Tagliamo la forcella in carbonio

Adesso è il turno della forcella con tubo in carbonio; la differenza non è nella tecnica di taglio, useremo lo stesso sistema visto nel precedente articolo: cambia la tipologia di serie sterzo, non più il ragnetto ma l’expander. Ed è anche più comodo così perché possiamo fare a meno di un attrezzo, quello per inserire appunto il ragnetto.

Come per la forcella in acciaio che abbiamo visto, anche qui la necessità è quella di ridurre la sporgenza oltre la parte superiore dell’attacco manubrio, perché ormai l’assetto è stabilito.

Diciamolo: la torre è brutta…

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Io consiglio sempre di lavorare a forcella libera dal telaio; qui la bici è dotata di freni caliper, quindi basta sganciare il cavetto.

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Adesso svitiamo la vite con testa a brugola di tiraggio della serie sterzo, quella che serve a regolarne la compressione.

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Rimosso il tappo appare il tubo forcella con il suo expander.

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Questo che vediamo è abbastanza ben fatto; molto comodo il “bicchiere” sagomato in modo tale che impedisca a tutto l’insieme di scivolare nel tubo forcella quando è lento.

Nell’immagine in basso le frecce evidenziano il bordo poggiato sulla estremità del tubo forcella in modo non sprofondi e l’innesto per la chiave a brugola da 6 che comanda il sistema di espansione.

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Agiamo sull’innesto a brugola e svitiamo.

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Una volta allentato il tutto (allentato, non svitato completamente altrimenti il cono dell’espansione resta nel tubo) sfiliamo l’expander.

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Alcuni expander hanno anche una ulteriore lamella in alluminio da inserire nel tubo forcella, in modo che il tubo sia più protetto. Se l’abbiamo anche noi, sfiliamola.

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Prima di affrontare il taglio due parole su questo sistema a expander: ce lo troviamo tra le mani, tanto vale capirne il principio di funzionamento.

Nelle due immagini in basso lo vediamo completamente smontato, da un lato gli elementi che compongono l’expander, dall’altro la lamella di rinforzo che, come detto, possiamo anche non trovare.

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Elementi che sono la vite di tiraggio, il suo “bicchierino” di alleggiamento, la lamella di espansione e il troncocono che determina l’espansione.

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Ricomponiamolo per capire come funziona.

Vite nel suo alloggiamento.

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Infiliamo nella lamella.

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Chiudiamo con l’elemento di espansione.

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Come si può vedere la testa della vite di tiraggio presenta un ingaggio per chiave a brugola, che serve appunto ad avvitare l’elemento di espansione.

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Avvitando tiriamo su l’elemento di espansione che “allargherà” la lamella in cui è contenuto; lamella che così andrà a battuta contro il profilo interno del tubo forcella, bloccandosi.

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Questo blocca l’expander nel tubo forcella, ma come assolve alla necessità di regolare la serie sterzo? Di fatto la sua funzione è la stessa del ragnetto che abbiamo visto per le forcella in acciaio o alluminio. Solo che il ragnetto è inserito per interferenza, a pressione possiamo dire, ed è un sistema che mal si sposa con la fibra di carbonio. Quindi, se la serie sterzo col ragnetto la regoliamo avvitando più o meno la vite di tiraggio della serie sterzo, perché avvitando “comprime” la forcella tirandola su, svitando il contrario, qui la vite di tiraggio della serie sterzo dove la facciamo lavorare?

Semplice, la testa della vite di tiraggio dell’expander ha una doppia lavorazione: una, vista sopra, che è la sede esagonale per la chiave a brugola, altrimenti non potremmo gestire l’espansione; la seconda è interna alla sede esagonale, ed è la filettatura su cui sarà innestata la vite di tiraggio della serie sterzo.

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Qui in basso possiamo vedere la vite di tiraggio della serie sterzo, senza e con il tappo di chiusura.

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In queste immagini pubblicate sopra ovviamente intendo mostrare solo la sede della vite, non è certo questa la procedura di montaggio della serie sterzo.

Che sappiamo, per ben lavorare, necessita di una luce di almeno due millimetri ma io suggerisco sempre tre, tra tappo della serie sterzo e sommità del tubo forcella. Lavorando per trazione se non avessimo questa luce la forcella impatterebbe sul tappo, terminando così la corsa utile alla regolazione.

Bene, adesso sappiamo come funziona un expander; o almeno spero di essere riuscito a farlo comprendere.

Possiamo procedere al taglio, prima operazione la scelta della misura da eliminare.

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Poiché come ho detto seguo la strada di lasciare parte del tubo forcella sporgere dalla sommità dell’attacco manubrio, ricavando quindi la luce necessaria alla regolazione della serie sterzo grazie a uno spessore da 5mm che frappongo tra tappo e attacco, il calcolo è semplice: alla lunghezza sporgente sottraggo 2mm e il risultato sarà la lunghezza che ho da tagliare. Se per esempio sporge di 10mm, sottratti 2mm abbiamo 8mm da tagliare. In questo modo il tubo forcella sporgerà per 2mm (perciò ho sottratto proprio questo valore) e considerando che userò uno spessore da 5mm ecco che avrò ottenuto i famosi 3mm di luce necessaria alla regolazione della serie sterzo.

Non si è capito niente eh?

Ok, semplifichiamo. Qualunque sia la lunghezza da eliminare, quella da voi scelta, sottraete a questa vostra lunghezza sempre 2mm. Questo nel caso vogliate usare uno spessore per ricavare la luce per la regolazione della serie sterzo.

Se invece siete amanti del tappo a filo dell’attacco manubrio, alla lunghezza sporgente dovete sommare 3mm: in questo modo avrete la luce necessaria alla regolazione, col rischio però (ne ho parlato nell’articolo sulla forcella in acciaio/alluminio) che l’attacco serri in un punto debole. O addirittura non serri proprio, alcuni attacchi manubrio hanno la vite superiore così in alto che non c’è più tubo forcella da fasciare…

Anche questa è fatta, passiamo al taglio: che segue la stessa procedura già vista nell’altro articolo, ossia la creazione di una guida di taglio con del nastro adesivo e l’esecuzione di un invito alla lama lungo tutta la circonferenza esterna del tubo forcella.

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Meglio usare un seghetto di buona qualità e una lama per la fibra di carbonio; in mancanza una per ferro ma a denti molto piccoli e sottili. Che taglia bene uguale e produce un sacco di polvere uguale: quindi soffiamo spesso, altrimenti non vediamo dove lavora la lama.

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Una volta creato un invito profondo possiamo passare al taglio definitivo, la lama non scapperà via.

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Appena tagliato il tubo non è proprio un bel vedere, ma una passata di cartavetro per rifinire migliorerà le cose.

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Ora non resta che rimontare la forcella al telaio, inserire nuovamente l’expander stringendo bene. A questo proposito suggerisco sempre di farlo con l’attacco manubrio montato: non serrato forte, ma abbastanza da fasciare per bene il tubo forcella così è impossibile che un uso eccessivo dell’expander possa danneggiarla.

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Prima che qualche ciclista più attento mi rimbrotti perché nell’immagine in alto si vede il tubo forcella “dentro” l’attacco manubrio e non sporgente e chiedersi come mai visto che sostengo che è meglio farlo svettare, rispondo che quella non è la misura definitiva della mia forcella. Per ragioni mie di salute devo potermi garantire un minimo di regolazione, a volte sono costretto ad alzare il manubrio di mezzo centimetro, come è in foto, dove un ulteriore spessore da 5mm è stato aggiunto sotto. Spero solo per poco tempo.

Bene, con l’expander montato non resta che collocare spessore e tappo e regolare la serie sterzo sfruttando la vite di tiraggio.

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Possiamo dire che rispetto a prima, con quell’orribile prolungamento, la zona sterzo non si poteva guardare? Si, possiamo dirlo e possiamo però aggiungere che adesso è decisamente più aggraziata.

Come avete visto tagliare una forcella è un lavoro semplice, alla portata da chiunque; e poi ripeto spesso a chi mi contatta via mail per dubbi e incertezza: se ci riesco io, possono farlo tutti.

Buon lavoro.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Mario

    Ottimo articolo spiegato in modo eccellente!!! Grazie per averlo divulgato!!!

    Ps: conviene posizionare l’expander internamente a livello dell’attacco manubrio così da creare due forze contrastanti che si equivalgono (espansione contro la morsa dell’attacco)?

    • Elessarbicycle

      Ciao Mario, grazie per i complimenti che sempre fano piacere.
      Si, la mia “filosofia” è montare l’expander ad una altezza tale che la zona in cui lavora corrisponda a quella fasciata all’esterno dall’attacco manubrio. Anche per questo uso tagliare la parte eccedente del tubo forcella lasciando sporgere di quei pochi mm; in questo modo ho sempre la possibilità di collocare l’expander nella miglior zona di lavoro.

      Fabio

      • Buongiorno, non mi ritrovo con i calcoli, probabilmente ho carenze i base, ma:
        Sporgenza canotto dall’attacco manubrio : 2mm.
        Spessore flangia di battuta expander: 2mm.
        Battuta interna del “tappo”, ovvero spessore della parte cilindrica che si incastra nello spessore sottostante: 2mm.

        ergo usando uni spessore di 5 mm. non riesco ad avere “spazio” per regolare la serie sterzo… spessore da 10??

        Alessandro

        • Elessarbicycle

          Ciao Alessandro, non capisco cosa c’entrino battuta interna tappo, che è sempre ben svasato da non interferire con la forcella e l’expander.
          Solo nel caso del bordo anticaduta, che è cosa diversa dall’expander (che è interno) e che non tutti gli expander hanno, si calcola il suo spessore (che è solitamente 1mm) e solo se è del tipo che possa andare in interferenza.

          Se non hai bordino anticaduta lasci fuori 2mm, spessore da 5 e ci sei. Se non vuoi spessore togli 3 mm sotto il filo attacco manubrio. Non c’è altro.

          Fabio

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