Ma quanti scappati di casa?
Dove? Sulla piattaforma video YouTube.
Mi è capitato sotto gli occhi, proposto in home page di YouTube, il video di uno scappato di casa che, forte dei suoi centomila e passa iscritti, pontifica sul mondo della bici. Senza provare niente, al massimo qualche cinesata economica in vendita su Amazon, messa lì per carpire i guadagni dell’affiliazione.
Al solito c’è anche il video qui sotto, altrimenti potete continuare la lettura, scegliete voi.
A parte la volgarità dei toni, ma sorvolo sennò sembro il solito vecchio snob intellettuale, i contenuti sono, come dire…non sono. Punto.
Una sequela di sciocchezze e luoghi comuni, buoni solo per solleticare i bassi istinti e cavalcare frustrazioni e rabbia.
Vero che con questo sistema in tanti ci hanno costruito le loro fortune politiche ma insomma, a me sembra lo sfogo di quello che malgrado i numeri non se lo fila nessuna azienda anche se, mi hanno riferito persone che in quelle aziende lavorano, si sia proposto a destra e manca. Ovviamente per farsi sponsorizzare malgrado si scagli contro questa pratica.
L’argomento del video? Forse le bici da millemila euro, quelle che le aziende continuano a proporre perché non ascoltano i bisogni dei ciclisti.
Come se a listino ci fossero solo quelle, o mi dai quindicimila euro o resti a piedi.
Ignorando, ma la cosa non mi sorprende, che le aziende fanno di tutto per venire incontro alle esigenze del pubblico, è la regola base dell’economia industriale.
Ma davvero qualcuno crede che la gente voglia pedalare sul cancello da 25kg coi freni a bacchetta?
Qui se non gli dai minimo le 11 velocità, non le sette o otto velocità, le undici, questi te la bocciano: è una entry level, non la compro!
Che poi sul punto molto ci sarebbe da dire e tanto ho detto, questa sciocchezza delle entry level è buona solo per gli analfabeti funzionali.
Ma questo tipo è serio? Eppure gli danno ascolto.
Parte con la solita trita e ritrita storia che i giornalisti son tutti prezzolati, conducono vita faraonica grazie alle aziende che li invitano agli eventi, donano benefit e ricche prebende.
Che è visione distorta della realtà, in chi non è del mestiere direi per ignoranza, in chi vorrebbe essere del mestiere ma non lo è ma ha provato a entrarci è solo rancorosa invidia.
Certo, è normale che un giornalista sia invitato all’evento, altrimenti di che parla? Si chiamano press launch, sono appunto giornate dedicate alla stampa in cui i giornalisti non solo provano il prodotto (seppure sia una presa di contatto limitata e io infatti non mi ci trovo), parlano con chi quel prodotto ha sviluppato, collaudato, messo in produzione.
Così come è normale che nelle manifestazioni ci siano gli incontri programmati tra media ed aziende, esiste apposta una fascia oraria in cui l’accesso al pubblico non è ancora aperto, proprio per consentire di lavorare con relativa calma.
Ma che pensate, che due foto in cartella e ti fai un articolo? E di cosa parli?
Mica come questo fustigatore che, ho visto, prende le schermate dei siti e ti racconta la bici leggendo la scheda tecnica e spacciandole nel titolo come recensione.
I benefit? Quali? Ma davvero credete che le bici in prova o altro materiale poi te lo regalino? Davvero pensate sia questa la molla che spinge i giornalisti di settore?
Ora vi svelo un segreto che segreto non è: il materiale rientra in azienda a fine test. Tranne quello di consumo, tipo i copertoncini, e l’abbigliamento, sarebbe antigienico, la roba torna a casa. Ci sono eccezioni, capita per esempio che una azienda ti lasci (mi lasci nel mio caso) il materiale affinché io possa usarlo a distanza di tempo per altri contenuti diversi dal test. Come ho fatto, per esempio, recentemente a proposito della mia prova montando ruote stradali su una gravel.
Molte aziende conoscono e apprezzano i miei articoli e video tecnici, sanno che posso spiegare aspetti che altri non curano ma senza materiale, ovviamente, non potrei lavorare. Ma sono eccezioni, sono io l’eccezione, la norma è il rientro del materiale.
I benefit poi, altra leggenda metropolitana, come l’accusa che sia un mondo chiuso, dove i media sono al servizio delle aziende sennò le aziende non li fanno lavorare.
E’ esattamente il contrario. Una azienda seria ha bisogno dei media per far conoscere il proprio lavoro.
Ma è pur vero che una azienda seria dialoga con i professionisti del settore, non con gli scappati di casa, anche se questi mostrano orgogliosi la targa d’argento di YouTube.
Le aziende serie, sia chiaro, perché quelle scarse ci sono e loro si che cercano chi ne parli bene a prescindere. E di solito li trovano negli scappati di casa.
L’unico collo di bottiglia da noi sono alcuni distributori, legati a una visione arcaica e troppo spostata sui social, ma tant’è, il danno se lo fanno da soli.
Altra perla di saggezza dello scappato di casa: nei test emergono solo pregi e mai i difetti.
Assolutamente falso.
Poiché effettivamente lui non pedala sulle bici o i componenti che racconta, si limita come detto a mostrare i prodotti dai siti internet ufficiali, ignora cosa significhi pedalare sul meglio che offre il mercato.
Ho chiuso un test di una sella, la Selle Italia Novus Boost Flow 3d un concentrato di tecnologia, conoscenze, studi e lavorazione di altissimo livello. Prezzo? 349 euro con rail in titanio, 429 con rail in carbonio.
Possiamo stare a discutere quanto volete se valga la pena o no spendere queste cifre per una sella ma è talmente perfetta in tutto che è impossibile trovarle un difetto. Per trovarlo dovresti mentire, un comportamento disonesto che usano le mezze calzette per farsi credere indipendenti. Come parlar male senza fondamento.
Testai tempo addietro una e-bike economica all’acquisto, le trovai una marea di difetti, li raccontai tutti e sconsigliai l’acquisto.
Quindi? Quindi se hai davanti un prodotto eccellente lo racconti, se è pessimo lo racconti. Sempre e solo la verità.
Ma il tipo non può saperlo. Ovvio.
Anche se rilevo una strana coincidenza. Dopo quel test, l’azienda non ha più risposto alle mie richieste; ed è la stessa azienda che il nostro fustigatore elogia ogni due e tre. A pensar male si fa peccato ma vuoi vedere che alla fine sia proprio lui quello che parla bene solo di chi lo supporta?
Prosegue cercando facili consensi (ri)tirando in ballo le bici costosissime, eppure, visto che naviga sui siti giacché non le prova, dovrebbe sapere che le aziende hanno a catalogo ottime bici a prezzi onesti. Tranne qualche marchio che punta a essere identificato come brand di lusso.
Ma ci sta, sarebbe come chiedere a Rolex di farti l’orologino di plastica da 10 euro.
Ovviamente il video è creato proprio per scatenare le frustrazioni e ottenere visualizzazioni, operazione questa che, riconosco, gli viene bene.
Però alla fine è la solita posizione di chi vorrebbe la bici da quindicimila euro pagandola mille.
Come gli ha detto uno dei suoi nei commenti: vuoi la Ferrari ma la vuoi pagare quanto il pandino.
Mi sono fermato a metà, non ce la facevo ad andare oltre quando ha ripetuto per l’ennesima volta “non possiamo spendere quindicimila euro per una bicicletta”, tutto finalizzato al vero scopo del video: promuovere bici di alcuni sconosciuti brand cinesi di terza fila.
Ma chi conosce i meccanismi della comunicazione sa che quei brand di cui parla in altri video si muovono solo se c’è un preciso accordo: devi parlare bene del mio prodotto e io in cambio ecc. Che sarebbe esattamente il meccanismo contro cui si scaglia all’inizio e che con le aziende serie non esiste.
Non gli è riuscito, giustamente, con le aziende serie, che queste cose non le fanno, gli è rimasta la strada degli sconosciuti o di un marchio che dopo il cambio alla dirigenza della comunicazione ha preso la strada del do ut des.
Mostrando anche ignoranza, l’ho già detto? Perché poi esistono bici di tutti i tipi e tutti i prezzi, come in qualunque altro settore.
Per rifarmi alla citazione di prima, ogni orologio segna l’ora, ma nessuno si scandalizza per i prezzi di un Rolex o di un Patek Philippe.
Solo incompetenti e frustrati definiscono le ottime bici a listino robaccia entry level.
Una entry level attuale, per usare la loro classificazione, è di molto superiore alla top di 10 anni fa. Come può confermarvi chiunque sulle bici ci pedali per davvero.
Ma perché vi racconto questo? Non certo per invidia, chi mi conosce sa bene che ho difetti ben più importanti.
No, è per mettervi in guardia, per indurvi a ragionare sempre con la vostra testa, a non fidarvi di questi imbonitori: perché quantità di pubblico non sempre fa rima con qualità dei contenuti…
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

