[Test] Pirelli Cinturato Adventure

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Quanti modi esistono di vivere il gravel? Non lo so, però so che Pirelli da tempo ha scelto di proporre copertoncini adatti a ogni possibile fantasia.

La gamma Cinturato dedicata al gravel comprende, al momento in cui scrivo, ben sette modelli: facile trovare la gomma adatta al nostro ciclismo.

Sin dal primo modello uscito sul mercato, il Gravel H, Pirelli ha scelto la strada della specializzazione, e non è un controsenso.

Sento sempre ripetere che il gravel è tutto e niente, che non esiste, che esiste ed è fatto così o colà: sta di fatto che appassiona milioni di ciclisti in tutto il mondo e ognuno ha la sua personale interpretazione.

L’unica costante è la poliedricità, il fatto che a ogni uscita o viaggio nulla ti precludi.

Però è altrettanto vero che tantissimi scelgono una bici gravel per usarla più o meno spesso su percorsi simili o per viaggi avventurosi, col carico supplementare del bagaglio.

Trovare il copertoncino in grado di soddisfare tutti è impossibile, offrire ai ciclisti ampia scelta è la soluzione migliore ed è quella, appunto, di Pirelli.

Le Cinturato Adventure oggi in prova sono indirizzate, lo suggerisce il nome, a chi vive il proprio gravel a zonzo sui pedali portandosi dietro quanto necessario per star fuori più giorni: insomma, a chi vive le avventure in bikepacking.

Anche se a guardarle di sfuggita le Adventure rimandano alle Gravel H, le differenze ci sono e sono per lo più “dentro la gomma”.

Quindi iniziamo subito a fare la loro conoscenza.

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Per chi preferisse, c’è il video test.

COMMENTS

  • <cite class="fn">Alessandro</cite>

    Ciao Fabio, avevo acquistato questi pneumatici quasi un anno fa dopo aver letto la tua recensione ma ho aspettato un po’ di tempo prima di scrivere qualcosa (e ringraziarti!) in modo tale da testare le gomme in tutte le stagioni e le situazioni possibili.

    Partiamo da quello che cerco in uno pneumatico gravel: robustezza, affidabilità, protezione delle forature anche con camera d’aria, durata, versatilità. In particolare, per me la protezione dalle forature è fondamentale dato che faccio molte uscite brevi in pausa pranzo e non posso permettermi soste forzate ogni 3-4 uscite; per quanto riguarda invece la versatilità, vivo in una zona (la Lunigiana) in cui il gravel “tranquillo” è una rarità e si passa da asfalti spesso scassati a percorsi off road poco scorrevoli e con notevoli variazioni di fondo nel giro di poche centinaia di metri.

    Il mio setup si compone di una bicicletta Scott Sportster P3 del 2009, ai tempi definita “ibrida” quando ancora la fiolosofia gravel non era in voga, dotata di cerchi AlexRims G6000. Per le considerazioni di cui sopra, ho scelto la versione 45mm ma ho aggiunto anche delle fasce antiforatura in pelle trattata per avere la massima sicurezza. Il montaggio l’ho trovato un po’ più difficoltoso rispetto ad altre gomme, anche rigide, provate in precedenza, ma comunque fattibile con la tecnica giusta senza utilizzare le leve.

    Passiamo alle sensazioni. Su asfalto la scorrevolezza è onorevole e nonostante il peso non si è troppo penalizzati nei rilanci e nelle ripartenze, così come nei tratti in salita. Nell’off road, la superficie su cui secondo me si esprime al meglio è il fondo compatto, anche terroso, con al più del ghiaino fine: in situazione di asciutto scorre che è una bellezza, se invece è umido (non fangoso) aumenta il grip pagando un pochino in scorrevolezza. Anzi, in quest’ultima situazione si ha la sensazione che il disegno del battistrada diventi un tutt’uno con il fondo ammorbidito dall’umidità. Con maggiore cautela si può comunque procedere su tratti con ghiaino grossolano oppure su sentirei terrosi con sassi affioranti. Sorprendente, in positivo, è poi il comportamento su erba anche alta e bagnata, cosa che non aspetteresti da un battistrada con chiara vocazione estiva. Restano un po’ fuori dal suo range le situazioni estreme: il fango e la roccia bagnata. Non sono situazioni che cerco abitualmente, però se capita un tratto fangoso le gomme alzano bandiera bianca solo quando affondano fino al cerchio o oltre; negli altri casi, quantomeno se si procede dritti e senza velleità sportive, non ci si ferma. La prova del 9 l’ho avuta su un percorso di 4-5Km off road, più adatto alle MTB che alle gravel; è una sorta di piccolo riassunto delle situazioni in cui ti puoi trovare in un’uscita avventurosa: ghiaino fine, ghiaino grossolano, sassi affioranti, qualche lastrone di roccia, terra nuda, un po’ d’erba, un pochino di fango, passaggi un po’ scassati in cui è fondamentale scegliere la traiettoria giusta per non fermarsi. Mi sono fermato? Sì, ma solo per prudenza, ben prima che gli pneumatici me lo imponessero. Con un po’ più di allenamento tecnico off road, penso di poterci arrivare in fondo senza mettere il piede a terra. Ultimamente ho aggiunto alle mie uscite un percorso nuovo un po’ avventuroso che ho scoperto essere una miniera di spine di rovo: nel giro di pochi Km, accumulo almeno 3 o 4 spine conficcate di varia misura, che a fine giornata rimuovo con una pinzetta. Mi piacerebbe sapere quante sono state dallo pneumatico e quante hanno necessitato l’intervento della fascia antiforatura: quando effettuerò la sostituzione, controllerò l’interno della gomma per vedere se si nota qualche traccia di perforazione.

    Dopo oltre 1000 Km percorsi, il consumo è appena percettibile sull’anteriore e leggermente di più sul posteriore. Tutto in linea con le aspettative, ma la nota veramente positiva è che, nonostante tutti i maltrattamenti subiti, non ci sono danni evidenti sul battistrada.

    Non escludo di provare qualcosa di diverso in futuro, ad esempio i Pirelli Gravel M per avere un battistrada più adatto a situazioni invernali, ma diventerà difficile fare a meno di questi Adventure.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      […] avevo acquistato questi pneumatici quasi un anno fa dopo aver letto la tua recensione ma ho aspettato un po’ di tempo prima di scrivere qualcosa (e ringraziarti!) in modo tale da testare le gomme in tutte le stagioni e le situazioni possibili“.

      Ciao Alessandro, ho aperto citando il tuo incipit perché interventi come il tuo mi fanno enorme piacere. E, chiariamo, non perché confermi la bontà del mio test, sarei stato contento anche in caso contrario perché per me i vostri riscontri sono importantissimi, mi aiutano a comprendere come lavorare sempre meglio ai test.
      Solo un consiglio: fango ne esci solo con tassello altro ma se non è proprio la tua situazione predominante, i nuovi H sono uno spettacolo, lo ste testando in queste settimane. Mescola nuova, carcassa modificata, un balzo avanti rispetto ai già eccellenti Gravel H precedenti che senti da subito.

      Fabio

      • <cite class="fn">Alessandro</cite>

        Ottimo: leggerò allora non molto interesse la prossima recensione.

        Aggiungo solo una considerazione a quanto scritto in precedenza: gli Adventure da 45mm, se montati su un cerchio a canale stretto come il mio, “rendono” poco più di un 40mm reale (41.5mm misurati con il calibro). Cosa del tutto normale per un copertoncino votato alla robustezza, ma è bene saperlo.

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