Sicurezza stradale: una proposta di legge per tutelare pedoni e ciclisti

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E’ stata presentata ieri in conferenza stampa la proposta di legge a prima firmataria l’On. Ghio per tutelare gli utenti deboli della strada: pedoni e ciclisti.

Per chi preferisce, c’è il formato video.

Una proposta di legge che cambia prospettiva ponendo a pietra angolare una modifica culturale nell’approccio alla mobilità attiva e sostenibile.

C’è però un problema.

Come potete vedere il testo del progetto di legge 2523 non è ancora disponibile, malgrado sia stato depositato a luglio dello scorso anno.

Questo significa che posso basarmi solo sulle dichiarazioni rese in conferenza stampa, che è comunque una notizia ma anche un rischio per chi, come me, ha fatto dell’approfondimento la stella polare del proprio lavoro.

Se, per dire, con la proposta dell’On. Pella mi fossi basato solo sulle sue dichiarazioni e l’intervista zerbino pubblicata da una nota testata, mai avrei potuto elencare analiticamente tutti i suoi limiti.

Ma ho scelto di parlarne ugualmente non a caccia di click, anzi, posso dire che il mio espormi su delicati temi della sicurezza non giova alla mia popolarità, quanto perché mi preme raccontarvi il cambio prospettico.

Il testo dell’On. Ghio, che ripeto è prima firmataria ma la lista è lunga come avete visto nella schermata proposta prima, è stato redatto con il contributo di Fiab, acronimo che sappiamo indicare Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.

Questo significa che il focus è la mobilità sostenibile, non il ciclismo sportivo.

Ha senso, non solo per rispetto allo scopo statutario dell’associazione ma perché, come ho spesso raccontato, pedoni e ciclisti sono più esposti, e quindi vittime, proprio in ambito urbano.

E dobbiamo considerare che sempre più italiani si muovono a piedi o in bicicletta. Secondo l’ultimo Rapporto ISFORT, oltre il 28% degli spostamenti quotidiani avviene in modalità attiva. Eppure, le nostre strade restano progettate soprattutto per chi guida veicoli a motore.

Significa la necessità di tutelare gli utenti deboli della strada.

Perché, cosa che sfugge ai tanti dementi che spesso intervengono nei miei video, qui parliamo di vite messe in pericolo dalla mediocrità di chi sfoga le proprie frustrazioni pavoneggiandosi col macchinone.

Fra qualche giorno vi proporrò un intervento di un tizio, emblematico di questa visione triste: triste per la sua pusillanimità.

Il testo, riportano le dichiarazioni rese in conferenza stampa, introduce una distinzione chiara tra:

Utente più forte: chi guida un mezzo più pesante, potente o veloce;

Utente della mobilità attiva: chi si muove a piedi o in bicicletta.

Non è solo una definizione. È appunto un cambio di prospettiva.

Come? Modificando l’articolo 2054 del Codice civile e quindi in caso di incidente il conducente del veicolo più pesante o potente è considerato, salvo prova contraria, maggiormente responsabile.

Ma attenzione: qui la modifica è del codice civile, non penale.

In parole semplici, non parliamo di colpevolezza, sarebbe una presunzione incostituzionale.

Ora, senza testo di legge davanti ma con qualche decennio di studi giuridici sulle spalle, intuisco che la modifica riguardi il secondo comma.

Che sostiene: “Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli”.

In pratica si fa metà e metà a meno che la dinamica non mostri chiare responsabilità solo di una parte.

La modifica della proposta Ghio dovrebbe superare questa divisione paritaria, che però, a fini pratici, andrebbe a ripercuotersi sull’entità del risarcimento.

Già Regno Unito e Olanda adottano una simile impostazione, saprò essere più preciso quando avrò tra le mani il testo di legge, che ho richiesto.

La proposta introduce altre numerose misure volte a incentivare gli spostamenti a piedi e in bici e a proteggere l’incolumità degli utenti attivi. Ad esempio, i marciapiedi dovranno avere una larghezza minima di 2 metri, i guidatori dovranno superare i ciclisti almeno a un metro e mezzo di distanza in ogni caso.

Inoltre, i Comuni potranno installare più facilmente attraversamenti pedonali rialzati (dove avviene la maggior parte degli investimenti mortali), e i mezzi pesanti dovranno essere dotati di sensori elettronici per rilevare la presenza laterale di pedoni e ciclisti negli angoli ciechi.

La proposta introduce chiare norme per la governance, risorse e monitoraggio: è infatti prevista l’istituzione del CIPOMA, Comitato Interministeriale per le Politiche di Mobilità Attiva, che ha il compito di assicurare il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici e la Direzione Generale per la Mobilità attiva presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Comuni e altri enti si dovranno dotare di strumenti mirati per valutare in modo continuativo l’efficacia delle politiche adottate e la validità delle infrastrutture implementate. Verrà istituito, inoltre, il Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale pari a 300 milioni di euro per il triennio.

Non sfugge nemmeno la comunicazione attuale: la pubblicità degli autoveicoli dovrà essere accompagnata da messaggi che promuovano la guida sicura, l’uso della mobilità attiva, di quella condivisa e del trasporto pubblico. A tal fine, una quota pari al 5% delle spese pubblicitarie destinate alla promozione dei veicoli sarà utilizzata per realizzare campagne istituzionali dedicate alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale.

Vi dico la verità: sono in difficoltà.

Per mia formazione culturale sono abituato a parlare con le carte davanti, come dicevano i miei maestri quando mi lanciavano, ragazzetto fresco di titolo, in un’aula di Tribunale conoscendo solo nome e cognome di chi avrei dovuto patrocinare, senza sapere se ero difesa o parte civile e con pochi minuti a disposizione per studiare il fascicolo, stabilire la strategia, discutere. Senza internet sul telefono, non esisteva, quindi facendo ricorso solo a quanto avevo studiato.

A chi non è del mestiere e soprattutto agli avvocati delle nuove generazioni sembrerà dilettantismo: non immaginate invece la formidabile palestra che è stata.

Adesso si limitano a copiare la giurisprudenza e lasciar fare all’intelligenza artificiale, la vera avvocatura è finita da tempo.

Quindi, per me oggi, parlarvi senza conoscere il testo è non solo difficile ma contro natura.

Però al contempo ho in tasca anche la tessera di giornalista oltre che di avvocato, e questa è giornalisticamente una notizia, quindi doverosa riportarla.

Ma vi assicuro: appena avrò il testo della proposta di legge ve lo racconterò con la stessa perizia già usata per altre iniziative.

Buone pedalate.

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