[Test] Trek Procaliber 9.6

Le conclusioni

Tempo di lettura: 13 minuti

Le conclusioni

Questa recensione si è fatta attendere per molti motivi e non tutti i ritardi sono a causa mia.

La situazione sanitaria è difficile da troppi mesi e questo ha avuto inevitabili ripercussioni sulla lavorazione dei test; di questo ma anche di tanti altri.

Ero assai titubante all’inizio, quando decisi di aprirmi al mondo gravity. Non per tipo di bici e componenti ma perché io faccio mille verifiche e per farle devi avere i percorsi adatti. Percorsi che, per me che vivo in centro città, non sono a portata di mano. 

Devo spostarmi, spostarmi parecchio e questo dilata i tempi oltremisura. 

Ma ci tenevo a lavorare su una Mtb e ci tenevo a farlo a modo mio.

Un test specialistico, rivolto solo agli amanti del fuoristrada non mi interessava. Volevo toccare con mano, scoprire perché in tanti scelgono una bici da fuoristrada quando poi l’off road è residuale nel loro vivere il ciclismo.

Anche se breve, il paragrafo più lavorato è stato quello precedente a questo, perché sono andato decisamente fuori dall’alveo di utilizzo della bici. Riuscire a contestualizzare pregi e difetti andando ben oltre il settore per cui la bici è stata progettata mi ha costretto ad agire con cautela ed approfondire.

La sella per esempio: in Mtb è perfetta, in uso turistico meno. Posso mai classificarla con un punteggio basso perché in un ambito che non è suo ha mostrato qualche limite? No, non sarebbe corretto.

Eppure al tempo stesso devo fornire questa informazione, perché se ci sono ciclisti che usano la bici per le vacanze è giusto lo sappiano.

Si corre però il rischio di generare confusione, mentre io punto alla chiarezza, e stavolta non è stato facile.

Non è stato facile nemmeno il secondo paragrafo, quello dedicato alla guida in fuoristrada. Mi sono reso conto, da subito, di essere completamente fuori fase, del tutto scoordinato in bici, nelle manovre. Quando ho visto che sullo stesso percorso tecnico ero più veloce con la gravel che la Mtb, mi sono detto che era il caso di tornare a scuola.

Ho passato giorni a ripetere all’infinito manovre varie, per riprendere quegli automatismi che avevo anni fa e che dopo troppo tempo senza un utilizzo continuato di una bici da gravity avevo del tutto perso.

Mi ha ingannato la Trek Procaliber 9.6; si, è stata subdola perché nel nostro primo contatto, quello per regolare assetto in sella e set up della forcella, mi ha fatto sentire subito a mio agio, un fenomeno o quasi. Salvo poi smascherare tutta la mia superbia appena abbiamo iniziato a fare sul serio.

L’ho odiata per questo.

Fino a quando ho compreso la vera anima di questa bici.

Nessun inganno, anzi. 

La Procaliber accompagna fedele il ciclista che ama pedalare spensierato, vuole godersi semplice fuoristrada senza eccessivo impegno. Facile, intuitiva, neutra, sembra quasi scelga lei la traiettoria migliore per non metterti a disagio.

Non ti obbliga ad andare sempre a tutta per tirarne fuori le qualità.

Se però hai gamba e tecnica scopri una vera e propria bici da gara, una bici che con poche mirate modifiche non sfigurerebbe sui circuiti blasonati ma, presa così com’è, può tranquillamente dire la sua in una gara marathon a livello regionale. Oppure semplicemente accompagnarti nella scampagnata domenicale.

E stiamo parlando di una bici da poco più di 2300 euro di listino, non dimentichiamolo. Siamo lontanissimi dalle cifre richieste per i modelli di punta.

Il protagonista di questa doppia anima è il telaio, dove le geometrie sono più di semplici linee a unire i punti. Ti fanno sentire dentro la bici e non sopra e trasmettono enorme confidenza.

L’avantreno in questo spicca. Non granitico, non aperto in modo spropositato, eppure preciso, sempre.

La forcella, in rapporto al prezzo della bici, è di assoluta qualità. Timida nella primissima fase di escursione a bassa velocità, ringalluzzisce al salire del ritmo, conservando un’ottima frenata in estensione.

L’Isospeed è più di solo comfort, aiuta in modo concreto a conservare le energie addossandosi molte imperfezioni della strada senza trasmetterle a noi.

La trasmissione funziona senza una sbavatura, con l’insieme guarnitura/scatola movimento che invia lesta la nostra pedalata alla ruota motrice.

I freni svolgono con esuberanza il loro compito, senza perdere in modulabilità.

Le ruote scorrono piacevoli su qualunque terreno e solo in alcuni passaggi e manovre si vorrebbe qualche grammo in meno.

Le gomme rispondono bene su terreni compatti o poco cedevoli purché asciutti, non digeriscono il fango che si accumula malgrado la distanza dei (bassi) tasselli.

Il cockpit è il linea col prezzo della bici, tutto alluminio ma di ottima fattura.

La sella è valida nel suo contesto, offre appoggio e ampia libertà di movimento.

Aggiungo che la bici è fornita tubeless, ossia con gomme già latticizzate (ma per tutti i dettagli tecnici c’è questo articolo dedicato).

Il peso da me rilevato è poco sopra gli 11kg, in assetto di marcia ma senza pedali.

Non una piuma ma tirar via un chilo è facile. 

Trek non fa mistero che la leggerezza assoluta non è un suo obiettivo con questo modello, e dobbiamo tener conto sia che la Procaliber è proposta in differenti allestimenti e sia che qui partiamo da una delle configurazioni più economiche a listino. Senza perdere una sola oncia in qualità.

In ambito fuoristrada è già ottima così, in grado di accompagnare il ciclista nell’uscita spensierata come sul campo di gara amatoriale.

Con poche e mirate modifiche diventa più leggera e performante e si alza l’asticella nella guida tecnica.

Una bici che può essere al tempo stesso ottima nave scuola per riders inesperti come efficace arma da allenamento/gara per ciclisti navigati.

E poi arriva l’uso non suo, turismo e urban.

Ora, sia chiaro: non sto dicendo che se fai solo tragitto casa lavoro e le vacanze in ciclabile allora prendi una Mtb, a prescindere.

No, il mio approccio è diverso: le bici non le regalano, di questi tempi manco si trovano in negozio e comunque uno non deve avere per forza tre o quattro bici minimo, a seconda dell’utilizzo.

Ok, io al momento in cui scrivo ne ho undici, altre due in arrivo ma servono alla vita di questo blog, non a me.

Se non avessi da curare questa pubblicazione avrei una sola bici, forse una seconda ma non oltre. E mi basterebbe(ro) per tutto.

Che la mia personale scelta non ricadrebbe su una Mtb, in caso di una sola bici per tutto, non significa nulla ai fini del test. Perché i test non sono a mia preferenza ma indirizzati ai lettori, a ciò che potrebbe interessare. E i fatti miei non sono interessanti.

Però scelgo io come svolgere un test e sebbene mi attenga sempre (o quasi) all’uso previsto per bici, accessori e componenti, stavolta sentivo il bisogno di uscire fuori dal recinto. Lo sentivo perché i ciclisti lo fanno. Lo sentivo perché tanti acquistano una Mtb proprio per usarla anche tutti i giorni.

Ovvio, è una scelta che impone una selezione, un modello troppo specialistico finirebbe col vanificare la poliedricità di una bici gravity.

Le front sono state per molto tempo snobbate, eppure sono loro che ci rimandano all’essenza della Mtb. Bici dalla guida facile, intuitiva, dal costo più contenuto.

E che adesso, col progresso di materiali e componenti, sono decisamente più veloci di prima, fuoristrada o strada che sia.

Si, anche strada, perché con la Procaliber il trasferimento su asfalto non è più lo strazio di una volta. Addirittura stai bene in scia al gruppo se il passo è sui 30-35 km/h. Che è un bell’andare con quei gommoni.

Da un lato il mondo del ciclismo viaggia sempre più verso l’esasperata specializzazione; dall’altro nell’uso pratico, quotidiano, molte bici rivelano una versatilità che non avresti immaginato.

Quindi: facile da guidare, ottimo rapporto qualità prezzo, allestimento di tutto rispetto, ampia capacità di far felici i ciclisti più disparati, soluzioni tecniche di pregio.

E io fra poco dovrò rimandarla all’azienda; ci siamo divertiti insieme, mi mancherà. Almeno fino all’arrivo di una sorella della casa, sportiva.

E si, i ciclisti son fedifraghi…

Prima dei classici link, il mio ringraziamento agli amici Antonello e Ruggiero che mi hanno aiutato nel corso di questo test.

I link

Trek Bikes

Gamma Procaliber

Trek Procaliber 9.6

Buone pedalate


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COMMENTS

  • Daniele

    Ottima recensione! Aspettavo da tempo una tua impressione su questa bicicletta. Inoltre trovo azzeccatissima l’idea di portarla leggermente fuori dall’ambito d’uso per cui si propone. Che poi è nella realtà di molti affrontare percorsi e utilizzi più disparati, specialmente con le mtb come questa che non sono ne della macchine da gara XC e nemmeno delle Enduro dalle enormi escursioni.
    Avendone viste molte dal vivo, non posso che sottolineare e rimarcare l’enorme cura costruttiva che si percepisce dal telaio e dalla verniciatura. Davvero sopra la media.
    L’unica pecca (secondo l’uso che ne farei io) il non aver pensato ad un reggi sella telescopico di serie. Ma dato il prezzo (e considerando le caratteristiche del telaio) forse sarebbe chiedere troppo.

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, non condivido la tua ultima affermazione, come ben sai.
      Il telescopico su una front perde gran parte della sua funzione, l’assenza di un sistema ammortizzante al posteriore impedisce o limita moltissime manovre in un cui è telescopico ha la sua ragione d’essere.
      Resta la residuale maggiore libertà in discesa, ma siamo proprio a tirarla per i capelli.

      Fabio

  • Complimenti per la recensione! Ottima come sempre.
    Probabilmente la bici che valuterei con più attenzione se dovessi mai cambiare la mia Canyon Nerve AL 7.9. Per il mio utilizzo la sospensione posteriore è più una perdita di tempo per taratura e manutenzione che non un plus nell’utilizzo. Una bella mono, magari in carbonio, con il sistema isospeed per il confort in pedalata, sarebbe senz’altro più adatta.

    • Elessarbicycle

      Ciao Enrico, sarebbe una più che valida opzione, me ne sono reso conto in questi mesi e ancor più nelle ultime settimane, dove a test suo chiuso (chiuso da tempo, la messa online e sempre ritardata rispetto alla fine dei lavori) la sto usando per chiudere altri test di materiale Mtb. Quindi la sto usando “più rilassato” diciamo così, godendomela e basta.
      Approfitto per alcune considerazioni più generali.
      Nella selezione del materiale da testare non seguo (quasi) mai le mie preferenze ma cerco di scovare cosa possa interessare i ciclisti.
      E’ qualcosa che anche chi mi conosce da tempo fatica a comprendere, ma qui c’è il Fabio giornalista, non il ciclista.
      Se avessi seguito la mia curiosità personale sarei andato di Supercaliber, perché indagare questo nuovo filone delle front leggermente ammortizzate mi intriga.
      Mi ha frenato il costo, che sarà pure equilibrato rispetto a tanta roba, ma resta una cifra impegnativa e non mi avrebbe permesso il test che avevo in mente, molto fuori dagli schemi soliti affinché potessi essere quanto più vicino possibile alle reali necessità dei ciclisti.
      Necessità che sono troppo spesso lontane da quanto credono alcuni produttori o tanti esperti da tastiera…

      Fabio

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