Contro l’odio verso i ciclisti dobbiamo fare rete: ma…

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Contro l’odio verso i ciclisti dobbiamo fare rete: ma è difficile finché ognuno baderà solo al proprio orticello e attaccherà gli altri.

Mi conoscete, sapete bene che già da mesi ho preso posizione decisa.

Da anni in realtà, almeno sul blog; sul canale video meno, sia perché è decisamente più giovane e sia perché, confesso, non volevo ritrovarmi con la massa di analfabeti funzionali a riversare odio e sciocchezze nei commenti.

Per chi preferisce, può continuare sfruttando la versione video.

La scorsa estate l’incidente in Puglia con più ciclisti deceduti fu l’evento che mi fece decidere che non potevo tacere, a costo di attirarmi odio pure io.

Lì mi conosceste in veste differente, pronto a ribattere senza filtri o accomodamenti a chiunque propalasse cattiveria.

Perché, e l’ho ribadito anche nell’ultimo video, quello augurale, io non inseguo click e follower ma solo la qualità del pubblico.

In seguito a quei miei interventi, leggendo lo sdegno edulcorato, e non è un ossimoro purtroppo, dei colleghi della stampa di settore, decisi di tentare un coinvolgimento, sostenendo che avremmo dovuto fare rete.

Ognuno con le sue posizioni ma ognuno libero di prendere spunti dagli altri così da creare un fronte comune, una campagna d’opinione se vogliamo.

Tanti complimenti alla mia idea ma poi, al momento di metterla in pratica, tutti a tirarsi indietro perché, più o meno, il concetto era “tu non ti curi delle statistiche, noi si, ci dobbiamo campare e non possiamo alienarci una fetta di pubblico”.

Io provai a spiegare che oltre a essere un atteggiamento eticamente sbagliato, vista la gravità della campagna d’odio contro i ciclisti, il problema del pubblico era insussistente: questi, pensavo, non sono ciclisti, è gente che ci odia e basta, chisenefrega se non cliccano.

Sono passato all’imperfetto nel periodo precedente non per errore sintattico ma perché mi rendo conto che forse sbagliavo io.

Ci sono ciclisti, o almeno gente che dichiara di andare in bici, che ci odia uguale.

Sapete che non sono animale social, mai fatto campagne pubblicitarie o inondato di post, sempre e solo limitato a lanciare gli articoli.

In questi giorni, dopo l’episodio clamoroso contro gli atleti del team di Petacchi, ho passato diverso tempo a sfogliare faceboook, per avere il polso della situazione, provare a capire quanto fosse esteso il fenomeno.

Mi sono imbattuto in un post che ho trovato arguto, composto da un individuo che cura una pagina molto seguita, con evidente dispendio di tempo ed energie perché pubblicare più di un post all’ora significa vivere nella bolla social tutto il giorno, io non ne sarei capace.

Vero che la quasi totalità dei post sono copia e incolla di scritti altrui ma visto che cita la fonte immagino abbia chiesto il permesso e gli sia stato accordato.

Comunque tra foto e articoli altrui ogni tanto c’è qualche suo intervento.

Ho cercato di capire chi fosse, una ricerca in rete mi ha rimandato alla sua attività che ha nome coincidente alla pagina, legata alla bici, insomma, mi è sembrato uno di noi.

Quindi ho ritenuto doveroso complimentarmi e ringraziarlo per quel post, che ritengo valido.

Dopo pochi minuti una notifica sul mio telefono in cui mi risponde che sono una merda e poi mi banna.

Non so perché e francamente, oltre a chiedere perché, senza ricevere ovviamente risposta, ma chiedere giusto per educazione, il motivo mi interessa poco.

Era la prima volta in cui mi imbattevo in lui, ignoravo fino a ieri chi fosse e seppure trovi poco corretto copiare l’altrui lavoro per promuovere la propria attività non è il primo, non sarà l’ultimo.

Però amareggia.

Non per l’offesa nei miei confronti, dico sempre che non conta cosa ti dicono ma chi te lo dice, insomma, non è che Socrate mi ha dato del fesso, lì mi sarei fatto due domande: amareggia perché evidentemente non sappiamo fare rete.

Io non so perché mi abbia offeso, tra l’altro in questo post in cui mi sono complimentato la tesi è identica alla mia, sicuramente non l’avrò ispirato io, sono fatti sotto gli occhi di tutti quindi dubito abbia copiato pure me, ma fosse pure che gli sto antipatico per motivi che solo lui conosce, davanti a quello che sta succedendo e che non ha uguali nella storia recente, ogni possibile dissapore andrebbe messo da parte in nome della causa comune.

Ma finché ognuno penserà solo a coltivare il proprio orticello, ognuno userà a parametro solo i click, ognuno vedrà gli altri come concorrenti che possono sottrargli traffico e visite, finché sedicenti ciclisti ne odieranno altri, finché saremo divisi proprio noi che proviamo a veicolare idee e principi, beh, abbiamo perso in partenza.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">Gian Luigi Fiore</cite>

    “Contro l’odio verso i ciclisti dobbiamo fare rete: ma è difficile finché ognuno baderà solo al proprio orticello e attaccherà gli altri.”
    Purtroppo si può sostituire a “l’odio verso i ciclisti” uno qualunque dei problemi che abbiamo nel paese; il periodo dopo i due punti resterebbe immutato, sarebbe sempre tristemente e profondamente vero.
    Io da anni sintetizzo che “noi italiani” preferiamo di gran lunga passare per furbi piuttosto che essere intelligenti.
    Nel frattempo, sperando che pian piano le cose cambino, grazie per l’impegno ostinato che metti in questa piccola/grande causa civile. Ti seguo con stima ed interesse.
    Gian Luigi

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Grazie del sostegno, mai cerco complimenti o apprezzamenti ma sapere che non mi sbatto a vuoto aiuta: molto.

      Fabio

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