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Maledetti ciclisti!
“Quando sei in macchina, ti stanno sui coglioni i pedoni.
Quando stai camminando, ti stanno sui coglioni gli automobilisti.
L’unica cosa su cui pedoni e automobilisti sono d’accordo è il fastidio verso i ciclisti. I ciclisti stanno sul c*zzo a tutti”.
Buoni, mi conoscete e sapete che il turpiloquio non è il mio stile.
Questo che vi ho appena citato è l’incipit che accompagna la vendita di un manifesto, titolato “maledetti ciclisti”.
Proposto da una azienda che millantandosi intelligente offre anche di peggio. Va bene che il politicamente corretto è noioso, la buona educazione ritenuta un disvalore. Ma l’opposto, quello che fa questa azienda, è del tutto uguale al bambino piccolo che dice la parolaccia per sentirsi grande.
Chi vuole, può sfruttare il formato video.
Proseguiamo, per stomaci forti.
La volgarità nei toni ma non di pensiero, perché qui il pensiero manca, sono solo parole lanciate a vuoto, prosegue: dimostrando che non esiste il fondo del barile.
“Sarà per le tutine sponsorizzate troppo attillate che, ho capito l’aerodinamica, ma è domenica e, se stai in mezzo alla corsia con un panino al salame, forse dell’aerodinamica non ti interessa più di tanto; sarà per i piedi agganciati ai pedali, che non mi è mai sembrata una bella idea; sarà perché si pisciano/cagano addosso per non interrompere l’attività, manco fossero in ufficio; sarà per questa passione di stare sempre tra i coglioni, anziché starsene a destra. O a casa“.
La chiosa certifica l’immane tristezza di una vita inutile.
“Maledetti ciclisti è il Manifesto di chi ha imparato a bastarsi il paesaggio dal finestrino della macchina”.
Si, facile la replica: è ironico! Come quel generale in pensione che si fa i video farlocchi, espone simboli che richiamano il periodo più buio della nostra storia e poi, da vigliacco come tutti quelli della sua risma, si trincera dietro la scusa dell’ironia, dello scherzo, illudendosi così di essere quello furbo.
Ma a parte che quello che si ritiene furbo è sempre quello più stupido, l’ironia richiede intelligenza. E poco da fare, vi manca.
Però vedete, il problema è altro.
Il problema è che dare addosso al ciclista fa acchiappare click, ve l’ho mostrato in altro video. E ora odiare il ciclista fa vendere. Siamo alla normalizzazione dell’odio, alla mediocrità assunta a valore economico.
E’ da tempo che metto in guardia da quest’odio strisciante, usato dapprima come mezzo di propaganda da esponenti politici che da sempre strizzano l’occhio agli analfabeti funzionali e agli analfabeti puri e semplici.
E ogni volta c’è stato chi, pure tra sedicenti ciclisti, ha addossato a me la responsabilità di fomentare odio, dimostrando quello che dico da sempre: pure tra le nostre file gli stupidi abbondano.
Ormai la situazione è però sfuggita di mano.
Basta essere in bici per essere colpevole. Non importa se ti stai allenando o andando al lavoro, non importa se stai rispettando il Codice, non importa se rischi di ammazzarti a ciglio strada per far passare chi guida ben oltre i limiti: sei in bici, allora sei un ostacolo.
Un ostacolo da abbattere. O minimo da mettere in pericolo.
Clacson strombazzati all’ultimo senza un perché, sorpassi a tutta velocità sfiorandoci il gomito, frenate improvvise davanti a noi, offese e insulti o oggetti lanciati dai finestrini.
Perché l’odio ha legittimato quello che una società civilizzata non dovrebbe permettere.
Il pensiero dominante, anche se pensiero è una parola inadatta, lo so, è che tu sei in auto, io in bici, io sono un intralcio.
Non importa se cento metri più avanti c’è il semaforo rosso, fra cinquanta metri devi svoltare allo stop o hai il portone di casa tua.
Io ti sono davanti, questo è inaccettabile. Io sono in strada, è una offesa.
E decido di farmi giustizia da me, e pure qui la parola è inadatta perché di giusto c’è nulla.
Così ti investo non perché ti ho mirato, seppure è accaduto, basta leggere la cronaca, ma perché tu non hai diritto a stare lì, non sei più una persona, un essere umano con una famiglia che ti aspetta a casa.
Tutto questo odio, pompato e veicolato grazie ai social, ci rende oggetti. A un oggetto non fai del male, lo rompi e lo butti, senza rimorsi.
Sono, questi potenziali assassini facili prede di politici senza né arte né parte, gli stessi che gioiscono della morte di migranti, perché lo schema costruttivo è identico. Prima nemici da odiare, poi numeri e non più persone, infine oggetti.
I ciclisti insieme ai pedoni sono definiti da decenni utenti vulnerabili. Una definizione coniata da chi studia la sicurezza stradale.
Vulnerabili perché non godono della protezione offerta dall’abitacolo.
Sento sempre ripetere che le strade per noi e i pedoni sono pericolose.
No, non sono le strade ma chi le frequenta.
Noi, pedoni e ciclisti, non chiediamo privilegi. Persino le ciclabili, che in Italia sono pochissime e non confondete con le diffuse ciclopedonali, sono una estrema ratio per evitare di farci ammazzare dal frustrato che mangia pane e cipolle per pagare le rate del suv.
Chiediamo, pretendiamo, rispetto. Perché a te si graffia l’auto se ci butti sotto, noi finiamo due metri sotto terra.
Nelle nostre fila c’è chi sbaglia? Certo, come ovunque, un imbecille è tale qualunque veicolo usi.
Lo si multa, interviene la legge, non finti giustizieri che sfogano la loro mediocrità su di noi.
Ora gli autori di quel manifesto potranno obiettare che l’ho fatta più grande di quello che è, in fin dei conti la loro è una battuta, è ironia.
No, ve l’ho detto prima: per fare ironia serve intelligenza, e a voi manca del tutto.
E se qualcuno si sta chiedendo dove ho visto questo manifesto, no, non li cito. Gli farei pubblicità ma soprattutto queste nullità non meritano altro che l’oblio. Nulla sono e nel nulla devono vagare. Però vi dico che a catalogo hanno una t-shirt con impressa sulla manica la scritta “manica di coglioni”. Immagino sia autobiografica.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Alla luce della cronaca di oggi, di quanto successo nel torinese, ahimè mai parole furono più profetiche. Ma neanche tu avevi previsto ciò che era impensabile, che un disgraziato non essendo riuscito con la prima passata ad abbattere abbastanza ciclisti, facesse inversione col suo mezzo e completasse l’opera, quasi avesse di fronte dei birilli e necessitasse della seconda palla per correggere il mancato strike iniziale. È successo oggi, un normale sabato di Agosto sulle strade bollate di nero
Ciao Gian Giacomo, non in questo articolo ma in precedenti si, mi ero chiesto quando l’odio propalato online si sarebbe trasformato in azione.
E’ successo, ma a scorrere la cronaca non è la prima volta, per esempio a Vigevano, un anno fa o giù di lì, dove una donna è andata in giro a mettere sotto ciclisti perché, sue parole, “mi sono antipatici”.
Ora è partita la beatificazione di questo criminale, tutti pronti a giustificarlo, addirittura si parla di una raccolta fondi per sostenere le spese legali.
Ma, ed è la cosa più grave, sfugge a moltissimi, a iniziare da queste masse di analfabeti rancorosi, che qui abbiamo due vittime: i ciclisti in quanto categoria additati ormai a causa di tutti i mali (facci caso, c’è l’associazione ciclista/comunista/nemico) e questi stessi analfabeti rancorosi a cui si indica un nemico come colpevole delle loro miserie un cambio di un voto. Ne parlerò? Forse, a volte pure io sono stanco di queste solitarie battaglie, di poter affermare “ve lo aveve detto” mi frega nulla (come con la crisi di mercato, da me pronosticata quando il mercato andava a gonfie vele) e soprattutto stanco di vedere sedicenti ciclisti che danno ragione ai carnefici.
Fabio