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Proposta di riforma del Codice della strada, ho tre dubbi (per ora…)
E’ in arrivo una ulteriore riforma al Codice della Strada dove per raccattare voti si fa strage della sicurezza stradale?
Si, nelle intenzioni del ministro competente per materia ma mai della materia, si.
Stanno circolando le bozze, inviate a non meglio specificati operatori del settore, che avranno fino al 13 settembre per formulare i propri rilievi.
Per chi preferisce, c’è il formato video.
Il 14 ottobre scadrà la proroga delle delega al Governo per la riforma, poi serviranno tutti i necessari passaggi parlamentari e ministeriali, quindi dire che siamo in alto mare non è del tutto preciso ma nemmeno troppo lontano dalla realtà.
Per questo è importante sollevare subito alcune perplessità, oggi mi concentrerò su soli tre punti: targa e assicurazione per le bici a propulsione, definizione che non è mio errore, fra poco vedremo perché; abbassamento delle sanzioni, di fatto, per l’eccesso di velocità; impossibilità in concreto di creare Zone 30 e più in generale di rilevare le infrazioni da remoto.
Inizio dalle bici a propulsione che, per bocca della sala stampa ministeriale, sono identificate come quelle “spesso usate dai rider per le consegne”, volendo così distinguerle dalle e-bike che hanno rigorosa normativa di riferimento.
Ma come ben sa chiunque abbia una minima cognizione del nostro Codice della Strada e che evidentemente manca al Ministero, quelle bici sono illegali.
Sono ciclomotori, perché l’unità si attiva senza pedalare, basta premere un pulsante o ruotare una manopola.
Quindi per poter circolare su strada necessitano della identica omologazione già esistente per i ciclomotori; e hanno già obbligo di contrassegno e assicurazione
Questa definizione di bici a propulsione, veicolo che quindi non esiste già codificato, implica o la creazione di una categoria apposta, sanando con un colpo di penna un fenomeno illegale allo stato attuale oppure, peggio ancora, accettare di fatto l’illegalità, legittimandola.
Non voglio nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi più grave, ossia una così smaccata ignoranza del ministro che ignora cosa sia giuridicamente una bici a pedalata assistita e crede, come buona fetta dei suoi seguaci, quelle bici illegali delle e-bike.
Ancor più controversa la questione multe per eccesso di velocità, perché dietro la solita propaganda delle riforme in nome della sicurezza e, parole sempre del ministro, contro “le multe vessatorie” perché la visione è che qualunque regola è vessatoria, di fatto gli importi si riducono drasticamente.
Quel dieci euro in più per ogni chilometro, che si dimezzano in ambito urbano e su strade extraurbane a bassa velocità, altra definizione ministeriale priva di senso giuridico, sono facile propaganda per fingere un giro di vite che nella realtà si traduce nel permesso di correre pagando poco.
Per comprenderlo servono i numeri
Scheda 01

Ora che conosciamo i limiti, vediamo le attuali sanzioni messe a confronto con quelle proposte in riforma, tenendo presente che non sappiamo ancora se esiste una sanzione base da sommare.
Scheda 02


Dove però il risparmio per il trasgressore si fa importante è con superamenti dei limiti ben maggiori, quindi comportamenti molto più pericolosi e che dovrebbero essere sanzionati con severità, secondo il principio giuridico che maggiore la pericolosità sociale maggiore, appunto, la pena.
Scheda 03


Proseguendo si ripropone lo schema che più vai veloce meno paghi rispetto all’attuale norma vigente.
Scheda 04


Con l’ultima ipotesi il risparmio è netto.
Scheda 05


Significa che sa vado a 200 km/in autostrada pago 700 euro più eventuale sanzione base (di cui ripeto non c’è traccia in bozza) contro gli attuali 3.382 euro.
Per assurdo, in città con limite a 50 km/h, sfrecciare a 200 km/h, quindi con 150 km/h di differenza, comporta una misera sanzione di 750 euro. Sempre al netto di una eventuale sanzione base di cui al momento non vi è traccia ma non sappiamo in futuro.
Una bazzecola di sanzione a fronte di un comportamento la cui pericolosità sociale è incalcolabile.
E come dimostrano i numeri, mi vien da chiedere ai colleghi giornalisti, colleghi giacché anche loro iscritti al mio stesso Albo ma poi la comunanza si ferma lì, che titolano “Multe più salate” se ragionano prima di scrivere.
Un ulteriore aiuto a chi non rispetta le regole arriva con la riduzione da 90 a 30 giorni del termine per la notifica dei verbali relativi agli accertamenti da remoto.
Infine l’ultimo punto che sollevo oggi e che riguarda proprio l’accertamento da remoto.
Con il nuovo Codice della Strada si intende introdurre l’obbligo per i Comuni di aderire alla piattaforma Cude (Contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità), prevedendo, in caso di inottemperanza, l’impossibilità di utilizzare i dispositivi per l’accertamento a distanza delle violazioni relative alla sosta riservata e alle Ztl.
Anche qui dietro la facciata propagandistica c’è un mirato attacco alle Ztl dopo quello portato alle Zone 30.
Se l’ultima riforma è stata ribattezzata da tutti gli studiosi e le associazioni Codice delle Stragi, come i numeri hanno poi tragicamente dimostrato visto l’innalzamento del tasso di mortalità reale e non quello edulcorato propinato dal Ministero, questa possiamo tranquillamente ribattezzarla riforma dell’insicurezza stradale.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

