[Test] Good Year Connector Ultimate

La prova su strada

Tempo di lettura: 7 minuti

La prova su strada

Due bici per questo test: la Trek Checkpoint ALR con trasmissione Shimano GRX 2x10v, quindi una gravel “pura”, e la ex London Road con trasmissione Rival, quindi una impostazione più stradale. Che per problemi logistici non ha potuto beneficiare di qualche foto, le trasferte per le immagini sono state complicate. Mancano anche molte foto che avevo in scaletta, pure con la Checkpoint. La coda di inverno avuta ad aprile ha vanificato buona parte dei quattro giorni che avevo liberi per le immagini di questo ed altri test. I circuiti di prova in fuoristrada si erano trasformati in un pantano, troppo fango per riuscire a sfruttarli. 

Tre diversi set di ruote, tutte a disco e tutte con cerchi Tubeless. 

Ero indeciso sull’uso di una bici più stradale, che aveva senso nel precedente test delle Chaoyang Gravel GP vista la loro destinazione, mentre le Good Year Connector si pongono più votate al fuoristrada.

Ma ormai avevo la bici ripristinata con la piega, era lì a test delle coperture cinesi ultimato, valeva la pena. Anche perché dalle recensioni dei modelli stradali mi era rimasta l’ottima impressione sul comfort di marcia. Una bici più rigida, meno capace di assorbire l’offroad mi ha permesso di approfondire meglio questo aspetto.

Ho aggiunto sul finale una bici da trekking, perché grazie alla capacità di poter affrontare fuoristrada leggero (ma non tanto leggero…) mi è sembrato giusto non farmi mancare niente.

Prima o poi dovrò decidermi ad avere protocolli per i test meno eccessivi, tante verifiche allungano i tempi di lavorazione ben oltre il lecito; però ogni volta rimando, detesto la sensazione di aver trascurato qualcosa.

E quindi pure stavolta ho provato a trascurare nulla, con asfalto e fuoristrada anche duro, qualche puntata in città (perché se ci abiti la devi attraversare prima di avere strada libera) e vista la generosa sezione non ho mancato di caricare il peso del bagaglio, perché una gomma larga è sempre buona cosa viaggiando carichi.

Più guida in fuoristrada che su asfalto, in verità. Di solito mi tengo su mezzo e mezzo, diciamo così, stavolta sono stato più sbilanciato.

Soprattutto nelle uscite con la Trek, perché grazie ai “gommoni” ho potuto ampliare il raggio d’azione, alzare il livello delle difficoltà. 

Insomma, una 700×50 è assai prossima alla 2,2″ pollici da Mtb che testavo negli stessi giorni, ovviamente su una Mtb.

La capacità di smorzare, il grip superiore su terreni cedevoli, una pressione di esercizio bassa: tutte caratteristiche capaci di esaltare la guida lontano dall’asfalto, spesso ho lasciato il notes nel borsino e pedalato per solo gusto mio. Il che, considerato il ritardo accumulato coi test in questi mesi, quando azzardare pedalate spensierate non è possibile, la dice lunga su quanto mi sia trovato bene.

Ma andiamo con ordine e visto che gravel non è sinonimo di (solo) fuoristrada, parto con l’asfalto.

E secondo lo schema solito dei test, inizio dalla salita.

Dove pendenza significa fatica e la (mia) bassa velocità permette di valutare risposta, leggerezza e comfort.

Gomma gravel, sezione generosa, tassellatura, quasi 500 grammi rilevati: le premesse potrebbero non essere incoraggianti.

Ma ormai da tempo la sezione superiore ha smesso di essere (eccessivo) svantaggio, la tassellatura bassa non si avverte, i progressi enormi nei materiali e nella struttura della carcassa permettono la perfetta deformazione elastica che significa una gomma che, tra le altre cose, assorbe le asperità facendoci risparmiare energia. Resta il peso, basso per una 700×50 tassellata, ma ovviamente distante da quello di una gomma stradale sportiva molto più sottile.

E così ti trovi a salire, regolare e comodo; e a rilanciare se necessario senza grossi limiti se non la propria gamba. Era quello che mi aspettavo, è quello che ho trovato.

Ero più curioso per la discesa; da un lato l’esperienza con le sorelle stradali della casa mi lasciava presagire buon grip, buona comunicazione, ottimo appoggio. Dall’altro la più sviluppata tassellatura laterale e la sezione importante potrebbero rilevare una gomma poco stabile nelle inclinazioni massime e un poco di impaccio nel misto molto stretto. E invece.

Le curve larghe e veloci possono essere prese a tutta, con una discesa in piega uniforme, grazie al profilo molto regolare, senza che si avverta scalino tra centro e zona mediana del battistrada, quello con le tacchette piccine più distanziate. Grazie all’ottima deformazione elastica l’ingaggio dei tasselli più grandi, quelli più esterni, avviene in simbiosi con quelli che precedono, in una azione continua che si traduce in precisione della traiettoria e grande fluidità di guida.

Potendo contare su un grip sempre assai elevato, asciutto o bagnato che sia. Anche umido, dove le Good Year Connector mantengono inalterate le loro caratteristiche.

Nelle svolte secche, i tornanti o le esse in rapidissima successione, perdi un filo di maneggevolezza; perché malgrado un eccellente profilo della carcassa, la sezione scelta per questo test è comunque importante e giocoforza una frazione di sveltezza di avantreno la perdi. Immagino che scendendo di sezione la questione non dovrebbe porsi.

In compenso hai tanto di quell’appoggio, tanta di quella gomma a terra che osi senza patemi, grazie ancora una volta all’ottimo grip laterale.

E osi anche in frenata, sempre perché con tanta superfice a mordere l’asfalto, strizzi le leve al loro limite. La zona centrale del battistrada, bassa e fitta, non si deforma sotto l’azione decisa del freno anteriore, con tutto il peso che si scarica sul davanti ma assorbito bene dalla carcassa, rigida sui fianchi quel tanto che serve a dare sostegno senza sacrificare il comfort.

Arrivati alla fine della discesa ci si sente ben soddisfatti, se non pronti almeno ben disposti ad affrontare la noiosa pianura.

Dove emergono la scorrevolezza delle Good Year Connector, il basso rumore di rotolamento e l’elevato comfort di marcia.

Efficace la dispersione dell’acqua sotto la pioggia torrenziale, verifica non in programma e che mi sarei evitato; ma quando succede, sei in strada e devi tornare a casa, la sfrutti. Del resto, con il disegno del battistrada non potevo aspettarmi altro.

Fin qui l’asfalto, interessante se vogliamo ma non è la condizione prediletta da chi guarda alle Connector; chi sceglie questa versione vive il gravel avventuroso, fuoristrada più duro, condizioni che mutano di continuo.

Io ho scelto i soliti sentieri battuti, anche quelli leggermente cedevoli; il sottobosco, ricoperto di vegetazione o brullo, i tratti pietrosi con massi abbastanza grossi e lisci residuo di torrenti in secca e infine le colline coi lastroni di roccia affioranti, che spesso diventano gradini se non gradoni da superare.

Insomma, asticella alta.

Sui terreni compatti, duri, si viaggia speditissimi. Grazie all’ottima scorrevolezza, è vero. Ma contano ancor più struttura e dimensione della gomma. Poco da fare, la sezione superiore è un vantaggio e grazie al progresso tecnologico il peso resta contenuto.

C’è bel sostegno, c’è ottimo grip ma soprattutto c’è la capacità di assorbire le piccole imperfezioni che è frutto appunto della dimensione e della pressione di esercizio più bassa.

Il risultato è un passo molto veloce e la minima necessità di alzarsi dal sellino a impegnare le gambe per contrastare le malformazioni della strada, gambe che così possono essere sfruttate solo per l’azione.

Quando la terra battuta lascia il campo alla ghiaia, quella fine che spesso è usata nelle nostre campagne per favorire il drenaggio e permettere ai veicoli di procedere senza intoppi, l’andatura non cala malgrado sia un fondo più cedevole, che tende a frenare la bici.

No, si “galleggia” a patto di tenere alta l’andatura, ma anche qui attribuisco non solo alle qualità delle Connector quanto alla scelta per questo test delle 700×50. Una gomma in una misura che avevo usato solo in città, su coperture urban. Del resto l’uso di coperture da 700 così generose nel gravel è fenomeno relativamente recente; se guardiamo alle specifiche dei telai, fino a un paio di anni fa era difficile trovare clearance dichiarati oltre il 40/42.

Grazie alla regolarità del profilo e alla deformazione che avevo apprezzato sull’asfalto, ingresso e percorrenza di curva sono di alto livello. La tenuta è eccellente, tanto da rendere difficile far derapare il posteriore se non impegnandosi parecchio. Il che rende ancor più dispendiosa questa inutile condotta di guida, che però è sempre divertente.

Non abbiamo alcun fastidioso effetto on/off, rilevato da me con coperture ad analogo disegno laterale del battistrada.

Questo perché non c’è in “innesto” netto dei tasselli a T, malgrado la distanza che li separa dai diamanti intermedi provvede la carcassa ad accompagnare l’azione, tutta in unica soluzione.

Comunque, se sia più merito della gomma o della sua dimensione o di tutte e due (ipotesi più verosimile), resta il risultato che è ottimo.

Non arrivo a classificarlo il migliore tra le gomme sin qui provate in questa ambientazione ma il podio è suo.

Il punteggio sale al salire delle difficoltà, quando dai sentieri si passa al fuoristrada più duro, con passaggi (e paesaggi) tipici da Mtb.

Qui la tassellatura centrale rende l’avantreno sempre preciso, fedele alla linea a patto non si affronti un terreno troppo cedevole; al posteriore lo stesso, la trazione resta ottima se le ruote non affondano troppo.

Ma è quando la guida si fa più tecnica, con continue variazioni di carico e tanta guida di corpo che emerge l’anima offroad delle Good year Connector.

Il battistrada centrale perde importanza, è impossibile tenere le ruote in linea. E’ un continuo inclinare, caricare, spostarsi ed ecco intervenire i più corposi tasselli intermedi che offrono salda presa.

In salita e nei passaggi ostici.

Quando poi la strada inizia a scendere, soprattutto se è percorso veloce con belle curve in semi appoggio (e se il telaio lo permette…) si scende velocissimi, con una tenuta laterale assai vicina a una gomma da Mtb non estrema.

Ancora una volta subentra il vantaggio della sezione, che più il percorso si fa tecnico più emerge come un plus capace di garantire il risultato.

La sezione da sola non basterebbe se mescola, battistrada e carcassa non fossero ben fatti.

Se vado con la memoria alle gomme da fuoristrada che usavo anni fa, quando le gravel me le facevo in casa ma anche a periodi più recenti, quando il fenomeno è iniziato a farsi avanti, rilevo un progresso incredibile. In proporzione superiore a quello delle gomme stradali.

Merito della tecnologia tubeless, che su coperture di maggior sezione riesce ad esprimere tutti i suoi vantaggi: dalla minore pressione di esercizio (più grip e miglior smorzamento) alla migliore scorrevolezza (assenza di attrito interno causato dalla grosse camere d’aria).

Dove effettivamente avverti netta questa superiorità è salendo lungo i fianchi delle colline brulle, quelle dove hai queste rocce piatte, regolari, affioranti: dei veri e propri gradini che fino a qualche mese fa affrontavo a piedi.

Perché non avevo ancora una trasmissione abbastanza agile (l’arrivo dello Shimano GRX ha cambiato tutto) e perché gomme da gravel adatte erano ancora poche.

Grazie al telaio, alla trasmissione e a queste Good Year Connector mi sono goduto per bene passaggi che fino ad ora solo in un altro test ero riuscito a compiere sui pedali, ma non con la stessa sicurezza.

E poiché ci ero riuscito con coperture al top, qui pure è evidente che siamo nella parte alta; con questo vantaggio della sezione e benedico l’istinto che mi fece indicare le 700×50 e non le 40.

Non dico che con le più sottili non sarei passato, anche perché non avendole non ho dati. Però son passato e va bene così.

Dove invece ho trovato una superiore difficoltà è stato nello stretto, nello slalom tra gli alberi per caprici. Qui un avantreno meno “corposo” l’avrei preferito. Ma è dipeso tutto dalla sezione, non dalla gomma.

Per avere un quadro più completo ho aggiunto altre due ambientazioni: bici in assetto bikepacking e città.

Nel primo caso il superiore volume d’aria è stato il benvenuto a bici carica e il peso aggiuntivo non ha mai messo in crisi la carcassa. Anzi, grazie allo sbilanciamento artificiale nel carico sugli assi, l’avantreno ha ripreso una certa sveltezza senza perdere in (modo evidente) precisione.

In città il pavé lo affronti disinvolto, hai ottima tenuta anche sul basolato umido che è in assoluto la peggiore condizione per il grip viaggi bene.

Passandole sulla bici da trekking il salto di comfort e guidabilità rispetto alle gomme originali è stato subito avvertibile.

Montaggio tubeless, sezione ampia e pressione bassa, ottima tenuta su asfalto e pavé, si viaggia in poltrona.

Insomma, lasciare il traffico per raggiungere spazi aperti non è una noia.

Bene, ne sappiamo abbastanza per tirare giù le conclusioni.

COMMENTS

  • <cite class="fn">Salvatore Cara</cite>

    Ottimo test, come al solito. Vedo anche che vengono vendute a prezzi abbastanza “ragionevoli” per lo standard attuale. Sarà dura scegliere il rimpiazzo delle attuali 700×40/38 della mia gravel. Tra dubbi sulla sezione, tipo di battistrada e costo la scelta delle gomme da gravel comincia a essere un rovello da Amleto 😀

    Una domanda: la scorrevolezza su asfalto di questa gomma rispetto a quella che hai riscontrato con la Chaoyang gravel Gp è consistente? lo chiedo (anche se si tratta di gomme con diversa sezione…) perché è da un paio d’anni che dietro uso pneumatici microtassellati che mi danno una piacevole sensazione di scorrevolezza rispetto a quelli che hanno tassellature più marcate, ma forse è solo una mia impressione.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Salvatore, c’è una differenza di sezione troppo abbondante per avere un quadro veritiero. La sezione non significa solo “quanta gomme c’è a terra”: significa la pressione di esercizio e per questo non posso avanzare ipotesi, è una comparazione sfasata.

      Fabio

  • <cite class="fn">paolo</cite>

    per caso avevi misurato la larghezza del copertone montato? io ho un telaio che il costruttore da per 48 mm volevo sapere se i 50 erano reali o no.
    ps: grande recensione come sempre!

  • <cite class="fn">Franco Bittante</cite>

    Bellissima recensione come sempre, sulla mia Megamo Jakar 30 ho recentemente fatto montare i cerchi 650b ed ho montato proprio i Connector 650×50 e mi trovo magnificamente! Solo che il negoziante nel montare i copertoni ha invertito quello posteriore ( per la solita logica di aumentare il grip in fuoristrada) me ne sono accorto e glielo fatto notare, lui mi ha garantito che a parte un po meno di scorrevolezza non cambia nulla in tema di usura dello pneumatico, siccome è un montaggio tubeless ho rinunciato a fargli smontare la gomma.
    Cosa ne pensi?
    Grazie

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Franco, la mia filosofia è attenermi alle prescrizioni ufficiali. Se è monodirezionale, tale deve essere montato. Del resto, in tante recensioni fatte dove, per scrupolo ho invertito il montaggio (perché so che tanti lo fanno uguale…) ho sempre rilevato un peggioramento della guida. Mio consiglio, montaggio con verso corretto.

      Fabio

  • <cite class="fn">ALBERTO FALSONE</cite>

    Gentile Fabio,
    ben trovato e grazie per questa importante recensione: vorrei chiederti, per un utilizzo cicloturistico-gravel adventure quale modello mi consigli tra: Michelin Power gravel, Good Year Connector,Good Year County, Pirelli Cinturato Gravel H, Pirelli Cinturato Gravel M, Vredestein Aventura, Schwalbe Marathon Mondial? Prediligerei la sezione 700×45, 700×47.

    Grazie molte,

    in attesa di tue,

    lieta giornata,

    Alberto.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Alberto, in uso più turistico sceglierei la durata delle Michelin; se il chilometraggio finale non è importante, il testa a testa è tra Pirelli e GY, con preferenza per Pirelli M se c’è molto off road da percorrere.

      Fabio

      • <cite class="fn">ALBERTO FALSONE</cite>

        Grazie Fabio,

        sto cercando i Michelin Power Gravel 700×47 versione bicolore nero e marrone, ma non riesco a trovarli, nonostante abbia controllato su molteplici siti…Hai suggerimento su dove reperirli?

        TI ringrazio, lieta giornata.

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Ciao Alberto, mi spiace ma a parte i soliti store online non saprei. Io faccio solo i test, non ho rapporti con la rete commerciale.

          Fabio

  • <cite class="fn">Antonio</cite>

    Su MTB 27,5 da usarsi come gravel leggero pensavo hutchinson tuareg anteriore e overide posteriore grazie.

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