La pedalata rotonda

In conlusione?

Tempo di lettura: 8 minuti

In conclusione?

Punto di domanda per il titolo di questo paragrafo. Eh già, ma dopo tante chiacchiere e foto bislacche, questa benedetta pedalata rotonda serve?

Si, serve e non solo agli sportivi incalliti.

Sono le nostre gambe a muovere la bici: è la bellezza di questo insieme di tubi e ingranaggi e al tempo stesso il suo limite. Qualunque accorgimento, allenamento o tecnica ci permetta di passare più ore in sella, allungare i nostri percorsi, avere riserve di energia per superare le asperità e quindi, in definitiva, goderci quanto più possibile il nostro andare a zonzo è per me sempre benvenuto.

Non è la panacea, non ci rende invincibili o dei fulmini di guerra; in talune condizioni e situazioni è impossibile o controproducente; richiede impegno e concentrazione per essere assimilata; se all’inizio esageriamo o sbagliamo è facile infiammare i tendini; servono i rulli perché su strada è troppo pericoloso, per il mio modo di vedere, allenarsi a pedalare rotondi.

Al netto di tutti questi contra restano solo i pro.

Sfruttiamo meglio l’energia delle nostre gambe e possiamo attingere a muscoli che ci eravamo dimenticati di avere. Non male.

Una volta presa confidenza, una volta cioè che il gesto diviene naturale tanto da non richiedere più alcuni sforzo mentale per essere gestito e quindi possiamo dedicarci all’allenamento vero e proprio, i nostri watt saranno di più. Non male.

In un range di pedalate al minuto compreso tra le 60 e le 90, massimo 100 (oltre subentrano altri fattori che ne calano l’efficacia, così come scendendo sotto il range minimo), la pedalata rotonda permette una migliore gestione dello sforzo, consentendo di sviluppare una alta cadenza per più tempo. Non male.

Possiamo sfruttare al meglio i rapporti agili anche su salite molto impegnative, l’importante è tenersi in cadenza. Non male.

La spinta diventa simmetrica, bilanciata, cioè uguale tra gamba destra e sinistra: in modo naturale, quando invece sappiamo come sia difficile ottenere lo stesso risultato pedalando a stantuffo. Non male.

Questo acquisito bilanciamento significa anche riuscire a gestire in perfetta simmetria il momento di spinta tra destra e sinistra che, nella pedalata a stantuffo, non sempre coincide. Anzi quasi mai. Non male.

Tutta la pedalata e quindi tutta l’azione di guida diventa armoniosa: non il maroso che si infrange, con potenza si ma distruttiva, quanto una lunga teoria di dolci onde che si susseguono senza interruzione, dolci eppure ugualmente forti se non di più. Non male.

Vi ho convinto?

Buone pedalate, rotonde of course

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Giovanni

    Fabio, innanzitutto mi domando se siano rimasti più meravigliati quelli della Sram nel vederti tutto fasciato Campagnolo o quelli di Campagnolo nel vedere la meccanica Sram?..:-) Poi mi dici dove trovare quella “tutina” perchè con la mia livrea e la mia meccanica andrebbe a nozze. Che taglia indossi…:-)…?
    Abbandoniamo il faceto e passiamo al serio. Splendido articolo, ne avevamo parlato già e l’ho letto con molto interesse.
    Chi ha dato una sbirciata al racconto della nasciata della mia bicicletta, la Carlà di Giovanni, sà che anche se le due ruote occupano da sempre un posto importante nel mio cuore solo da poco mi è stato possibile rimettermi in sella e godere a pieno della mia passione. Questo però ha avuto un vantantaggio, ero una tavola bianca su cui scrivere. Col supporto di Fabio con la pazienza del mio amico di uscite Biagio, ma sopratutto grazie alla grande esperienza e saggezza del Maestro Carlà, ho potuto da subito apprezzare quale vantaggio sia la pedalata rotonda. Maestro Carlà, quando mi ha messo sul “trespolo”, come chiama lui il simulacro con cui definire le misure del telaio, si accorse da subito di come la mia pedalata fosse poco “prestazionale”. Nonostante non manchi molto alla soglia dei 90 anni era chino al mio fianco per farmi capire quale vantaggio fosse nell’azione della pedalata poter sfruttare al massimo l’azione muscolare, di spinta nella prima fase e trazione nella seconda come illustrato da Fabio.
    Provate su una breve rampa e non crederete voi stessi alla sensazione che ne riceverete.
    Certo come messo in luce da Fabio bisogna impostare le giuste altezza di sella e tacchette perchè la caviglia deve avere il giusto grado di libertà e deve essere messa nelle migliori condizioni operative. Qui voglio spezzare una lancia a favore dei grandi maestri telaisti italiani, prima di fare un acquisto rivolgetevi ad uno di loro, non ve ne pentirete, anzi vi apriranno un modo meraviglioso e vi metteranno nelle condizioni di poter pedalare al meglio.
    Essenziale ho trovato nel lavoro di perfezionamento il rullo smart della Elite. In sella chiudo gli occhi e provo a sentire il movimento di ogni fibra, gestisco con calma la dinamica del movimento in modo da metabolizzarla. Ed anche qui, una digressione,il rullo non può fare che bene, chi l’ha comprato, definito inutile e gettato in cantina non ha fatto che sprecare una grande potenzialità. Credetemi.
    In conclusione ringrazio Fabio, che si prodiga nel farci vivere a pieno la bellezza della nostra passione.
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, mi fa molto piacere questo tuo intervento.
      E’ da diversi anni che sostengo l’utilità dell’esercizio a occhi chiusi, concentrati solo sul “sentire” la gamba. L’idea me la diede una delle persone che seguivo quando svolgevo il servizio civile obbligatorio, spiegandomi come e quanto i suoi altri sensi si fossero ampliati dopo l’incidente che, tra le altre cose, lo privò della vista. Da lì partimmo su tanti discorsi sulla concentrazione, meditazione e così via e mi venne l’idea (su suo imput) di provare con la bici, per imparare a decifrare le sensazioni che arrivano dal proprio corpo.
      Ma sempre e solo sui rulli, perché ovviamente su strada è improponibile.
      Da una decina d’anni è esercizio che viene consigliato un poco da tutti. Come dissi al mio amico tempo addietro col cinismo che può nascere solo dal grande affetto “Lo sai? Ci avevi visto giusto…”.
      Hai ragione a suggerire il ricorso ad abili telaisti, ma quelli di vecchia scuola: quelli che ti “vedevano” in sella e ti costruivano il telaio sotto; non quelli che saldano e basta. E purtroppo i primi ormai stanno scomparendo.
      Da evitare assolutamente biomeccanici improvvisati e software vari. Servono l’occhio umano e la sua esperienza.
      Ma da soli si può fare molto e bene, a patto di approcciarsi con umiltà, con la consapevolezza che bisogna azzerare tutto e imparare di nuovo ad andare in bici. E qui diventa difficile…

      Fabio

  • Giovanni

    Fabio, quando mi è possibile sono sempre da Carlà, perchè imparo sempre qualcosa, il Maestro è fonte inesauribile di sapere ed è sempre attento alle novità come ad esempio una nuova lega per le saldature. Fossi a Milano credo che dormirei fuori dalla porta del Maestro Masi, leggenda vivente. Se qualcuno pensa che la loro età gli renda poco attenti alle novità,credetemi vi sbagliate, lo sguardo è sempre rivolto al futuro ed alla continua ricerca della perfezione unita alla bellezza. Anche sul rullo e sul suo uso i consigli del maestro sono stati fondamentali.
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ah beh, pure io pianterei le tende al Vigorelli 😀
      Purtroppo stanno sparendo; però proprio da Masi puoi vedere tante giovani leve e questo mi fa ben sperare.

      Fabio

  • Io di rotondo oramai ho solo la pancia…..
    Dopo un ennesima caduta ho tolto i pedali a sgancio rapido.
    La mia gamba sinistra non riesce proprio ad eseguire velocemente il movimento in caso d’imprevisto ed il ruzzolone è sempre dietro l’angolo. Problema fisico mio di rotazione dell’arto, quindi stantuffo 🙂

    • Elessarbicycle

      Prova con le gabbiette a cinghia 😀 😀 😀
      No vabbè, passo in modalità serio. Molla al minimo della tensione e un velo di paraffina sui pedali. L’azione di sgancio è istantanea, pure troppo.
      Alla fine è solo questione di abitudine. I vantaggi sono talmente superiori all’ipotetico svantaggio, dovuto più a un movimento forse errato, che non vale la pena abbandonare gli attacchi.

      Fabio

  • Quadrato#21

    Ma,se si lascia la caviglia decontratta durante la trazione il piede non si posiziona correttamente naturalmente?

    • Elessarbicycle

      Ciao, sicuramente se la posizione in sella è corretta e tutti i parametri rispettati la caviglia sarà libera di muoversi in modo corretto. E poi?
      Se distendi le braccia parallele al busto sono in posizione naturale; se in questa posizione impugni due bilancieri hai un moderato impegno muscolare; se però i bilancieri li sollevi allora si che il muscolo entra in azione.
      Qui è lo stesso, caviglia libera ok, ma se non tiri a nulla serve.

      Fabio

  • Quadrato#21

    Come pensavo, chiarissimo… Grazie mille e complimenti per ció che fai e la passione che ci metti.Ciao!

  • Gabriel

    Bravo….mi hai dato ottimi consigli…ieri sera ho scoperto sui rulli che con la sinistra da sola non sono capace di far girare il pedale…..e la gamba sinistra ce l’ho molto debole….

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