Auguri per due

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Eccomi col consueto messaggio augurale, doppio perché come ben sapete il primo articolo del blog andò online proprio il giorno di Natale.

Il Natale del 2012: ne è passato di tempo.

Tempo in cui ho seminato tanto e raccolto altrettanto. Un raccolto secondo i miei obiettivi e tra questi mai c’è stato trasformare questa pubblicazione in una attività commerciale.

Per chi vuole, è anche in video.

Giornalista da tantissimi anni sono perfettamente consapevole, sia chiaro, che una testata è una impresa commerciale: ed è giusto sia così.

Non questo blog, come non lo è il canale video.

Iniziai a scribacchiare appena maggiorenne, mi feci le ossa con la cronaca giudiziaria per un quotidiano, alternando studi universitari e aule di tribunale. E da subito decisi che non sarei voluto diventare giornalista professionista. Addirittura per moltissimi anni scelsi di non fare nemmeno domanda per l’iscrizione all’albo dei pubblicisti.

Perché volevo raccontare la realtà ma volevo farlo senza obblighi, senza dover scrivere per necessità: solo per piacere.

Quando lasciai definitivamente la carta stampata, per motivi personali che non ha senso narrare, fu una decisione difficile ma necessaria.

Però ne sentivo la mancanza. 

Così decisi dopo molti mesi da quell’addio di seguire una strada personale, già all’epoca controcorrente: l’approfondimento in rete.

Non la rete come conosciamo oggi seppure già facessero capolino i germogli del caos indistinto che è poi diventata.

Tutti i miei colleghi mi sconsigliarono, la rete vuole brevità, la gente si annoia e usa internet per passare il tempo senza soffermarsi su nulla, impossibile tenerli davanti un monitor attenti e recettivi. 

Però a me interessava poco, la mia libertà è sempre stata non dover tener conto di statistiche e numeri.

Esiste una fetta di persone, sia pure minoranza non importa, che vorrebbe un luogo tranquillo, accogliente, dove assaporare buona scrittura e argomenti che altri non trattano o trattano in maniera frettolosa?

Se esiste, quel vuoto lo andrò a riempire io, più o meno la mia risposta ai colleghi scettici.

Non è stato facile e non lo è nemmeno adesso, quando questo blog, questa testata, è ormai conosciuta e riconosciuta. Apprezzata anche.

Non è stato facile e non lo è nemmeno adesso proprio perché i suoi pregi sono al tempo stesso i suoi limiti.

La mia ferrea volontà di mantenere al contempo la rotta dell’approfondimento e non trasformare il blog in una attività commerciale si traducono in un impegno elevatissimo.

Che significa tanto tempo da dedicare: ossia quello che sempre mi difetta.

Mi sta bene così, questo volevo: non un sito mordi e fuggi, ripeto sempre che voglio lettori e non visitatori.

Ma questo non significa sia stato fermo in questi anni, immobile in un conservatorismo romantico se volete ma che non mi è congeniale.

L’evoluzione è stata costante, tantissimi gli esperimenti, alcuni andati a buon fine, altri lasciati naufragare. Da un lato la volontà di tenersi al passo coi tempi, dall’altro la volontà di farlo senza snaturare questa che ormai chiamo “la mia creatura”.

Il passo più difficile è stato l’apertura del canale video. Non solo per mia incapacità tecnica a gestire i video, editarli, montarli e così via ma per due motivi: un linguaggio a me alieno, io cresciuto con la parola scritta, e la mia ritrosia a mostrarmi.

Un carissimo amico, quello che mi ha spinto a questo passo e che mia figlia, stupita, definisce “l’unica persona al mondo a cui mio padre da ascolto, non credevo esistesse”, durante una chiacchierata all’ultimo Italian Bike Festival mi ha detto, più o meno “vabbè, adesso non metterti a fare la star”.

Io star? Me se mi vergognavo pure ad andare in giro travestito con la maglietta col logo del blog!

Io vorrei lavorare solo sui contenuti, senza dovermi preoccupare di tutto quello che portare un test a casa comporta. Ancora oggi, a distanza di anni, mi pento di aver accettato la proposta di Mondadori di scrivere un libro per loro, perché questo mi obbligò a uscire allo scoperto col mio nome. Altrimenti per tutti sarei ancora solo Elessarbicycle.

Vero, in questa attività di public relation necessaria alla vita del blog ho conosciuto persone fantastiche, con alcuni si è creato un rapporto di affetto e stima che travalica quello di lavoro.

Altrettanto vero che comunque non amo tutta la logistica, la burocrazia mi vien da dire, che c’è dietro la vita di questo blog e che voi, giustamente, ignorate.

E per non aggiungerne altra ho sempre rimandato la registrazione della testata in Tribunale, benché ne abbia da anni i requisiti.

Ma solo il pensiero di tutti gli adempimenti accessori che poi comporta mi fa desistere. In fin dei conti ormai, lo dico con orgoglio, non ho bisogno di una certificazione per attestare la professionalità del mio lavoro.

Anche se, non nascondo, sia un passo che si appresta a divenire necessario. 

La rete è cambiata tantissimo e velocissima in questi anni, ormai chiunque abbia un telefono o una cam si improvvisa esperto di qualcosa, col risultato che siamo inondati da scappati di casa che per un pugno di click son disposti a tutti. Compreso giocarsi la dignità.

La gavetta, lo studio, le delusioni perché c’erano anche quelle, di chi muoveva i primi passi nelle redazioni ormai non esistono più. Col risultato che si finisce tutti nello stesso calderone, dove giornalisti, influencer, scappati di casa e improvvisati in cerca di notorietà vengono posti sullo stesso piano.

Poi, ovvio, la differenza la fanno i contenuti e lì scatta la tagliola: sulla qualità non sulla quantità di pubblico, perché sono fattori che viaggiano in direzioni opposte.

Non è mio cruccio, io perseguo la prima, non devo monetizzare da qui, mi basta che la pubblicità copra le spese e mi permetta di investire nel blog, non devo camparci. Come da ragazzo decisi di non voler diventare giornalista professionista proprio perché non volevo scrivere per necessità, anche oggi che ragazzo non sono quel principio è rimasto.

Chi mi conosce sa che sostengo con convinzione le mie idee, sa che alla base c’è sempre un meticoloso studio accompagnato da altrettanta meticolosa ricerca. Anche in quelle che definisco chiacchierate mai mancano queste solide basi.

E sono consapevole di quanto le mie prese di posizione possano essere divisive e, anatema per la rete, capaci di alienarmi visite e click, la vera sciagura attuale. 

Ma è anche il modo migliore e più rapido per perseguire il mio obiettivo di avere un pubblico di qualità, di teste pensanti. Analfabeti funzionali e leoni da tastiera, che coincidono a ben pensarci, si tengono lontani da qui.

Lo fanno dal blog, piano piano lo stanno facendo anche dal canale video.

E se ci capitano, magari tentando persino di mettermi in difficoltà ma è impossibile, troppo ampio il divario che ci separa, non ho remore a stroncarli sul nascere.

Persone che non leggono o non vedono il video, si fermano al titolo, all’immagine di copertina, non comprendono nemmeno quella e si illudono di potermi parlare da pari a pari.

Io non voglio loro, loro non hanno bisogno di me, trovano altre fonti a cui abbeverare la loro ignoranza, e siamo tutti contenti. 

E so quanto questa mia politica sia spiazzante, in un mondo dove si è disposti a tutto per una manciata di like. Ma io sono diverso. Non migliore o peggiore, solo differente.

Ho già rubato troppo del vostro tempo, mi avvio a chiudere con la consueta lista, che è sempre in divenire, di cosa troverete nella prima parte del 2026.

A causa del tempo sempre troppo poco andranno online alcuni test a cui sto lavorando da ottobre e, con notevole ritardo rispetto a quanto avevo pianificato, altri test di accessori adatti al ciclismo urbano e alla nostra sicurezza.

Ci sarà una ebike, una commuter da città/trekking che però si è mostrata ben oltre le aspettative, tanto che l’ho portata sui miei circuiti di prova sia sportivi che gravel. E non vi dico lo stupore dei ciclisti che incontravo…

Aprirò una finestra sulle pompe elettriche, ne ho alcune in arrivo e poi, a test singoli chiusi, ne pubblicherò uno mettendole a confronto. Non per stilare una classifica, sono tutte ottime, ma per sintetizzare le caratteristiche e le prestazioni, così che ognuno possa scegliere in autonomia quella più adatta al caso suo.

Sta proseguendo lo stress test della trasmissione Shimano Cues, al momento l’unico stress è il mio perché malgrado incuria e maltrattamenti non emerge il benché minimo segno di cedimento.

E tra robustezza e ampia compatibilità della famiglia Cues, ho deciso di dedicarmi proprio a lei, assemblando una bici dedicata e provando diverse configurazioni. E’ ancora tutto sulla carta, non ho nemmeno il telaio e la selezione di quello giusto non è facile perché devo tener conto delle esigenze dei test e non le mie personali, ma confido di riuscire a trovare la quadra.

Continuerò con la politica di pubblicare anche in video quegli articoli, a metà tra la chiacchierata tra amici e la tecnica o il mercato o altro, che di solito riservo solo al blog.

Molti sembrano gradire, una volta che ho scritto riversare in video è una mezz’ora in più, fattibile.

Infine sto riprendendo quel viaggio della bici nel mondo dell’arte a cui tengo e che vedrà da gennaio, credo, anche la versione in video.

Insomma, nemmeno quest’anno ho mollato.

Son venuto fuori da momenti assai difficili, mai dimenticherò il vostro aiuto durante la pandemia, non mi lamento adesso che le cose vanno, beh, conoscete la mia scaramanzia, non lo dico…

Auguri.

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