La mediocrità contro i ciclisti
Nel mio monitoraggio sui social per tastare il polso degli attacchi ai ciclisti in quanto tali, ossia attaccati solo perché sono su una bici, mi sono imbattuto in una strana pagina: Roma Ciclabili Funeste a Zero Ciclisti e Soccorsi Bloccati.
Confesso, all’inizio pensavo fosse una pagina ironica che sfruttava la nota costruzione retorica del parlar male di qualcosa per tesserne le lodi.
Banale ma esiste ed è ancora ampiamente usata, tipo quelli che dicono “il mio peggior difetto è che sono troppo buono”. O troppo generoso, o troppo leale: insomma, mai che dicessero troppo scemo, ecco.
Per chi preferisce, al solito c’è la versione video.
E prima che qualcuno, al solito senza prima vedere il video o leggere, si mette a commentare che è sbagliato dividere per categorie, ricordo: primo, non l’ho mai fatto e sfido chiunque a trovare un mio solo articolo o video in cui classifichi le persone per categorie a seconda del veicolo usato; secondo, io mi occupo di ciclismo, di bici, è ovvio che il focus del mio lavoro sia qui, non racconto ricette di cucina ed è normale che l’occhio è quello del pedalatore; terzo, sono loro che dividono, attaccano o denigrano i ciclisti perché su una bici.
Comunque, dicevo, mi sono imbattuto in questa pagina, in un post in realtà, anche perché da diverso tempo Facebook mi propone la capitale visto che da un anno circa ci sto passando diverso tempo, uso Google Maps, insomma, non è che non “cielodicono”: ho dato consenso alla mia posizione, l’algoritmo fa il suo lavoro.
Non è un post d’odio ma è ugualmente emblematico di un comune sentire, assai diffuso, e che troppi ignorano ha precise radici storiche, lo scopriremo insieme appena avrò tempo di montare in video il mio personale viaggio tra bici e arte.
Ve lo cito in versione originale, errori e sintassi incerta compresi.
“Ma una persona non più adolescente, con una buona posizione lavorativa e una discreta agiatatezza (vabbè, son scappati i ditini sulla tastiera, N.d.R.), a cui piace vestire bene, profumare, non dover sudare per muoversi e non dover uscire un’ora prima del dovuto. (E qui si è dimenticato la principale, N.d.R.). Può essere libero di non volere andare in bicicletta se non addirittura vergognarsi di essere confuso con i cretini che vengono qui a insultare, perché follemente vorrebbero che tutti noi ci spostassimo come loro pedalando?
(Tranquillo, nessuno te lo chiederebbe e se anche fosse possibile vederti in sella sarebbe solo la dimostrazione di quello che dico da sempre: in bici c’è di tutto, mediocri compresi. Proseguo. N.d.R).
Da che mondo è mondo, si studia per ottenere una professione che regali benessere, che possa permettere di vivere comodi e con più confort possibili (si scrive coMfort, N.d.R.) Altrimenti se dovevo vivere in bicicletta mi sarei fermato alle medie, fatto il primo lavoretto rimediato e vivere con sacrifici e privazioni guardando male chiunque ha un Suv o una “maGhina” più grande di una utilitaria. Ovviamente senza pensare che quello con il “maGhinone”, da giovane invece di pedalare in giro, ha studiato per anni, proprio per non essere costretto ad andare in bicicletta anche da brizzolato…
Dedicato agli ultimi fenomeni da tastiera giunti per insultare (addirittura hanno fatto il copia e incolla degli insulti)”.
Beh, troppo facile sarebbe ribattere che gli anni di studio non hanno portato a molto, l’istruzione raggiunta è incerta come dimostra la bassa qualità dello scritto e probabilmente l’autore confonde la conoscenza delle nozioni tecniche che gli son servite per raggiungere “l’agiatezza” con la cultura.
Mi ha colpito, ma non sorpreso, piuttosto intristito per lui, perché è atteggiamento che conosco da decenni: la mediocrità, l’assenza di fantasia, di immaginazione.
Che è appunto la caratteristica dei mediocri. Che non possono immaginare esista una vita, un modo di vivere e pensare differente, possono pesare tutto solo con la loro bilancia.
Come il ladro convinto che chiunque voglia derubarlo.
Uno che passa ore e ore a studiare, ma lo abbiamo visto con scarsi risultati, non per amore di conoscenza, per curiosità, per scoprire mondi e pensieri diversi ma per far soldi e dimostrare di averli fatti comprando la macchina mette tristezza.
E secondo lui io, o chi come me si sposta in bici, lo invidio?
E cosa dovrei, cosa dovremmo invidiare? Qui c’è nulla, anzi c’è la plastica rappresentazione del nulla.
C’è il menar vanto del proprio nulla.
Come ripeteva il mio professore di filosofia ai mediocri: “Quando morirai ti accorgerai di non essere mai nato”.
Sarebbe anche troppo facile ribattere che io al lavoro ci vado in bici e in giacca e cravatta, che come me lo fanno milioni di persone nel mondo e non ci sentiamo per questo dei poveracci.
Sarebbe troppo facile ribattere che in bici ci andiamo per scelta, per piacere, per libertà: quella che i mediocri, loro si, ci invidiano.
Sarebbe troppo facile ribattere che da giovane io e milioni di altri pedalavamo e studiavamo e questo non ci ha impedito di laurearci, di girare il mondo, di spendere i soldi guadagnati godendoci il contatto con culture diverse, una mostra, una serata al teatro, libri che ci appassionano.
Sarebbe troppo facile citargli, chessò, Lyonel Feininger, autore di una delle più belle e dirompenti opere a tema ciclistico nel suo periodo cubista e ciclista appassionato egli stesso. Non può conoscerlo e non potrebbe capire l’opera.
Sarebbe troppo facile ribattere su tutto perché la mediocrità è facile da battere per chi mediocre non è.
Chi lo è no, non può sconfiggerla ma tanto non lo saprà mai, il suo destino è vivere nell’ignoranza della propria pochezza.
Sarebbe troppo facile alzare le spalle e passare oltre davanti a tanta pochezza ma no, non possiamo.
Io non divido il mondo in ciclisti, automobilisti, motociclisti e così via: io divido il mondo tra persone intelligenti e mediocri: e a loro non dobbiamo lasciare quartiere.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Sono sempre più convinto che l’Italia sia una paese pieno di frustrati, incattiviti e incarogniti. Impera la cura della propria comfort zone.
Per il resto, “…gli altri che si arrangino e non mi diano troppo fastidio, che sennò mi arrabbio”.
Ma chissà se cercare le responsabilità di questo stato di cose ci darà dei risultati sorprendenti. Non credo…
Ciao Paolo, io non ho stessa convinzione, per due motivi: il primo è che questo mio intervento trae spunto da un social, che non specchio della realtà semmai spicchio; il secondo è che ho grande fiducia nelle nuove generazioni, che non sono quelle che salgono alla ribalta della cronaca bensì quelle che guardano all’Europa, hanno amici nel mondo, lo percorrono e di tutte queste sciocchezze da vecchietti incarogniti frega nulla.
Fabio
Buongiorno Fabio, purtroppo i social hanno anche il grande demerito di dare modo a tanti frustrati di esprimersi. Però in effetti come hai scritto e come ho avuto modo di riscontrare in altri ambiti, sono uno spicchio e non uno specchio della società. Buon lavoro da Siracusa
Infatti Marco; però anche se non gli attribuisco l’importanza che usano altri, i social mostrano comunque uno spaccato. Prima pensavo esistesse una maggioranza silenziosa, ora temo sia una minoranza. Per questo, pur senza prenderli a emblema, i mediocri vanno denunciati, sbugiardati e soprattutto sbeffeggiati.
Fabio
Secondo me, nei social, tra di noi, è scattata la gara di chi, creando dei finti post, la spara più grossa per farteli commentare.
diabolico….
fabio