[Test] Selle San Marco Regal Short Full Fit Dynamic
Selle San marco, modello Regal Short Full Fit Dynamic
Un nome iconico scelto per una famiglia di selle che condivide con la progenitrice soluzioni estetiche, penso ai rivetti, una sua innata eleganza e, diciamolo, per fortuna non la scomodità di quella prima Regal.
Che, sia chiaro, è una sella che ho sempre amato, ne ho tutt’ora una coi suoi 40 anni sulle spalle, l’ho sempre ritenuta bellissima ma anche la più scomoda su cui ho mai pedalato.
Questa rinnovata famiglia Regal sarà solo bella o bella e comoda?
E’ quello che voglio stabilire con questo test.
Nel video sopra è tutto indicato con dovizia di particolari, qui vi faccio un breve riassunto
La Regal Short Dynamic è prevista in due taglie: la L3 che vediamo oggi, e che misura 165x255mm con un peso di 295g; e la S3 che misura 140×255 e pesa 280g.

Dimensioni a parte, condividono le medesime scelte tecniche, a iniziare dalla tecnologia Bow rail.
Il sistema Bow Rail è fissato alla parte posteriore della sella, consentendo al guscio di essere flessibile e di lavorare con il corpo durante i percorsi gravel accidentati e i lunghi viaggi bikepacking . L’aggiunta di ammortizzatori consente alla Regal Short di flettersi molto di più rispetto alle selle tradizionali.

Ha telaio in tubo ChroMoly high tech (esterno Ø 7 mm – interno Ø 4 mm) verniciatura esterna, leggera e resistente. Tutte le selle Dynamic hanno telaio in Manganese.

Lo scafo è costruito a tecnologia Glass Fiber Reinforced Shell
Abbiamo un polimero dotato di elevata caratteristica fisico-meccanica (rigidità, tenacità, duttilità) tale da ben sopportare sia carichi statici e dinamici che di invecchiamento. Inoltre lavorando in simbiosi col il sistema ammortizzante Bow rail, lo scafo può flettere adattandosi al gesto della pedalata.
Quando il corpo si muove, il guscio reagisce e si muove con voi, anche quando applicate molta forza. Si tratta di una sospensione in sella, dove le vibrazioni di ground vengono smorzate senza influire sulle prestazioni.
Il rivestimento in Texfeel è creato per dare la consistenza e la sensazione del tessuto, ma con il classico comfort di una copertura tradizionale. Texfeel è facile da pulire, piacevole al tatto e mantiene la sella al meglio più a lungo.

L’imbottitura è stata battezzata Pullfoam Padding ed è una schiuma a bassa densità con struttura di spessore variabile che segue i movimenti del bacino durante la pedalata, per un comfort garantito, resistenza di lunga durata e supporto ideale.
Infine, al momento in cui vi parlo il catalogo San marco prevede altre tre versioni, per questo prima ho detto famiglia regal.
La Regal Short Full-Fit Dynamic
Size: S2 – L2
La Regal Short Carbon FX
Size: S3 – L3
E la Regal Short Full-Fit Carbon FX
Size: L2 – S2
Come è facile intuire, le ultime due hanno rail in fibra di carbonio.
Adesso pedaliamo.
La prova su strada in sintesi
La Regal Short Full Fit Dynamic è una sella naturalmente destinata al gravel, quindi è così che l’ho provata.
Non è propriamente una sella corta, coi 255mm si colloca appena sopra le short più diffuse.
Trovare il giusto setup è immediato, perdona il piccolo errore ma ovviamente è bene prestare attenzione.
Una volta in sella, se in gioventù avete usato la prima Regal, beh, lo dico da subito: qui è un altro pianeta.
Il comfort è da subito eccellente, una caratteristica poco comune sulle selle di alta gamma che al primo impatto sembrano sempre con qualcosa che non va e solo col passare dei chilometri mostrano tutte le loro qualità.

La Regal, preferisco chiamarla così anche se in prova è uno dei quattro modelli della famiglia, è morbida senza essere cedevole, sostenuta senza essere rigida, con un ottimo appoggio senza essere invadente.
Pedalando su asfalto ne apprezzi subito la gran comodità, l’appoggio generoso, l’assenza di pressioni indesiderate e la libertà nel muovere le gambe, senza fastidiosi attriti.
In salita puoi tenerti rilassato in presa alta o sui comandi contando sul comfort della parte posteriore; se decidi un assetto più caricato in avanti, il naso sostiene senza premere.

Caricando molto il peso, soprattutto in discesa andando poi a pestare forte per rilanciare fuori dalle curve, senti effettivamente lo scafo ondeggiare.
Che è una estremizzazione, in realtà è una semplice flessione, ben controllata e calibrata, frutto del lavoro simbiotico tra tecnologia Bow rail e costruzione dello scafo.
Il rivestimento, elegante devo dirlo, offre piacevole presa ma non attrito. Puoi scivolare a seconda della necessità ma solo se lo vuoi.
Un primo assaggio dell’effettivo lavoro del sistema Bow Rail lo hai su asfalto martoriato, magari le buche e i rappezzi presi in velocità.
Non hai sobbalzi o colpi ma nemmeno un effetto molleggiato diciamo così che finirebbe solo con l’infastidire o rendere difficoltoso il controllo. La strada perde gran parte delle sue brutture e questo, oltre a determinare appunto il comfort della sella, aiuta a gestire le energie senza sprechi.
Perché, mai mi stancherò di ripeterlo, quello che non viene filtrato e smorzato dalla bici e dai suoi componenti tocca a noi combatterlo, con le nostre energie che si disperdono invece si concentrarsi dove serve, sui pedali.
Con queste premesse potete capire la curiosità che avevo di affrontare il fuori strada, in declinazione gravel.

C’è una situazione capace di mettere subito alla frusta una bici, qualunque bici, anche la più specialistica per l’off road: le whoops.
Cunette in rapida successione, dove anche a prenderle bene poco da fare, se qualcosa deve andare in risonanza, lo farà.
In queste condizioni hi potuto subito portare al limite il sistema Bow rail e devo dire che mi ha favorevolmente colpito per la sua efficacia.
Ma è un eccesso, più che i colpi secchi questo sistema nasce per smorzare in maniera efficiente i tanti piccoli colpi continui tipico della marcia in fuoristrada.
E infatti portata poi la bici su sentieri tormentati ma non martoriati, questa tecnologia ha funzionato in maniera perfetta, garantendo sempre un preciso smorzamento senza mai farti dondolare sulla sella.
In un certo senso è come se tutta la sella fosse elastica senza però i rimbalzi.
Ok, non è proprio semplice da spiegare, ma ci provo lo stesso.
Immaginate la sella in pezzo unico, tutta, scafo, imbottitura, rail, come un solo blocco. Fatto di un materiale elastico.
Ecco, se tu comprimi, poi l’energia dovrebbe tornarti indietro e farti, appunto, rimbalzare.
No, questo con la Regal non succede, non hai il ritorno dell’energia, che viene efficacemente dissipata.
Ancor più che su asfalto, nella guida in fuoristrada si apprezza il rivestimento, che permette di muoversi senza mai scivolare in modo inavvertito.

E, dettaglio non trascurabile vista la destinazione d’uso, si pulisce molto facilmente.
Abbiamo pedalato, ora preferisco fermarmi per un bilancio conclusivo che trovate nel video, dove ci sono ancora un paio di notazioni importanti.
Vi lascio i link ufficiali.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Grazie Fabio per la tua recensione. Sono circa 6 mesi che pedalo sulla versione aperta, la open fit, la versione più larga L3. Mi trovo benissimo. Inizialmente il rivestimento è un po’ scivoloso, ma dopo delle uscite ed una migliore regolazione della inclinazione, mi sento ben messo sulla sella.
Grazie
Marco
Ciao Marco, io personalmente non l’ho trovato scivoloso, poi come sempre bisogna anche capire ognuno di noi cosa intende. Basta alleggerire leggermente la pressione e puoi muoverti su questa Regal, se sei carico il grip c’è. Poi chissà, forse la versione aperta offre meno tenuta. Comunque, rispetto alla Regal di 40 anni fa, un altro pianeta eheheheh
Fabio