Nuovo Codice della Strada: la riforma nata dai social

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Il consiglio dei Ministri ha varato la riforma al codice della strada, ora toccherà al Parlamento esprimersi con parere non vincolante.

Una quantità di modifiche, tutte volte a rendere la circolazione ancora più insicura.

Ma soprattutto una quantità di modifiche che sembrano prese pari pari dalle pagine di qualche social traboccante analfabeti funzionali.

Per chi preferisce, c’è il formato video.

Si va dalla porcata, perché solo così posso definirla, della netta diminuzione delle sanzioni per eccesso di velocità, ve ne parlai in altro articolo, alla follia della totale inversione di responsabilità negli attraversamenti pedonali, dove passa la arcaica visione che l’automobilista ha sempre ragione perché sarà dovere del pedone fermarsi, accertarsi che l’automobilista l’abbia visto, in pratica chiedere il permesso o quasi e se l’auto invece di fermarsi accelera, beh, fatti suoi.

Le multe? Da un lato si alzano le sanzioni per alcune infrazioni, per esempio circolare senza assicurazione obbligatoria, dall’altro si renderà quasi impossibile notificare quelle elevate da remoto, per capirci quelle rilevate con velox e tutor tanto odiati dai seguaci del ministro.

Scende infatti da 90 a 45 giorni il termine per la notifica, considerando la mole di lavoro e i pochi agenti assegnati, significa nella pratica rendere nulle una stragrande maggioranza di multe.

Ovviamente non mancano punizioni per bici e monopattini nonché un vero e proprio obbrobrio giuridico.

Sanzioni per chi non porta la bici a mano quando a giudizio di non si sa chi e senza alcun parametro di riferimento, crea pericolo alla circolazione. Per quanto una norma debba per sua natura essere generica e astratta per comprendere tutte le variabili umane, qui siamo all’arbitrio, che è cosa del tutto diversa dalla certezza normativa.

Ma la vera assurdità è questa creazione della categoria delle bici a propulsione, che non sono le e-bike a norma, quelle a pedalata assistita che staccano a 25 chilometri orari bensì, udite udite, le superbici usate dai rider, definizione che significa nulla, che avranno obbligo di targa, assicurazione casco.

Ma scherziamo? A parte che le usano tante persone che rider non sono, parliamo di bici illegali, non a norma, con motori che sviluppano una potenza superiore e con assistenza che stacca ben oltre i 40 chilometri orari nonché, spesso, la presenza di un pulsante che non rende necessario pedalare, la propulsione è solo elettrica.

Ossia veicoli che per poter circolare devono essere omologati come ciclomotori secondo la legislazione attuale, con tutti gli obblighi che ne conseguono.

Invece nella riforma bacata varata ieri abbiamo la sanatoria di un fenomeno illegale per assoluta incapacità a legiferare.

Quadriplicata la sanzione per chi circola in bici su un marciapiede, da 40 a 160 euro. Ok, ma come la mettiamo con tutte quelle corsie ricavate proprio sui marciapiedi, mai omologate come ciclabili perché non possono esserlo e contrassegnate spesso solo da uno stencil? La polizia locale eleverà sanzione al ciclista per la violazione di qualcosa che il Comune da cui dipende quella stessa polizia ha permesso?

Ci sarebbe ancora tanto altro, vigliaccamente l’entrata in vigore è posticipata al 2028, ossia a dopo le elezioni. Già, perché questa non è una riforma in nome della sicurezza: è solo una marchetta elettorale.

Buone pedalate

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