Doping: 8 anni di squalifica a Velotti
Il Tribunale Nazionale Antidoping ha inflitto otto anni di squalifica a Gianbernardino Velotti per violazione delle norme antidoping.
Vi starete chiedendo: e questo chi è? Giusta domanda, che in più fornisce il metro della pochezza di tutta la vicenda.
Per chi preferisce, questa la versione in video.
Il provvedimento del TNA riguarda una seconda violazione antidoping e prevede la squalifica dell’atleta dal 23 ottobre 2025 al 22 ottobre 2033.
La sanzione è stata inflitta, e non comminata come si ostinano a ripetere tutti, ai sensi degli articoli 2.1 e 2.2 del Codice Antidoping, relativi alla presenza e all’uso di una sostanza proibita.
La sostanza riscontrata nel campione biologico è eritropoietina ricombinante (EPO), uno dei prodotti dopanti più gravi e severamente perseguiti.
Infatti Velotti è recidivo, inutile spiegare qui il significato giuridico, è uno dei rari casi in cui linguaggio comune e legale coincidono.
Il controllo antidoping relativo a questa seconda sanzione è avvenuto durante la Granfondo La Medievale, disputata il 28 settembre 2025, manifestazione valida come Campionato Italiano Master FCI.
In quella gara Velotti aveva ottenuto il terzo posto assoluto e il primo posto nella categoria Master 1 (M1), conquistando così la maglia tricolore di campione d’Italia di categoria.
La qual cosa, confesso, mi ha fatto sorridere giacché alcune testate hanno titolato: “Granfondo, otto anni di squalifica a un campione d’Italia: il caso Velotti”.
Che poi, d’accordo, se vogliamo il titolo tricolore ci sta e quindi anche quello di giornale, però, diciamolo, stiamo parlando di gare amatoriali, l’altisonanza non trova riscontro nella realtà.
Che è la realtà di misere persone che nemmeno consce della propria pochezza sentono il bisogno di barare per primeggiare in una gara amatoriale, sporcando il lavoro, i sacrifici, l’impegno dei tanti che pedalano per amore della bici e dello sport.
Il peccato maggiore di questi individui, di un Velotti come altri ci sono stati e temo ci saranno, non è semplicemente essersi dopati, perché uno potrebbe dire: fatti tuoi, vuoi ammazzarti per vincere il prosciutto, sei scemo ma danneggi solo te: no, il loro peccato è screditare una intera categoria di sportivi amatoriali che corrono con passione.
Quel “ma tanto sono tutti dopati” che troppo spesso abbiamo sentito gettato addosso ai professionisti tocca, da tempo portarlo sulla schiena anche agli amatori.
A tutti, senza distinzioni.
Io ho sempre detto che i ciclisti in quanto ciclisti non sono migliori degli altri.
Inforcare una bici non ti rende migliore di nessuno, se sei un demente lo sei sempre, sui pedali, a piedi, in auto, nella vita.
I ciclisti hanno tra le proprie file di tutto perché siamo spaccato della società, coi suoi vizi e le sue virtù.
Però è anche vero che la bici è passione, non decidi di pedalare se non ami questi tubi con le ruote.
Ma forse non è del tutto vero, forse la passione per la bici, per il ciclismo, per i suoi valori non sono la molla che spinge alcuni a faticare sui pedali.
Anzi, a barare sui pedali.
In questo doping c’è tutto quello che noi appassionati detestiamo.
Non solo l’inganno, questo sarebbe il minimo.
C’è la negazione dei principi, dell’etica e dell’epica del nostro sport, fatto di tenacia, fatica, dedizione, impegno, rispetto.
So che queste mie ultime affermazioni mi espongono al pericolo di essere definito un romantico se non addirittura ingenuo.
So di essere il primo ma non il secondo e non lo ritengo una brutta cosa.
Perché io credo in ciò che penso, nei miei valori e nei miei principi.
Quelli, alcuni di quelli, calpestati da Velotti.
Il Tribunale Nazionale Antidoping ha fatto il suo dovere con la condanna, terminata questa, ossia la squalifica, come è giuridicamente giusto Velotti potrà tornare a gareggiare.
Il fatto che sia giuridicamente giusto non significa sia anche eticamente giusto, perché legge e giustizia raramente si incontrano.
Fidatevi, è il mio lavoro.
Alla prossima.
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Ciao Fabio, ovviamente sono d’accordo con te. Un paio di mesi fa ho letto un libro molto carino (Il ciclista e la sua ombra, di O.Haralambom) che del doping, pur condannandolo!, ne fa vedere un aspetto umanamente diverso che ho trovato interessante. Ripeto, nessuna giustificazione, ma è un libro di ciclismo moto diverso dagli altri e, approfittando di questo articolo, lo volevo segnalare a chi fosse interessato. Buone vacanze a tutti.