E se i “cicli a propulsione” fossero il Cavallo di Troia?
E se i cicli a propulsione fossero il Cavallo di Troia? Di cosa? Dell’obbligo di targa subito e forse assicurazione RC in futuro per tutte le e-bike?
Oggi pongo la domanda, non ho risposte certe e non per mia colpa come vedremo ma vi voglio raccontare perché questo dubbio non è del tutto campato in aria.
Per chi vuole, c’è il video.
Come ho detto in articolo precedente, ho contato 23 volte la dicitura cicli a propulsione nell’attuale proposta di riforma del Codice della Strada.
Inoltre ho trovato due volte la dicitura “biciclette a pedalata assistita e cicli a propulsione”. Quindi la presenza della congiunzione nel testo indica trattarsi di due categorie distinte.
Ma quando finalmente sono arrivato all’articolo che avrebbe dovuto definire cosa siano questi cicli a propulsione, il 211 nel testo della riforma, beh, il nulla, nessun accenno.
Eppure questa dicitura cicli a propulsione non è stata inventata di sana pianta dagli estensori del testo della riforma.
Esiste infatti nel REGOLAMENTO UE N. 168/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo all‘omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore a due o tre ruote e dei quadricicli.
Qui arriva il bello, perché la definizione di cicli a propulsione c’è, eccola.
Ci sono due punti su cui dobbiamo soffermarci.
Al numero dieci abbiamo la velocità, non superiore ai 25 km/h, quindi una normale e-bike.
Al numero undici troviamo la potenza nominale e continua non superiore a 1000W, quando una e-bike a norma non deve superare i 250w, 500 per le cargo.

Le E-pedalec o S-pedalec, il nome varia a seconda della Nazione che ne permette la circolazione, rientrano nella categoria sotto, la L1-Eb perché superano i 25 km/h con assistenza attiva.
Ora davanti a noi si aprono diversi possibili scenari.
Il primo. Col regolamento attuativo si farà di tutt’erba un fascio, le attuali e-bike a norma saranno classificate cicli a propulsione perché basta rientrino nella categoria non superiore a 1000w, si aggiunge il limite dei 250 attuale con qualche immancabile “secondo il combinato disposto” ed eccoci all’obbligo di contrassegno e casco per tutte le bici a pedalata assistita, cavallo di Troia per l’obbligo assicurativo.
Cosa, tra l’altro, che l’attuale ministro dei trasporti dichiarò in Parlamento il 7 giugno 2023, in rete girano ancora i filmati, salvo poi negare l’avesse detto. Al minuto 02:30 avete la prova.
Il secondo. Nella fretta di non far scadere la delega per la presentazione della riforma, al ministero hanno lavorato di copia e incolla e magari con una IA non in forma e ne è uscito qualcosa di cui nemmeno loro hanno compreso il significato.
Il terzo, che è corollario del secondo. Siamo al cospetto della più totale incompetenza, manco al ministero sanno che le famose bici in uso ai rider, perché così le hanno definite loro, sono spesso ma non sempre, quelle e-bike illegali, sbloccate, magari con l’acceleratore. Non sono e-bike a norma, ma sui social nessuno lo sa, anzi, girano migliaia di video dei disagiati in cerca di like che le filmano, aggiungono il solito “ma vi sembra normale”, il solito coro nei commenti a dare addosso al ciclista. Ecco, io temo che la fonte di questi cicli a propulsione, anzi, di tutta la proposta di riforma, siano proprio i post sui social e al ministero ne hanno dragato l’ignoranza. Qual è oggi l’argomento di tendenza? Ok, mettiamolo nel codice della strada.
Aggiungo la profonda ignoranza in materia che pervade il mondo dell’informazione. Lo dimostrano l’ampio ricorso fatto da troppi a questa definizione priva di significato di “bici in uso ai rider” come anche il titolare e lo straparlare di super e-bike a proposito delle piattaforme usate per verificare velocità e potenza delle bici a pedalata assistita, erroneamente definiti bici velox per catturare click. Ricordo infatti che queste bici sono illegali, non possono circolare se non con omologazione quale ciclomotore, nella realtà non la potrebbero nemmeno ottenere per mancanza di troppi requisiti, quindi non sono né super e-bike né cicli a propulsione, sono illegali e basta.
Il paradosso è che lo sanno, o dovrebbero sapere, pure gli estensori della riforma, visto che hanno messo il divieto nero su bianco all’art.112.
La sicurezza stradale è un tema troppo importante, tremila decessi l’anno significano una guerra in cui siamo arruolati tutti senza possibilità di obiezione. Per affrontarla o spiegarla servono conoscenze e competenze, quindi per favore evitiamo commenti in cui manchino le une o le altre o tutte e due.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

