valido  e univoco sistema per misurare data la diversa dimensione delle calotte. Quindi prendetela con beneficio d’inventario.

Nemmeno il Corso è amico di noi vecchi fricchettoni che leghiamo i capelli (i pochi che restano…) dietro la nuca.

Altra mezz’ora ad aprire e chiudere le clip laterali pure di questo Corso e niente, nessun problema rilevato. Tranne che mezz’ora col Grancorso e una altra mezz’ora col Corso, dopo i pollici non li muovevo più. Ma non è colpa dei caschi, solo della mia pignoleria.

Può sembrare un eccesso però rifletteteci: aprire e chiudere richiede tre secondi. In un minuto sono 20 movimenti. In trenta minuti sono 600. Qualcuno durante la vita utile di questo casco si potrebbe trovare a regolare i cinturini 600 volte? No, e così alla fine persino i miei gesti insensati assumono un senso 😀

Meno raffinato della fibbia magnetica ma comunque valido il sistema a incastro per la chiusura sottogola; anche qui estesa pattina e nessun fastidioso contatto.

Meno raffinato anche il sistema di regolazione alla nuca. Efficace si, ma ormai mi sono abituato allo scorrimento longitudinale e ne ho sentito la mancanza. Più psicologica che effettiva, visto che a me calza meglio nella posizione tutto chiuso, che è praticamente analoga a quella della fascia priva di regolazione. Suggestione…

Poi però mi ricordo che il Corso costa meno della metà del Grancorso e invece di lamentarmi mi rendo conto che ho fin troppo tra le mani per i pochi euro richiesti.

L’imbottitura interna è identica per ambedue i caschi: comoda, piacevole al contatto e adeguatamente traspirante.

So che siamo in inverno ma questo è uno strano inverno, almeno dalle mie parti. I test dei caschi hanno coinciso con quelli dell’altro materiale dedicato al ciclismo urbano. Questo ha significato uscire in giornate di un gennaio che si millanta marzo e dove la temperatura ha sfiorato i 20 gradi, praticamente primavera.

E un male non è stato, perché mi ha permesso di verificare l’efficacia del sistema di ventilazione del Corso e del Grancorso, giocoforza inferiore a quello di un casco sportivo, e coincidente tra i due per numero di prese, dimensioni e disposizione.

Ho profittato del caldo anomalo e delle tante salite presenti nella mia città, che è collinare. Considerato che il passo mio è modesto, e quindi non è che inerpicandomi mi arrivi chissà quanta aria, posso dire che le prese frontali si avvertono nettamente. Un poco meno quelle superiori mentre di certo quelle posteriore deputate all’espulsione fanno il loro dovere perché non si verificano fastidiosi accumuli di condensa.

Però inverno anomalo o meno, le temperature basse sono arrivate lo stesso e così mi sono ritrovato a sentire fin troppo le prese d’aria frontali. Scendendo in velocità (perché solo in discesa posso andare veloce…) e viaggiando con temperature esterne di 3/4 gradi si avverte l’ingresso dell’aria fredda. Una fascia o un cappellino è il caso di indossarli.

Non mi sono fatto mancare nemmeno la pioggia. Non ti bagni come un casco sportivo ma alla lunga l’acqua entra. Lo stillicidio arriva dalle quattro prese superiori. Forse sembrerà ridicolo, ma mi chiedo sempre perché le aziende non prevedano una cuffietta impermeabile per i propri caschi. O, per esempio, dei tappi sagomati che chiudono le prese d’aria. Forse il prezzo finale salirebbe di un paio di euro ma in cambio si avrebbero pedalatori più felici. Sicuramente più asciutti.

Foggia molto simile per i due caschi, quindi simile anche il campo visivo con la visiera rigida (uguale per ambedue i modelli) montata.

Su bici con una inclinazione della schiena fino a 45 gradi o poco meno non si è costretti ad arcuare il collo all’indietro per vedere lontano. Non fissi solo la ruota anteriore per capirci.

In ogni caso la visierina, che malgrado le ridotte dimensioni protegge bene dai raggi solari, è facilmente asportabile. A me piace di più con la visierina montata.

E mi piace molto la visiera morbida del Corso, sbarazzina e giovanile come me. No eh? Ok, ci ho provato…

Parlando di visiere è il caso di staccare un momento dalla prova in comune e dedicarci allo shield previsto solo per il Met Helmets Grancorso.

Copre metà volto, praticamente uno schermo che blocca aria, freddo, pioggia, fastidiosi insetti e piccoli detriti.

La visuale è perfetta, senza distorsioni. Anche maneggiandoli senza troppi riguardi è difficile graffiarli.

Queste in foto sono le versioni trasparente e mirror glace, cioè leggermente specchiata. La prima ha un prezzo al pubblico, che condivide con la terza versione a catalogo cioè la fumé, di 29 euro; più costosa la glace, per la quale servono 39 euro.

A parte che la loro esistenza è necessaria per ottenere l’omologazione NTA 8776, l’efficacia vale la spesa. Vero che pedalando di gambe i 45 km/h io li vedo solo in discesa; vero però che proprio in discesa e nelle giornate più fredde ho inviato col pensiero più di un ringraziamento alla Met Helmets per avermele inviate.

Quando non serve basta staccarla e riporla sul casco. Il sistema a magneti funziona bene: non ti perdi la visiera sia sopra che sotto nemmeno saltando sul pavé più scabroso, quello dove ti battono i denti per intenderci…

Indossando gli occhiali è però meglio rimuovere la visiera prima di infilare il casco. Questi shield hanno una pronunciata curvatura in basso, verso l’interno. Che ha senza dubbio il merito di tanta protezione; ma si può impicciare con la montatura delle lenti, staccarsi e cadere.

Sono anche presenti alcune prese d’aria sia sopra che sotto la visiera; sia per evitare l’appannamento (credetemi, è davvero aderente al volto) che per avere un minimo flusso d’aria.

Superfluo dire che le ho apprezzate col freddo pedalando con una e-bike. Eh già, mi è toccato inforcarne una 😀

Non sono un fondamentalista contrario alle bici a pedalata assistita; semplicemente non ne ho l’esigenza.

Quaranta chilometri a manetta (elettrica) in una giornata particolarmente ventosa: l’ideale per testare l’efficacia di queste ampie visiere. Protezione perfetta, nessuna lacrimazione, ottima visibilità, assenza di riflessi fastidiosi.

Si, posso promuoverle. Boccio me stesso, perché non ho realizzato che i 40 km dovevano essere di andata e ritorno; quindi ho sommato altri 40 km a trascinarmi i 25 e passa chili della ebike. Un furbo.

I caschi sono molto leggeri e perfettamente bilanciati, il ché li fa sembrare ancora più leggeri. E anche questo contribuisce all’elevato livello di comfort.

La visibilità notturna è buona per il Corso, eccellente per il Grancorso.

Hanno ambedue efficaci luci a led, di serie sul Corso, optional e con il plus del sensore crepuscolare per il Grancorso; però quest’ultimo può vantare l’ampia fascia inferiore, visibile e molto bene da qualunque angolazione, che per forza risulta più efficace delle piastre presenti sul Corso.

Credo di aver fornito un quadro sufficiente; mancherebbe un crash test ma per quanto sia ligio al dovere, preferisco evitarmelo…

Possiamo allora chiudere questo paragrafo e passare alle conclusioni; soprattutto per rispondere alla domanda: ma serve un casco NTA 8776 anche a chi pedala solo di gambe?

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Luca

    Se si fanno molti km in inverno, un casco con la visiera ci vuole, da utilizzare fino ad aprile; stavo pensando al Grancorso, ma poi ho visto il Giro Vanquish…. Altra tipologia, altro livello, d’accordo, ma puoi farci tutto.

    • Elessarbicycle

      Ciao Luca, hai ragione: è altra tipologia, non sono modelli confrontabili. Il Grancorso è casco tipicamente urbano, studiato e ottimizzato per questo utilizzo. La cui foggia è determinata anche dai parametri da rispettare per l’omologazione NTA.
      Alla fine è questione di necessità e scelte personali: basta che sia un buon casco e che uno lo indossi, è questo che mi preme ribadire, sempre.

      Fabio

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