Shimano si ritira da Eurobike 2026

Tempo di lettura: 2 minuti

Shimano si ritira da Eurobike 2026

In un suo comunicato l’azienda scrive “”Questa decisione riflette la nostra attenzione alla creazione di un coinvolgimento diretto e significativo con i nostri partner, clienti e ciclisti“.

Per chi preferisce, al solito c’è la versione video.

Già vi ho parlato della profonda crisi vissuta da Eurobike, causata da diversi fattori. Non è solo una questione di mercato che stenta a riprendersi e di costi altissimi per la partecipazione ma di formula: serve riportare il ciclista al centro e non le aziende che si parlano tra loro.

E infatti leggo ancora nel comunicato: “Mentre il settore continua a evolversi, stiamo dando priorità ai nostri eventi incentrati su clienti e consumatori, dove possiamo avere conversazioni personalizzate e interazioni pratiche“.

E’ una impostazione, nuova posso dire, che mi vede d’accordo e ho raccontato in tanti articoli quanto sia, anzi è importante recuperare e consolidare il rapporto tra azienda e ciclista, ché detesto definirlo consumatore.

Una impostazione in cui Shimano crede, ve ne parlerò a breve con l’uscita del rapporto State of Nation 2025, che avrà uno dei suoi principali focus proprio sulla necessità di porre al centro le esigenze dei pedalatori nella loro ricerca di una corretta e professionale manutenzione.

Il ritiro di Shimano non è l’unico: Bosch, ha annunciato direttamente che non avrebbe esposto a Eurobike e, da ottobre, molti altri hanno seguito l’esempio, tra cui Schwalbe, Stromer, Riese & Muller e ABUS.

Però credo che quello della casa giapponese sia destinato a far più rumore.

Sia per l’importanza, parliamo del big mondiale della componentistica, e sia perché è coinvolto nella decisione di ritirarsi Bernhard Lange, che è membro del Praesidium dello ZIV, acronimo che indica l’associazione delle industrie bici tedesche, che è anche socio amministratore di Paul Lange GmbH & Co. KG, partner storico di Shimano in Europa.  

Per anni Eurobike ha rappresentato un sicuro punto di riferimento per l’industria mondiale della bici; ma qualcosa ha iniziato a incrinarsi, le aziende hanno chiesto alla dirigenza di far evolvere la manifestazione secondo necessità ed esigenze dei ciclisti. Richieste evidentemente cadute nel vuoto.

Sempre secondo Shimano: “Eurobike ha svolto un ruolo importante nel nostro settore per molti anni e apprezziamo le relazioni che si sono create lì. Tuttavia, il cambiamento delle abitudini dei visitatori, l’aumento dei costi espositivi e i cambiamenti nel modo in cui marchi e ciclisti interagiscono ci hanno portato a esplorare approcci diversi“.

Di fatto sono le stesse considerazioni enunciate anche da altri espositori che si sono ritirati.

Il nostro obiettivo è entrare in contatto con ciclisti e partner in modi personali, significativi e pertinenti allo sviluppo del settore”, ha affermato David Greenfield, direttore marketing di Shimano Europa. “Stiamo evolvendo il modo in cui ci presentiamo come marchio, pur rimanendo pienamente impegnati a supportare la comunità ciclistica globale“.

Per qualcuno questa potrà essere notizia di scarsa importanza, per pochissimi, spero, la scusa per lanciarsi in invettive contro le aziende, per me, che seguo con attenzione da anni l’evoluzione del nostro mondo a pedali è tutto sommato una buona notizia.

Perché è indubbio c’è stato un distacco tra ciò che i ciclisti chiedono e ciò che troppi operatori hanno creduto volessero.

Senza commettere l’errore di guardare solo al nostro orticello, una volta in un commento mi arrivò la richiesta di informare sulle vendite di tipologie di bici in un paio di regioni italiane, roba da gazzettino di provincia, ma tenendo ben presente che l’industria si muove a livello globale e quindi lo sguardo deve essere ampio, accolgo con favore l’impostazione di Shimano.

Non un ritiro solo per i costi e il basso riscontro dell’investimento, che pure sarebbe giusto perché una azienda non è una Onlus, ma la volontà di far tornare i ciclisti al centro.

Sempre più Shimano si sta ponendo, rubo la definizione a uno che ne capisce, come thought leader sui temi di mobilità ciclistica, efficienza nell’assistenza, risposte concrete alle esigenze di chi pedala. Che lo faccia per sport, per diletto e per sola mobilità, serve una nuova visione che tenga conto delle molte e nuove sfaccettature che da tempo sono emerse nel nostro mondo a pedali e che pochi ancora comprendono o hanno volontà di comprendere.

Buone pedalate

Commenta anche tu!