Sigma Rox 12

La prova su strada

Tempo di lettura: 11 minuti

La prova su strada

Contraddicendo la chiusura del paragrafo precedente inizio con alcune schermate statiche.

La navigazione è programmabile secondo vari parametri, comuni a qualunque sistema Gps.

Quindi abbiamo i preferiti, le tracce, i punti di interesse e così via, come anche la possibilità di ripercorrere un precedente tragitto o impostare solo le coordinate o scegliere un punto sulla mappa e affidarci al Rox 12 (e alle nostre gambe…) per arrivarci.

Ma come detto in precedenza, la funzione più carina è il Draw my Route.

Che riepilogo per chi non avesse retto la lunga sequenza fotografica del precedente paragrafo e l’avesse saltata.

E’ semplicissima da utilizzare: il fatto io l’abbia compresa al suo primo utilizzo è significativo:-D

Basta aprire la mappa, rimpicciolire o ingrandire finché a schermo appare tutta la porzione di territorio che ci interessa (purché la distanza non superi i 300km), circoscrivere la zona che vogliamo esplorare cerchiandola a schermo col dito e dare il tempo (pochi secondi) al Rox 12 di elaborare il percorso. Con tre varianti, ossia suggerito, più facile o più corto. Basandosi anche sulle nostre preferenze impostate in precedenza, che prevedono la scelta tra più o meno strada e fuoristrada, la presenza di ciclabili o la necessità di imbarcarsi su un traghetto.

Per ogni variante del percorso possiamo avere una anteprima con dati utili, come distanza, tempo stimato, altitudine complessiva e soprattutto la rappresentazione grafica dei singoli dislivelli: come il garibaldi del Giro 😀

Per mostrarvi questa funzione ho preferito ricorrere a un breve video, con le solo foto non avrei potuto essere ugualmente efficace. Bassa risoluzione e formato altrimenti la pagina non caricava più; però è comprensibile. Ovviamente mi muovo lento per non mandare in crisi l’autofocus della camera.

Divertente vero?

Come divertente è l’ampia personalizzazione delle schermate. Abbiamo visto essere sei, ognuna capace di contenere fino a nove campi (ma attenzione, alcune voci richiedono più spazio, quindi bisogna fare qualche prova) e la loro impostazione è facile.

Io sono in questo un valido parametro: se ci riesco, può farlo chiunque.

Di fabbrica esce impostato con tre schermate attive; io le ho attivate tutte e sei lasciando i campi di default, non personalizzati, per questa sequenza fotografica.

 

Ma abbiamo detto che è tutto personalizzabile; non solo quante schermate lasciare attive e con quali campi; anche la disposizione dei campi stessi è personalizzabile, però secondo modelli prestabiliti in memoria al dispositivo.

Vale la pena perderci quell’oretta, esplorando l’infinita quantità di voci selezionabili. La scelta è ardua, io di seguito vi mostro come fare e una personalizzazione; che non è quella definitiva, quella cioè usata nel corso del test ma si avvicina. Soprattutto la pagina da tenere attiva in salita.

Per prima cosa abilitiamo la pagina da personalizzare e poi selezioniamo la voce “cambia modello”: questo permetterà sia di stabilire il numero di campi a schermo che la loro disposizione, scegliendo fra diversi schemi preimpostati.

Lunga carrellata di esempi vari.

Per decidere quali valori attribuire ai campi basterà tenere premuto quello che abbiamo scelto.

Si aprirà un lungo menù, dove molte voci hanno loro sottomenù. Per capirci: se selezioniamo altitudine, potremo scegliere tra una ventina di ulteriori voci, che passano dalla pendenza all’altimetria alla velocità, al tempo in salita e così via.

Altre foto per chiarire.

E questa l’applicazione pratica, seppure ancora con immagini riprese in studio e non ancora su strada.

Ultime immagini in studio prima di pedalare su strada per mostrare brevemente la funzione Allenamento.

E’ possibile inserirne diversi, ognuno personalizzabile in differenti voci sfruttando i due schemi preimpostati. E ovviamente saranno poi tutti memorizzati per richiamarli all’occorrenza. Preferisco non addentrarmi troppo  su questa funzione, l’allenamento è qualcosa di strettamente personale, soggettivo. Mostrare schermate già personalizzate può essere fuorviante. Basta sapere che c’è, funziona bene ed è utile.

Ora basta foto in studio, è davvero il momento di salire in sella e farci accompagnare e guidare dal Sigma Rox 12.

Però è un ciclocomputer, non una bici o un set di ruote; prova su strada significa vedere in azione se non tutte almeno una parte delle innumerevoli funzionalità.

Per questo ho scelto di girare due brevi video. Il primo dedicato alle diverse schermate, soffermandomi sul finale in particolar modo su quelle dedicate alla salita, dove si può vedere crescere la pendenza e come il sistema la indichi in tempo reale. Purtroppo lo stato delle strade è quello che conosciamo, impossibile per me ottenere filmati privi di sobbalzi.

Il secondo, più lungo, è dedicato al Gps. Ho impostato una destinazione e poi non ho tenuto conto delle indicazioni. Non mi preme mostrarvi se mi fa raggiungere la bandierina ma quanto (pochissimo) tempo impiega a ricalcolare il percorso, trovando subito l’alternativa.

Prima le schermate; il valore FC è fermo perché ho preferito non indossare la fascia mentre giravo il video.

E ora il navigatore che ho volutamente fatto impazzire 😀

Mostrare come funziona non significa appurare se funziona; e quindi le immagini e i video devono abbondonare il campo che hanno ampiamente occupato e lasciare il posto alle parole.

Mi servivano dati certi, quindi per verificare l’attendibilità del nostro Sigma Rox 12 ho usato una sorta di triangolazione: in pratica ho montato sulla bici altri due ciclocomputer, uno basico e uno molto evoluto con Gps e sfruttato varie app di navigazione che si trovano facilmente per i nostri smartphone; più o meno la dotazione solita che uso durante i test anche se per le foto sempre la rimuovo per non sporcare la linea della bici. Per questo articolo, ovviamente, ho lasciato il Rox montato per le immagini in esterno.

In genere questi dispositivi, tutti seppure in misura diversa, hanno come punti deboli la precisione dell’altitudine e la lentezza nel ricalcolo del percorso.

Per la seconda lo avete visto nel filmato: quasi istantaneo. Nemmeno dieci metri dopo la svolta che non prendi hai già a display il nuovo tragitto. Che riesci a seguire facilmente grazie al circoletto che evidenzia le svolte e l’allarme sonoro (disattivabile ma lo sconsiglio) che ti avvisa con buon anticipo.

L’altitudine invece è meglio calibrarla a mano la prima volta, senza fidarsi troppo della funzione automatica. Per fortuna lo fai solo una volta, poi non hai più problemi.

Vivendo in una città affacciata sul mare per me è stato facile: sono letteralmente sceso sul bagnasciuga e lì ho detto al Rox che ero a zero metri slm. L’autocalibrazione indicava meno 22 metri; e anche se dopo qualche minuto il valore si è modificato in più modesto meno dieci, sempre sballato è. Non siamo nei Paesi Bassi, non stavo sprofondando negli abissi quindi l’unica è una certa imprecisione del sistema.

Ma come detto è problema solo del primo avvio: una volta inserito il corretto valore (chi abita in altura o all’interno potrà consultare una delle innumerevoli tabelle presenti in rete per conoscere esattamente la propria altitudine) poi non sfasa di un metro.

L’altitudine in tempo reale, cioè il suo variare mentre pedaliamo in salita, è perfetta. Ed è assai divertente la funzione del profilo altimetrico, col suo grafico subito comprensibile. Pure troppo simpatica, facile distrarsi dalla strada per fissare il monitor…

A proposito di monitor, parliamone.

Finalmente arriva il colore accompagnato da un touch molto sensibile. Perfino troppo, tanto che spesso mi è capitato (si nota anche nel video credo) di agire con troppa poca pressione per evitare mi “scappasse” la schermata, ottenendo il risultato opposto. Comunque ci si abitua presto.

Ho letto in rete che i primi esemplari si erano mostrati carenti proprio sul touch; o erano impressioni o Sigma ha subito corretto, e bene.

E’ sensibile anche se usiamo guanti invernali; ovviamente con quelli dotati di inserto per il touch e anche diversi che ne sono sprovvisti.

Date le dimensioni globali del dispositivo forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più montando uno schermo più ampio. Non sono un tecnico, ma è facile immaginare che il paragone con gli smartphone non è proponibile.

Non dimentichiamo i continui scossoni e vibrazioni cui è sottoposto un ciclocomputer durante l’uso, su strada e ancor più in fuoristrada, quindi è naturale che “spazio” interno sia occupato da protezioni e sistemi che evitino che tutto salti dopo dieci minuti.

La sua visibilità è eccellente in ogni condizione d’uso e anche sfruttando una schermata a nove campi (il massimo) ogni valore resta facilmente leggibile pure se per chi, come me, ormai è costretto al doppio occhiale per vicino e lontano. E lo so, non sono più un giovanotto.

Colpito in pieno sole continua ad essere leggibile; spesso anche di giorno ho preferito impostarlo sulla funzione notturna ma solo perché usando occhiali da bici con clip da miopia (e lenti interne per vedere bene in lontananza, pessime invece per leggere) riuscivo a mettere meglio a fuoco. Quindi esigenza mia ma non credo di essere l’unico ciclista attempato e miope.

I due pulsanti laterali, quelli lunghi per capirci, sono facilmente azionabili anche con pesanti guanti invernali. Di fatto svolgono le stesse funzioni del touch (per meglio dire: col touch puoi fare a meno dei pulsanti) ma in alcuni casi si può essere costretti a non usare il tocco, quindi ben vengano pulsanti individuabili subito.

I tre frontali sono grandi e altrettanto facilmente azionabili. E soprattutto utili.

E  poi c’è la mole di dati che il Sigma Rox 12 è capace di gestire.

La lista è talmente lunga che è più facile per me segnarvi il link alla pagina ufficiale del sito Sigma, dove potete consultarla. In inglese, comprensibile.

Della precisione del Gps abbiamo già parlato.

Aggiungo il vantaggio di una cartografia completa e gratuita e soprattutto il Draw my route: che è uno spasso.

Ha appassionato persino un randagio come me, uno che, sempre, butta lì il fatidico “vediamo questa strada dove porta”.

Si, forse si perde un poco il fascino del percorso misterioso; però si scoprono anche percorsi a cui proprio non avevi mai pensato.

La traccia a schermo è sempre ben visibile, con tutte le svolte indicate. Ed è facilmente “zoomabile”, oddio che brutta espressione…

Le possibilità di personalizzazione sono tantissime, sia per le singole schermate (ricordo: sei e ognuna può contenere fino a nove campi) che per i profili.

Oltre i molti già presenti possiamo crearne noi a piacimento.

Quindi possiamo usare il Rox su più bici oppure sulla stessa ma sfruttandolo a seconda se quel giorno siamo stradisti o  fuoristradisti. Infatti l’ho usato tantissimo sulla Gios gravel in prova.

Di solito però chi usa questi dispositivi lo fa per allenarsi con metodo. E qui davvero c’è tanto.

So che nella lunga frequenza fotografica la funzione allenamento non l’ho approfondita più di tanto. Il fatto è che sarebbe stato fuorviante.

L’allenamento richiede tempo e costanza e durante un test non ti ci puoi dedicare: non potevo, per capirci, impegnare 30 uscite solo per ricavare le immagini di tutte le varie fasi.

Comunque anche qui tanta personalizzazione, dati e grafici che aiutano a svolgere correttamente ogni seduta (anche sui rulli) e tutto memorizzato poi sul dispositivo.

Non solo, perché in fase di allenamento diventa un prezioso aiuto il software Sigma.

Anzi, i software Sigma perché sono tre e tutti gratuiti.

Per installarli su pc c’è da collegarsi alla pagina ufficiale dei download Sigma.

E da qui scegliere la versione adatta al nostro sistema operativo.

Avevo ricavato le schermate del pc per mostravi il funzionamento del Data Center; però in fase di impaginazione mi sono accorto che essendo appunto schermate, per renderle leggibili avrei dovuto modificarle in modo tale che alla fine ne sarebbero venute fuori poco fruibili. Dopo molti tentativi per crearle in modo che fossero chiare e al contempo non mandassero in crisi le impostazioni grafiche del blog ho deciso una altra strada: vi linko la pagina ufficiale Sigma dove potete vederle tutte.

Basta collegarvi a questa pagina Sigma e avete a disposizione quasi una trentina di schermate per conoscere il Data Center in funzione.

Se vi siete collegati avete scoperto la mole di dati che il software gestisce e visualizza sfruttando una varietà di grafici.

Una simpatica funzione però manca dalla pagina ufficiale ed è quella che oltre a indicarci i nostri percorsi registrati ci permette l’accesso a tutti quelli che altri ciclisti hanno deciso di condividere. Una enorme banca data che si rinnova di continuo e ci aiuta a scegliere o scoprire nuovi percorsi, conoscendone in anticipo i dettagli.

Qui di seguito un esempio.

Ho scelto un percorso tra i tanti proposti, l’ho scaricato e visualizzato le informazioni fondamentali, tra cui quella che a ogni ciclista più preme conoscere e cioè il profilo altimetrico. Inoltre l’itinerario è ulteriormente personalizzabile, aggiungendo punti di interesse o variazioni.

 

Il Sigma Data Link e anch’esso gratuito e fornisce una buona mole di informazioni nonché la possibilità, in comune col Data Center, di condividere le proprie uscite anche tramite altre piattaforme, tra cui Strava e Tp tanto per citare i più famosi. E per gli inguaribili da social, anche lì.

Per Android lo trovate sul Play Store. Meglio prima accertarsi su questa pagina ufficiale Sigma la compatibilità col nostro smartphone.

Io non l’ho usato, mi dava problemi di funzionamento col mio smartphone ma in ogni caso sfruttando i link che vi ho fornito potete vederlo in funzione.

E’ impermeabile, certificazione IP67; e riconosce la presenza di elementi estranei sul display, per esempio le gocce d’acqua, che potrebbero interferire con la sensibilità del touch. 

Bene, credo ci sia abbastanza per voltare pagina e andare alle conclusioni.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Michele Bernardi

    Grazie per il tuo test che dà un’idea molto accurata delle potenzialità dell’oggetto (anche in tanti altri casi ho trovato utili e ho seguito i tuoi consigli). Una caratteristica però manca ed è quella che, in una occasione, mi fregò non poco con il mio attuale “navigatore” (Polar V650). Parlo della situazione in cui mi sono trovato quest’anno nello svolgere la dura prova della “Veneto Gravel”: 700 km da percorrere di fila. Io li ho percorsi in 2 giorni e mezzo ma il problema non è il tempo impiegato ma la mole di dati contenuta nel file gpx Infatti (ma sono venuto a conoscerlo dopo dall’assistenza Polar che avevo interpellato), il Polar può gestire un numero massimo di punti sulla traccia (non ricordo il loro numero, dovrei cercare nei vecchi mail) e il risultato è che semplifica enormemente un tracciato così lungo. In poche parole, dove si doveva capire immediatamente quale stradina o sentiero si doveva imboccare, Polar tracciava una linea retta che sorvolava una buona fetta di territorio e ricadeva su un punto un po’ distante senza indicare la via programmata per raggiungerlo. Fortuna che potei aggregarmi ad altri ciclisti che possedevano un Garmin che questo problema di gestione non lo conosce. Addirittura, ho infine seguito un ciclista che aveva un Garmin Dakota 20 che manteneva, pur con la sua semplicità, la perfetta successione di ogni tipo di sentiero e strada da percorrere. Ecco (parlando a te che sei sempre parecchio prolisso, mi è venuto facile d’esserlo anch’io…), il dettaglio che mi piacerebbe conoscere del Sigma Rox 12 è questo: riesce a gestire nel dettaglio una traccia gpx molto lunga? Grazie se puoi rispondermi. Michele

    • Elessarbicycle

      Ciao Michele, purtroppo non posso aiutarti.
      Una volta concluso un test, il materiale in prova torna in azienda. Se qualcosa non l’ho affrontato al momento mi è impossibile tornarci successivamente.

      Fabio

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