Muore un giovane ciclista e noi ci stiamo abituando
Anche oggi mi tocca raccontarvi l’ennesima morte di un ciclista: Francesco Mazzoleni, classe 2007, un diciottenne.
Un bambino per me, più giovane di mia figlia.
Ucciso mentre si allenava, correva per il Team Goodshop Yoyogurt, categoria dilettanti Under 23.
L’incidente a Barzana, nella bergamasca, ieri 15 febbraio.
La dinamica ancora non è chiara, ma a questo punto conta poco.
Era in strada, pedalava, si allenava, tutte cose normali che invece in questo Paese sono diventate una scommessa con la morte.
Lo sono diventate perché da troppi anni viene portata avanti una incessante campagna d’odio, ve ne ho raccontato spesso.
Lo sono diventate perché da troppi anni, e chi conosce la storia potrà dirvi da un secolo, le biciclette sono un fastidio.
Lo sono diventate perché da troppi anni è passata la formula autoassolutoria che la bici è pericolosa e chi pedala se l’è cercata.
Lo sono diventate perché da troppi anni nulla viene fatto per impedire la continua strage di pedoni e ciclisti.
Lo sono diventate perché persino chi dovrebbe legiferare a tutela dei ciclisti tira fuori proposte di legge slegate dalla realtà.
Lo sono diventate perché da troppi anni qualunque Governo si sia succeduto a Palazzo Chigi è sempre stato troppo attento solo alle esigenze dell’industria automobilistica.
Lo sono diventate perché da troppi anni la priorità è dare strada ad auto sempre più grosse, ingombranti, distruttive.
Lo sono diventate perché nemmeno la stampa di settore ha davvero il coraggio di prendere posizione decisa, preferendo sciocchezze sul dimagrire in bici o cavalcare i prezzi alti.
Lo sono diventate perché anche noi ciclisti stiamo accettando come normale, ineludibile, morire per la nostra passione.
Ci stiamo abituando, ci siamo abituati: invece dovremmo reagire, tutti.
Mettendo finalmente da parte personalismi, beghe di potere, caccia a like e consensi.
Abbiamo una idea, un ideale: se non siamo disposti a batterci per questo o vale nulla la nostra idea o valiamo nulla noi.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

