La scimmia con la piega – Test Surly Monkey Ops

La scimmia, perché ormai così è appellata la Surly Karate Monkey Ops di Marco, è stata rinnovata. Ne ho già dato anticipazione qui sul blog; e nell’articolo sulla nastratura avete potuto ammirare qualche immagine parziale.

Iniziamo col vedere cosa è stato montato.

2320 Surly Karate Monkey Ops 98

Nella foto manca il reggisella, arrivato con una seconda spedizione.
In dettaglio; il proprietario della bici ha scelto una piega Salsa Cowbell 2, comandi Microshift Arsis, attacco manubrio e reggisella Ritchey, nastro manubrio Fi’zi:k e kit cavi e guaine Jagwire con registri esterni della stessa marca.

Iniziamo dai comandi, una opzione che ho caldeggiato, più in basso spiego perché.

2321 Comandi Microshift Arsis 10v 01 2322 Comandi Microshift Arsis 10v 02

La leva freno è in carbonio protetto da lucido trasparente

2323 Comandi Microshift Arsis 10v 03
Il sistema di cambiata prevede una doppia leva. Quella maggiore deputata alla salita di catena, la piccola facilmente azionabile governa la discesa.

2324 Comandi Microshift Arsis 10v 04
Il passaggio cavi è esterno, con la sede per la guaina dalla lavorazione accurata.

2325 Comandi Microshift Arsis 10v 052326 Comandi Microshift Arsis 10v 06

Ho spinto verso questo modello, compatibile con trasmissione Shimano, a causa della piega scelta con la curvatura che tende verso l’esterno. Tutte le moderne leve corsa hanno il comando freno inclinato verso l’esterno, chi più chi meno. Montando leve Ultegra ci saremmo trovati con le leve freno eccessivamente orientate in fuori. Così esposte si sarebbero potute rovinare facilmente e la loro inclinazione, accentuata da quella della piega, avrebbe creato problemi in frenata, con la leva freno basculante che si sarebbe mossa troppo seguendo il movimento di cambiata e con una certa difficoltà a raggiungerle in presa bassa.
Queste Microshift hanno una angolazione minore e il doppio comando elimina il problema della leva freno che rientra quando la si tira, inconveniente che con le Shimano è avvertibile soprattutto frenando in presa alta. Non nascondo comunque che molta ha inciso anche i mio scarso feeling coi comandi Shimano.

Ad arredare i comandi provvedono due kit guaine Jagwire in treccia metallica.

2327 Kit Jagwire 01
Versione road pro, è stato necessario acquistare il secondo kit perché la guaina presente era troppo corta per servire tutta la bici. Che prevede il cavo coperto da comando a componente, sia per la trasmissione che per i freni.
Con quello che costa non è che il produttore sia stato poi generoso nella dotazione.
Un pezzo di guaina freno e uno di guaina cambio ambedue da 170cm, sufficienti per una bici da corsa: non per questo telaio.

2328 Kit Jagwire 02 2329 Kit Jagwire 03
L’alleggerimento del kit e del portafoglio ha colpito anche i cavi freno, forniti in doppia misura 85/165cm, ossia uno per il posteriore e uno ridotto al minimo per l’anteriore. Troppo ridotto al minimo, non arriva al freno di questa bici e infatti ho dovuto prelevare il cavo più lungo dal secondo kit. A un prezzo superiore il produttore ha in catalogo una versione XL (ma non tanto, veste stretto uguale) però la scelta dei colori è limitata e comunque assente quella che serviva a noi.
Due bustine contengono la minuteria necessaria, qualcosa in meno e non qualcosa in più anche in questo caso.

2330 Kit Jagwire 04

Divise per tipologia, freno e cambio, avrei preferito qualche capofilo e capoguaina in alluminio in sovrannumero. I capifilo per comodità, i capiguaina perché chi monta i registri esterni non ne ha a sufficienza uguali e deve ricorrere a quelli in plastica offerti coi registri. Bruttissimo.

2331 Kit Jagwire 052332 Kit Jagwire 06
Io ho avuto buon gioco grazie sempre al secondo kit, ma comunque visto il prezzo della confezione (tra i 30 e 35 euro online, 10 in più la versione XL) mi sembra davvero eccessiva la parsimonia nella dotazione.

Però devo dire che queste guaine in treccia sono belle.

2333 Kit Jagwire 07 2334 Kit Jagwire 08
Con l’ utile accorgimento della parte terminale (tutte e due i lati, da un pezzo di guaina si dovrebbero ricavare le due singole: possibile con una bici da corsa) spiralata, flessibile…

2335 Kit Jagwire 09
… molto morbida e che ben si associa al profilo della piega in uscita dal comando.

2336 Kit Jagwire 10

Purtroppo la limitata lunghezza della guaina per la trasmissione mi ha impedito l’incrocio che avrei preferito creare (per sola estetica, la funzionalità è inalterata) davanti al cannotto di sterzo e mi sono dovuto tenere stretto; creando una V larga al cui centro far passare quelle dei freni.

2337 Surly Karate Monkey Ops 149

Registri a guaina sempre Jagwire per la trasmissione.

2338 Registri a guiana Jagwire 012339 Registri a gaina Jagwire 02

Installati ad altezza tale da essere facilmente raggiungibili con la bici sul cavalletto mentre si ruotano i pedali per le regolazioni. L’abitudine di montarli subito all’uscita del comandi non la comprendo, sono scomodi e basta.

Attacco manubrio Ritchey.

2340 Attacco manubrio Ritchey
La piega è la Salsa Cowbell 2…

2341 Piega Salsa Cowbell 2 01
…dalla caratteristica inclinazione verso l’esterno.

2342 Piega Salsa Cowbell 2 02 2343 Piega Salsa Cowbell 2 04

Reach e drop decisamente contenuti, il primo di 76mm e il secondo 126mm, valori da piega da corsa…

2344 Piega Salsa Cowbell 2 032345 Piega Salsa Cowbell 2 08
…ed estesa in lunghezza la parte terminale, comoda se si decide di usare comandi cambio bar-end. A girarsela tra le mani il reach sembra inferiore, a causa dell’inclinazione che falsa la prospettiva.

2346 Piega Salsa Cowbell 2 07

La presenza di riferimenti e segni grafici rende semplice la centratura e l’allineamento in altezza dei comandi.

2347 Piega Salsa Cowbell 2 05 2348 Piega Salsa Cowbell 2 06
A fasciare la piega un nastro Fi’zi:k

2349 Nastro manubrio Fizik

Reggisella Ritchey in alluminio, versione a un bullone, difficile da montare con la attuale sella la cui estensione laterale dello scafo copre l’unica brugola, posta sul fianco del carrello reggisella.

2350 Reggisella Ritchey

Più di tanto non è possibile avanzarla, ma il problema è relativo perché questa in foto è temporanea, la sella sarà sostituita. Io caldeggio una Brooks Cambium in versione C15, la più sportiva. Perché? Perché sono curioso di provarla…

Ultima modifica, che non condivido del tutto, la scelta di passare a coperture 700×32 in luogo delle precedenti 700×37, fermo restando il modello Schwalbe Marathon Plus.

Fin qui i componenti scelti presentati singolarmente.

Questo il risultato dopo il montaggio.

2351 Surly Karate Monkey Ops 119
A confronto con la precedente configurazione la personalità ne ha guadagnato.

2352 Surly Karate Monkey Ops 94
Il resto della componentistica è rimasto uguale, quindi inutile una altra descrizione che comunque trovate qui. E basta per ora parlarne in versione statica, in coda all’articolo una ampia galleria fotografica che vale più di ciò che posso scrivere: adesso mettiamoci in sella e cerchiamo di capire se la bici è migliorata.
Si, lo è.
Mi ci sono trovato subito meglio, grazie alla piega e al nuovo reggisella che mi ha consentito di alzare la sella secondo le mie necessità. La prima volta che la provai era infatti troppo bassa (col reggisella al limite di sicurezza), impedendomi sufficiente spinta sui pedali.
Regolata quindi l’altezza sella e aumentato il dislivello sella/manubrio (maggiore di quello in foto, dove ho creato un assetto più adatto al proprietario) l’idea era ripercorrere (quasi) lo stesso tragitto della volta precedente, in modo da eliminare ogni variabile.
Giornata di sole malgrado il meteo (o forse proprio perché il meteo dava pioggia) e a zonzo a pedalare. Ho dovuto rinunciare alla digressione fuori strada, quando sono arrivato al percorso della volta scorsa ho trovato solo fango cedevole. Inutile provarci.

Partenza diversa dal solito, per incontrare meno pavé lasciando la città. L’inconveniente, diciamo così, è che questo tragitto mi porta ad affrontare subito una leggera salita, nulla di impegnativo ma diventa noiosa se affrontata a gambe ancora fredde. Rapporto molto agile quindi e via a scaldare i muscoli. Una volta “a regime” ho iniziato a spingere sulla salita successiva, dove la sella alla giusta altezza e il fatto di avere finalmente tra le mani una piega mi hanno consentito una posizione ottimale. Tutta una altra cosa rispetto al manubrio flat, almeno per i miei gusti.

I copricomandi hanno rivelato in presa una buona ergonomia, senza che le guaine esterne infastidissero più di tanto. Ricordano, a usare un eufemismo, gli Shimano Tiagra 10v o analoghi modelli della casa giapponese. La compatibilità con la trasmissione è perfetta, ed è piacevole il sistema di cambiata a doppio pulsante affiancato. Un poco lunga la corsa per la salita della catena, con il comando cambio dotato di salita multipla (massimo 3 pignoni) che è sempre una comodità. Secca e netta la discesa, non come Sram o Campagnolo, ma più veloce di Shimano. Di pochissimo, il cambio è lo stesso. Però il comando rilascia cavo con più immediatezza e si avverte la differenza.

Si è perso un poco di maneggevolezza nello stretto, meno giocattolino tra le mani per capirci, ma il controllo resta ottimo. In presa alta la piega è un poco stretta per i miei gusti, merito (colpa?) della forma; in presa bassa invece si riesce a governare in assoluta tranquillità, con un grande senso di sicurezza e con il peso scaricato meglio sui palmi.

Di nuovo pianura, pavé; il comfort è sceso, le gomme più sottili si avvertono. Sobbalzi amplificati da una sella che dopo una oretta ha iniziato a darmi veramente fastidio. Un problema questo delle selle per me, ormai ne risento molto più di prima. Adesso o monto la sella mia oppure qualunque altra inizia a darmi fastidio; fastidio che dopo poco diventa dolore, rovinando la pedalata. In fin dei conti con selle così ho pedalato a lungo, senza mai problemi. Ma negli ultimi tempi vado in sofferenza con molta, troppa, facilità.

La modifica delle gomme non l’ho capita, forse Marco me ne aveva parlato, ma comunque quando le ho avute insieme al resto per il montaggio un poco sono rimasto perplesso. Io avrei fatto una scelta diametralmente opposta, aumentando ancora la sezione.

Ma tant’è, la bici non è mia, e più di tanto non interferisco; e poi se la gommatura è giusta per i percorsi del suo proprietario, va bene così.

Fine del pavé, finalmente asfalto. Qui il nuovo assetto rende effettivamente la bici molto, ma molto più godibile. Malgrado il dislivello sella/manubrio non fosse da bici sportiva, non ho avuto alcuna difficoltà a stendermi meglio, presa sulla parte finale della piega e via a stantuffare. Resta un telaio da Mtb, la bici hai i suoi chili da portarsi dietro (12,3 per la cronaca) e il paragone con una qualunque sportiva non sta in piedi.

Ma in piedi ci stavo io spesso, sia per rilanciare che per trovare sollievo dalla sella, riuscendo a godermi assai più la bici rispetto la volta precedente.

Arrivato in prossimità del percorso fuoristrada sul quale giocai la prima volta, la delusione: una distesa di fango molle e cedevole. Ho lasciato perdere, preferendo il rientro da altra percorso per provare meglio le doti di stradista di questa bici.

Che ha confermato di poter tenere un buon passo, più facile spingere grazie a una posizione se non sportiva almeno non frustrante (per me, che odio il manubrio flat) come prima.

In discesa le gomme più strette non hanno fatto avvertire in modo netto il minor appoggio laterale, i freni finalmente rodati hanno mostrato il loro potenziale e solo nelle staccate più decise la ruota posteriore, se non caricata a dovere, iniziava a sobbalzare. Ottimo come detto il controllo in presa bassa grazie alla forma particolare della piega, molto più semplice impostare le curve ampie e veloci, meno “naturalezza” invece nei tornanti.

Il resto è più o meno uguale, il telaio quello è, le ruote non sono cambiate (coperture a parte) ed è difficile alla fine dire oggettivamente se la bici è migliorata o peggiorata.

Perché dipende dalle preferenze personali. Non trattandosi di modifica strutturale, tale cioè da cambiare il comportamento dinamico come possono farlo telaio e/o ruote diverse, alla fine si tratta di sensazioni, che si avvicinano o meno al proprio modo di pedalare.

Per me è migliorata, mi sono trovato decisamente a mio agio; per altri potrebbe essere il contrario, prima la bici soprattutto nello stretto e nelle manovre a bassa velocità rendeva tutto più semplice, al limite dell’acrobatico.

Dove mi è piaciuta di più? Un poco ovunque. In salita perché potevo avere una posizione migliore, in discesa mi sentivo più sicuro e padrone della situazione, in piano ho potuto spingere come non riuscivo l’altra volta.

Io ugualmente avrei fatto una bici del tutto diversa su questo telaio, qualcosa di più votato al fuoristrada, gomme di generosa sezione, forcella in carbonio, rapportatura agilissima; con diversi abbinamenti cromatici, ma torniamo sempre alla solita questione che non conta la bici piaccia a me: solo a chi la usa. Però adesso mi somiglia un poco di più.

Vi lascio con ampia carrellata di immagini, ovviamente la piega fa da padrona. Ho preferito pubblicarle tutte, anche quelle che solitamente scarto, giusto per dare più angoli visuali possibili.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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