UAE: chiesta l’esclusione del team dal TOUR de FRANCE

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Una coalizione di organizzazioni non governative per i diritti umani ha inviato una lettera formale al presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), David Lappartient, chiedendo la sospensione immediata della licenza della UAE Team Emirates-XRG, la squadra guidata dal campione del mondo Tadej Pogačar, accusandola di sportwashing.

Ossia quella pratica di usare lo sport, la ribalta internazionale, per tessere rapporti e ricoprire con una patina di buone intenzioni vere o supposte magagne.

Per chi preferisce c’è la versione video, altrimenti potete continuare la lettura.

La richiesta, presentata a ridosso della partenza del Tour de France, porta la firma di note organizzazioni tra cui FairSquare, Sudan Unlimited, Christian Solidarity Worldwide e il Bahrain Institute for Rights and Democracy.

La richiesta all’UCI si basa sui legami finanziari e operativi tra il team ciclistico e lo stato degli Emirati Arabi Uniti (EAU). I principali finanziatori della squadra infatti sono colossi statali come la compagnia aerea Emirates e XRG (braccio d’investimento della compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi, ADNOC), oltre a istituti come la First Abu Dhabi Bank.

Le ONG, corroborate dal lavoro della commissione ONU e altri think thank, accusano gli Emirati Arabi Uniti di essere il principale sostenitore finanziario e fornitore di armi delle Rapid Support Forces (RSF), la fazione militare accusata da esperti delle Nazioni Unite, Amnesty International e Human Rights Watch di star commettendo un vero e proprio genocidio e gravi violazioni dei diritti umani nel conflitto in Sudan.

Nick McGeehan, direttore di FairSquare, ha commentato duramente la situazione sul sito ufficiale dell’organizzazione:

“Il modello di business del ciclismo, fortemente dipendente dagli sponsor, lo rende una preda facile per i regimi autoritari in cerca di pubbliche relazioni economiche ed efficaci. La mancata lungimiranza dell’UCI di fronte a questo rischio evidente fa sì che la sua corsa più celebre serva ora da opportunità di branding per uno stato legato a un genocidio.”

Secondo i firmatari della lettera, i successi sportivi globali del team – attualmente in cima alle classifiche mondiali UCI – offrono agli Emirati una formidabile piattaforma internazionale per ripulire la propria immagine pubblica (sportwashing), proprio mentre il paese affronta pesanti accuse geopolitiche.

La notizia è passata per lo più sotto silenzio, dall’UCI non si sono registrati commenti, finirà tutto in una bolla di sapone? Probabile.

Eppure lo sport, e nel nostro caso il ciclismo, ha il dovere di farsi portatore di valori sani, universali. Ma lo sappiamo, pecunia non olet.

Buone pedalate

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