[Test] Kit luci Trek Commuter Pro RT e Flare RT
Le conclusioni
Le conclusioni
Recensire un kit luci è semplice: ti assicuri che illuminino la strada di notte e siano visibili di giorno, provi l’autonomia, l’impermeabilità e hai finito.
A proposito, sono categoria IPX4 l’anteriore e IPX7 La posteriore. Che mi sembra più che sufficiente. Non dobbiamo certo immergere le luci in acqua e se piove talmente forte da richiedere una superiore protezione, beh, io di certo non pedalo ma cerco riparo…
Interessante la maggior protezione della posteriore, pedalando senza parafanghi la ruota ne manda di roba da quelle parti, come vedrete nel test della Domane+ usata nelle immagini di questo articolo..
Ma torniamo alla recensione, facile ho detto. Ma non è così.

Sapete che non pubblico finché non ho raggiunto una ragionevole certezza sui risultati. Che sono soggettivi è vero, ma filtrati da anni di esperienza.
Con le luci diurne ho sempre il dubbio: io la percepisco benissimo ma per gli altri sarà così? Oppure, come detto nel paragrafo precedente, il sapere cosa cercare ha influito o almeno influenzato?
Così mentre mi arrovellavo sul dubbio con la scaletta del test quasi pronta ho chiuso il notes e ripreso la bici.

Me ne sono andato sul lungomare della mia città sfruttando la bella giornata di sole seppure resa gelida da un vento cattivo, fatto su e giù il tratto aperto al traffico (praticamente quasi tutto, al netto della propaganda sul “lungomare liberato) e arrivato al semaforo chiedevo agli automobilisti se mi avevano notato.
Si, riconosco che non tutti hanno gradito questa mia interruzione, ma una volta spiegati sinteticamente i miei motivi, devo dire che ho raccolto più collaborazione di quanto sperassi.
Forse non proprio scientifica questa procedura, comunque prendendo a riferimento i punti che mi venivano indicati e misurandoli poi io, ho calcolato oltre 400 metri. Di più impossibile a causa di una leggera curva, anche se io con non poca imprudenza pedalavo tutto a sinistra proprio per ridurne gli effetti.

Al di là della distanza, il punto però che più mi premeva capire e di cui ho avuto conferma è che si, il lampeggio aveva catturato l’attenzione. Con il sole di mezzogiorno a colpire di lato ma direi obiettivo centrato.
Ok, forse sono eccessivo con le verifiche…
Molto comoda la connettività che permette di accendere e spegnere le luci agendo solo sull’anteriore, utile la doppia striscia di led che indica la carica residua di ambedue le luci. Peccato non poter gestire anche le modalità in contemporanea, sarebbe stato il non plus ultra.

Scomodo il doppio standard per le prese di ricarica, come già detto avrei preferito solo uno standard (Usb Type-C che non ti fa impazzire a trovare il lato giusto, perché io non lo trovo MAI…) che consentirebbe di sfruttare un unico cavetto sdoppiato, occupando una sola porta Usb.
In assoluto sapete che io sono per un unico standard per tutto, trovo folle e inquinante questo diversificare a tutti i costi su qualunque apparecchio elettronico.
A proposito di ricarica. Con batterie a zero, l’anteriore ha richiesto 4 ore e la posteriore 2; ricarica tramite trasformatore da smartphone.
Collegandole alle porte del mio notebook c’è voluto il 40% del tempo in più. Le porte non sono molto preformanti.

In alcune occasioni ho sfruttato la potente batteria della Commuter Pro RT per tenere in carica il telefono mentre giravano varie app che uso per i rilevamenti ed è stata efficacissima.
In conclusione.
Il kit luci Trek Commuter Pro RT e Flare RT è un eccellente set diurno, visibile in pieno sole anche a grande distanza.

Ovvio che di notte sia più che valido.
Ha autonomia a prova di uscita, una tecnologia per gestire la funzione flash che cattura l’attenzione e la comodità della connessione tra anteriore e posteriore.
La tecnologia Kindbeam non mette in difficoltà chi ci arriva di fronte e contribuisce in modo sostanziale a convogliare la luce sulla strada, sfruttando tutti i lumen disponibili.

Il peso della piccola Flare RT è irrisorio, la Commuter Pro RT deve fare i conti con la batteria dalla durata eccellente e mi sembra il giusto prezzo da pagare.
E con riferimento all’altro prezzo, non quello metaforico, appare elevato solo se non si tengono conto delle qualità, sia nella resa che costruttive.
Infine come avete visto a ogni fondo pagine, c’è anche la videorecensione sul canale YouTube del blog
I link
Kit Commuter Pro RT e Flare RT
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Da possessore rodato di luci Flare RT anteriore e posteriore, mi permetto di fare alcune integrazioni:
Sono perfettamente d’accordo sulla scomodità dell’aver utilizzato spinotti Usb mini, in quanto difficili da “centrare” specialmente quando la luce è montata con l’attacco in basso, costringendo o a staccare la luce dal supporto, oppure a chinarsi (e parecchio perché l’attacco è poco visibile) per azzeccare il verso di inserimento del cavetto.
Inoltre, proprio questa presa è stata, nel mio caso, soggetta ad ossidazioni a causa (suppongo) dell’acqua alzata dalla ruota posteriore. Tengo a specificare che ho la luce montata su di una bicicletta da corsa, che se possibile, quando piove non uso, per cui in 5 anni d’uso, non ho preso una quantità rimarchevole di acquazzoni. L’ossidazione impediva nel mio caso, la ricarica della batteria. Ho risolto con una goccia di spray riattivante per contatti. Il mio consiglio dunque è di montarla capovolta con la USB in alto, o ruotata di 90 gradi anche se meno piacevole esteticamente.
Meno bene è andata alla luce anteriore (però sempre flare RT, con il test non c’entra) che ha smesso di segnalarmi quando è in ricarica, non si connette più al Garmin, ma a quanto pare, accendendo manualmente funziona. Altro problemino sta nella fascetta elastica in silicone per il fissaggio al tubo sella: per chi possiede reggisella “aero” l’estensione elastica della fascetta è un po al limite e tende a rompersi per “fatica” specie se la si mette e toglie spesso, costringendoci alla ricerca di un ricambio che spesso i negozianti (rivenditori trek…ahimè) devono ordinare…
Detto cio, aggiungo anche che le luci, oltre a comunicare tra di loro, possono essere attivate (accese e spente automaticamente quando parte un giro in bici) tramite ciclo computer compatibili (nel mio caso Garmin). Una volta associati, le luci partiranno all’unisono con la modalità d’illuminazione prescelta, quando premeremo il pulsante START sul ciclo computer e inizieremo il giro.
L’illuminazione, intesa come “luce di posizione” è davvero efficace ed efficiente. Da quel punto di vista le flare sono geniali, potenti e leggerissime e si adattano alla perfezione specialmente sulle bici da corsa in quanto pesano nulla, sono efficaci e non deturpano le linee essenziali delle bici da corsa, lasciando questa prerogativa a telefonini e ai vari ciclocomputer con schermi da oltre 4″ che pare di avere un vassoio sul manubrio…
Daniele