Se il Mondiale non va alla montagna…

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..la montagna viene al Mondiale.

Quale montagna? Quella del percorso del Mondiale 2028, che sta tenendo banco negli ultimi giorni. 

Si Mondiale 2028, quindi abbastanza di là a venire. Ma come ben sa chiunque organizzi un lavoro, la programmazione è sempre con ampio anticipo.

Però qui il motivo non è la lungimiranza degli emiratini, o forse è proprio la loro lungimiranza, visto che ci mettono una barcata di soldi nel loro Uae Emirates, il team che ha la sua punta di diamante in Tadej Pogačar.

Il motivo è la costruzione, o ampliamento se vogliamo, di una collina artificiale, secondo alcuni creata apposta per favorire il campione sloveno.

Al solito, questa è la versione video

Il primo a sollevare la questione è stato Tim Merlier. In una intervista rilasciata a Domestiquecycling, il ciclista belga rileva: “Non credo che avrò mai l’occasione di vincere un mondiale” e, riferendosi in particolare alla montagna artificiale di Al Wathba, ha dichiarato: “Stanno lavorandoci per renderla più alta, la vedo crescere di anno in anno quando corriamo l’UAE Tour“.

La testata spagnola Marca ha pubblicato dati a sostegno.

Nel 2023 la salita misurava 1400 metri con pendenze tra il 6% e il 9% mentre nel 2026 la salita sarà di 2000 metri con una pendenza che raggiungerà circa l’11% rendendo gli ultimi 500 metri molto più difficili. Tutto ciò, sempre secondo il quotidiano sportivo iberico, sarebbe possibile grazie allo spostamento di sabbia proveniente da antiche dune del deserto compattata con asfalto e altri materiali.

Marca non si ferma qui. Infatti, citando dei documenti emiratini, segnala che esisterebbe un progetto da attuare entro il 2028 che porterebbe la salita a misurare circa 3800 metri con una pendenza che potrebbe arrivare anche al 13% nel tratto conclusivo.

Molto più duro l’intervento di Marc Madiot, responsabile di Groupama FDJ: “Questo fatto è gravissimo, così si uccide il ciclismo. E indirettamente gli altri sport come il tennis che ha già venduto la propria anima ai soldi arabi. Ce ne pentiremo…”.

Prosegue: “Non so davvero cosa pensare, non sono un ayatollah dell’ecologia… ma ci sono comunque le basi e le regole di fondo da seguire. E se ciò che viene riportato dalla stampa fosse verificato” spiega Madiot nel programma televisivo Grandes Gueules du Sport, “se arrivassimo a questo tipo di situazione, sarebbe drammatica per il nostro sport e indirettamente per gli altri, dove significa che possiamo fare qualsiasi cosa“.

Un fiume in piena Madiot, che non risparmia le Federazioni Nazionali: “È una sorta di cambiamento distorto su ciò che lo sport dovrebbe essere o può ancora essere. Penso che la Federazione Internazionale e il suo presidente debbano riprendere il controllo di questo tipo di situazione. Mi dispiace, è l’UCI che assegna i campionati mondiali. Basandomi su un insieme di specifiche, non oso immaginare che l’UCI possa accettare di costruire una montagna artificiale con il pretesto di rendere la gara più difficile o addirittura per dare un vantaggio a un singolo“.

Sul punto sarebbe interessante avere l’opinione dell’UCI, magari nei prossimi giorni uscirà qualcosa o vedrò di chiedere io una nota.

Sempre Madiot: “Penso oramai che siamo in una situazione senza più inibizioni, dove l’Arabia Saudita vuole organizzare le Olimpiadi invernali, quindi anche in quel caso sono pronti a fare qualsiasi cosa. Organizzeranno i Giochi invernali e ho paura. Ho paura dell’UCI, del CIO, della FIFA, di tutte le federazioni internazionali, anche dell’ITF“.

Sono pronti a fare qualsiasi cosa per prendere i soldi, sono pronti a tutto. La Federtennis ha venduto la sua anima con la Coppa Davis per soldi. Ora tocca all’UCI… creeremo colline artificiali per lo spettacolo, per favorire i più forti” conclude il proprio pensiero Madiot. “Si prenderanno anche la Coppa di calcio. Si farà in Arabia Saudita ma non sappiamo solamente quando si giocherà, com’è già successo con il Qatar. Siamo più che mai servi di questo modo di vivere lo sport, in futuro possiamo davvero pentircene“.

In tutta questa vicenda, di cui al momento non posso prevedere gli sviluppi, sarebbe facile dire che a uscirne sconfitto il nostro sport.

In realtà no, a uscirne sconfitto è un modello organizzativo che non ha immaginazione. 

Uno sport popolare che cerca di scimmiottare modelli di business che possono andar bene per altri, per gli sport negli stadi, non certo per quello che nella strada e sulla strada trova la sua consacrazione.

Basti pensare all’idea di inserire zone a pagamento anche nei grandi giri. Una volta tanto sono d’accordo con Cipollini, che apprezzo come atleta, assai meno come uomo, ma è indubbio che il mestiere lo sa e la bolla come una sciocchezza.

Lo sport ha bisogno di soldi per crescere e per mantenersi, i costi di un team di punta del World Tour sono ormai su cifre fuori della realtà.

Nel 2025 il budget complessivo delle squadre World Tour è stato di 570 milioni di euro. La media quindi è 32 milioni di euro ma la media non è la realtà. Perché UAE e Ineos superano i 55 milioni a testa, UAE arriva a 60 milioni, gli altri quindi spendono meno. E vincono meno, dimostrando la stretta correlazione tra cifre investite e risultati.

Nei prossimi giorni vi preparo un prospetto, quando ho parlato della crisi Campagnolo e ho riposto a un commento di chi auspicava un team proprio dell’azienda indicando queste cifre, i soliti analfabeti, sia funzionali che di fatto, hanno fatto le loro inutili battute.

No, io studio prima di parlare.

Però se devo raccontarvi il mio sconforto maggiore, beh, è proprio verso Tadej Pogačar.

E’ un campione, è il migliore al momento e la storia lo consacrerà tra i migliori di tutti i tempi. La pressione che ha addosso è enorme e piano piano lo sta schiacciando.

Leggere in giro di una montagna creata per lui, per farlo vincere, non aiuta lui né il nostro sport.

Questa montagna artificiale potrebbe seppellire lui e il ciclismo su strada.

Buone pedalate

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