Verniciatura telaio bici fai da te, parte prima

Tempo di lettura: 13 minuti

Possiamo verniciare noi un telaio di bicicletta con bombolette professionali ma facilmente reperibili e ottenere un risultato soddisfacente? E soprattutto, la spesa complessiva per il materiale necessario ci permette un risparmio rispetto al rivolgerci a un professionista?

La risposta è si a tutte e due le domande.

A patto si abbia ben chiaro che non avremo lo stesso risultato garantito da una ditta specializzata e qualche compromesso, essenzialmente sulla minor durata nel lungo periodo e superiore debolezza della tinta, lo dovremo accettare.

In una scala da uno a dieci, il massimo del punteggio andrà al lavoro svolto da chi vernicia telai per professione.

Se però seguiremo la giusta procedura, non lesineremo impegno e adotteremo materiali di qualità, il nostro lavoro potrebbe tranquillamente attestarsi sul sei e mezzo; anche sette in alcuni casi.

E il tutto con una spesa mediamente un quarto di quanto costerebbe farci verniciare il telaio.

Però c’è una chiave di lettura in questo articolo e deve sempre essere ben chiara a tutti: lo scopo non è sostituirci a un professionista, non abbiamo né esperienza né attrezzature per farlo.

Il fai da te ha senso quando il valore della bici non giustifica il ricorso a un professionista e le fasi preparatoria e di esecuzione non presentano grosse difficoltà.

Per capirci: Elessar avrei potuto verniciarla io, ho l’attrezzatura (avevo, l’aerografo buono si è rotto…) e la disponibilità di un compressore professionale; e anche accumulato abbastanza esperienza.

Mi sono invece rivolto a professionisti del settore con enorme esperienza perché volevo la perfezione che io non avrei potuto raggiungere; e perché la mascheratura dei suoi innumerevoli gigli era ampiamente oltre le mie capacità.  Per tacere della ancor più difficile rimozione della mascheratura…

Serviva mano abile ed esperta, uno specialista; anzi una specialista e ancora ho i sensi di colpa pensando alla poverina che si sobbarcò il lavoro.

La Peugeot Anjou nella sua trasformazione a basso costo in Passepartout l’ho verniciata io; non presentava difficoltà nella preparazione e nemmeno in esecuzione.

E la bici, carina finché volete, non giustifica per suo valore complessivo la spesa e il tempo di un professionista.  

Da tempo valutavo l’ipotesi di scrivere un articolo sull’argomento verniciatura “casalinga”, anche perché in giro c’è la solita aria fritta ripetuta all’infinito. Consigli in rari casi validi d’accordo, ma troppo generici.

A fermarmi la delicatezza della materia. 

Si, delicatezza; credere di ottenere un 8 in pagella e ritrovarsi con un umiliante 2 è altamente probabile, più di quando affrontavamo impossibili versioni di greco al liceo.

Tante le cose che possono andare storte, alcuni rimediabili (e vedremo come porre rimedio) altre no, vanificando ore di lavoro e soldi spesi.

E poi c’è sempre stata una altra questione a fermarmi: scrivere la procedura con aerografo o con la bomboletta?

Un buon aerografo da verniciatura, la cosiddetta pistola, costa da un centinaio di euro a salire. E per farla funzionare serve un compressore, minimo un 50l per riuscire a conservare costanza di pressione durante tutta la verniciatura. E credetemi, con un 50l è facile sbagliare, devi studiare con cura il percorso di verniciatura in modo da poter avere quelle piccole pause necessarie al compressore per mantenere pressione costante (la pressione in uscita non deve mai calare) e senza che il lavoro si fermi per periodi prolungati. No, mi sa che alla fine pure un 50l è insufficiente, io ho sempre usato (in prestito) un 200l, un bestione che carichiamo in auto con la rampa…

Ci ritroviamo così a dover sostenere un costo di sola attrezzatura che tenendosi bassi sfiora i 300 euro. Se cerchiamo uno standard decente saliamo a 500 euro. Una spesa priva di senso per l’hobbista, tanto vale portare il telaio a una ditta specializzata, costa meno.

Non basta. Nel valutare insieme ad altri ciclisti la fattibilità e il possibile interesse che avrebbe riscontrato un articolo sul tema della verniciatura faidate del telaio della bicicletta, ci siamo resi conto di una semplice verità: chi già possiede l’attrezzatura di qualità sa già anche come usarla. Un articolo gli servirebbe a nulla. 

Quindi dal progetto iniziale che avevo di usare l’aerografo e non scriverne, visto che volevo semplicemente cambiar colore a un telaio, ho dirottato sulla bomboletta e scriverne.

Ma attenzione: non la economica bomboletta che troviamo nei brico sul loro espositore. 

Fondo, vernice e trasparente di qualità, vernici studiate per i professionisti che colorifici specializzati forniscono in bombolette, anche loro di qualità, riempite al momento sulla base delle nostre richieste.

Il prezzo è mediamente più alto (anche tanto) rispetto alla stessa vernice in barattolo; però evitiamo l’acquisto della costosa attrezzatura per verniciare ad aerografo. Quindi per una lavorazione una tantum è più conveniente.

Si, perché questo è lo spirito di questi articoli che, lo avete intuito dal titolo, saranno divisi. In due parti per l’esattezza.

Articoli che si rivolgono a chi ha voglia di dare una rinfrescata alla propria bici, procedura non assimilabile a un puntiglioso restauro. 

E dove ho commesso un errore di valutazione: la scelta della bici, anzi del telaio, da usare per questo articolo.

Errore che nasce dalla mia volontà di variare il colore di una mia bici; per raggiungere miglior resa fotografica, soprattutto in esterno dove, si nota dall’immagine in alto, il nero stacca poco.

Ma di ricavare un articolo da questa verniciatura proprio non ci pensavo, e così mi ero attrezzato per usare compressore, aerografo e vernici e fondo catalizzati. Non mi avrebbero garantito il 10 in pagella, ma a un 8 potevo aspirare con ragionevole certezza, del resto non è il primo telaio che vernicio.

Avrei invece dovuto usare una bici più nello spirito di quest’articolo, qualcosa più da battaglia diciamo così. Perché, confesso, rinunciare all’aerografo un poco mi pesa. 

Ma tant’è, sacrifico le mie esigenze a quelle dell’informazione; non è la prima volta, non sarà l’ultima, spero non sia invano. E comunque pure se in foto stacca bene, a me questa zucca proprio non va giù…

Però posso sempre riconvertirla in trasporto Gpl, sai che allenamento 😀

Ultima notazione sulla struttura dell’articolo.

Ho deciso di separarlo in quattro parti anche se in ognuna ci sarà la divisione in paragrafi per ogni singola fase.

Questo perché non leggeremo solo come svolgere una operazione ma ne valuteremo dove necessario i pro e i contra. Ci sono casi dove rivolgersi a uno specialista è unica soluzione, oltre che saggia soluzione. Ci sono casi dove l’errore arriva inatteso, piccoli trucchi da seguire, procedure a seconda di cosa e come vogliamo verniciare e tanto altro.

Avremo così tanti paragrafi brevi, tengo conto delle necessità di lettura.

E quattro puntate, che mi sembra una soddisfacente soluzione.

Nella prima affronteremo la preparazione alla verniciatura, che significa preparazione del telaio, stuccatura (per chi ne ha l’esigenza), e rimozione di leggera ruggine se c’è.

Nella seconda vedremo la costruzione di alcuni supporti per la verniciatura e la pulizia del telaio.

Nella terza leggeremo come dare il fondo e perché, la tinta, l’applicazione di scritte e loghi e la posa del trasparente.

Infine nella quarta proveremo a rimediare a qualcuno degli errori più comuni.

Tutta la stesura si avvarrà del continuo supporto di professionisti del settore, che hanno aderito alla mia richiesta di supervisionare le operazioni, mi hanno consigliato al meglio e si sono sobbarcati il lavoro di revisione alla ricerca di possibili falle.

Perché tutti gli articoli di questa sezione Officina non servono a mostrare cosa so fare ma a mostrare cosa voi potete fare.

Lo scopo è arrivare alla migliore informazione possibile e sempre, nel farlo, chiedo aiuto a chi ne sa più di me. 

Che in questo caso sono Elena Mion di Verniciature Emmeci, l’azienda che si è presa cura con amore della mia Elessar. E Giovanni Calignano, anzitutto uno di noi, un appassionato ciclista che nella vita gestisce la ditta di famiglia specializzata in verniciatura auto, moto e bici. E a loro rivolgo il mio caloroso ringraziamento.

Più di così non potevo fare 😀  

Però non dimenticate mai la cosa più importante: la chiave di lettura. Che vi ribadisco.

Non è mia intenzione equiparare il fai da te al lavoro di un professionista, non sono risultati eguagliabili. Accettiamo l’idea che occupandocene noi avremo un buon lavoro ma non un lavoro eccellente. 

Per questo tutte le indicazioni e i consigli non saranno indirizzati alla migliore procedura ma alla migliore procedura per noi, per le nostre capacità e attrezzature. Anche nella verniciatura: meglio permettere a chi non l’hai mai fatto di ottenere un risultato accettabile piuttosto che avviarlo sulla strada della perfetta tecnica che però richiede anni per essere padroneggiata.

Soprattutto per questo mancherà qui ogni indicazione sulla verniciatura dei telai in fibra di carbonio: la preparazione alla verniciatura è più delicata di quella di telai “metallici” e secondo me non adatta al neofita, che in questo caso farebbe meglio a rivolgersi a un professionista.

Qualcuno ci resterà male per questa scelta di impaginazione, questa esclusione: ma preferisco correre il rischio di scontentare qualcuno alla certezza di averlo condotto all’errore.  

Fine dell’introduzione, partiamo con la prima operazione: la preparazione del telaio.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Mamma mia….
    mi sono letto i primi 8 paragrafi e mi son detto
    “se proprio un domani dorò sverniciare un telaio son proprio contento che la moglie lavori in una piccola ditta artigianale che fa macchine per sabbiatura”
    Oltretutto il titolare è pure un appassionato ciclista….
    uno più uno, secondo me risolverei velocemente questa fase :-)))

    • Elessarbicycle

      Eh Lorenzo, e mica è finita qui, c’è ancora tanto da fare… 😀 😀
      Scherzi a parte, la sabbiatura secondo me resta per il neofita l’opzione migliore.
      Però in una serie di articoli dedicati al far da sé, esordire con “sabbiate e via” non sarebbe stato corretto, un poco come quelli che hanno un problema meccanico e si sentono rispondere “vai dal meccanico”.

      Fabio

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