La proposta dell’On Pella sui ciclisti affiancati è formulata male

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Perché la proposta di legge a firma On Pella e altri è sbagliata nel punto che prevede la marcia affiancata. Non ho dimenticato il punto di domanda, la mia è una affermazione.

In realtà per me è sbagliata in tutti i suoi articoli, però siccome questo punto è stato salutato con troppo frettoloso entusiasmo e poiché quando ho trattato la quasi intera proposta questo aspetto non è stato appieno compreso, ho scelto di approfondire.

Per chi vuole, al solito, c’è la versione video.

In mezzo mondo si è appurato che la marcia affiancata sia più sicura per i ciclisti e, malgrado i soliti analfabeti funzionali ritengano il contrario (non posso dire pensino, sarebbe ottimistico), è più sicuro anche per gli automobilisti.

Da noi, In Italia, è concetto che fa fatica a imporsi, persino tra i ciclisti o chi dovrebbe tutelarli o legiferare in loro favore visto il ruolo ricoperto. Ricordo infatti che il primo firmatario, l’On. Pella, è presidente della lega professionistica.

Leggiamo insieme la norma così come formulata nella proposta di legge.

In deroga a quanto previsto dal comma 1, quando la larghezza della carreggiata è tale da consentire il sorpasso da parte dei veicoli a motore garantendo una distanza laterale minima non inferiore ad 1,5 metri, i ciclisti, anche fuori dai centri abitati, possono procedere affiancati in numero non superiore a due e in gruppi composti da non più di dieci persone.

Ho tagliato solo l’ultima parte che non interessa in questa occasione.

Analizziamo insieme come si farebbe, o si dovrebbe fare, in una qualunque scuola forense, seppure le tracce sui cui mi chiedono consiglio i giovani aspiranti avvocati mi facciano spesso dubitare che chi le ha assegnate dovrebbe tornare sui banchi universitari.

Chi è il soggetto attivo? Ossia su chi ricade l’onere del rispetto della norma? Sui ciclisti.

Così come formulata significa che i ciclisti dovranno valutare la larghezza della carreggiata, calcolare se una volta affiancati resti il metro e mezzo e poi sperare che il veicolo che arriva alle loro spalle sia stretto a sufficienza.

Perché magari un vecchio pandino ci passa, un Suv o un furgone no.

Quindi, a seconda delle dimensioni del veicolo che li segue, i ciclisti potrebbero essere in torto o nella ragione.

Ma per chi pedala è impossibile saperlo, chi pedala guarda avanti e mica ha la sfera di cristallo per sapere in anticipo chi arriverà alle sue spalle.

Oltre la possibile sanzione, c’è il problema della corresponsabilità in casi di sinistro, ossia il ciclista travolto che pedala nella convinzione che la carreggiata è larga il giusto, il veicolo oversize che manda tutto a carte e quarantotto.

Insomma, questa norma si presenta priva della ragionevolezza che è requisito imprescindibile di una legge, è di impossibile attuazione pratica e a nulla serve.

A me sembra solo il contentino, avvelenato, per far passare l’altra polpetta avvelenata di cui vi parlai, ossia la marchiatura della bici che diventa una vera e propria targa con possibili futuri obblighi.

Ora facciamo un giochino: eccovi due proposte alternative che ribaltano completamente il soggetto attivo, che in questo caso diventa chi conduce il veicolo che segue i ciclisti.

Scheda della prima.

Laddove la carreggiata prevede una o più corsie per senso di marcia è consentito ai ciclisti di viaggiare affiancati in numero non superiore a due. Chiunque intenda impegnare il sorpasso potrà farlo solo quando le condizioni del traffico e della strada permettano di mantenere la distanza minima di 1,5 dal ciclista più esterno.

Ecco, come vedete è chi guida che dovrà valutare se ha spazio e può farlo perché davanti a se ha la strada, la sede impegnata dai ciclisti, le dimensioni del proprio veicolo.

Troppo riduttiva la questione delle corsie? Ok, proviamo questa seconda scheda.

Laddove la carreggiata prevede una larghezza minima pari a X metri è consentito ai ciclisti di viaggiare affiancati in numero non superiore a due. Chiunque intenda impegnare il sorpasso potrà farlo solo quando le condizioni del traffico e della strada permettano di mantenere la distanza minima di 1,5 dal ciclista più esterno.

Ovviamente la X è valore da stabilire ma già così è chiaro che ancora una volta il soggetto attivo resta chi segue le bici e non per punizione: è logica.

Solo chi sta dietro può valutare in sicurezza, chi è davanti in bici no.

Quindi se lo scopo della proposta di legge dell’On. Pella è garantire maggiore sicurezza ai ciclisti facendoli viaggiare affiancati, così come è stata formulata è del tutto sbagliata.

Se vuole, può far sue le mie proposte, le cedo volentieri.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">Giuseppe</cite>

    Mi permetto,sono un ciclista ma anche automobilista,per salvaguardare la propria incolumità i ciclisti non sarebbe meglio pedalassero non affiancati?

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Giuseppe, no, è il contrario.
      Lo è in mezzo mondo dove anche le forze dell’ordine spiegano questa cosa agli automobilisti.
      Il problema nasce lì dove non c’è rispetto per gli altri, quindi un ciclista è ritenuto intralcio, due ancora peggio
      Fabio

  • <cite class="fn">Guido</cite>

    Sono un cliclista e un automobilista anche io. Quando vado in bici io mi sento sicuro se viaggio affiancato con un altro ciclista solo in strade secondarie dove (magari col Radar posteriore) si capisce quando arriva un mezzo e a quel punto ci si mette subito in linea. Non vedo necessità di valutare la larghezza della strada per il ciclista. Quindi per me nelle strade principali si deve viaggiare il fila. Nelle strade scondarie a bassa intensità di circolazione si può affiancati anche in 3. Vero poi che deve essere l’automobilista a valutare la possibilità di sorpasso in sicurezza, ma se lo spazio di 1.5 mt non c’è, l’automobilista deve avere dirtitto di chiedere strada senza che i ciclisti lo mandino a quel paese (nota la parola raffinata … ne ho in mente altre) e i ciclisti devono mettersi in linea ed agevolare il passaggio dell’auto altrimenti prevale l’egoismo (anche qui il concetto della parola raffinata) e questo è profondamente sbagliato e antipatico

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