Shimano Cues: come raccontarlo?
Quello che vedete in foto è quanto necessario ad assemblare due bici in quasi ogni configurazione possibile offerta dalla vasta scelta presente nella famiglia Cues.
Al solito, per chi preferisce c’è la versione video.
Utilizzerò due telai, che conto di presentarvi ma non posso dirvi quando, sono ancora in una fase delicata e continuo a fare su e giù con la capitale per motivi personali.
Due telai in acciaio: il Brother Mehteh, tubi Reynolds e raffinata forcella in carbonio con rake variabile; e un artigianale tutto acciaio, forcella compresa, che ho scovato a Berlino.
Il primo avrà manubrio gravel perché una gravel nascerà; il secondo manubrio dritto perché nascerà, beh, lo vedremo ma confido vi piacerà.
Io dico sempre che le ruote fanno la bici più del telaio e di qualunque altro componente.
Quando però qualche settimana fa vi ho pubblicato uno schema mostrando i differenti sviluppi metrici ottenibili con diverse configurazioni Cues a 11v; e poi ho raccontato il lancio del Tiagra 11v e nel frattempo continuavo a pedalare per lo stress test proprio di Cues, che è finito ma non riesco a trovare il tempo per mettere ordine tra gli appunti e pubblicare, mi sono reso che un semplice test, seppure con tanta roba proprio semplice non sarà, non avrebbe senso.
Cues mi ha già dimostrato in questi mesi che funziona benissimo, sopporta ogni maltrattamento, lo trascuri e non si offende, insomma, tutto lo potrei risolvere in tre righe.
Allora durante lunghe ore passate in attesa di buone notizie ho iniziato ad affidare al mio notes pensieri vari.
Il primo: Cues non è un ripiego né tantomeno una scelta solo economica. Ha una sua filosofia, ero io che non l’avevo compresa all’inizio.
Secondo: l’arrivo del Tiagra 11v sulle prime mi aveva lasciato perplesso, invece ora posso dire che è stato il momento in cui ho capito che stavo sbagliando rotta.
Terzo: grazie all’ampia scelta è possibile dar vita a bici dalla marcata personalità a patto di sapere cosa prendere, perché la compatibilità all’interno della famiglia Cues non è universale ed è un errore in cui siamo incorsi tutti all’inizio.
Quarto: per raccontare un prodotto devi conoscere i ciclisti.
Ecco, questo è il punto focale.
Molti, troppi, tendono a considerare il proprio ciclismo come universale, valido per tutti, perfetto per tutti. Se una cosa va bene a me allora va bene a tutti.
No, io invece ho sempre sostenuto che ogni ciclista è singolare, ha le sue necessità, le sue passioni, il suo modo di vivere la vita sui pedali.
Io ho inizialmente commesso l’errore di considerare Cues un intelligente modo di snellire la gamma da 9, 10 e 11v, lavorando su una certa omogeneità.
Questo però, l’ho realizzato dopo, mi avrebbe creato doppioni e non colmato lacune.
Ma come vi ho detto, l’arrivo del Tiagra 11v, che ha sue peculiarità tecniche che lo rendono diverso da Cues 11v, mi ha fatto cambiare prospettiva.
Io dal primo momento sono stato un fan di Cues, dal suo lancio ho tampinato Shimano per lavorarci, se ci arrivo solo adesso è per una serie di ragioni e scelte commerciali dell’azienda che condivido nelle motivazioni ma che è inutile ora raccontare.
Sono un fan di Cues perché trovo che riunire in una sola famiglia la pletora di gruppi strada e Mtb e tutto quello che ci passava in mezzo è una mossa intelligente.
Ne sono così convinto che persino sapere che il mio amato GRX 2x10v, gruppo che testai alla sua uscita e che mi ha tenuto compagnia sino a pochi mesi fa e che tutt’oggi gira felice con un amico che si è preso tutta la bici, sarebbe uscito di scena mi ha intristito ma per poco.
Al tempo stesso faticavo a comprendere perché da noi questo Cues fosse malvisto.
A parte la sciocchezza dell’entry level che non sta in piedi, molti commenti, interventi, mail mi mostravano e mostrano una sorta di senso di tradimento nel sostituire i vari Sora, Alivio, Claris, Acera e così via con questo Cues.
Come se Shimano li stesse ingannando.
E così ho capito un’altra cosa: le critiche a Cues arrivano dai ciclisti.
Ora non saltate dalla sedia e seguitemi.
La bici è passione, noi siamo appassionati e guardiamo tutto nel caleidoscopio delle nostre emozioni.
Noi siamo disposti ai sacrifici, facciamo sacrifici per vivere la nostra passione, so che suona pomposo in questo delicato momento storico dominato da un folle a capo della più potente nazione dell’occidente e un cinico criminale che sogna la rinascita dell’impero a oriente, ma rischiamo la pelle per la nostra passione su strade divenute invivibili.
Ma c’è un mondo, vastissimo, di pedalatori che appassionati non sono. Amano andare in bici, farsi una scampagnata, una giornata all’aria aperta, usarla per andare al lavoro o la spesa evitando l’auto, tenersi in forma senza rigorose tabelle di allenamento e diete, quelli che, a usare una vecchia battuta, pedalano per mangiarsi la teglia di lasagna in più.
Persone che dei miei articoli tecnici, dei test, dei video sulla manutenzione o l’assetto in sella non sanno che farsene, vogliono solo pedalare senza altri pensieri, abbigliati come capita, e che importa se lo scarponcino da trekking disperde energia, al diavolo quel tipo in rete, io, che sull’efficacia del connubio scarpa/pedale ci ha scritto una enciclopedia.
Io non li considero meno ciclisti per questo né meno importanti né da snobbare. E’ il loro modo di vivere la bici, con pari dignità rispetto a chiunque.
Ecco che la famiglia Cues gli risolve i problemi, problemi che nemmeno sanno di avere.
Ed ecco la mia sfida più difficile: parlare a loro, a chi di tecnica non si interessa, di cosa ci sia dietro a ogni tecnologia non sa che farsene, gli basta che funziona.
Si, io ne parlerò lo stesso ma il mio obiettivo è aiutare a districarsi tra le tante opzioni della famiglia Cues per trovare la propria bici perfetta, mostrando cosa è possibile creare.
Io dovrò cercare loro, loro dovranno trovare me.
Chissà, io ce la metterò tutta.
Buone pedalate
Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. Tutti i contenuti del sito sono gratuiti ma un tuo aiuto è importante e varrebbe doppio: per l’offerta in sé e come segno di apprezzamento per quanto hai trovato qui. Puoi cliccare qui. E se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

