In bici il 4 maggio: ancora troppi nodi irrisolti

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Ieri il Governo ha pubblicato una serie di indicazioni, fumose ancor più del testo del DCPM che avrebbero voluto chiarire.

Sorvoliamo sul fatto che, dal punto di vista strettamente giuridico, queste FAQ valgono nulla perché quella che in dottrina è riconosciuta come interpretazione autentica (ossia la regina delle interpretazioni normative perché proveniente da chi la norma ha effettivamente creato) richiede una sua veste istituzionale, per esempio in questo caso una circolare, e vediamo tutti che le FAQ sono nulla più di parole messe online.

Non sorvoliamo sul fatto che anche io ieri mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo, senza leggere sino in fondo le FAQ, confrontarle con il testo del DCPM (che ovviamente vale più delle FAQ…) e mettere in risalto i punti controversi.

A mia discolpa, quando sul sito della Presidenza del Consiglio è arrivato il file, io ero alle prese con problemi per me più importanti.

Rimedio adesso, perché i nodi irrisolti restano.

In pratica, con queste FAQ non è chiarito nessuno dei punti controversi che ho posto in risalto già il 28 aprile in questo articolo

Dove in apertura illustro anche una serie di considerazioni mie, tra cui cosa vogliamo intendere per “uscita in bici”.

Riprendo la definizione, mia, perché è il nostro modo di vivere la bici.

Quindi, poiché questo è un blog rivolto a ciclisti appassionati, la nostra uscita in bici è quella che ci vede impegnati per più tempo e chilometri, uscite scandite dalle ore e distanza a tre cifre o prossime. Attraversando per forza di cose vari Comuni e, almeno per chi risiede in prossimità dei confini regionali, valicando questi con facilità.

Così definita l’uscita in bici sorgono tre interrogativi a cui non è stata data risposta con le FAQ; anzi, se possibile, diventa ancor più difficile fornire una chiara interpretazione, lasciando alla discrezionalità della forze del’ordine l’applicazione concreta. E la discrezionalità è nemica del diritto, perché le regole servono proprio a combattere l’arbitrio.

Il primo riguarda la definizione stessa di sport e attività motoria, che sappiamo non sono sinonimi.

Nella visione governativa lo diventano quasi, ma poiché lo sport ha tra le sue connotazioni l’essere una attività ludica e ricreativa, specificatamente vietata nel DCPM del 26 aprile, speravo in un chiarimento sul punto. Che invece non è arrivato, ponendoci dinanzi alla paradossale situazione per cui se in bici soffriamo e fatichiamo allora è permesso; se nel frattempo ci divertiamo è vietato.

Non è questione di poco conto, perché l’indicazione del testo normativo è una aberrazione logica oltre che giuridica. Del resto con la questione dei congiunti e le parole in libertà di vari ministri nel definirli, abbiamo avuto l’ennesima prova che chi è deputato a scrivere una norma (e questo vale da 40 anni circa) non lo sa fare.

Il secondo punto riguarda gli spostamenti.

Qui la situazione si complica ancor più se è possibile.

Il DCPM 26 aprile indica (quasi) tassativamente i motivi validi per potersi spostare all’interno della propria regione e/o valicarne i confini. Lo sconfinamento a noi non interessa, non ci rientriamo quindi passo oltre.

Il principio cardine dello spostamento resta la sua necessità. Concetto assai vago ma comunque capace di ricomprendere varie possibilità. Oltre il lavoro, la salute ecc, cioè le motivazioni in vigore già da marzo, se ne sono aggiunte due: la visita ai congiunti (e non sofferimiamoci sul ridicolo nel definire i congiunti: quell’affetti stabili è qualcosa di assurdo nella sua definizione) e l’attività motoria e sport, ancora una volta resi sinonimi.

Qui prendo a parametro una ulteriore chiarificazione fornita dal Governo: recarsi alla seconda casa non è attività necessaria quindi è spostamento non giustificato.

In una uscita in bici come la intendiamo noi, dove ci spostiamo sovente anche per 100 e passa chilometri, come dobbiamo regolarci? Dal tenore del DCPM nonché delle FAQ appare una interpretazione in senso restrittivo, ossia che le nostre zingarate a pedali sono vietate perché spostamenti sul territorio regionale non necessari.

D’altro canto scompare un preciso limite alla mobilità per fare sport/attività motoria, non più nei pressi della propria abitazione.

Che complica ancor più, perché affida alla totale discrezionalità di chi è deputato ai controlli stabilire se la distanza da noi percorsa è congrua o meno. Senza alcun parametro oggettivo a cui il povero poliziotto potrà far ricorso.

Sarebbe bastato scrivere: è permesso lo spostamento su tutto il territorio regionale per fare sport/attività motoria. Oppure: è vietato lasciare i proprio confini comunali (o provinciali) durante l’attività sportiva/motoria.

Semplice, chiaro, comprensibile a tutti e scevro da qualunque interpretazione arbitraria e soggettiva.

Terzo punto irrisolto è l’obbligo di indossare la mascherina durante l’attività motoria e sportiva.

Ormai ce lo hanno ripetuto tutti i medici: una mascherina così come quella usata per andare a fare la spesa o prendere l’autobus è pericolosa sotto sforzo.

Ma qui più che nel DCPM il problema è nella pletora di ordinanze locali, quindi una linea guida sarebbe auspicabile. Almeno per stabilire il tipo di mascherina, perché c’è chi si accontenta del fazzoletto e chi pretende la strafiga con tripla valvola e depuratore ionizzante.

Praticamente tutte le Regioni ne impongono l’obbligo, alcune permettono non indossarla durante l’attività motoria/sportiva, il Governo centrale dice che possiamo farne a meno, i Comuni fanno come gli pare.

Col risultato che, posta come permessa una uscita in bici che attraversi differenti comuni (e per me non è così) si rischia la multa passando da un comune all’altro.

Mi spiace gettare acqua sul fuoco dell’entusiasmo, un entusiasmo che ha pervaso ieri anche me.

Ma visto le FAQ hanno valore giuridico pressocché nullo e visto il testo del DCPM del 26 aprile, resta la mia convinzione che una uscita in bici così come la intendiamo e l’abbiamo definita in questo e nei precedenti articoli non possiamo farla.

Possiamo svolgere attività motoria in bici (oltre al fatto, mai messo in discussione sin da marzo, che possiamo usare la bici per ogni attività necessaria), al limite sport senza però divertirci (se vi fermano fate la faccia triste, se vi vedono sorridenti è multa, sicuro…) potendoci allontanare da casa ma non sappiamo di quanto.

Un altro punto su cui in questi giorni il Governo, per bocca di alcuni suoi ministri, ha creato solo confusione è l’uso di mezzi privati per raggiungere il luogo dello sport/attività motoria.

Hanno detto sino a ieri era vietato, la FAQ ci informano che è permesso.

Ma anche qui sempre con il leit motiv degli spostamenti solo necessari, limitati.

Io immagino sia la visione di prendere un autobus per andare al parco distante dalla propria abitazione ma comunque il più vicino possibile, perché altrimenti davvero non avrebbe senso.

Vieto gli spostamenti e poi permetto di caricare la bici in auto e andarmene a zonzo per tutta la regione per trovare la salita che mi piace o il track di Mtb che mi esalta?

In questa totale incertezza, l’unica certezza è che la confusione è aumentata grazie a queste benedette FAQ.

Che andrebbero abolite, loro si per decreto, facendoci tornare a quando i poteri esecutivo e legislativo parlavano per mezzo della Gazzetta Ufficiale e non con dirette Facebook e siti compilati non si da chi.

Tra poche ore il DCPM 26 aprile sarà in vigore. Prevedo già in serata una sfilza di multe e contestazioni.

Da subito, sin da marzo, non ho mai voluto usare questo spazio per polemizzare col Governo; e non lo farò nemmeno adesso, almeno per quanto riguarda l’efficacia delle misure sul piano medico.

Ma per quanto riguarda la capacità di scrivere norme chiare e comprensibili siamo davvero a uno dei punti più bassi della nostra Repubblica.

Chiudo con due ultime notazioni.

La prima è che quanto detto fin qui riguarda solo il DCPM del 26 aprile. Che permette alle Regioni l’emanazione di ordinanze più stringenti (non più permissive e infatti iniziano i conflitti di potere tra organi dello Stato), quindi, in base a chiari principi costituzionali nonché la riconosciuta autonomia regionale, dovete comunque far riferimento a quanto previsto nella vostra regione.

Per capirci, se anche il Governo centrale vi dice “ok, pedalate felici ‘ndò ve pare”, un presidente di regione vi potrà imporre “boni, al massimo vi faccio vedere il parco da lontano e solo un’ora al giorno”.

Sempre perché viviamo in uno Stato che prevede forti autonomie per gli enti locali (Regioni, Province, Comuni), il tale sindaco potrà a sua volta dirvi “che ve frega di quello, lui governa la regione ma il comune è mio e vi dico io cosa fare sul mio territorio”.

La seconda è che cercherò di seguire al meglio l’evoluzione interpretativa, di fatto aspetto le circolari del Ministero degli Interni (che per la questione della gerarchia della fonti interpretativa valgono ben più delle FAQ) per poter avere un quadro più preciso.

Per adesso posso solo suggerirvi di non allontanarvi troppo in bici, sempre tenuto conto anche delle eventuali restrizioni regionali, perché allo stato attuale non esiste certezza che l’uscita in bici come l’abbiamo sempre definita è permessa.

Mi raccomando, restiamo su questa definizione, attività motoria, pedalata al parco e spostamenti in bici per lavoro e necessità non sono in discussione. 

Aggiungo a qualche ora di distanza dalla pubblicazione citando l’ultima parte della recente circolare del Viminale. 

“Per quanto riguarda le prescrizioni sulla possibilità di spostamento, ferma restando l’assoluta necessità di far leva sul senso di responsabilità dei singoli cittadini, il quadro complessivo delle misure adottate impone di trovare un punto di equilibrio tra il primario obiettivo di salvaguardare la salute pubblica, da perseguire essenzialmente con il divieto di assembramento e, più in generale, con il distanziamento interpersonale e ogni altra forma di protezione individuale, e l’esigenza di contenere l’impatto sulla vita quotidiana dei cittadini”.

“In questo ambito la valutazione dei casi concreti dovrà essere affidata ad un prudente ed equilibrato apprezzamento”.

Trovo questa precisazione sconcertante per due ragioni: la prima è che un comportamento o è ammesso o non è ammesso, senza lasciare spazio alla discrezionalità nell’applicazione.

La seconda è che trovo ingiusto porre sulle spalle delle Forze dell’Ordine un compito che non è loro.

 

COMMENTS

  • vinicio bonometto

    Speriamo che ci sia un dio della bicicletta che ci protegga, ne abbiamo sempre più bisogno.

  • Leonardo

    Buongiorno,
    Innanzitutto grazie per l’articolo, vorrei condividervi la mia idea personale del fare sport in questo periodo: Si alle pedalate! Se volete vi potete fermare qui a leggere questo poema oppure potete continuare…
    Risolviamo noi questi nodi:
    In primo luogo una riflessione sull’uso delle mascherine: in Toscana, come in molte regioni, sono obbligatorie per uscire di casa qualunque sia il motivo quindi anche per attività sportiva. Indossare la mascherina è un gesto di responsabilità civica, in questa fase non bisogna solo proteggere se stessi ma soprattutto gli altri e tutto ciò può funzionare se e solo se tutti indosseranno la mascherina.
    Di che tipo?
    Chirurgica (se posso dare un consiglio per fare sport quelle di cotone perché riutilizzabili e inoltre offrono una resistenza ancora minore rispetto a quelle classiche da sala operatoria perché hanno una tramatura meno fitta).
    Le FFP1/2/3 sono, molto frequentemente, dotate di valvola per l’espirazione che fa passare fuori circa l’80% di ciò che ti porti dentro (tra l’altro offrono una resistenza respiratoria molto maggiore quindi, se si usano i DPI per fare sport poi non bisogna lamentarci perché non si riesce a respirare). Proprio ieri, dato che la mia regione ha anticipato di tre giorni le passeggiate e l’attività sportiva lontano della propria abitazione, mi sono fatto 40km nel mio comune sempre indossando la mascherina ed è vero che si dura un po’ più di fatica a respirare ma almeno non ho messo a repentaglio la salute di nessuno.
    Nel caso in cui non si abbia il fiato per pedalare con la mascherina, mi dispiace, forse è meglio lasciare la bici in garage ancora per un po’ (oppure basta abbassare il ritmo e… andare più piano).
    Altre soluzioni?
    Ce ne è solo una: usare il buonsenso. Se, come nel mio caso, si percorre una strada in cui ci sono molte persone, che come me hanno il diritto di svolgere attività motoria e sportiva, allora ho il dovere di indossarla. Vien da sé che se non c’è gente si può tranquillamente tenerla abbassata, basta semplicemente tirarla su quando si sta per incrociare qualcuno. Se siamo in compagnia di amici, anche se non si potrebbe, mi dispiace ma anche in questo caso ci vuole, non si possono mandare a monte due mesi di clausura di 66 milioni di persone per uno sghiribizzo di tre gatti.
    Passiamo adesso al secondo ed ultimo punto della mia filippica: Le distanze.
    Anche qui occorre buonsenso: forse per non incorrere in sanzioni è meglio rimanere nel territorio comunale anche se prima o poi questa cosa andrà chiarita. È vero mi dispiace non poter andare fino a Fiesole per godermi il panorama su Firenze, mi dispiace non poter passare sotto la casa di Bartali a Ponte a Ema e poi andare verso i vigneti di Greve in Chianti ma, e c’è sempre un ma, ci si può benissimo divertire e fare tanti chilometri anche nel nostro comune. Ieri ne ho fatti 40, mi direte che sono pochi, ed è vero; ci ho messo due orette e allora mi direte che sono andato piano ed è vero pure questo, ma fatelo per tre volte e siete già a 120 km.
    Concludo con una piccola nota personale: riteniamoci anzi ritenetevi fortunati di essere stati inclusi, seppur in maniera molto confusa, nel DCPM perché c’è gente che si è vista bollare, da parte di un agente forse un pochino miope e in maniera implicita ma molto chiara anche nell’ultimo DCPM, il proprio lavoro come un hobby. Mi sto riferendo a tutte quelle persone che ci hanno fatto sentire tutti più vicini e ci hanno reso più dolce questo isolamento suonando, ballando, recitando dalle proprie finestre e dai propri balconi e che, insieme alle centinaia di migliaia di tecnici che stanno dietro di loro, per molti mesi a venire non potranno lavorare.
    Forse ho scritto tanto per parlare dell’ovvio ma a giudicare della gente che si può incontrare fuori non mi sembrano così scontate.
    Buone pedalate a tutti!

    • Claudio

      Leonardo,
      condivido in toto le tue parole, espresse con equilibrio e pacatezza. Abito non molto distante, a Lucca, e sono entusiasta di poter scendere dai rulli e risalire finalmente in bici! Fortunatamente, nel mio comune ci sono belle salite da poter fare anche in sequenza per mettere insieme km. e dislivelli. Certo mi mancherà il mitico Monte Serra, non so se lo conosci, ma mi ritengo tra i fortunati che, come te, sanno comunque apprezzare quanto per il momento ci è consentito. Oltre qualche affermazione che, da qualche articolo a questa parte, trovo un po’ troppo critica…
      Claudio

    • Elessarbicycle

      Ciao Leonardo, tutte osservazioni condivisibili, tra l’altro già espresse su queste pagine da marzo in poi.
      Qui invece faccio un discorso diverso che posso sintetizzare con: perché non scrivere un dcpm chiaro?
      A marzo era comprensibile e giustificabile, adesso, con settimane di tempo e task force a iosa, noi tutti ci aspettavamo di non dover rincorrere interpretazioni, faq e circolari.
      Tutto qui.

      Fabio

  • Fabio, una circolare del Viminale è uscita ieri, ma direi che chiarisce ancora meno:
    https://www.interno.gov.it/sites/default/files/circolare_2_maggio_2020.pdf

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, lo so ma, appunto, nulla specifica.
      Dire che è rimosso il limite della prossimità all’abitazione non risolve il nostro problema fondamentale: quanto possiamo allontanarci?
      Sappiamo tutti noi che farci 20km +20km in andata e ritorno è giusto il riscaldamento e persino io che abito in una città grande, in centro, già con 20km riesco ad attraversare 4 comuni diversi.
      Quella che io attendo è proprio una circolare che spieghi questo, altrimenti siamo alla discrezionalità del controllore e non va bene.

      Fabio

      • Figurati io che abito in un paesino, 33 km quadrati di superficie totale, se non sto attento esco dal comune anche pedalando sui rulli.
        Boh, ho fatto il tentativo di scrivere alla polizia locale, vediamo se mi rispondono.

  • Se a qualcuno può interessare, ho ricevuto dal comandante della polizia locale del mio comune (provincia di Brescia) una cortesissima risposta a mia precisa richiesta di informazioni, in cui mi viene precisato che durante l’attività motoria o sportiva si può uscire dal comune di residenza ma non dalla regione. Naturalmente ribadite le altre limitazioni (attività non in gruppo, distanziamenti ecc.).

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, varia da regione a regione.
      Per esempio nel Lazio la direttiva è restare in provincia, in Campania hai una fascia oraria ecc
      Quindi è sempre necessario informarsi in base alla propria residenza.

      Fabio

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