Stanchezze diverse

Tempo di lettura: 2 minuti

Quanti tipi di stanchezza affrontiamo ogni giorno?

E quali sono “salutari” o malsane?

Siamo su un blog che parla di biciclettine, quindi la riposta per noi è facile. Eppure a volte non ci crediamo fino in fondo nemmeno noi.

Ma andiamo con ordine.

Sono molti mesi, ormai possiamo parlare di anni, che viviamo una situazione difficile.

L’emergenza sanitaria, le chiusure, la tensione dei mesi in cui nessuno aveva chiara una strategia, il lavoro per molti evaporato dalla sera alla mattina.

Tutti abbiamo avvertito “quella stanchezza”.

Era stanchezza fisica ma soprattutto nervosa.

Non parlo del timore, quello ognuno di noi lo ha affrontato a modo suo.

Parlo di quella costante sensazione di incertezza, per la salute sua e dei propri cari; e per chi aveva una attività lavorativa in proprio il vedere come tanti anni di sacrifici e impegno stessere sfumando senza una alternativa in vista.

Una stanchezza malsana, capace di fiaccare fisico e mente.

E poi quando finalmente sembravamo avviarci verso un futuro migliore la doccia fredda della guerra praticamente in Europa.

Inimmaginabile per una generazione come la mia, che ha vissuto la caduta del Muro di Berlino, ha festeggiato la fine della guerra fredda; e che non ha avuto la capacità, almeno molti di noi, di comprendere come negli ultimi vent’anni la guerra in realtà c’era seppure combattuta con altri armi.

Altra stanchezza malsana che si somma, senza mai un momento per ricaricare, il pensiero costante in sottofondo che non ti permette di guardare al futuro con la serenità che avevamo prima.

Poi ci sono gli impegni lavorativi, i tanti problemi da risolvere, le piccole e grandi seccature, tutte cose che stancano.

Relative a guardarle col giusto distacco, perché dico sempre che siamo fortunati, e dobbiamo goderci quello che abbiamo, non roderci di invidia per ciò che non abbiamo.

Un mio amico è quello che posso definire ricco, non semplice benestante. Il fratello vive con disperazione il vedere come lo yatch ormeggiato affianco al suo sia più lungo di quattro metri. 

Io non me intendo, ma pare che nel modo delle barche di lusso le dimensioni contino…

Io non ho nemmeno il canotto gonfiabile e francamente non è che mi freghi più di tanto.

Ma che c’entra tutto questo con le nostre bici?

C’entra, perché in bici la testa conta più delle gambe.

Tutta questa stanchezza malsana non fa altro che rendere le nostre uscite più faticose, spesso addirittura commettiamo l’errore di rinunciare all’uscita perché ci sentiamo talmente indeboliti, fiacchi, che l’idea di pedalare non ci sembra più allettante come un tempo.

Errore!

Gravissimo errore!

Perché invece saltare in sella e pedalare è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

O almeno abbiamo bisogno noi appassionati di bici; se la tua passione invece è la pesca, ben venga la giornata a bordo lago.

E’ possibile, anzi molto probabile, che la pura prestazione quel giorno non sarà al nostro livello medio ma non importa.

Dobbiamo pedalare per liberare la mente, il KOM non è il nostro obiettivo.

Ci serve stancarci: ci serve stanchezza “sana”.

Quella piacevole sensazione di spossatezza, la fatica dei muscoli che hanno lavorato, l’allegria che ci fa fischiettare sotto la doccia.

Esattamente quello di cui avevo bisogno stamattina.

Sono mesi molto complicati, si sono sommati una serie di problemi col lavoro, con gli impegni, in casa (nel senso di abitazione); e poi la certezza che dall’ultimo infortunio ne uscirò solo con l’ennesimo intervento chirurgico, impossibile però per me da affrontare ora perché non posso fermarmi.

Se ne parlerà in autunno.

Malgrado il caldo torrido, che non invoglia a pedalare, stamattina appena il grigiore ha iniziato a scemare promettendo l’aurora, sono saltato in bici e uscito.

Non ne avevo voglia, davvero; stavo trovandomi mille scuse.

Il ginocchio che fa male, il braccio viola e gonfio, i 30 e passa gradi previsti dalle 8 in poi.

Ho fatto appello al mio senso del dovere, osservando le ruote Ultegra C36 in prova che necessitano delle ultime verifiche prima di poter chiudere il test.

E sapete una cosa? Ho fatto proprio bene.

Ho faticato, più di quanto credessi, perché è stata dura anche solo impugnare la piega e frenare in discesa; a ogni rilancio il ginocchio ha mandato fitte di dolore.

Eppure malgrado questo, sono persino riuscito a scoprire aspetti delle ruote che non mi aspettavo e che, sicuramente, con una condizione fisica migliore non avrei notato.

Ma soprattutto dopo fischiettavo sotto la doccia.

Ed erano molte settimane che non succedeva.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">Max</cite>

    Secondo me, in fondo in fondo, sei un mago, una sorta di druido che riesce, non si sa come, ad indovinare gli stati d’animo dei suoi lettori-seguaci. Personalmente infatti sto soffrendo da qualche tempo di una stanchezza psicofisica che non solo non mi fa venir voglia di pedalare, ma neanche di dedicarmi alle più semplici questioni quotidiane….hai ragione occorre fare uno strappo, forzare sé stessi per ritrovare quello spirito vitale animale che si è ammalato tra timori e precauzioni, rimbambito da un’informazione almeno culturalmente criminale. Occorre vincere sé stessi e pedalare e le endorfine ritorneranno a crescere. Un caro saluto
    Max

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Max, né mago né guru o altro.
      Solo un semplice ciclista con più anni di una doppia stradale; la saggezza non l’ho raggiunta, l’esperienza si e alla fine è quella di tutti noi.
      Questo blog parla di tecnica, parla coi test ma dall’inizio ha sempre voluto parlare ai ciclisti “normali”, gli appassionati che vivono il nostro mondo a pedali senza ansie e stress.
      Felice di esserci riuscito.

      Fabio

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