Vittoria Terreno Zero

Tempo di lettura: 11 minuti

Proseguono le mie incursioni nel mondo gravel. E dopo averne viste tante in più anni di quanti preferisco ricordare, posso dire con ragionevole certezza che il gravel non è un fuoco di paglia come ne abbiamo vissuti nel nostro mondo a pedali.

Vi ho spesso raccontato che di nuovo in questo fenomeno, che non possiamo più derubricare a moda, c’è solo il nome. Il ciclismo ad ampio raggio, strada con piglio sportivo, fuoristrada leggero e turismo su distanze brevi, esiste da quando hanno inventato questo perfetto strumento di felicità che è la bicicletta.

D’accordo, un tempo era necessità e non mi riferisco agli albori del ciclismo, quando le strade asfaltate non esistevano.

In tante zone della nostra Penisola, solo per restare in casa, fino a una trentina di anni fa non era insolito imbattersi in traverse comunali, lunghe anche molti chilometri, in terra battuta. Senza necessità di andarsi a cercare i sentieri: erano lì e o ci si pedalava sopra o a casa non si tornava.

Serviva una bici apposita? Beh, avere gomme larghe e un telaio con angoli più aperti faceva comodo. Ma era anche un ciclismo nel quale facevamo di necessità virtù, senza preoccuparci di ciò che non avevamo; e molto nemmeno immaginavamo sarebbe esistito.

Quella la strada, quella la bici e via pancia a terra coi tubolari da 21 e il 53/15 innestato per pedalare carichi.

Ma se lo abbiamo fatto per anni, vuol dire che queste benedette gravel e tutti gli annessi e connessi sono inutili?

No, per niente. Sarebbe come dire che siccome pedalavamo pure sui cancelli, allora una specialissima non ha senso. Oibò, certe esagerazioni forse, ma avete capito cosa intendo.

Quindi ben vengano le bici gravel, ormai quasi ogni produttore ne ha in catalogo una.

E di conseguenza ben vengano i componenti dedicati, studiati appositamente per questo ciclismo che molti definiscono avventuroso ma io preferisco dire spensierato: salti in sella e via.

Poi ci sono tante bici che proprio gravel non sono, ma geometrie, passaggi gomme e altri accorgimenti fanno sì che con poche modifiche siano perfettamente in grado di portarci su strada e fuori.

Spesso basta poco: due copertoncini adatti e ce ne andiamo a zonzo in allegria.

Già, copertoncini adatti: adatti a cosa? E si, perché come è naturale, una volta che un fenomeno prende vigore le aziende puntano a diversificare, specializzare, creare nicchie finché in un modo o in un altro le esigenze dei ciclisti si fanno più chiare e ognuno torna a semplificare.

Semplificare però non vuol dire rinunciare alla specializzazione. E il settore delle gomme da bici è in questo sicuramente il più spumeggiante.

Vittoria non ha bisogno di presentazione, è azienda leader. Per molti anni ho pedalato lasciandomi scivolare sull’asfalto prima dai loro tubolari e poi dai copertoncini.

Il test che leggeremo è dedicato ai Terreno Zero, una gomma gravel fortemente orientata alla strada e perfettamente a suo agio su terreni compatti.

Ho scelto questa versione per chiudere un mio ideale trittico capace di coprire ogni esigenza. Nel corso di questi mesi abbiamo conosciuto Panaracer GravelKing, il classico copertoncino doppio uso strada/fuoristrada; poi il Michelin Power Gravel, ottimo su strada ma con una buona propensione al fuoristrada, anche su terreni moderatamente pesanti.

E adesso arriva questo Terreno Zero: al centro praticamente stradale, dove la discendenza dal glorioso Vittoria Corsa è più di semplice rimando estetico, e con una moderatissima tassellatura laterale; caratteristiche che lo identificano come naturalmente votato a un gravel più sportivo-stradale. Anche se, vedremo, non mancheranno le sorprese.

Ma queste le scopriremo nel paragrafo dedicato alla prova su strada.

Ora no, seguiremo il classico schema a quattro paragrafi e quindi il prossimo lo dedichiamo alla conoscenza “statica” dei nostri Vittoria Terreno Zero.

Voltiamo pagina

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • xtanatos

    Molto interessanti, anche se il peso è davvero notevole…..

    • Elessarbicycle

      Ciao Massi, notevole non direi.
      Se pensiamo che altri top di gamma come Michelin Power Gravel e Panaracer GravelKing, giusto per citare quelli che ho voluto per creare il mio trittico ideale, pesano più o meno uguali.
      450g i francesi e 400g i giapponesi (dichiarato sui 700×35 ma io ho provato i 700×43 e quindi ho verificato solo il loro peso), quindi il distacco non è poi troppo elevato.
      Certo, il fattore peso è stato l’unico punto dove non hanno totalizzato il massimo. Però ho rilevato come la scorrevolezza superiore non faccia rimpiangere i grammi in più.

      Fabio

  • xtanatos

    Ciao, ci può stare anche perchè ho preso i Power Gravel 700x33c (fantastici !!!!, poi commento il post) e pesano 400g.
    Non sono abituato a gomme così larghe sulla LR e le Power Gravel sono le più pesanti che ho.
    Se non fosse per la spesa ci farei un pensierino per uso casa lavoro dato che devo sostituire che Pirelli Velo che si sono tagliate.
    Dubbio amletico…..

    • Elessarbicycle

      Giusto, non avevo specificato che i 450g delle Michelin sono riferiti alla misura superiore.
      Per ora goditi le Michelin, quando saranno da cambiare proverai altro.
      Tanto sono tutte ottime gomme, cambiano “gli stili d’uso” ma ognuna messa nel suo campo è davvero notevole.

      Fabio

  • alessio michelotti

    Ciao io sto usando i terreno dry e avro percorso circa 1300 km fra strade bianche e asfalto. Belle gomme mi ci sono trovato un po’ male solo in situazioni di discesa e con fondo su strada bianche abbastanza sconnesso ( ghiaia e sassi per intenderci ). Volevo chiederti, hai notato anche tu particolari segni di usura?

    • Elessarbicycle

      Ciao Alessio, i Dry li sto usando ancora; credo sarò online col loro test tra circa 4 settimane e potrò fornirti le mie valutazioni. Per ora sono ancora al lavoro, purtroppo il maltempo degli ultimi mesi e che perdura ha rallentato tutti i test.

      Fabio

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