E se fossero le aziende bici occidentali a dover fare concorrenza ai cinesi?

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Mercato bici: le industrie occidentali fanno concorrenza alla Cina?

Si stanno invertendo le posizioni? E’ presto per dirlo ma chi mi conosce sa che seguo le evoluzioni, studio con attenzione, guardo lontano.

Per chi preferisce, ecco il formato video.

Ho sempre detto che il prezzo delle top di gamma è un falso problema, che nel post Covid sarebbe arrivata la crisi, che il problema sarebbe stata la media gamma proposta a prezzi spropositati, che le dinamiche geopolitiche avrebbero innalzato i costi energetici.

Tutto questo anni fa, col mercato che tirava forte, le medie gamma a prezzi folli si vendevano facili, l’energia costava relativamente poco.

Sfera di cristallo? No, solo lo studio e uno sguardo che non si è mai limitato al nostro orticello.

Ricordo quando in altro video, un paio di anni fa mi sembra, parlando di possibili ripercussioni sui prezzi citai tra le altre cose il pericolo Houti, capaci di bloccare le rotte energetiche e commerciali. Ci fu il solito analfabeta funzionale che derise questa mia affermazione, le solite faccine, le solite risposte stupide.

Beh, è cronaca di questi ultimi mesi, lo stiamo vedendo alla pompa di benzina, con le bollette e il peggio deve ancora arrivare.

Diciamo che nelle mie analisi c’è possibilità di errore, è naturale; però è davvero raro, almeno fino ad oggi e in oltre 30 anni di giornalismo, non ne risultano. Ma c’è sempre una prima volta, potrebbe essere questa? Chissà, vedremo.

Già da tempo le aziende ciclistiche hanno rivisto al ribasso i listini e sono ritornate a proporre bici di elevata qualità, ben allestite e con belle doti dinamiche a prezzi accessibili.

Nella fascia tra i 3000 e i 5000 euro sia nel mondo gravel che in quello strada troviamo bici che solo tre anni fa sarebbero state al vertice.

E la fascia inferiore, sempre per prezzo, propone amplissima scelta con minime rinunce.

Le aziende hanno capito che devono venire incontro non solo alle esigenze dei ciclisti ma anche alla nostra nuova povertà, con potere d’acquisto ridotto, salari fermi da vent’anni, costo della vita in costante aumento.

Hanno capito che devono muoversi, anticipare, battere sul tempo la concorrenza cinese prima che sia troppo tardi?

Guardiamo cose è successo e sta succedendo al mercato moto, accumunato a quello bici dalla forte componente passionale.

Dapprima l’acquisizione di marchi occidentali, poi l’ingresso in proprio. Offrendo prodotti ben curati, ottimamente accessoriati, affidabili e con buone e in alcuni casi ottime qualità dinamiche: moto offerte a un terzo se non un quarto di quanto proposto da aziende occidentali e giapponesi. Solo quest’anno i giappi si sono svegliati, proponendo moto che entrano in diretta concorrenza proprio con le made in China.

Il mercato auto ha seguito una dinamica diversa, più vicina alla strategia messa in atto dai brand cinesi del settore bici. Con le quattroruote i marchi cinesi hanno puntato subito al mercato premium, nelle fascia e, passatemelo, nell’appariscenza se non nei contenuti. Una pletora di suv, minisuv e megasuv, anche loro con ricchissima dotazione, prezzi stracciati o quasi, motorizzazioni all’avanguardia sul fronte emissioni giacché da decenni in Cina investono in questo settore.

Nelle varie fiere e saloni ciclistici europei stiamo vedendo, tramite gli importatori, bici completamente made in china, non solo i telai ma anche la componentistica, che ha colmato rapidamente il gap.

Tre anni fa più o meno mi fu inviato un gruppo elettronico da una azienda cinese. Una vera schifezza, lo rimandai indietro elencando tutte le criticità. Non la presero bene, son permalosi, va detto.

Ho rivisto a IBF un gruppo della stessa azienda, montato su una bici interamente cinese, l’ho azionato, semplicemente quasi perfetto. In tre anni hanno avvicinato la concorrenza e con alcuni competitor posso dire superata.

Sempre nel nostro mondo a pedali è già da tempo in atto una seria politica di razionalizzazione per abbattere i costi; e al contempo assistiamo al varo di telai e componenti che senza rinunciare alla qualità fanno del prezzo basso una delle loro armi vincenti.

Penso per esempio alla famiglia Shimano CUES su cui sto lavorando da mesi. Di fatto, oltre tutte le indubbie qualità mostrate, è già lì a sbarrare il passo ai cinesi.

Le industrie occidentali, tutte, sono così previdenti? Alcuni segnali ci sono ma c’è una fortissima incognita che potrebbe far saltare il banco: i costi energetici.

Vero che la Cina sta soffrendo la crisi mediorientale ma è anche vero che ha una buona produzione interna seppure non sufficiente a coprire l’intera domanda energetica; vero che ha reso la vicina Russia propria provincia economica, portando a compimento una vendetta che risale a un’altra epoca storica ma si sa che i cinesi sono pazienti; vero che quindi ha canali che le consentono di tenere botta ma resta un momento delicato, con una sovraproduzione che non trova sbocchi, i tutti i settori.

L’occidente invece sul piano energetico è del tutto sguarnito, produce poco e acquista a prezzi elevati; e chi produce energia tutela solo le proprie aziende senza comprendere che integrazione e collaborazione sono l’unica via d’uscita.

Tutto questo determina non solo un ulteriore impoverimento dei cittadini, e se hai meno soldi in tasca la bici nuova è l’ultima delle tue priorità; ma anche una oggettiva difficoltà per le aziende a proporre prezzi accessibili, i costi di produzione salgono in maniera vertiginosa e se ancora non abbiamo visto tutti gli effetti e perché tante Nazioni hanno fatto ricorso alle riserve strategiche.

Ultima considerazione: aprite lo sguardo al mondo e non solo a cosa succede nel negozio di quartiere, quindi per favore evitate commenti del tipo “sotto casa c’è la fila a comprare bici”; ed evitate anche il solito “tanto è fatto tutto in Cina” credendo che Taiwan sia Cina. Non lo è, anche se a Pechino è meglio non ricordarlo.

Buone pedalate

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