Sono asocial

Tempo di lettura: 3 minuti

Il titolo non è un errore, non manca una lettera.

Il riferimento è palesemente ai social, anzi, al social per eccellenza.

In questi ultimi giorni ho passato diverso tempo su facebook, credo più di quanto abbia fatto in 5 anni.

Molto tempo per me significa una mezz’ora al giorno, sia chiaro. A cui sommarne altrettanti per rispondere a qualche messaggio di ciclisti in difficoltà e uno scambio serale coi miei cugini al di là dell’oceano.

Quasi dall’inizio di questo blog, più o meno da quando Mondadori mi contattò proponendomi di scrivere un libro, in tantissimi mi esortavano alla presenza sui social.

Esortazioni arrivate poi anche in seguito, quando decisi di aprire la sezione relative ai test.

Io ho sempre spiegato che la dinamica dei social è lontanissima dallo spirito di questo blog.

Dove, ho l’orgoglio di presumere, tento la difficile via dell’approfondimento, della qualità di scrittura, della verifica puntigliosa.

Impossibile che ciclisti indaffarati a scorrere compulsivamente migliaia di messaggi o scrivere sciocchezze prive di ogni fondamento tecnico possano essere disposti ad abbandonare la navigazione per collegarsi qui, leggendo articoli che mai sono brevi.

Anche se, presumo, articoli sempre piacevoli e scorrevoli. Immagino molti di voi al termine di una lettura abbiano pensato “opperò, letto tutto di un fiato”. Almeno, mi piace credere lo abbiate pensato.

Ma torniamo al mio essere asocial.

La mia interazione è quasi asettica: dal pannello di controllo di questo blog clicco un pulsante e l’articolo è pubblicato in automatico su facebook. 

Di mio ogni tanto mi diverto a pubbicare qualche freddura, rispondendo a eventuali messaggi perché ho sempre creduto sia mio dovere dedicare tempo a chi, prima, ne ha dedicato a me leggendomi invece di occuparlo in modo più divertente e proficuo.

Rispondo alle richieste di amicizia, magari sono ciclisti che si sono imbattuti in questo blog o persone che hanno acquistato il mio libro e sarebbe scortese da parte mia ignorarli.

Prima non ero selettivo, diciamo così. Poi, per me poco esperto delle strategie di comunicazione in generale e di quelle dei social in particolare, la scoperta che a tanti della bici fregava nulla: cercavano solo ulteriori “bacheche” per la diffussione dei messaggi politici dei loro idoli, sempre gli stessi due. Ovviamente cancellati appena me ne sono accorto.

Sia per la palese scorrettezza del comportamento e sia perché quanto di più lontano dalla mia storia personale e politica. Sono cresciuto a pane e discorsi di Berlinguer, commosso ai discorsi di Pertini, smarrito per certe dichiarazioni di Ingrao ai tempi del primo desert storm. Ho condotto il mio conservatorissimo liceo (una sezione, solo maschile) alla sua prima manifestazione politica, ho occupato l’università ai tempi della pantera. Non sono uno che si vergogna delle proprie idee. E ho più di qualche capello bianco tra i pochi rimasti. 

Se questo turba qualche lettore del blog, posso farci nulla. Mai seguito il facile consenso.

In questi giorni che ho trascorso del tempo su facebook ho notato una situazione globale nettamente peggiorata da quella mia prima iscrizione. Che ha rafforzato la mia convinzione dell’impossibilità di affrontare approfondimento e competenza su una simile piattaforma.

Oltre a farmi comprendere quanto ingenuo sia io, che ho creduto fosse in minima parte possibile.

Una infinità di sciocchezze e non mi riferisco alle foto dei dolci fatti in casa; questo è normale passatempo, persino simpatico; addirittura utile se una fetta di torta arrivasse pure a me.

No, parlo delle migliaia e migliaia di false notizie, tesi complottiste, vaneggiamenti, assoluta ignoranza delle più elementari regole del nostro Stato.

Non si può pretendere tutti abbiano conoscenza giuridica; ma nemmeno possiamo prendere sul serio chi grida al complotto perché non è stato informato di un provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ossia il massimo organo che lo Stato prevede proprio per la conoscenza dei suoi atti. Gazzetta Ufficiale che da molti anni è accessibile online gratuitamente, diversamente dai miei tempi quando ero abbonato alla versione cartacea per lavoro.

Ma dimmi: te lo doveva dire quanche imbecille dalla casa del grande fratello? Invece di cazzeggiare a ore intere scorrendo fesserie, 5minuti5 per collegarti a una agenzia di stampa o al sito della Gazzetta non li hai?

Non è possibile che fior di scienzati ed esperti spiegano con competenza e cultura della materia un dato argomento e nessuno se li fila; poi arriva un pirla che pubblica un video in pigiama mentre parla dalla cucina di casa e in migliaia a condividerlo perchè “chissà cosa c’è sotto”.

Ve lo dico io cosa c’è sotto: ignoranza.

Mi hanno chiesto di iscrivermi a vari gruppi di ciclismo, e così rientro più nel tema di questo blog.

L’ho fatto, seppure chiarendo agli amministratori che il mio tempo era da riversare qui, non a rispondere sui social.

Ho avuto l’infelice idea di rispondere un paio di volte in questi giorni: vedere un ciclista in evidente difficoltà, sommerso di risposte sbagliate che oltre a non offrire la soluzione gli avrebbero fatto buttare denari e non provare a dare il mio contributo (e voi lettori abituali del blog sapete che non scriverei una sciocchezza; e che se una cosa non la so lo confesso e indirizzo verso chi può aiutare) significherebbe negare chi sono e cosa ho messo in piedi con mille sacrifici.

Mi aspettavo le solite risposte di contestazione, come su qualunque forum (altro luogo che ho abbandonato da anni), e come sempre non ci avrei badato.

Non mi aspettavo dover spiegare decine di volte la stessa cosa in tutte le salse al ciclista in difficoltà.

Ossia: chi ti dice una cazzata va bene. Chi ti spiega il perché e il per come stai lì a tirare la pippa?

Perdonate il linguaggio.

Mi conoscete: c’è una sola volta in cui via mail o qui sul blog non vi abbia non solo fornito la risposta ma soprattutto il perché di quella risposta? A me interessa nulla lo sfoggio della conoscenza, a me interessa mettervi in grado di trovare la soluzione al dubbio, fornendovi le indicazioni che posso.

Dall’inizio di questo blog mi ero ripromesso persino di non pubblicare il mio nome, proprio per evitare personalismi che ho sempre rifuggito. Poi, giustamente, l’editore mi fece notare che l’autore di un libro sostanzialmente tecnico (anche se vorrei avere il tempo di aggiornarlo) ha peso: non sfruttare il mio nome sarebbe stato un errore. Ti leggono perché ti conoscono, questo il senso.

Quando scrivevo per la carta stampata usavo 9 volte su 10 qualche pseudonimo e se qualcuno mi chiedeva “Ah, ma tu sei quel Fabio Sergio che ha scritto…” io rispondevo che era semplice omonimia. Tanto lì valeva il peso della testata più che del singolo.

Pessima strategia la mia, da sempre e in questi ultimi anni ancor di più. Da quando abbiamo gli influencer (divinità scampatemi almeno questo, fate io non lo diventi mai), da quando l’approfondimento, la qualità, l’impegno sono visti come superflui e i dati premiano i loro opposti.

Francamente, non mi interessa.

Preferisco essere la nicchia che ho costruito e tale resterò, anche se ormai le statistiche mi confermano ogni giorno che siete sempre di più e parlare di nicchia con decine di migliaia di pagine visitate quotidianamente può sembrare immodesto vezzo.

In questo momento difficile abbiamo bisogno di buona informazione. Per questioni ben più importanti delle biciclettine di cui scrivo io.

Eppure, coltivo almeno la speranza, questa incredibile situazione potrebbe portare molti a riscoprire il valore delle cose fatte per bene, in qualunque ambito. 

Se pure io riuscissi, da queste pagine dedicate allo svago e alla passione, a far comprendere l’importanza di informarsi in modo corretto, valutando per prima cosa le fonti e andando alla radice di una notizia, allora sapete una cosa? Potreste persino chiamarmi influencer e non mi offenderei. 

O almeno fingerei con buona grazia di non offendermi.

COMMENTS

  • alfonso

    100% d’accordo. Mi trovo su tutto e non a caso ti leggo e continuerò sempre a farlo qui sul tuo blog. Grazie di tutto!

  • Ciao Fabio. Ormai leggo volentieri anche le tue esternazioni e i tuoi pensieri che evadonono dal mondo delle due ruote. Come in un bel salotto di un bel circolo dove si può parlare di tante cose e non solo di quelle per il quale ti sei iscritto. Manmano che leggevo mi ritrovavo, nello spirito e nelle idee, anche se non necessariamente, perche se le se sono dette con intelligenza ed eduzazione è sempre un piacere ascoltare e discuterne. Ma io mi ci ritrovo in tutto e pertanto la cosa mi diventa ancora più facile. Il mondo dei social per me di divideva in due parti; le discussioni da “Home” e i “Gruppi” in cui ci si iscrive per interessi specifici. Mi hanno stancato entrambi. I primi per tutte le motivazioni che tu hai ben descritto, i secondi per tutte le motivazioni che tu hai ben descritto. La mia strategia per non abbandonare il tutto è diventata questa: leggo solo quello che viene scritto e/o commentato sulla mia bachecca ed eventualmente vado a vedere specificatamente i post nella bachecca di qualche amico; tutto il resto lo ignoro. Ogni tanto inciampo in qualche post infeliche che mi farebbe scattare come una molla; conto fino a 100 e poi dico rispondo domani, così il giorno dopo non lo trovo più e il problema è risolto. Troppe lauree in Facebook 🙂
    Un abbraccio

  • Mauro Dapporto

    Mi spiace perchè trovo i tuoi interventi sia “ciclistici” sia quelli “extraciclistici” estremamente interessanti e focalizzati,

    • Elessarbicycle

      Ciao Mauro, quello che ho da dire continuerò a dirlo da queste pagine, dove ogni tanto (e in questo periodo più del solito) travalico il mondo a pedali.
      Viste che dei like mi interessa nulla, le statistiche di visita non le guardo più (tanto lo fanno le aziende con strumenti loro quando chiedo materiale in prova e dovrebbero essere di buon livello, altrimenti non avrei così tanta roba per le mani) e questo è un ambiente sereno soprattutto grazie a voi, inutile che dedichi energie a qualcosa che è troppo lontano dal mio modo di fare.

      Fabio

  • michele

    Grazie Fabio, scrivo poco ma Leggo sempre con piacere i tuoi articoli. Sei un punto di riferimento

  • Salvatore Cara

    FB è per il 70% una perdita di tempo. Ci sono però delle piccole nicchie di saviezza che vale la pensa frequentare. Questo senza pretendere io massimo dell’attendibilità beninteso. Il vero approfondimento di fa altrove.

    • Elessarbicycle

      Ciao Salvatore, non dubito ci siano nicchie, anche se io non ne ho trovate.
      Comunque, visto che alla fine ogni mia energia la riverso qui, non ha senso per me dedicarmi ad altro.
      Chi mi cerca sa dove trovarmi.

      Fabio

  • fio1977

    Fabio,
    Non posso fare a meno di scrivere una ovvietà; hai pienamente ragione.
    Purtroppo i social sono diventati l’equivalente nell’ambito della comunicazione del concetto consumistico dell’ “usa e getta”, ovvero leggi un titolo gridato e poi dimenticatene. Perché ne hai già letto un altro.
    Nessun approfondimento, scarso valore aggiunto (ma solo se il lettore non è superficiale e va a porsi delle domande) .
    In prospettiva futura questo modo di vivere e di rapportarsi con gli altri mi turba, soprattutto pensando alle nuove generazioni, ragazzini che hanno l’età dei miei figli e che tra una manciata di anni avranno accesso a quella sta forma di “comunicazione”.

    Ritornando al tuo blog posso solo sperare tu continui a mantenerlo vivo, data la qualità che ci si trova all’interno.
    Buona giornata,
    Fabio

    • Elessarbicycle

      Ciao omonino, ti ringrazio.
      Anche io spero di continuare, ma sto realizzando in questi giorni che dovrò ridimensionarlo.
      La gestione è molto onerosa, i costi fissi e di gestione per i test sono alti (perché io non acquisto il materiale, è vero, ma non pensare che un test non abbia costi da sostenere, per non parlare degli abbonamenti ai tanto software necessari alla vita del blog) e le entrate pubblicitarie coprono solo una parte delle spese.
      Per come stanno le cose, lavoro fermo e chissà quando si rivedrà qualcosa, dovrò tagliare tutto il possibile.

      Fabio

  • Andrea Battistin

    Di questi tempi vogliamo parlare anche del 5g?
    Ovviamente cerco di sdrammatizzare . Un saluto a te Fabio perché nelle poche volte che ho cercato la tua assistenza, sei sempre stato presente anche se ovviamente non eri tenuto a dimostrarlo . O forse ti piace dedicare del tempo e argomentare su questo bellissimo mondo della bici invece di scaricare la bile avvelenata sui social.

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, il mio mentore quando ragazzetto mi affacciai in una redazione mi insegnò che avrei sempre dovuto avere rispetto per chi impiegava il suo tempo a leggermi. Erano, davvero, altri tempi.
      Sono passati poco più di 30 anni da quell’invito, che feci mio da subito e continuo a far mio.

      La questione social, la mia poca convinione al loro uso, dipende essenzialmente dallo scopo che mi sono prefissato con questo blog. Nato dopo qualche anno dacché avevo cessato ogni collaborazione giornalistica e deciso di aprirlo per svago.
      Scopo che si riassume nella volontà di creare un ambiente confortevole, di approfondimento, senza la fastidiosa fretta che la rete impone.
      Credo di esserci riuscito, parlare di esperimento ormai non ha più senso, sono qui da troppo tempo e da quasi altrettanto ho guadagnato la fiducia vostra e di tante aziende che condividono questa mia impostazione (e senza le quali avrei difficoltà a mantenere così nutrita la sezione test), quindi posso parlare di realtà consolidata.
      Realtà purtroppo a rischio, l’emergenza di queste settimane mi sta ponendo dinanzi a scelte da compiere, ma – forse – ne parlerò su queste pagine e magari tutti insieme troviamo una soluzione.

      Fabio

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