[Test] Lazer Strada KinetiCore
La prova su strada
La prova su strada
E’ il momento di indossare il casco e scendere in strada.
Ossia valutare per prima cosa calzata e sua regolazione.
La calotta interna KinetiCore, con tutte quelle “torrette”, crea qualche disagio, si avverte qualche sporgenza o pressione?
No, assolutamente. Se uno non sapesse che c’è questa lavorazione non si porrebbe nemmeno la domanda, visto che la calzata è del tutto identica a un casco normale.

Per farla breve: un Mips lo senti, chi più chi meno ma la presenza della calottina gialla è avvertibile.
Col KinetiCore nulla di nulla.
Ovviamente il parallelo col Mips è doveroso, almeno sulla calzata, visto che è la soluzione studiata per ridurre i danni da impatto rotazionale più famosa e, fino ad oggi, unica.
Altra innovazione, la tecnologia WaveCel di Bontrager, lavora in modo differente e si propone soprattutto di assorbire l’energia dell’impatto, quindi non posso metterla in competizione diretta con quella KinetiCore.
E a ben pensarci, nemmeno col Mips, visto che la KinetiCore oltre ai danni da impatto rotazionale ha cedimento controllato per assorbire l’energia. In pratica in una soluzione unica abbiamo due risultati.
Si, mi sto incartando come usa dirsi.
E’ che sapete non amo le classifiche, ogni prodotto o soluzione tecnica deve essere sempre valutata singolarmente. Soprattutto se non puoi eseguire prove di laboratorio.
In tutta onestà, non mi interessa nemmeno provare a stabilire se un sistema è superiore all’altro: accolgo invece con gran favore l’impegno delle aziende, qualunque azienda, nella ricerca di tecnologie per aumentare la nostra sicurezza.
Quindi torniamo alla calzata del nostro Lazer Strada KinetiCore.
Chiarito che la presenza della lavorazione interna è inavvertibile, non posso dire lo stesso della coroncina interna, quella che stringiamo mediante il sistema ScrollSys.
Non è invadente ma una leggera pressione alle tempie c’è.
Pressione che significa però una errata regolazione della fascia alla nuca, perché una volta trovata la giusta altezza (le posizioni sono cinque, quindi ampia possibilità), tutto rientra nei normali canoni, lasciando solo la sensazione di piacevole sicurezza di un casco ben saldo in testa.
La fascia del sistema ScrollSys è utilizzabile con facilità, anche con guanti invernali. E’ talmente estesa, la lavorazione bugnata offre grip, che mancarla è impossibile.
A patto di ricordarsi dove sta, perché come avvenne con altro sistema Lazer, l’Advanced Rollsys® System montato sul Camaleon recensito in questo articolo, la sua collocazione inusuale impone la memorizzazione.

Ovviamente nel mio caso influisce il fatto che per i test e la vita del blog indosso quasi ogni volta un casco differente, perché se hai solo il Lazer Strada KinetiCore dopo mezz’ora hai assimilato la posizione della regolazione e non ci badi più.
I divider a scorrimento non sempre sono la mia scelta preferita, con l’uso tendono a perdere la tensione obbligandoci a sistemarli spesso.
Non così con quelli usati su questo casco, dimensionati in modo tale da offrire il giusto attrito che si traduce in salda tenuta. Anzi, a volte la regolazione appare persino dura proprio perché tengono molto bene.
Nessuna protezione morbida al cinturino ma vista la qualità dei materiali e la destinazione d’uso del casco, non ne avvertiamo la mancanza.
Il taglio del casco è sportivo ma non estremo. Nel senso che non ricorre a un dimensionamento minimale per contenere il peso.
C’è spazio alla fronte, per permettere l’uso di occhiali anche a maschera e mantenere ottima visibilità in assetto di guida sportiva, presa bassa per capirci; e questo lascia appena scoperte le tempie ma solo se paragoniamo la forma a quella dei caschi urban, che hanno sempre calotte assai estese sia alle tempie che alla nuca.

Anzi, posso dire che tra i caschi sportivi questo Lazer Strada KinetiCore ha calotta ben dimensionata, con ottima ed estesa protezione alla nuca e tempie; e un preciso taglio sopra le orecchie per non intralciare gli occhiali.
L’imbottitura interna ha buono spessore, non assorbe l’umidità più di tanto, asciuga veloce (segno di attento studio nelle canalizzazioni dell’aria) e copre efficacemente i punti di contatto.
Mi sto soffermando molto sulla calzata, nel tentativo di scoprire se il KinetiCore influisce e, come detto all’inizio, di fatto la sua presenza non è avvertibile in nessuna circostanza.
Promossa la comodità nell’averlo sulla capoccia da fermi, vediamo se è altrettanto confortevole mentre pedaliamo; ossia valutiamo la ventilazione.
Il test è partito con temperature esterne ancora basse, una promessa di primavera che tardava ad arrivare; e proseguito con giornate tipicamente estive, come spesso accade dalle mie parti.

Quindi in un colpo solo posso dire di aver provato tutte le condizioni, aiutato da una fronte ormai sempre più socratica che registra ogni spiffero. Ché a dire pelata suona brutto…
Le due bocche frontali catturano moltissima aria, col fresco serve un sottocasco, almeno ai socratici come me.
Ottimo l’ulteriore apporto delle prese laterali.
Non si forma alcuna condensa, la poca umidità che si crea nelle giornate più calde asciuga subito e questo significa che i flussi viaggiano veloci all’interno, espellendo subito l’aria calda.
Ma c’è un di più, e lo noti bene nelle giornate più fredde perché senza sottocasco avverti bene l’andamento dell’aria all’interno: le canalizzazioni create dal KinetiCore.
Questi piccoli canyon scavati nella calotta funzionano da veri e propri corridoi, una sensazione che un casco dalla foggia classica non rimanda, nemmeno quelli che puntano tutto proprio sulla ventilazione.
Ed in effetti in questo caso ci troviamo davanti a una soluzione unica, con questi spazi vuoti che vengono attraversati dall’aria che, grazie all’effetto Venturi, aumenta la sua velocità rispetto a quella che stiamo tenendo su strada.
All’inizio mi ha spiazzato, in alcuni momenti sembrava addirittura di non avere il casco in testa.
Ho dovuto abituarmici, fare la tara diciamo così al fatto che qui è una tecnologia nuova, nulla che avevo provato in precedenza e che poteva fornirmi qualche parametro a cui ancorarmi.
Credo che a questo punto l’ausilio della calotta AeroShell sia ampiamente consigliabile durante la brutta stagione.
Perché seppure il Lazer Strada KinetiCore non sia al vertice per numero di prese d’aria né per la percentuale tra pieni e vuoti della calotta (e questo è un bene, più calotta abbiamo più siamo protetti), di fatto la ventilazione col fresco appare addirittura eccessiva.
Ovviamente col caldo è un piacere avere tanta aria che circola.

Il comfort nell’uso di un casco è l’insieme di diversi aspetti, ma senza dubbio calzata e ventilazione sono quelli più importanti e abbiamo la seconda promozione.
Il bilanciamento della calotta è ottimale, il casco è anche leggero, quindi indossarlo per molte ore di fila non è un problema.
La visibilità nella guida sportiva, assetto basso intendo, è perfetta grazie al taglio spazioso alla fronte, non dobbiamo arcuare il collo in posizioni innaturali.

Bene, io direi che gli aspetti fondamentali nell’uso li abbiamo, possiamo andare alle conclusioni, perché c’è ancora qualcosa da dire sul KinetiCore e non ne ho parlato prima, serviva pedalare per capire se avrebbe dato fastidio la presenza di questa struttura.
Voltiamo pagina.
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Sarò volutamente critico, perché come al solito mi sembra l’atteggiamento più costruttivo quando si debba analizzare un nuovo prodotto ed una nuova tecnologia: ad ora mi sembra che gli unici dati terzi a disposizione per valutare la protezione dei caschi (e con un database abbastanza ampio) siano i testi della Virginia Tech (https://helmet.beam.vt.edu/bicycle-helmet-ratings.html). Da questo database vedo che il G1 MIPS è uno dei migliori, il sesto, in quanto a protezione, mentre lo Starda Kineticore si piazza al 76° posto, con una protezione contro impatti lievi meno efficiente della metà e comunque più alta della media per impatti forti. Mi chiedo allora: si tratta più che altro di una operazione di riduzione dei costi, per poter ottenere un casco con protezioni non paragonabili, ma più simili ad un MIPS, rispetto ad un casco in sola struttura semirigida in schiuma/conchiglia dura? Direi di sì a mio parere. Anche il prezzo più accessibile lo confermerebbe (meno della metà). Come sempre, specialmente per oggetti che non hanno (tanto) a che fare con la performance quanto con la sicurezza e che potrebbero anche salvarci la vita, sarebbe bello avere un sistema consolidato e ufficiale di valutazione… Cosa che è ormai prassi nel mondo automobilistico ma non in quello ciclistico…
Ciao Damiano, nella sua classificazione Virginia Tech sintetizza al pubblico con un punteggio e un sistema a stelle ma prende in considerazione molti parametri, per esempio il cinturino, che tecnologia usa ecc.
Di fatto al momento i KinetiCore hanno le loro 5 stelle su 5, e questo credo sia comunque indice di sicurezza.
Appena comparso il Mips non le raggiungeva, solo col tempo ha avuto piccole modifiche e ha preso il punteggio pieno.
E’ una tecnologia nuova, diamole tempo.
E si, hai ragione sui costi, l’ho scritto nelle conclusioni: permette di essere competitivi sul mercato.
Un aspetto che io trovo importante, la gente spende 12000 euro per la bici e poi risparmia con il casco del supermercato.
Quindi se trovo modelli ben fatti e sicuri cerco di recensirli, basta dare una occhiata all’indice, sono pochi i caschi costosi (infatti qui ho scelto lo Strada e non il Vento).
Ma credo che l’aspetto più importante, anche questo è nella recensione, è che le aziende facciano ricerca, che significa innovazione, perché vuol dire più sicurezza per noi.
Fabio
ps; non dimenticare la differenza di prezzo nel fare comparazioni, è ovvio che un casco che costa due volte e mezzo tanto è migliore, bisogna sempre restare nella stessa fascia. Giusto per restare in orbita Shimano sarebbe come se dicessi in un test che il Dura Ace è meglio del Tiagra. Che è vero, ma il Tiagra ha le sue peculiarità, pubblico diverso, uso differente ecc ecc e nella sua fascia è il migliore. Ma nella sua fascia.
Ciao Fabio, infatti sui costi condividevo i tuoi ragionamenti, non volevo parere bastian contrario 😀 Resta sempre difficile per me come singolo utente estrarre una comparazione scevra da sottili (o non tanto) giochini di mercato… Ad esempio, meglio il Wavecell, il MIPS o questa nuova tecnologia Kineticore? Lavorando (in tutt’altro ambito) in R&D per un’azienda, spesso test, comparazioni e effettive prestazioni si nascondono dietro bei nomi e strategie di mercato. Utile per chi vuole affermare che il suo prodotto è il migliore, il più funzionale ed economicamente efficiente, ma chissà…
Ciao Damiano, sollevi giuste considerazioni, altro che bastian contrario. Anzi, mi ritengo fortunato perché motivate sempre con cognizione, siete uno sprone continuo ad essere molto attento.
Quale è meglio, e mi riferisco alle tecnologie citate da te? Non lo so.
Insieme a questo articolo ho preparato un video, credo sarà online la prossima settimana, in cui le confronto.
Come? Solo nell’uso perché questo posso fare io e qualunque giornalista abbia un minimo di serietà.
Perché se non hai un laboratorio per le prove, non puoi in coscienza stabilire quale tecnologia è più sicura.
Ti affidi agli studi terzi, senza disdegnare quanto affermano i produttori, perché se sai sfrondare le loro dichiarazioni dalla (giusta) enfasi, sono valide.
Ora come ora, con tanti test svolti, nell’uso trovo il KinetiCore molto più vantaggioso del Mips.
Ma posso affermarlo solo nell’uso, per la sicurezza effettiva più di rifarmi a studi e dichiarazioni varie non posso. Però in tanti anni di test, da ben prima che aprissi il blog, ho imparato a riconoscere quando una azienda le spara grosse, e qui non è…
Fabio