Verniciatura telaio bici fai da te, parte prima

Carteggiatura a mano con carta abrasiva

Tempo di lettura: 13 minuti

Carteggiatura a mano con carta abrasiva. E’ sicuramente la strada più lunga e faticosa e non è detto sia per forza la migliore. Il telaio di una bici non è una superficie piana. Oltre al fatto che lavoriamo su tubi tondi, abbiamo una quantità di spigoli, angoli, anfratti minuscoli dove carteggiare è difficile. Dobbiamo inventarci tamponi per la carta abrasiva per raggiungere luoghi inaccessibili alle nostre dita; pensate ai supporti cantilever vecchio tipo, dei cubetti aperti su un lato e saldati ai pendenti del carro: come arrivi lì dentro?

D’altro canto è bene prendere dimestichezza con la carteggiatura perché serve sempre.

Spesso, anzi sempre, leggo in giro ripetuto all’infinito il copia e incolla di carteggiare ad acqua con carta abrasiva 800 e poi passare alla 1200. 

Oibò, fattibile se ci hanno condannato all’ergastolo e non sappiamo come occupare gli anni a venire.

Ma lavoraccio inutile se non ammiriamo il cielo a scacchi.

Per rimuovere la vernice e portare il metallo a nudo va benissimo usare una 320 o 400 di ottima qualità.

Si, perché gli abrasivi non sono tutti uguali e risparmiare su loro è la via più sicura per lavorare male e tanto più del necessario.

Trattandosi di superfici tonde la mia personale preferenza va alla carta abrasiva con fondo in spugna.

Non fa grinze quando la curvi e possiede quello spessore che permette di manovrarla più facilmente. In basso il dettaglio del fondo in spugna.

Credo che queste sue caratteristiche la rendano particolarmente adatta a chi è alle prime armi.

Si lavora a secco ma con qualche attenzione anche ad acqua. E ad acqua è più facile non sbagliare.

Però ad acqua non significa immersi nell’acquario; e vista la forma del telaio meglio dotarsi di uno spruzzino piuttosto che bagnare all’eccesso la carta, sia perché poi l’acqua subito scivola via e sia perché è inutile.

Ad acqua significa umido, non bagnato.

Nella carteggiatura non si lavora sulla pressione ma sul movimento: tanto movimento.

Mai premere eccessivamente. Il trucco è muoversi con leggerezza e in ogni direzione, in modo del tutto casuale.

Mai fare sempre e solo su e giù o destra/sinistra. 

Perché la superficie è tonda e quindi facendo su e giù in realtà agiamo solo una piccola porzione del tubo; e perché passando e ripassando sempre sullo stesso punto si corre il concreto rischio di graffiare troppo in profondità il metallo.

Cambiare spesso l’abrasivo; anche se sembra ancora utilizzabile non indugiare e passare a un pezzo nuovo. Molto dipende dalla qualità dell’abrasivo scelto. Se è buono una striscia da un metro è più che sufficiente. Anche perché si usa tagliato in pezzi piccoli carteggiando a mano, altrimenti è difficile manovrarlo; e perché un abrasivo di qualità avrà sempre buone proprietà anti-intasamento.

Lavorare a secco ha qualche pregio ma molti limiti. Richiede già buona manualità, produce una quantità di polvere immensa, è facile graffiare in profondità, si consuma assai più carta.

Perché carteggiare a secco allora? Per la migliore visibilità. 

Lavorando ad acqua si è costretti a passare di continuo un panno per asciugare, altrimenti è difficile capire dove e come si è già intervenuti. Se l’obiettivo è portare il metallo a vista, nessun problema e io consiglio ai neofiti di carteggiare ad acqua, riduce il margine di errore.

Ma se invece per un qualunque motivo lì non ci serve il metallo a vista ma solo rimuovere uno o più strati, lavorando a secco è più immediato capire quanto siamo andati in profondità.

La maggiore difficoltà che possiamo incontrare carteggiando a mano è raggiungere efficacemente gli angoli e le zone più nascoste.

In commercio ci sono una infinità di tamponi dalle dimensioni e fogge più svariate, reperibili nei negozi specializzati che non sono le grandi catene brico, di solito. Poiché qui verniceremo a bomboletta e le avremo fatte preparare in colorificio specializzato in attrezzature per carrozzeria, sicuramente lì troveremo quello che ci serve.

Oppure useremo il vecchio sistema degli stecchetti in legno. Tondi e quadri, diametro/spessore 5 o 6 mm, avvolgiamo in punta un pezzetto di carta abrasiva e raggiungiamo qualunque punto nascosto o difficile. Ma serve tanta pazienza…

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Mamma mia….
    mi sono letto i primi 8 paragrafi e mi son detto
    “se proprio un domani dorò sverniciare un telaio son proprio contento che la moglie lavori in una piccola ditta artigianale che fa macchine per sabbiatura”
    Oltretutto il titolare è pure un appassionato ciclista….
    uno più uno, secondo me risolverei velocemente questa fase :-)))

    • Elessarbicycle

      Eh Lorenzo, e mica è finita qui, c’è ancora tanto da fare… 😀 😀
      Scherzi a parte, la sabbiatura secondo me resta per il neofita l’opzione migliore.
      Però in una serie di articoli dedicati al far da sé, esordire con “sabbiate e via” non sarebbe stato corretto, un poco come quelli che hanno un problema meccanico e si sentono rispondere “vai dal meccanico”.

      Fabio

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