Shimano State of Nation 2026
In Italia il 74,7% di persone possiede una bici; il 95,7% ha posseduto una bici; il 47% ritiene migliorate le infrastrutture ciclabili negli ultimi 12 mesi; il 41% ritiene poco sicuro per i bambini andare in bici; infine il 46,9% ha incontrato ostacoli nella manutenzione della bici.
E’ quanto emerge dal rapporto Shimano State of Nation 2026, un imponente studio statistico che la casa giapponese svolge dal 2020 e che quest’anno ha puntato il proprio focus su tre argomenti chiave: ostacoli alla manutenzione della bicicletta, sicurezza dei bambini nel ciclismo e infrastrutture ciclabili.
Al solito, chi preferisce può vedere l’articolo in formato video
25.000 interviste per coprire 25 Paesi dell’Unione Europea, questa quarta edizione (quarta perché nel 2023 ci fu una pausa per mettere a punto la metodologia di progettazione) permette a cittadini, operatori del settore e chiunque abbia ruoli decisionali di avere un quadro preciso della mobilità ciclistica e soprattutto dove è necessario intervenire per migliorarla.
Perché, sempre e in qualunque campo, la conoscenza è la pietra angolare per arrivare alle soluzioni.
E infatti abbiamo visto nelle ultime settimane, solo per restare al nostro mondo a pedali, come l’ignoranza di cosa sia realmente la mobilità ciclistica abbia partorito proposte di legge balzane e consigli bislacchi.
Ignoranza unita alla errata convinzione esista un solo ciclismo, lo sportivo pensa sia solo quello, il turista altrettanto, il biker solo andare per sentieri e così via. Ma finché a crederlo è il singolo pedalatore al più ne nascono futili discussioni da social.
Quando convinzione e poca conoscenza sono retaggio di chi riveste il ruolo di legislatore, come avvenuto con l’On. Pella e la sua proposta di legge di cui vi ho raccontato, è concreto il pericolo di peggiorare una situazione non certo rosea.
Un altro errore è volgere lo sguardo solo al nostro orticello, credendo sia il mondo.
Il rapporto Shimano lo amplia all’Unione Europea, 25 Nazioni, centinaia di milioni di cittadini proiezione di un campione statistico scelto con cura e attenzione.
Non è un caso infatti che questo studio abbia suscitato interesse anche nei membri della Commissione Europea.
Al tempo stesso io da giornalista devo seguire la regola della vicinanza, la newsworthiness a dirla come quelli bravi, quindi oggi mi concentrerò maggiormente sul Belpaese con rapide incursioni oltre confine quando necessario.
Mettetevi comodi, c’è tanto da dire e poi, lo sapete, il mio focus è l’approfondimento, non i mordi e fuggi creati con l’intelligenza artificiale e poi rimaneggiati, come ormai stanno facendo pure i big del settore, anche se lo negano.
Il 34% degli italiani che riscontrano ostacoli alla manutenzione citano la mancanza di negozi di biciclette locali o orari di apertura difficili.

Il 28% degli italiani riscontra ostacoli alla manutenzione a causa dei lunghi tempi di attesa presso i rivenditori di biciclette.

Il 41% degli intervistati in Italia non è d’accordo sul fatto che sia diventato più sicuro per i bambini andare in bicicletta.

Il 47% degli intervistati in Italia segnala un miglioramento delle infrastrutture ciclistiche negli ultimi dodici mesi.

Parto da quest’ultimo dato, che potrebbe trovare molti in disaccordo ma si ridimensiona considerando che il miglioramento rispetto all’anno precedente è appena del 9,8%, segno che c’è ancora molto da fare. I numeri spiegano molto ma non dicono tutto, e possiamo rendercene conto a paragone con quello di Nazioni ritenute le migliori per ciclabilità e infrastrutture: Belgio e Olanda.
In Belgio il 58% della popolazione rileva un miglioramento delle infrastrutture; in Olanda questo dato cala al 36%.


Ma, come possiamo vedere, in Belgio l’aumento rispetto all’anno precedente è dell’8,88%; in Olanda appena del 4,10%.

Cosa significa? Che in Italia abbiamo sopravanzato le nazioni iconiche, quelle “eh, mica siamo in Olanda” come risposta standard ogni volta che proponi di migliorare la mobilità ciclistica?
No, significa che lo standard lì è già alto, quindi alte sono le aspettative. Semplificando: se sei abituato bene, pretendi il meglio.
E infatti tra i balzi maggiori rispetto all’anno precedente ci sono Nazioni dove lo standard è bassino, quindi anche un’opera tutto sommato non eccelsa viene percepita come netto miglioramento.
Tenere basse le aspettative, così ogni plus ci farà fare un figurone: poi ognuno applichi questo consiglio nel campo che preferisce.
Proseguo in senso inverso e passo al secondo punto: la sicurezza dei bambini.
Nonostante i percepiti miglioramenti infrastrutturali, gli italiani restano diffidenti. Il 41% degli intervistati ritiene infatti che andare in bici per i bambini è diventato più pericoloso negli ultimi dodici mesi.
Sul punto sarebbe stato utile capire perché, ossia quali sono gli elementi che sono considerati pericolosi.
Emerge comunque un dato importante: la richiesta di infrastrutture a misura di bambino.
La percezione di insicurezza non è solo nostrana.
A livello Europeo il 37% della popolazione ritiene che le condizioni di sicurezza per i bimbi in bici siano peggiorate: maglia nera la Grecia, primo gradino del podio la Polonia.

Come si vede la lista dei Paesi con segno meno, ossia con un peggioramento rispetto all’anno precedente, è lunga e comprende Paesi con buona ciclabilità e già da tempo attenti alle esigenze dei più piccoli.

Significa che anche qui è necessario fare la tara alle aspettative, allo standard a cui si è abituati da un lato; e dall’altro alla sconfortante situazione di chi non investiva prima e non investe adesso.
Che si traduce nel non investire sul futuro. Perché i piccoli pedalatori di oggi saranno i grandi pedalatori di domani: ma se sui pedali oggi non ce li metti, se non semini oggi quindi, domani non avrai un raccolto.
Andiamo avanti.
Unisco gli ultimi due punti enunciati prima, una novità nella metodologia del rapporto sullo stato della nazione proposto da Shimano, che riepilogo: il 34% degli italiani che riscontrano ostacoli alla manutenzione cita la mancanza di negozi di biciclette locali o orari di apertura difficili.
Il 28% degli italiani riscontra ostacoli alla manutenzione a causa dei lunghi tempi di attesa presso i rivenditori di biciclette.
A livello europeo significa 212 milioni di ciclisti che hanno incontrato difficoltà, ben 121 milioni di loro lamenta problemi legati a orari e accessibilità ai negozi e 65 milioni di cittadini europei usa meno la bici per questi due motivi. Il dato che più mi intristisce sono i 7,6 milioni di ciclisti persi, che non usano più la bici per ostacoli incontrati nella cura della propria bici.

Qui ci sono da fare diverse considerazioni, altrimenti il rischio è non comprendere appieno il fenomeno.
La prima è che i dati appena citati sono la proiezione ricavata dalle 25.000 interviste. Quindi un margine di errore c’è, molto basso e io spero sia per eccesso.
La seconda è non focalizzarsi sul proprio ciclismo, da e di appassionati, persone che pedalano quasi ogni giorno se non ogni giorno, curano da sé la propria bici, ne fanno uso sportivo e turistico ad ampio raggio. Insomma, non pensiamo che il nostro ciclismo di amanti del pedale sia l’unico e universale.
Esiste una platea vastissima di chi usa la bici per brevi spostamenti, per andare al lavoro, per comodità, per farsi una semplice gita al parco. Persone che 30 km in una uscita son tanti. Soprattutto c’è forte richiesta di mobilità dolce, ne parlerò fra qualche giorno.
Sono meno ciclisti per questo? Sono meno importanti? Possiamo snobbarli? Ma nemmeno per idea.
La terza è il lancio del progetto Nextgen Mechanic da parte di Shimano Europa avvenuto lo scorso ottobre. Un invito a presentare proposte per affrontare la crescente carenza di meccanici di biciclette qualificati in tutta Europa. L’iniziativa, in collaborazione con Cycling Industries Europe, mira a coinvolgere tutte le parti interessate per rafforzare la professione, elevare gli standard e ispirare la prossima generazione di meccanici di biciclette.
Perché il mondo delle bici cambia veloce, tempo fa vi invitai a non confondere l’esperienza con l’immobilismo, quel “faccio così da 30 anni” inteso come arte quando invece si riduce alla mancanza di aggiornamento.
E ancora una volta vi invito a non fermarvi al nostro ciclismo come fosse universale. C’è un ampio mondo fatto di ebike, cargo bike, bici a noleggio, bici da trasporto e così via che sono bici e che richiedono competenze e professionalità.
Shimano non produce bici ma è il più grande produttore mondiale di componenti per bici. Al di là delle tifoserie a cui non fornisco credito, ha una gamma capace di coprire ogni esigenza.
Questo la pone come naturale candidata a divenire, ma già lo è per molti aspetti, l’apripista di una nuova filosofia ciclistica. Capace di porre il ciclista e le sue esigenze al centro, lavorando su tutto ciò che serve non solo perché non abbandoni la bici ma perché sempre più persone frullino felici le zampette sui pedali.
La quarta si sarebbe dovuta legare a due miei interventi che ho già impaginato ma non pubblicato; un ritardo dovuto a incombenze che si sono succedute e hanno finito col mandarli in coda. Uno sul non vergognarsi di rivolgersi ai meccanici professionisti e professionali, sfatando il falso mito che chi è capace di mettere le mani sulla bici sia più ciclista di chi non lo sa fare; l’altro sul falso mito della maggiore semplicità delle bici di una volta rispetto a quelle moderne. E posso dirlo visto che, purtroppo, l’anagrafe mi inchioda e le ho vissute.
Comunque sintetizzo, poi potrete approfondire con la pubblicazione a breve. Nessuno deve essere considerato meno ciclista perché non sa raggiarsi una ruota: a parte le poche nozioni base necessarie a non restare a piedi, ossia rimediare a una foratura e poco altro, rivolgersi a un professionista non ci rende meno ciclisti. Le bici attuali sono per molti aspetti più semplici da montare da zero, sicuramente più veloci da mettere in strada ma richiedono un approccio più attento, non perdonano l’errore e servono strumenti rinnovati oltre che il necessario aggiornamento.
Però il rapporto Shimano ci racconta anche una realtà di cui prima non avevamo contezza: il 28% degli italiani che incontra problemi di manutenzione cita i lunghi tempi di attesa presso il negozio di biciclette come difficoltà principale. Questo suggerisce un problema di capacità all’interno della rete di assistenza: la domanda di meccanici qualificati sta superando l’offerta, costringendo i ciclisti ad aspettare troppo a lungo prima di poter tornare in sella.
La quinta apre lo sguardo all’Europa, dove vediamo in verde le nazioni più virtuose e in rancio scuro quelle dove i ciclisti incontrano maggiori difficoltà. Stupiscono i cattivi valori di Germania e Italia, dove quasi la metà dei ciclisti lamenta ostacoli.

Se più della metà dei ciclisti europei non lamenta ostacoli, il 20,3% pone in cima ai problemi il costo elevato, il 15,3% la mancanza di un negozio di biciclette locale o orari di apertura difficili da conciliare con le proprie esigenze lavorative, l’11,8% la mancanza di fiducia nella qualità del servizio dell’officina e nella competenza dei meccanici, l’8,7% denuncia tempi di attesa troppo lunghi e un 4,4% indica un non specificato altro.

Questo mi induce a ulteriori considerazioni. Se per la rete vendita e assistenza poco puoi farci, l’epoca del piccolo negozio di bici come hanno conosciuto quelli della mia generazione non è più praticabile, significa la necessità di aprire nuove strade: perché la domanda esiste e credo sia una domanda che molti non immaginavano esistesse. E dove una realtà c’è, sicuramente c’è da rivedere l’organizzazione interna.
La sesta considerazione infine pone l’accento su come i ciclisti europei hanno ovviato agli ostacoli. Il 26,93% ha provato a far da sé, il 21,77% ha scelto altri mezzi di trasporto, il 20,72% ha pedalato meno, il 18,16% ha ritardato le necessarie riparazioni, il 16,36% addirittura ha smesso di andare in bici, il 15,87% ha evitato viaggi più lunghi o determinati percorsi per motivi di sicurezza, meno male che c’è un 15,17% che non si è fatta problemi, infine il 13,89% ha avvertito insicurezza nell’usare una bici non a punto.

Quest’ultimo punto lo ritengo tra i più importanti. Il rapporto Shimano ha il grande merito di raccontarci una realtà che ignoravamo e, come ho detto in apertura, è la pietra angolare per arrivare alle soluzioni. Mi fa male leggere quel 16,36% che ha rinunciato alla bici, anche se forse proprio interessati a pedalare non fossero, insomma, se riesco a sistemarla io una bici allora vuol dire che possono farlo tutti. Però è importante che poco più del 15% dei ciclisti hanno scrollato le spalle e continuato ad andare: significa che c’è una forte domanda da parte dei ciclisti e poca risposta dall’altro lato.
Significa l’apertura a nuove opportunità per chi vorrà coglierle, significa avviare un serio piano legislativo per aiutare o almeno non mettere i bastoni tra le ruote a chi queste opportunità vorrà esplorare, significa aprire gli occhi e capire che la bici è la risposta alla crescente domanda di mobilità sostenibile.
Come ho raccontato e sto raccontando nel mio personale viaggio tra bici e arte, la bicicletta ha sempre saputo rappresentare le istanze sociali dei periodi che attraversa. Una volta erano libertà, anticonformismo, emancipazione femminile, riscatto dalla miseria e altro ancora: oggi è la voglia di un mondo più sano. Che, a quanto pare, passa per una bici più sana.
Chiudo infine con un grafico consolatorio, da leggere al contrario: solo per l’1,5% dei ciclisti italiani le difficoltà di accesso alla manutenzione ha causato un calo nell’uso della bici.

Chissà, vuoi vedere che una mano l’ho data pure io coi miei articoli della sezione Officina?
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

