[Tecnica] Shimano Q’Auto, il cambio “adattivo”
Un cambio elettronico automatico e autoalimentato che apprende le tue abitudini, seleziona tra oltre 6500 modelli quello giusto per te e poi viaggia da solo, tu devi solo pedalare e frenare, se proprio serve.
Una semplificazione eccessiva, una sintesi nemmeno troppo precisa ma spesso l’occhiello, nel linguaggio giornalistico quel breve periodo che introduce il contenuto di un articolo, non è mai esaustivo.
Vabbè, sono qui apposta
Per chi preferisce, c’è il formato video.
Vi dissi tempo fa che il 2026 l’avrei dedicato ad ampio approfondimento della famiglia Shimano CUES, ne state vedendo i frutti in questi giorni, tanto altro arriverà.
La tecnologia Q’AUTO, con l’apostrofo, nasce proprio nella famiglia CUES. Ma cos’è?
Il cuore del sistema è il mozzo posteriore.

Sigla FH-U6060 è progettato specificamente per la funzione AUTO SHIFT, che come dice la parola stessa è una cambiata autonoma, definizione che preferisco rispetto ad automatica.
Questo mozzo è appunto il cuore della tecnologia Q’AUTO, è dotato di funzione dinamo che genera la sua alimentazione per abilitare la funzione Autoshift Di2 senza necessità di batterie.

All’interno sono presenti tre sensori per velocità, cadenza e pendenza. Questi sensori consentono al mozzo intelligente Q’AUTO di offrire cambi marcia molto precisi durante la pedalata. Inoltre, il mozzo ha una funzione di apprendimento adattivo che personalizza la cambiata in base all’utilizzo dei comandi manuali del cambio, per garantire cambi marcia personalizzati.
Al suo interno un chip che ha in memoria oltre 6500 modelli, patterns dicono quelli bravi, cosa che non sono e infatti me lo sono fatto spiegare, per gestire il rapporto ottimale valutando cadenza, velocità e pendenza.
Ma, è qui sta il bello: pedalando in funzione Autoshift i pulsanti di cambiata non sono esclusi, quindi se a noi il rapporto scelto da Q’Auto non ci piace, innestiamo in autonomia il pignone che vogliamo.
La tecnologia adattiva Q’AUTO memorizza questa azione, la confronta coi modelli in memoria, esclude quelli che in base alla nostra scelta autonoma non coincidono, trova quello più adatto a noi e lo applica.
Serve un certo lasso di tempo, una sorta di rodaggio per ottimizzare questo apprendimento, ma già dopo solo sei chilometri il più è fatto.
Certo, se mi faccio sei chilometri solo di ciclabile in piano senza mai cambiare, non è che Q’AUTO impara granché. Diciamo che serve una certa varietà e, credo, questo apprendimento non si concluda mai, nel senso che più pedaliamo più Q’AUTO affina la propria simbiosi con le nostre abitudini. Ma lo capirò meglio col test, per ora vi anticipo solo che già al secondo passaggio mi ha cambiato sul cavalcavia che prendo per uscire sulla provinciale esattamente come avrei fatto io.
Va da sé che il cambio deve essere un Di2, gestione servoassisitita dalla cambiata, uno a cavo non potrebbe farlo.

Se ho detto che il cuore è il mozzo è perché il cambio è il normale CUES Di2, cioè non è una versione specifica per funzionare solo con il mozzo Q’AUTO
A completare il sistema un terzo elemento che posso definire facoltativo, ossia i pulsanti di cambiata.

Facoltativo perché volendo ne possiamo fare a meno, non montarlo proprio, e lasciare a Q’Auto e alle tre diverse modalità di cambiata Autoshift gestire il tutto.
Questa cosa è più difficile spiegarla che farla, ci provo.
Il comando ha tre pulsanti: uno per salire di rapporto, uno per scendere di rapporto, un terzo, laterale, per commutare la funzione auto shift/solo manuale.
Questo è il comando per manubri flat, chi usa la piega può ricorrere ai comandi Di2 wireless con alimentazione a doppia batteria a bottone, come GRX e 105, al momento in cui registro. Ma Cues è una innovazione continua, quindi chissà il mese prossimo.

Allora, mentre hai la funzione Autoshift attiva, se come ho detto prima Q’AUTO non imbrocca il pignone che vuoi tu, un click da parte nostra, lui docile apprende.
Se vogliamo cambiare in totale autonomia, disattiviamo Autoshift col pulsante laterale e Q’AUTO non si offende.
Se non ci frega una cippa di tutto questo, il comando non lo montiamo proprio, tramite la app E-tube o col piccolo pulsante sul cambio selezioniamo una delle tre modalità Autoshift lenta, media e veloce e pedaliamo solamente.
Ma cosa significano lenta media e veloce? Non hanno nulla a che vedere con la velocità di esecuzione della cambiata, chi conosce la tecnologia Di2 sa che possiamo determinare anche la prontezza con cui la catena sale o scendi di rapporto.
No, il parametro è la cadenza.
In base alla nostra cadenza e alla modalità scelta, la tecnologia Q’AUTO pesca fra gli 6500 modelli quelli più adatti a noi, sempre tenendo conto durante il percorso sia della velocità che della pendenza.
Questa in sintesi la tecnologia Q’AUTO.
Che io sto testando. Funziona? Lo vedremo in futuro, come vedremo tutti i dettagli.
Serve? E qui vi chiedo di concedermi ancora un poco del vostro tempo perché ci sono alcune considerazioni da fare.
In bici, me lo avete sentito ripetere spesso, nulla serve, tutto può far comodo.
Il nostro mondo a pedali, altra espressione di cui abuso, è variegato. Ci sarà, anzi c’è, chi di questa tecnologia non sa che farsene, c’è chi invece la troverà perfetta per il proprio modo di vivere la bici. Ci saranno anche quelli che sbraiteranno contro le inutili complicazioni, l’elettronica nemica, si stava meglio quando si stava peggio ma, credo, qui tendono a non venire, sanno che non ho pietà per i leoni da tastiera e lavoro per avere un pubblico di teste pensanti, non follower o, peggio, numeri.
Quando ho insistito al limite della petulanza con mamma Shimano per mettermi in condizioni di lavorare sulla famiglia Cues, ma in cuor mio sapevo avrebbero fatto il possibile per accontentarmi, l’ho fatto nella doppia convinzione che mi avrebbe portato meno notorietà, chiamiamola così, di trasmissioni più prestigiose; e al tempo stesso avrei potuto far conoscere a tanti pedalatori una opzione diversa, qualcosa che pone al centro la godibilità.
Vi dissi tempo fa che all’inizio dei lavori non sapevo come raccontarlo questo Cues, una trasmissione o funziona o no, poi il test è finito. E infatti ho scelto un approccio diverso, meno tecnico, più pratico passatemi l’espressione.
Con questa tecnologia Q’AUTO i dubbi sono persino aumentati. Dopo aver chiesto alcune delucidazioni ai tecnici della casa, perché per me questa roba è tutta nuova, non nasco con la conoscenza in tasca quindi studio e chiedo a chi ne sa più di me, ho espresso una mia perplessità: siamo sicuri che io sia adatto a raccontare questo Q’AUTO?
Sono un appassionato nel senso classico del termine che parla ad altri appassionati; sono curioso, questo si, mi piace conoscere e capire cosa gira nel nostro mondo a pedali e mi piace mettermi alla prova coi test, perché un test non è solo il prodotto ma è anzitutto un test sulle mie capacità.
La mia capacità di comprendere, di analizzare, di inquadrare, di riportare a voi con onestà e al meglio delle mie possibilità.
Ma sono anche un appassionato che non ha mai stilato classifiche, gerarchie, gradi di nobiltà tra chi è più ciclista di un altro. Chiunque pedali, in qualunque modo, per me ha identico valore.
Io provo col mio lavoro a rendere più felice la loro, no, ho sbagliato, la vostra vita sui pedali. Di chiunque pedali e con qualunque approccio pedali. E lo faccio tenendo un orizzonte ampio, senza pregiudizi, senza steccati.
Nel corso di questi anni, tra blog e canale video, più recente quindi meno completo, ho mostrato e dimostrato coi fatti come tante fisime conservatrici siano prive di fondamento. Dalla semplicità degli impianti a disco a quella dell’elettronica e tutto quello che ci sta in mezzo.
Per riuscire a capire questa nuova tecnologia Q’AUTO devo pedalarci, testarla. Cosa che mentre scrivo già sto facendo, divertendomi tra l’altro. Ma vi anticipo, sarà un test con un approccio diverso, ho diversi schemi di lavoro, tutti nuovi per me, quindi non posso anticipare nulla perché nemmeno io so dove andrò a parare, solo che sarà meno tecnico e più filosofico. O almeno ci proverò.
Perché a me non interessa stabilire se funziona, quello lo so già pure senza pedalarci, credo ormai di essere in Italia uno di quelli che conosce meglio i prodotti Shimano, ne riconosco in anticipo la qualità; tantomeno mi interessa stabilire se serve, cosa che del resto non ho mai fatto nei test, lasciando a ognuno valutare se gli possa essere utile.
No, voglio trovare risposta a una domanda: questa tecnologia è una inutile complicazione o una meravigliosa semplificazione?
Ve lo dirò nel test che verrà.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.


Seguito con iterasse questo test 🙂