[Test] Trek Procaliber 9.6

Tempo di lettura: 13 minuti

Ce l’abbiamo fatta, dopo tante settimane è arrivato il test della Trek Procaliber 9.6.

Una test per me importante, segna di fatto l’ingresso del blog nel mondo delle ruote grasse.

Un test che si è protratto molto oltre la data stimata, una volta tanto non per mia (intera) colpa.

La bici è arrivata mesi fa, è vero. Ai primi di settembre dello scorso anno. Due uscite per il setup, sia della forcella che mio, per l’assetto in sella a cui sono poco abituato, e via a pedalare per boschi e monti.

Data prevista di pubblicazione, entro la fine di novembre, al più nella prima metà di dicembre. Del 2020.

Poi il primo prudenziale stop ad autunno appena iniziato, la riesplosione della emergenza sanitaria mi indusse a mettere le bici a riposo. Lunghe code davanti agli ospedali, ambulanze impegnate in un via vai continuo come fossimo in una zona di guerra (e credetemi, qui lo eravamo), decisi che in quel momento non potevo correre il rischio di farmi male pedalando.

Molto, lo so, ha inciso anche l’incidente di cui fui vittima alla mia prima uscita in bici poco dopo la riapertura, lo scorso maggio. Me la vidi brutta allora, non volevo ritrovarmi nella stessa situazione.

Con il progressivo calmierarsi dell’emergenza (che in realtà è divenuta abitudine), la Procaliber è stata subito rimessa in (fuori)strada, un toccasana per staccare durante i lavori nel frattempo iniziati per la creazione della nuova officina/redazione che zakkete, caduta dallo scaletto, ginocchio ko.

Altro stop forzato, come altri ce ne sono stati ma non ve li racconto tutti per non deprimervi. Un ultimo ritardo è stato causato dalla parte fotografica, a causa delle restrizioni negli spostamenti ho dovuto attendere per completarla, a test chiuso da settimane. 

Parte fotografica che non ho potuto creare come avrei voluto; e manca il video che mi ero ripromesso di pubblicare a corredo. Però piuttosto che attendere oltre ho preferito essere online così (e comunque non è poco…) e appena la situazione sanitaria ci darà qualche spiraglio girerò il video. Anche perché nel frattempo la Procaliber si sta sobbarcando altri test di materiale Mtb. Quindi…

E poi, ovviamente, ci ho messo davvero tanto del mio per allungare i tempi.

Però ho la giustifica pronta anche per questo, impossibile cogliermi in fallo: sono avvocato prima che giornalista 😀

In ogni test valuto la bici, il componente, l’accessorio, isolandolo dal contesto e cercando di sviscerarne ogni aspetto: e questo già di suo significa settimane di lavoro.

Non mi basta; provo a vestire i panni del normale ciclista (che poi alla fine io quello sono) che di tante finezze e raffinatezze non sa che farsene, l’estrema specializzazione del nostro mondo a pedali non lo sfiora più di tanto, gli basta pedalare per essere felice.

Ah, ma se vuoi fare questo ti serve una bici da corsa!

Ah, ma se vuoi fare questo ti serve una gravel!

Ah, ma se vuoi fare questo ti serve una pieghevole!

E così via esclamando.

No, al nostro ciclista tutto questo distinguere interessa poco, vuole solo andarsene a zonzo libero frullando le zampette.

E per quanto potrà sembrarvi strano, immedesimarmi in questo ciclista tipo mi è facile: perché io sono così.

Non avessi questo blog avrei una sola bici, forse una seconda e non le attuali undici.

In tanti anni a pedalare ho sempre contato più Mtb che altre tipologie di bici in giro per le strade.

Per le strade, appunto. Ciclisti che scelgono una Mtb per usarla anche in città, per caricarci i bagagli per le vacanze, per l’uscita della domenica su asfalto malmesso. Ciclisti che un sentiero o un track lo vedono una volta l’anno ma scelgono lo stesso una Mtb perché apprezzano la posizione di guida rialzata, il largo manubrio, il comfort garantito dalle gomme panciute e dalla o dalle sospensioni, la sicurezza della frenata.

O semplicemente gli piace quest’aria avventurosa, questo ammiccare della bici che sembra dirti “ok, posso portarti ovunque se lo vuoi”.

L’anagrafe mi impone se non la saggezza almeno la tolleranza; che poi in realtà tollerante lo son sempre stato.

Sempre creduto e sostenuta l’assoluta libertà di ognuno di pedalare come meglio crede. Se è una Mtb che ti piace, la vedi e ti fa battere il cuore, in sella a lei ti senti felice, dovresti privartene solo perché non ti infanghi a ogni uscita che manco tua madre ti riconosce? Non diciamo sciocchezze.

E così quella che era partita come recensione d’esordio (per il blog) nel mondo gravity ha finito col trasformarsi in una pedalata a tutto tondo.

Fuoristrada, ovvio; turismo (bikepacking), meno scontato; diporto su asfalto, malvisto dai duri e puri; città, eresia da punire col rogo.

Posso essere sincero? Avrò fatto storcere il naso con queste mie scelte; eppure so, perché lo vedo, che esiste una maggioranza di ciclisti che ama pedalare e basta, senza prestare orecchio all’altrui giudizio. E che quando sceglie una bici si informa in giro e vorrebbe trovare informazioni (anche) fuori dal coro.

E comunque con la divisione in paragrafi posso accontentare tutti; se c’è chi una Mtb in città non la userebbe nemmeno pistola alla tempia, passa oltre 😀 😀

Schema diverso dal solito per questa recensione, manca la consueta sezione su “Come è fatta”.

Non per mia imperdonabile sbadataggine; c’è già un ampio articolo sull’argomento.

Quindi possiamo subito balzare in sella. Dove? In fuoristrada, of course…

Voltiamo pagina.


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COMMENTS

  • Daniele

    Ottima recensione! Aspettavo da tempo una tua impressione su questa bicicletta. Inoltre trovo azzeccatissima l’idea di portarla leggermente fuori dall’ambito d’uso per cui si propone. Che poi è nella realtà di molti affrontare percorsi e utilizzi più disparati, specialmente con le mtb come questa che non sono ne della macchine da gara XC e nemmeno delle Enduro dalle enormi escursioni.
    Avendone viste molte dal vivo, non posso che sottolineare e rimarcare l’enorme cura costruttiva che si percepisce dal telaio e dalla verniciatura. Davvero sopra la media.
    L’unica pecca (secondo l’uso che ne farei io) il non aver pensato ad un reggi sella telescopico di serie. Ma dato il prezzo (e considerando le caratteristiche del telaio) forse sarebbe chiedere troppo.

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, non condivido la tua ultima affermazione, come ben sai.
      Il telescopico su una front perde gran parte della sua funzione, l’assenza di un sistema ammortizzante al posteriore impedisce o limita moltissime manovre in un cui è telescopico ha la sua ragione d’essere.
      Resta la residuale maggiore libertà in discesa, ma siamo proprio a tirarla per i capelli.

      Fabio

  • Complimenti per la recensione! Ottima come sempre.
    Probabilmente la bici che valuterei con più attenzione se dovessi mai cambiare la mia Canyon Nerve AL 7.9. Per il mio utilizzo la sospensione posteriore è più una perdita di tempo per taratura e manutenzione che non un plus nell’utilizzo. Una bella mono, magari in carbonio, con il sistema isospeed per il confort in pedalata, sarebbe senz’altro più adatta.

    • Elessarbicycle

      Ciao Enrico, sarebbe una più che valida opzione, me ne sono reso conto in questi mesi e ancor più nelle ultime settimane, dove a test suo chiuso (chiuso da tempo, la messa online e sempre ritardata rispetto alla fine dei lavori) la sto usando per chiudere altri test di materiale Mtb. Quindi la sto usando “più rilassato” diciamo così, godendomela e basta.
      Approfitto per alcune considerazioni più generali.
      Nella selezione del materiale da testare non seguo (quasi) mai le mie preferenze ma cerco di scovare cosa possa interessare i ciclisti.
      E’ qualcosa che anche chi mi conosce da tempo fatica a comprendere, ma qui c’è il Fabio giornalista, non il ciclista.
      Se avessi seguito la mia curiosità personale sarei andato di Supercaliber, perché indagare questo nuovo filone delle front leggermente ammortizzate mi intriga.
      Mi ha frenato il costo, che sarà pure equilibrato rispetto a tanta roba, ma resta una cifra impegnativa e non mi avrebbe permesso il test che avevo in mente, molto fuori dagli schemi soliti affinché potessi essere quanto più vicino possibile alle reali necessità dei ciclisti.
      Necessità che sono troppo spesso lontane da quanto credono alcuni produttori o tanti esperti da tastiera…

      Fabio

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