[Test] Q36.5 Adventure, il completo per il gravel
La prova su strada
La prova su strada
Testare l’abbigliamento non è solo scontrarsi con il clima giusto per essere online in tempi utili ai lettori: anche decidere quali aspetti valutare.
La vestibilità senza dubbio, il comfort se vogliamo; la protezione dal caldo o dal freddo, l’accessibilità alle tasche, il fondello.
Eppure c’è di più: è il modo in cui ogni singolo aspetto si fonde con gli altri per creare l’esperienza di guida.

Perché siamo d fronte a capi tecnici, non si limitano a coprirci: devono se non aiutare, almeno rendere piacevole la pedalata.
Soprattutto poi quando ci troviamo tra le mani un prodotto di altissima gamma ed eccellente fattura come questo kit Q36.5 Adventure
Materiali, taglio, unione di differenti tessuti, soluzioni tecniche, una armonia dove la nota stonata non è ammissibile.
E vi anticipo le conclusioni: nessuna stonatura.
Iniziamo dalla vestibilità, definita rilassata dall’azienda. Che è un modo gentile per dire che anche il vostro tester che indugia in qualche peccato di gola entra in maglia e pantaloncino senza l’effetto insaccato.
No, scherzi a parte, significa maglia ben aderente al corpo e massima libertà di movimento, aspetti importanti tanto nella guida sportiva come in quella rilassata.
La prima sensazione è la leggerezza, poi tirata su la zip senti la maglia Adventure fasciarti senza costringerti.
Braccia e spalle carezzate dal tessuto diverso, con le differenti tessere perfettamente coordinate tanto da essere corpo unico.

Ai fianchi nessuna costrizione, nemmeno se il barbecue della sera prima è stato abbondante.
Il colletto aderisce senza fastidi, andando a sigillare una via d’aria quando l’alba è frizzante; e la scorrevolissima cerniera permette di aprire subito quando il sole scalda.
Il calzoncino Cargo non è da meno.
Fascia le gambe esercitando una moderata compressione, avverti già da fermo il sostegno lombare, le bretelle non obbligano a piegarsi in avanti ma qualunque sia la posizione accompagnano il movimento.

E, sempre ancora fermi, il fondello privo di cucitura centrale si fa subito apprezzare per la sua discrezione.
Però un completo deve essere valido pedalando, quindi saltiamo in sella.
Chi è abituato all’abbigliamento sportivo conosce bene quella prima sensazione, destinata a sparire poco dopo, che ci prende ai primi giri di pedale: le bretelle che tirano un poco, il fondello non proprio in posizione, la maglia che si sposta sulla schiena. Insomma, serve assestarlo diciamo così.
Nulla di tutto questo con maglia Adventure e calzoncino Cargo, che da subito assecondano la posizione in sella. Che sia quella sportiva protesa sulla piega o rilassata in presa alta, il comfort è assoluto.

Pedalando col fresco del primo mattino l’isolamento termico è eccellente. Significa che non tiene caldo se il sole è ancora troppo svogliato o fresco se ha finalmente deciso di fare il suo dovere.
No, si crea il perfetto isolamento che ti tiene al riparo dal fresco e con perfetta traspirazione col caldo.
Sicuramente il filato ottenuto combinando differenti materiali è l’artefice dell’ottimo risultato. Altrettanto sicuramente la combinazione non è frutto del caso ma di una attenta progettazione.
Sia maglia che pantaloncino fanno generoso sfoggio di tasche.
Le tre tasche posteriori della maglia sono assai capienti e con l’apertura alla corretta altezza per essere raggiunte senza pericolosi contorsionismi.
Comodissima la piccola tasca laterale chiusa da cerniera, utile per riporre quello che non vogliamo perdere nelle fasi più concitate della guida o riporre in sicurezza lo smartphone. Per la cronaca, il mio con schermo da 6,8″ e cover corposa non entra; l’altro, più piccino, si.

Utilissime le tre tasche del calzoncino, che evidentemente non si chiama Cargo a caso.
Le due laterali, ottenute con un tessuto solo alla apparenza debole, sono perfette per taglio e posizione. Condivido la scelta di non usare alcuna chiusura rigida, che sia una cerniera o un semplice strap in velcro. Avrebbe significato inserire un elemento di fastidio durante la pedalata.

Invece così, anche colmandole con barrette o telefono il gesto pedalatorio, passatemi l’espressione, non è in alcun modo turbato.
Strana al primo approccio la tasca sulla schiena. In effetti non sai bene come sfruttarla, perché oggetti rigidi danno fastidio e troppo voluminosi creano questa strana gobba, una pinna quasi, che effettivamente provoca occhiate perplesse negli altri ciclisti…
Io ho risolto riponendo lì la bustina con dentro quello che non mi serve subito e spesso (anche perché l’accesso richiede una certa elasticità); ancora meglio quando ho scroccato il caffè perché “…eh, non ci arrivo bene, paga tu…”. Vabbè, tanto chi collabora al blog è sempre stato ben ricompensato, malgrado raramente sia meritato.
Siamo ancora ai primi chilometri, mentre cerco di decifrare questo completo, provando accessibilità tasche, se le bretelle tendono, se la cerniera la manovro con facilità.
Poi lo stop per prendere subito il notes e fissare il primo appunto: sembra fatto su misura! Testuale.
Perché armeggiando col resto nemmeno avevo badato alla facilità con cui maglia e calzoncino si adattassero al mio corpo, che non rimanda certo a greche divinità, nonostante la sequenza di strani movimenti che mi imponevo per “esigenze test”.
Il secondo appunto, preso subito dopo, è sull’isolamento termico: temperatura perfetta! Testuale anche qui, e ovviamente in questo caso significa, appunto, che la temperatura corporea è costante.

Solo affrontando a tutta le discese più veloci sono ricorso a una mantellina ma per le braccia, non il busto. Braccia che sono scoperte e non avevo con me i manicotti. Questo con temperature a livello del mare di 18 gradi circa, salendo in quota e in ombra è più bassa ma, tranne appunto le braccia che sono scoperte, la sensazione di temperatura perfetta non mi ha mai lasciato. Per riprendere l’appunto del notes.
Sempre in velocità, quindi nel mio caso rigorosamente discesa, il taglio rilassato non ha causato alcun fastidio aerodinamico.
Che detta così sembra una cosa per pochi esagitati che si fissano sul secondo in più in 40km fatti a tutta.
Per me, semplice pedalatore, significa non avere maniche che si gonfiano o sbatacchiano, tasche che frusciano, colletti che schiaffeggiano.

Il calzoncino è sicuramente uno dei migliori tra quelli recensiti sul blog.
Come per la maglia non posso indicare un elemento preponderante, una caratteristica che lo renda eccellente.
Perché è sempre la perfetta armonia di ogni soluzione a creare un unicum che non è somma aritmetica.
Il filato è protagonista ma che dire delle diverse tessere a elasticità diversa? Il fondello è una garanzia e poi c’è l’eliminazione della cucitura. E così via.
Per questo è difficile creare un podio, è tutto il calzoncino Cargo che sale sul primo gradino e lo fa grazie all’attento studio di ogni soluzione.

Anche dettagli tutto sommato secondari, per esempio le tasche laterali. Ok, se ci sono va bene, ma tanto pedaliamo da anni senza, che sarà mai questa retina messa lì, ci metti la barretta e poco altro.
No, per niente.
Io ho finito per infilarci anche lo smartphone personale, più grande (e con corposa cover) di quello che a volte vedete faro capolino sul manubrio durante qualche test.
E siccome mentre scrivo questo articolo è qui con me a fungere da router wifi, significa che non l’ho perso; e ovviamente significa che non mi ha infastidito pedalare.
Qualunque sia stato l’assetto in sella, ossia l’angolo della schiena, questo Cargo non ha sussurrato un fastidio.
Ovviamente so che state aspettando vi parli del fondello, perché poi è quello che i ciclisti guardano per primo.
Altrettanto ovviamente siamo anche qui su livelli di assoluta eccellenza.
Elastic Interface è azienda leader del settore, da poco il sistema di costruzione 3d da loro ideato è stato brevettato, la ricerca in termini di materiali e ingegnerizzazione è costante e tutto, giova ricordarlo, con un occhio sensibile alla sostenibilità ambientale.

Come abitudine nei test di abbigliamento, il fondello è stato provato col lungo di 7 ore. Che una volta mi costava meno fatica, stavolta ho sfruttato una e-road: e devo dire che in questo tipo di prove è davvero comoda…
L’età che avanza non implica solo una calo atletico, ammesso abbia mai avuto uno stato di forma atletico, ma anche una superiore, almeno per me, irritabilità da attrito.
Quali che siano stati il clima e la durata della pedalata ne sono sempre venuto fuori fresco e pimpante: mica poco…
Scherzi a parte, questo fondello Super Molded Anatomic è certamente uno dei migliori presenti sul mercato e trova perfetta collocazione nel calzoncino Q36.5 Adventure Cargo.
Il pannello C-Interface, che elimina la cucitura, permette inoltre di muoversi liberamente in sella assecondando ogni manovra in fuoristrada; senza denunciare attrito né fastidiosi scivolamenti.

Non posso dirlo già da adesso, vista la relativa brevità del test, ma credo che il tessuto Dynema (quello usato per la costruzione del pannello) sia destinato a durare a lungo.
Non ho usato una sola bici per il test, come sempre; e non tutte le bici che uso per i test montano componenti al top, spesso scelgo apposta qualcosa un pelo sottotono proprio per mettere alla frusta l’oggetto della recensione. In questo caso è toccato alla sella, una delle bici (non in foto) ne montava una non proprio eccelsa.
Sia per assicurarmi del comfort del fondello, esame superato sia chiaro, e sia perché il rivestimento ha danneggiato il tessuto di altro pantaloncino.
Quindi si, posso essere ragionevolmente sicuro che il tessuto Dynema ci accompagnerà a lungo.

Una ultima notazione pratica prima del bilancio conclusivo.
Questo completo Adventure, come tutti i capi della stessa famiglia, si rivolge naturalmente al gravel.
Senza riaprire qui la futile discussione su cosa sia il gravel, vi ho spesso raccontato del gran fermento intorno agli eventi gravel e bikepacking.
Una traccia, borse a contenere il necessario e via a pedalare anche su più giorni. E come sa chiunque abbia viaggiato, nel selezionare il bagaglio si cerca di limare ogni grammo.
Sacrificando a volte anche il cambio d’abbigliamento, preferendo lavarlo a sera: vi è mai capitato di ripartire all’alba e trovare il completo umido? Finché è il bordo di una manica e vabbè, asciuga pedalando. Ma il fondello freddo e umido…
Ecco, sia maglia che calzoncino asciugano subito, forse non in inverno ma già con la primavera inoltrata il successo è assicurato.
Potrà sembrare un dettaglio marginale, ma tanto sapete che nei test provo a immedesimarmi in ogni possibile ciclista.
Adesso possiamo tracciare il nostro bilancio.
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

